Innamoramento giovanile
e ruolo dei genitori
Michele Corsi
Non ci si improvvisa confidenti, educatori o «punti di riferimento» per i figli da un momento all'altro e particolarmente nei periodi di crisi e di difficoltà. O almeno durante l'adolescenza (e la sua prosecuzione nella giovinezza) che Anna Freud ebbe a definire, con un'immagine suggestiva, di «disturbo evolutivo».
Ricordo sempre di quando, circa trentenne, conducevo, presso un'emittente radiofonica «privata» della città dove risiedo, una trasmissione di «colloqui con i genitori». Rammento (era il venerdì mattina) la telefonata di una mamma (il padre, come al solito, dov'era? Al lavoro? Ma non è mai soltanto questo il motivo!) che lamentava, con sufficiente preoccupazione, di non avere assolutamente dialogo con la figlia quindicenne che la escludeva totalmente dalle sue esperienze di vita. Alla mia domanda, ingenua solo all'apparenza, di come fosse stata la comunicazione tra le due, allorché la figlia era ancora una bambina, e di cosa parlassero, in quegli anni, tra loro, la madre rispose che la loro conversazione era allora molto scarsa e che si discorreva per lo più di scuola e di poco altro, e aggiunse: «Del resto, di cosa si doveva discutere: era talmente piccola!».
La parola e l'intimità, invece, richiedono un tempo, una preparazione a monte, un apprendistato, una costruzione distesa, così che la fatica dei confronti più difficili e serrati possa essere possibile e maggiormente carica di speranza, proprio nelle situazioni di forte tensione pure personale o addirittura di scontro relazionale.
È stato pubblicato nel 2000 un bel testo su Innamoramento giovanile e comunicazione educativa familiare, scritto a più mani e curato da Luigi Pati, che consiglio vivamente di leggere e dal quale riporto due «brani» significativi di Renza Cerri Musso e dello stesso Pati.
Il primo problema che il genitore si trova a dover affrontare riguarda l'effettiva possibilità di «leggere i segni» all'interno della relazione familiare e la reale competenza a individuarli, esaminarli, interpretarli.
Abbiamo visto come la comunicazione verbale non sia l'unica modalità impiegata dai giovani e come, in ogni caso, anche al suo interno sia necessario saper penetrare con sagacia per accedere al significato profondo del messaggio inviato. Quando poi le forme di comunicazione più frequenti sono di tipo non verbale, volutamente utilizzate per «confezionare» particolari messaggi o, all'opposto, prodottesi all'interno di una «situazione» non consapevolmente controllata, diventa perentorio per il genitore l'impegno alla decodificazione dei segni. In caso contrario il messaggio si disperde, la comunicazione non avviene secondo l'intenzionalità prevista, i significati si confondono, la richiesta non è percepita e/o riconosciuta.
Le condizioni affinché concretamente i genitori siano capaci di accedere ai messaggi dei figli e ai loro significati più profondi e autentici sono così sintetizzabili: – predisposizione di un clima familiare positivo e accettazione del figlio e della sua esperienza di vita come «valore» in sé e per sé;
– disponibilità alla lettura e predisposizione di atteggiamenti di ricezione (atteggiamento di ascolto, atteggiamento empatico);
– esercizio effettivo della propria capacità reale di lettura dei segni comunicativi. Un clima relazionale familiare positivo è contrassegnato dalle caratteristiche che sono state identificate come tratti di duttilità: lo stile educativo è democratico, senza mai sconfinare nel permissivismo o nella rinuncia alle responsabilità parentali, i rapporti interpersonali sono amicali e dialogici; la vita domestica è improntata al tono conviviale e alla collaborazione, per cui ciascuno ha un suo ruolo, che definisce le posizioni reciprocamente accolte e continuamente interagenti verso la realizzazione di un progetto condiviso di vita comune.
Quando tali tratti sono significativamente presenti all'interno della famiglia, il giovane vede favorita la sua possibilità di espressione e di comunicazione anche profonda e il genitore è libero dalle tensioni relazionali, che spesso ne impediscono la ricezione. In questa situazione si sperimenta l'accoglienza e le attese reciproche sono di segno positivo. In quanto tali, liberano le energie di ciascuno e non frappongono ostacoli alla scelta di elaborare e inviare messaggi sia come «informazione» sia come «domanda». D'altra parte, la risposta del genitore all'attesa del figlio non corre il rischio di fraintendimenti, dal momento che le modalità di comunicazione esperite in famiglia sono dialogiche e improntate a valori che, se anche non fossero condivisi, sono comunque espliciti e riconosciuti.
In siffatto contesto il figlio, come persona e come soggetto di molteplici esperienze, può essere realmente compreso perché accettato proprio come «valore in sé». I segnali comunicativi sono recepiti nella loro autenticità e il riferimento interpretativo resta centrato sulla dimensione personale, senza subire gli effetti prodotti da elementi di «disturbo».
All'interno di un clima relazionale positivo si palesa anche la disponibilità reciproca all'ascolto. In questo caso specifico, al genitore è richiesta una più esplicita e intenzionalmente definita capacità di farsi attento lettore di segni, a partire dall'assunzione di precisi atteggiamenti di ricezione dei messaggi e ascolto profondo. Se la capacità di «fare silenzio» attinge alla dimensione dell'interiorità, abilitando ad aprire il cuore e la mente senza preconfezionate risposte, c'è anche un aspetto fattuale che risiede nel saper predisporre i tempi e le situazioni. Spetta al genitore fare in modo che il figlio possa trovare il tempo e il momento per esprimere quanto desidera.
L'atteggiamento empatico, che si traduce nella capacità di «sentire con» l'altro, essergli prossimo senza confondersi con lui, sempre percependolo e accogliendolo come «altro» e originale portatore di «suoi» sensi e significati, per un verso apre la sensibilità, prima ancora della mente, alla «com-prensione»; per altro verso, poiché sempre viene avvertito dall'interlocutore, favorisce potentemente l'effettivo realizzarsi della comunicazione, primariamente di quella implicita.
Il figlio, in questo caso, «sa» per via intuitiva che la madre o il padre sono in grado di capire i suoi messaggi, sono disponibili a ricercarne i significati e ad ascoltarli anche quando inespressi.
Da ultimo, perché il figlio si senta accompagnato con continuità nella sua esperienza e non paventi l'interruzione del canale comunicativo con i genitori come «abbandono» o inatteso rifiuto, è necessario che il genitore si impegni costantemente in questo esercizio effettivo di lettura/interpretazione dei messaggi verbali e non verbali presenti nella dinamica familiare. In realtà, tale disposizione, quando siano di fatto impostate e messe in atto le condizioni precedentemente descritte, si attualizza come fenomeno naturale nella quotidianità di vita della famiglia, a meno che non compaiano eventi traumatici o dirompenti. L'innamoramento dei figli, in una famiglia duttile capace di adattarsi continuamente ai suoi compiti evolutivi, non ha affatto queste caratteristiche di frattura: si inscrive lungo il perimetro del mutamento fisiologico.
Quando il genitore è in grado comunque di instaurare una positiva comunicazione intergenerazionale e si dimostra capace di accogliere e interpretare l'esigenza di sostegno manifestata dal figlio, ha compiuto già la metà del cammino che gli è richiesto.
A questo punto, infatti, si tratta di mettere in atto le adeguate strategie di risposta. Esse dipendono, per un aspetto, dalle richieste presenti; per un altro aspetto, dall'intenzionalità educativa del genitore e dal progetto di vita del giovane. Le strategie di risposta le abbiamo identificate come: «strategie di negazione», quando i genitori rifiutano di considerare l'innamoramento del figlio come evento significativo o quando non accettano di entrare in comunicazione vera con lui; «strategie centrate sulla dimensione di ben-essere», quando il sostegno offerto è in relazione allo stare bene del ragazzo, all'immediatezza della sua esperienza, e fa riferimento all'identificazione dell'amore con il sentimento; «strategie progettuali», quando l'esigenza di sostegno è colta nelle sue dimensioni sostanziali, la risposta è di tipo critico e riflessivo oltre che affettiva, l'amore è prospettato come dono e l'innamoramento, nel suo accadere e nel suo evolversi, viene comunque a costituire un tassello del progetto di vita della persona, progetto nel quale la famiglia ha presenza responsabile.
Se l'opzione per una di queste strategie è in connessione innanzitutto con la strutturazione della famiglia e con il suo assetto axiologico, la possibilità che al giovane siano effettivamente offerte risposte adeguate dipende dalla presenza nei genitori di alcune caratteristiche relazionali e dalla loro volontà e capacità di farle progredire.
La possibilità di offrire la risposta attesa, corretta e adeguata, all'esigenza di sostegno del figlio è strettamente correlata con la «capacità di ascolto e di attenzione alla persona».
Ad essa segue, ma la gerarchizzazione è del tutto arbitraria, l' «atteggiamento di rispetto», ovvero la capacità di sapersi fermare «sulla soglia», la disponibilità a prendere sul serio il desiderio di «riservatezza», quasi il pudore, in cui i giovani desiderano avvolgere la loro esperienza di innamoramento.
La capacità di cogliere «con ironia positiva e umorismo» i messaggi giovanili risulta in molti casi una predisposizione favorevole: purché non si scherzi con i sentimenti, la complicità, la giocosità, la leggerezza che ne deriva, offrono sponda alla confidenza e alla percezione amicale della relazione educativa. Denotano in ogni caso un clima familiare aperto e piacevole, e in quanto tale propositivo di un atteggiamento ottimista verso la realtà.
Essenziali risultano essere anche l'attenzione ai sentimenti, l'apertura alle emozioni, la disponibilità a comprendere le espressioni nuove che compaiono con l'innamoramento. Interessa ai giovani che i genitori sappiano occuparsi di «come si sentono» e di quale significato interiore, anche in termini di sensazioni ed emozioni, assume nella loro vita questa nuova esperienza. È richiesta ai genitori la competenza affettiva necessaria a trattare i figli da adulti, senza privarli del tutto delle forme anche fisiche e «infantili» di comunicazione affettiva.
Il progredire verso l'età adulta passa attraverso la disponibilità e competenza dei genitori a offrire consigli qualora vengano richiesti, ponendosi in una «posizione di valutazione non giudicante». Il sostegno che i giovani mostrano di gradire e spesso di esigere non si configura affatto come ritrarsi dei genitori dalla loro responsabilità educativa; anzi, la chiama prioritariamente in causa. È indispensabile per il genitore rafforzare la propria capacità di giudicare gli eventi, senza giudicare le persone, e di operare la restituzione di contenuti interpretati secondo valori, dopo averli accolti con atteggiamento a-valutativo. Non va dimenticato che esattamente ciò è quanto fonda la «responsabilità parentale», non solo sul piano personale e familiare, ma anche su quello comunitario, sociale e culturale. In ciò risiede la funzione di sostegno/mediazione, che è parte rilevante della globalità del compito educativo della famiglia.
Infine, affinché il supporto educativo vada a buon fine, si rivela essenziale il «coinvolgimento di entrambi i genitori». In molti casi questo non si registra e la percezione di ciò risulta da parte dei giovani comunque negativa. Quando il padre è scarsamente presente o non sufficientemente coinvolto, anche se la madre assume in parte funzione vicaria, in parte funzione mediatrice nei suoi confronti, è evidente che ciò venga vissuto come «perdita», carenza, nostalgia: in primis, perché manca equilibrio al disporsi della relazione familiare, secondariamente, perché è alla «figura collettiva» del genitore, alla coppia parentale, che il figlio avverte istintivamente di dover fare riferimento.
In conclusione, se è di fondamentale importanza un itinerario di formazione dei genitori anche rispetto alla problematica dell'innamoramento dei figli, esso può giungere a compimento solo all'interno di una dimensione formativa più ampia e precoce, che metta in conto la necessità di abilitare gli sposi e i genitori alla costruzione di una dinamica familiare in cui lo strutturarsi della famiglia stessa risponda a criteri di duttilità e dialogicità. All'interno del nucleo domestico, l'identificazione degli obiettivi educativi è consequenziale a un tessuto valoriale, liberamente e responsabilmente perseguito. Su tali elementi poggia un modello relazionale di famiglia adeguato a trasmettere valori fondativi rispetto all'assunzione di responsabilità, all'apertura all'altro, alla maturità affettiva e alla progettualità esistenziale. Il momento specifico in cui i genitori sono chiamati a fare i conti con il figlio innamorato può avere le caratteristiche della chiave d'accesso, in vista della decisione dei genitori di mettersi in discussione e di crescere in responsabilità. L'esigenza di fornire sostegno al figlio porta in superficie la corrispettiva esigenza di rafforzarsi e di accettare, eventualmente, di essere a propria volta supportati da un itinerario educativo. Alla riflessione pedagogica il compito di mantenersi attenta ai dati d'esperienza e di impegnarsi nella risposta (Renza Cerri Musso).
I motivi delineati, in riferimento all'andamento quotidiano della vita familiare, si specificano soprattutto nella direzione della corretta «riformulazione del rapporto di comunicazione educativa». Dai giovani è auspicata una comunicazione con i genitori improntata al rispetto reciproco, al sostegno, allo scambio di significazione aperto e sincero. Ciò anche per quanto concerne la fase giovanile dell'innamoramento, che i genitori spesso relegano nel novero delle esperienze effimere eppur necessarie per crescere, o giudicano con apprensione per le possibili conseguenze connesse con l'esercizio della sessualità, o apprezzano soltanto per la felicità procurata al figlio «qui ed ora», di là dalla preoccupazione educativa di orientarla in termini di progettualità esistenziale. Alla luce di queste valutazioni, è permesso porre l'enfasi su alcuni motivi squisitamente pedagogici.
Il fenomeno dell'innamoramento è sorgente di possibilità educative: nel suo corso i giovani manifestano chiare esigenze di sostegno educativo, che spetta ai genitori cogliere. Può rappresentare, pertanto, un elemento da cui non poter prescindere, se s'intende aiutare le nuove generazioni a chiarire le loro attese, il loro orientamento vocazionale, il loro progetto esistenziale.
Nel corso della fase d'innamoramento dei figli, la trama dei rapporti domestici subisce alterazioni significative, che a loro volta suscitano profondi mutamenti nell'assetto della comunicazione educativa familiare. Ciò esige da parte dei genitori l'accortezza a riformulare le regole che governano quest'ultima. Tanto per il padre quanto per la madre si pone la necessità di rigenerare le modalità comunicative impiegate con i figli, conformemente al procedere della situazione d'innamoramento. Per entrambi si tratta di perseguire un nuovo equilibrio relazionale, guadagnando spazi e occasioni di confidenza, di confronto, d'intesa. Tutto ciò in alternativa agli atteggiamenti di noncuranza, di passiva accettazione, di rigido rifiuto verso i cambiamenti.
L'esperienza dell'innamoramento può incrementare il dialogo tra genitori e figli. I segni per confortare sufficientemente tale affermazione sono evidenti. Dalla ricerca emerge che nei giovani innamorati è vivo il desiderio di confidarsi con qualcuno in generale, con i genitori in specie. Nel concreto procedere della loro storia affettiva, però, un buon numero di essi è frenato da motivi che interpellano direttamente l'assetto comunicativo domestico. Ciò mette in luce che spesso, nel campo della comunicazione familiare, vige una sorta di discrasia relazionale. Vi è, da una parte, un livello di comunicazione «formale», superficiale, concernente l'andamento «apparente» dei rapporti, il quale dai giovani è percepito come prevalentemente armonico: non per nulla oggigiorno si asserisce che i legami parentali sono meno conflittuali rispetto a quelli di qualche generazione fa. Dall'altra parte, si riscontra un desiderio di comunicazione più profonda, coinvolgente l'interiorità delle singole persone in via di accrescimento e il divenire umano delle medesime, che tuttavia rimane inespresso, latente. Nel tempo in cui, come nel caso dell'innamoramento, esso emerge mediante richieste, per lo più non verbali, di aiuto-sostegno-consiglio, si scontra di frequente con l'incapacità dei genitori di coglierlo; la qual cosa pregiudica la possibilità di rinnovare e coltivare il dialogo intergenerazionale.
Tocca ai genitori soprattutto, ma anche ai giovani, imparare a costruire il dialogo parentale. In questa direzione, i primi non devono trascurare, in linea prioritaria, l'esistenza di una stretta correlazione tra clima familiare preesistente e possibilità d'incremento dello scambio dialogico nella situazione d'innamoramento dei figli. Infatti il darsi, nella famiglia, di un comune sentire e partecipare alla propria e all'altrui vicenda esistenziale favorisce nei genitori l'affinamento delle capacità percettive dei messaggi, soprattutto non verbali, trasmessi dai figli. Li aiuta inoltre ad acquisire competenza circa la comunicazione empatica: il «mettersi nei panni» del figlio, il comportarsi «come se fosse lui», permette al genitore di rilevare problemi inespressi e di formulare proposte di aiuto e sostegni educativi, nel rispetto della personalità in divenire.
Nei giovani, l'esperienza di un clima familiare armonico, attento ai bisogni e alle esigenze delle singole componenti, motiva atteggiamenti di disponibilità e di apertura, i quali sospingono i medesimi a ricercare inediti scambi dialogici con i genitori, nella certezza che il modello educativo parentale rimane guida sicura nel cammino di conquista della maturità (Luigi Pati).
Ancora una volta, testimonianza e coraggio s'intrecciano e si confondono tra loro per costituire i paradigmi fondamentali, gli assi portanti, della famiglia democratica, duttile, sana. La testimonianza dei genitori in ordine a se stessi e all'accoglienza del figlio come valore comunque, ma anche la stessa testimonianza dei figli in merito alla propria sincerità e al proprio progetto di vita, insieme al coraggio dei permessi educativamente corretti che entrambi sono tenuti reciprocamente a scambiarsi: i genitori ai figli, di crescere nel «rischio calcolato» e nella responsabilità (con la certezza che saranno sempre al loro fianco per ogni bisogno e difficoltà), i figli, al padre e alla madre, di avere fiducia e minore ansia nel pensare (o temere) le loro occasioni di incontro e confronto con l'altro, nell'innamoramento, sono le modalità essenziali di un clima familiare e di una comunicazione educativa regolari e adeguati. Con l'ulteriore compito, per ambedue le «componenti», di osare di essere il più possibile autentici, nella confidenza consentita dal pudore e nel dialogo nondimeno necessario, pure se talora non privo di conflitti.
(Da: Il coraggio di educare. Il valore della testimonianza, Vita & Pensiero 2005, pp. 173-179)

