NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    Vogliamo conoscere Gesù

    Carlo Caffarra


    Iniziamo il nostro cammino che quest’anno vuole riportarVi alle fondamenta stesse della nostra fede; aiutarVi ad acquisire una consapevolezza sempre più chiara della vostra identità di cristiani.
    Ho fatto questa scelta per due ragioni. La prima è che mostrare l’originalità, l’inconfondibilità, la singolarità inassimilabile del cristianesimo è la prima esigenza di rispetto di sé e degli altri. L’incertezza sulla propria identità è umanamente indegna. La seconda ragione è che dopo duemila anni di storia, il cristianesimo appare un fenomeno straordinariamente ricco e complesso. È necessario quindi che prima o poi ci chiediamo che cosa esso è nel suo nucleo centrale: in ciò da cui trae origine e spiegazione ogni suo sviluppo.

    1. IL CRISTIANESIMO È UN FATTO ACCADUTO

    È buona norma portarsi alle origini. Ebbene fin dall’inizio chi si diceva cristiano e chi proponeva il cristianesimo ad altri, sentì il bisogno psicologico e pedagogico insieme di racchiudere tutta la proposta che essi vivevano e facevano in brevi formule, in riassunti sintetici.
    Se noi analizziamo queste sintesi restiamo subito colpiti da una caratteristica. Esse non espongono una dottrina; non propongono una norma: narrano un fatto. Il fatto seguente: Gesù di Nazareth, morto crocefisso, è risorto. Fate bene attenzione, per capire di che cosa si parla: ad una stessa persona si attribuiscono due fatti; dello stesso soggetto si narrano due episodi: è morto – è risorto. È lo stesso e identico individuo che posto in un sepolcro è risuscitato. L’identità del soggetto è di decisiva importanza.
    Mi fermo, prima di procedere, a fare due considerazioni assai importanti. La prima. D. Hume dice che i fatti sono testardi. I fatti cioè, a differenza di una dottrina, non sono "trattabili". Una dottrina la puoi accettare in parte e in parte rifiutare; la puoi nel corso dei tempi modificare poco o tanto. Una dottrina è trattabile; i fatti sono intrattabili: o si accettano o si rifiutano. Non c’è via di mezzo. Il rifiuto può essere anche motivato, se del fatto non sei stato spettatore, o se giudichi il testimone falso o un allucinato. La seconda osservazione è che una dottrina può essere capita o non capita. Può essere che una proposta dottrinale sia così difficile da esigere una particolare preparazione culturale. Non è così per i fatti: basta non essere ciechi o sordi. Il cristianesimo è … per tutti, non solo per le persone istruite.
    Riprendo ora il discorso interrotto da queste due osservazioni. Qualcuno potrebbe dire: "non vedo che cosa ci sia nel fatto che un morto risorga di così importante da spiegare tutto il "fenomeno" cristianesimo".
    A dire il vero, quando questo fatto venne narrato per la prima volta, nessuno oppose ad esso l’obiezione della insignificanza. Ed infatti questa obbiezione risulta immediatamente inconsistente se facciamo attenzione in primo luogo al significato preciso di quel "è risorto". Non significa per niente: ritornò alla vita di cui godeva prima della morte. Veramente in questo caso, al di là di una meraviglia che l’uomo prova per qualche istante di fronte ad un avvenimento straordinario, l’uomo non avrebbe ascoltato qualcosa di importanza decisiva. Era solo rimandare la resa dei conti colla morte. Ciò che i primi testimoni del fatto intendono dire è che quel morto, Gesù di Nazareth, è entrato in possesso di una vita che senza cessare di essere una vita veramente ed anche fisicamente umana, è immortale ed incorruttibile. È una vita divina. A causa di ciò Gesù di Nazareth è divenuto un "caso unico". Uno che vive corporalmente la vita che è propria di Dio, dopo che è morto. In una parola: uno che è risorto.
    Ma c’è ancora qualcosa d’altro di grande significato per l’uomo in quella narrazione. Esso è ancora una volta espresso in diverse formulazioni sintetiche di cui vi parlavo. Una di queste, tradotta letteralmente dal testo greco, suona così: "è stato consegnato (a morte) a causa dei nostri peccati ed è stato resuscitato per la nostra giustificazione" [Rom 4,25]. Cioè: perché noi fossimo giustificati, liberati dalle nostre trasgressioni. Che cosa significa? In quel fatto è accaduto qualcosa che riguarda anche noi, che coinvolge anche noi e molto profondamente. La nostra più profonda miseria, la miseria di non realizzarci nelle nostre scelte libere a misura della verità intera della nostra persona è stata vinta, è stata distrutta da e in quel fatto: la morte e la risurrezione di Gesù di Nazareth. Quel fatto è capace quindi di generare un’esistenza nuova, al punto tale che Paolo potrà scrivere: "se qualcuno è in Cristo, è una nuova creatura" [2Cor 5,17]. Una novità che è capace di rigenerare tutta l’umanità di ogni persona umana. Anche il sociale umano, il modo di con-vivere fra le persone. In sintesi: il cristianesimo è il fatto della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth, principio del rinnovamento di tutta la realtà umana e non.
    Mi fermo ancora per alcune considerazioni che spero vi aiutino sempre meglio a capire la risposta alla nostra domanda sul nucleo essenziale del cristianesimo.
    La prima. È commovente notare come chi si sia accostato al cristianesimo senza pregiudizi, senza fede anche, abbia capito che esso è un fatto. Così, per esempio , L. Wittgenstein scrive: "il cristianesimo, penso, non è una teoria di ciò che è stato e di ciò che sarà nell’anima umana, bensì la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo". Ma all’interno della vicenda moderna è stato forse Kierkegaard a richiamare maggiormente l’uomo proprio a questo. Egli scrive nel suo Diario: "Il cristianesimo non è una dottrina ma una comunicazione di esistenza (…). Per questo ogni generazione deve cominciare da capo" [ed. Morcelliana, Brescia 1981, vol. 5, pag. 21].
    La seconda. Il cristianesimo è assolutamente incomparabile con qualsiasi altra religione: in senso stretto, anzi, non è neppure una religione. Esso infatti non è in primo luogo l’assenso dato ad una dottrina o ad una morale insegnata da un maestro, da un profeta. Non pone al centro un insegnamento da accettare e da vivere. Pone una persona da incontrare o da rifiutare: Gesù di Nazareth risorto principio di vita nuova. Nessun fondatore di religione aveva presentato se stesso come più importante della dottrina che insegnava. È davvero qualcosa di unico!
    La terza. E qui, se mi avete seguito, cominciano a sorgere innumerevoli domande: ma come posso oggi incontrarlo? Che cosa significa "principio di vita nuova"? in che modo Lui diventa "principio di vita nuova"? Ma soprattutto nasce una domanda: ma chi è costui? ma chi è questo Gesù di Nazareth che si pone come il crocevia obbligato del destino eterno di ogni persona umana? Queste domande ed altre ancora hanno generato il grande pensiero cristiano, alla cui edificazione hanno cooperato persone da annoverare spesso fra i più grandi geni speculativi dell’umanità.

    2. IL CRISTIANESIMO È UNA PERSONA

    Riprendiamo proprio il discorso da questa ultima domanda, perché alla fine è la risposta ad essa che è decisiva per capire che cosa è il cristianesimo.
    Il fatto narrato è un fatto vissuto da Lui, da Gesù Nazareno. E quindi alla fine il cristianesimo è Gesù Cristo. Ma chi è Gesù Cristo? La risposta a questa domanda è stata data immediatamente, pur con tutta la fatica di penetrare dentro ad un mistero senza limiti.
    Il fatto della sua risurrezione ha aperto gli occhi di quegli uomini e di quelle donne che avevano vissuto con Lui prima che morisse: le sue parole, i suoi comportamenti assumono una luce nuova. Se ne capisce sempre più l’intimo significato. Nascono da questa esperienza anche i quattro Vangeli scritti. E quindi non deve stupirci se accanto alle narrazioni riassuntive del fatto della morte e risurrezione troviamo nei più antichi scritti cristiani anche delle formule sintetiche, che chiameremo "cristologiche": riguardano l’identità di Cristo.
    La prima formula cristologica è: Gesù è il Signore [Kýrios]. Nelle traduzioni greche della Bibbia ebraica, "il titolo vale come traduzione del tetragramma divino YHWH, oltre che del ricorrente titolo Adonay detto spesso di Dio. Sicché l’innovazione capitale del Nuovo Testamento… consiste proprio nell’applicare a Gesù di Nazareth una qualifica" che … comportava una qualifica divina [cfr. R. Penna, I ritratti originali di Gesù il Cristo, vol. II; San Paolo ed., Milano 1999, pag. 60].
    Vi ho detto che nel cristianesimo ciò che è decisivo è "un evento reale nella vita dell’uomo". Quest’evento è il riconoscimento della signoria di Gesù, dovuta alla sua risurrezione, unica via di salvezza offerta all’uomo [cfr. At 16,31; Rom 10,9; Fil 2,11]. Non abbiamo ora il tempo di spiegare che cosa significa riconoscere nella propria vita questa signoria del Risorto; tutta l’etica cristiana sarà lo sforzo di capire precisamente cosa significhi vivere sotto la signoria di Cristo. Lo riprenderemo nella prossima catechesi.
    L’altra fondamentale formula cristologica è: Gesù è il Cristo. Cristo è la traduzione greca dell’ebraico Mesiha. Egli cioè è colui che il popolo ebreo attendeva; che ogni uomo attende come definitiva risposta ai loro veri problemi. Risposta al desiderio illimitato di ogni uomo di Verità, di Bontà, di Bellezza. E pertanto S. Paolo finirà col descrivere l’intera vita di chi ha incontrato il Risorto con una formula che in lui ritorna fino alla noia: essere-vivere in Cristo.
    Alla fine la comunità apostolica farà la scoperta più grande che potesse accadere: Gesù di Nazareth, col quale avevano vissuto assieme tre anni; che avevano visto coi loro occhi ed ascoltato con le loro orecchie; che avevano toccato con le loro mani ed avevano visto distrutto dalla più terribile delle morti; che avevano visto in carne ed ossa risorto e vivo di una vita finalmente non più in preda alla morte:questo Gesù è Dio. E quindi: Dio si è fatto uomo, ed il Dio fatto uomo si chiama, è Gesù di Nazareth.
    Ci eravamo chiesti: che cosa è il cristianesimo nel suo cuore? La risposta è la seguente: Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo, morto e risorto, che si è posto dentro alla storia umana come fatto generatore di una "nuova creazione".
    "Il Mistero ha scelto di entrare nella storia dell’uomo con una storia identica a quella di qualsiasi altro uomo: vi è entrato perciò in modo impercettibile, senza nessuno che lo potesse osservare e registrare. Ad una certo punto si è posto; e per chi lo ha incontrato quello è stato il grande istante della sua vita e della storia tutta" [L. Giussani].
    Ora potete capire che Gesù il Cristo è non tanto il fondatore del cristianesimo, colui che ha insegnato la dottrina e la morale cristiana: è il contenuto stesso del cristianesimo. "Gesù perciò non può essere semplicemente collocato nella serie dei grandi personaggi storici iniziata con Abramo, ma appartiene a un altro ordine di esistenza, al di fuori del contesto temporale. Come Yhwh nella fede giudaica, egli è il Signore della storia, redentore di Israele e dell’umanità" [R. Penna, I ritratti originali… op. cit. pag. 440].

    Conclusione

    Vorrei leggervi un passo che, a mio giudizio, costituisce un vertice della ragione umana. È un passo del Fedone: "trattandosi di questi argomenti, non è possibile se non fare una di queste cose: o apprendere da altri quale sia la verità; oppure scoprirla da se medesimi; ovvero, se ciò è impossibile, accettare fra i ragionamenti umani quello migliore e meno facile da confutare, e su quello, come su una zattera, affrontare il rischio della traversata del mare della vita; a meno che si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su più solida nave, ossia affidandosi ad una divina rivelazione" [Fedone, 85 C-D].
    L’ipotesi di una rivelazione divina [théios logos] non solo non è irragionevole, ma in qualche modo è l’ultimo approdo di una ragione esercitata da chi non si accontenta di vivere "come pecore matte", ma "per seguir virtude e conoscenza". Non solo, ma la stessa ragione comprende che essa sarebbe nei suoi confronti come una nave nei confronti di una zattera.
    Il fatto cristiano che è il fatto dell’Incarnazione è una risposta trascendente ad un’esigenza umana che i grandi maestri dello spirito hanno sempre intuito, un’esigenza espressa mirabilmente per esempio da Leopardi nella poesia Alla sua donna.
    La cosa più disumana sarebbe di non volervi prestare nessuna attenzione per una sorta di pigra disperazione, oppure di ritenerlo un fatto impossibile per una disperata irrazionalità, eliminando la categoria della possibilità che è invece propria di una ragione che non accetta limiti.
    L’uomo che vuole usare la sua ragione senza nessun pregiudizio è l’uomo che si scopre mendicante di un senso che può alla fine venirgli solo da una divina rivelazione. Non è forse irragionevole rifiutare per principio di verificare se questa ipotesi non si sia verificata? Chi è più ragionevole colui che pregiudizialmente esclude già la possibilità o chi non esclude nulla, ma verifica tutto? È l’imprevisto che mantiene sveglio lo spirito e grande la libertà, perché libera la persona dall’annoiata sazietà del "già visto".

    Catechesi ai giovani
    4 ottobre 2003



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi