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    Vogliamo seguire Gesù

    Carlo Caffarra


    - La volta scorsa ho voluto guidarvi ad una comprensione precisa di ciò che è il Cristianesimo. Ho cercato di aiutarvi a rispondere alla seguente domanda: che cosa è il cristianesimo?
    Ora passiamo, per così dire, sul versante della nostra persona, e quindi cercheremo di rispondere alla seguente domanda: chi è il cristiano? Che cosa significa "essere cristiani"?
    Come potete vedere, le due catechesi, quella di ottobre e questa di novembre, sono strettamente connesse.
    - È inevitabile, in un certo senso, che rispondendo alla domanda su chi è il cristiano, sorga in noi un’altra domanda: come si diventa cristiani? E pertanto questa catechesi avrà due parti, in corrispondenza alle due domande.

    1. CHI È IL CRISTIANO

    Da quanto ho detto nella catechesi scorsa deriva una conseguenza, assai importante per tutta la riflessione che faremo questa sera.
    Tutte le religioni hanno una morale che si compone di tre capitoli fondamentali: doveri verso Dio; doveri verso il prossimo; doveri verso se stessi. E quindi tutte le religioni chiedono all’uomo di vivere in maniera decorosa e degna, onorando Dio e realizzando una rapporto di umana fraternità fra gli uomini. Il cristianesimo non entra per sé in questa categoria. Per quale ragione? Perché il comportamento e l’esistenza cristiana non è primariamente – nel senso suddetto – un comportamento ed un’esistenzareligiosa, ma credente. Dovete prestare molta attenzione a questo punto, comprendendo bene la distinzione fra religione e fede.
    La religione non implica necessariamente la fede: i pagani erano e sono spesso religiosi, ma non sono credenti. La fede è un rapporto reale, vivo dell’uomo con Dio, in risposta ad un rapporto reale, vivo che Dio ha voluto istituire con l’uomo. La fede quindi suppone una Rivelazione di Dio fatta all’uomo, un suo ingresso cioè nella vita e nella storia dell’uomo. Dovete riflettere molto lungamente su questo punto.
    Perché – per fare solo un esempio – ha senso parlare, e di fatto si dice "fede cristiana", ma non si dice, né avrebbe senso dire: "fede buddista"? perché il buddismo è una saggezza umana che non implica, né afferma alcuna Rivelazione divina, alcuna Presenza di Dio dentro la storia dell’uomo. Ed infatti nel buddismo, così come nell’Islam, non ci sono misteri: non c’è la Trinità, non c’è l’Incarnazione, non c’è l’Eucarestia. Non ci richiede nessuna adesione ad un Dio che ci rivela il suo Mistero, e chiede di entrare in una relazione viva, personale con Lui.
    Come abbiamo lungamente spiegato la volta scorsa, il Mistero di Dio che si rivela, Dio dentro la nostra storia, Dio con noi è Gesù Cristo. È in Lui che noi abbiamo un rapporto vivo, reale con Dio.
    Arrivati a questo punto, possiamo già iniziare la nostra risposta. Chi è il cristiano? È colui che accoglie questo mistero, mistero di un Dio che entra in rapporto coll’uomo e dell’uomo che entra in rapporto con Dio. E poiché questo Mistero è Cristo, il cristiano è colui che ha preso coscienza e vive della presenza di Cristo nella sua vita umana, nella sua vita di ogni giorno. Il cristiano è colui che si è incontrato con Cristo.
    È un incontro reale; è necessario che facciamo esperienza di un vero incontro con Lui. Finché non accade questo incontro, noi non siamo cristiani. Forse possiamo essere giovani per bene, che si impegnano per gli altri, che lottano per la pace: ma non saremmo cristiani. La S. Scrittura usa metafore assai ardite per farci capire la realtà di quest’incontro: fidanzamento, matrimonio, amicizia, tralcio nella vite. Per me vivere è Gesù Cristo, ha scritto S. Paolo [cfr. Fil 1,21]: è la migliore risposta alla nostra domanda. Il cristiano è colui per il quale vivere è Gesù Cristo.
    Ma ora vorrei precisare meglio il contenuto di questo primo abbozzo di risposta, perché non vorrei che tutto si riducesse a … qualche emozione che potete sentire in voi.
    Riprendiamo l’espressione paolina: Paolo scrivendo quella frase ci appare come talmente dominato dalla presenza di Cristo nella sua vita, che Egli diventa il riferimento unico, senza del quale niente ha senso.
    "La fede è questa prospettiva di senso che nasce dal riferimento interiore e profondo a Gesù Cristo. Credere è essere radicalmente riferiti non ad un’idea, ma a Gesù Cristo; è lasciarsi determinare da questo riferimento così da ritrovare in Lui il senso dell’esistenza. L’uomo può costruirsi in tante maniere, ma ciò che diventa determinante per il credente cristiano è la sua disponibilità, la sua tensione a essere riferito a Gesù Cristo. Per questo, il cristiano può rinunciare a tutto, ma non a Gesù Cristo, perché se gli portano via il "suo" Signore, non ha più senso la vita" [G. Moioli, Va’ dai miei fratelli, ed. Glossa, Milano 1996, pag. 22].
    Vorrei aiutarvi con un esempio. Una massa di mattoni può essere disposta in tanti modi e dare origine ad una casa, ad un ponte, e così via. La "forma" che i mattoni dovranno assumere, è ciò che stabilisce come devono esser disposti: la forma che deve avere una casa è ben diversa dalla forma che deve avere un ponte. E la nostra vita come deve essere "disposta"? come deve essere edificata? in quale "forma"? Se uno risponde: "nella forma che è Gesù Cristo", è un cristiano. Concretamente: pensare come pensava Gesù Cristo; avere le stesse preferenze che aveva Gesù Cristo ; avere gli stessi "valori" di Gesù Cristo. Diciamo una cosa straordinariamente grande: Gesù Cristo entra a tal punto nella definizione di me stesso che io mi ritrovo più in Lui che in me stesso. Chi è il cristiano? un altro Gesù Cristo; uno che si lascia "formare" [ricordate l’esempio], determinare da Gesù Cristo.

    2. COME SI DIVENTA CRISTIANI

    Sono sicuro che se avete ascoltato profondamente quanto ho detto, vi sarete resi conto che essere cristiani è un cammino: lungo, difficile spesso.
    Ma questo cammino non comincia neppure se non c’è quella disponibilità radicale a lasciarsi determinare, definire, formare da Gesù Cristo.
    Ma a questo punto potreste cadere in un grave errore che ha sempre insidiato i cristiani lungo i secoli: il moralismo. Seguitemi attentamente.
    Perché accada un incontro vero fra due persone, ambedue devono volere l’incontro; non si costituisce nessun matrimonio senza il consenso dei due coniugi. Orbene, non si deve mai dimenticare che nell’incontro di cui stiamo parlando, le persone coinvolte non sono sullo stesso piano: Dio è infinitamente trascendente l’uomo. Non è l’uomo che possa prendere l’iniziativa di incontrare Dio: impresa vana. "Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" [1Gv 4,10]. Nel nostro diventare cristiani il primato non è tenuto dal nostro sforzo, ma dall’iniziativa di Dio: il primato è della grazia.
    In che modo l’iniziativa di Dio si esplica oggi? nei sacramenti. I sacramenti sono azioni compiute da Cristo per con-formarci [ricordate l’esempio della casa e del ponte] e tras-formarci in Lui: essi applicano a ciascuno di noi quanto Cristo, Dio con noi, ha fatto e sofferto durante la sua vita, passione e morte. Non si diventa cristiani senza sacramenti, e lo si diventa sempre più attraverso i sacramenti. Più precisamente ancora.
    Gesù, Dio fattosi uomo, colla sua morte e risurrezione ha operato la nostra trasformazione come in radice; questa trasformazione o redenzione già operata viene offerta e compiuta in ciascuno di noi mediante i tre sacramenti del Battesimo, della Cresima, dell’Eucarestia. Essi pertanto si chiamato "sacramenti della iniziazione cristiana": sacramenti cioè mediante i quali si diventa cristiani.
    Ma ciascuno di noi è una persona libera: Cristo non vuole schiavi, ma amici. Il sacramento ci fa diventare cristiani se noi vogliamo diventarlo: non è un rito magico. Riceverli bene significa in primo luogo con quella radicale disponibilità a lasciarsi trasformare da Cristo in lui stesso; questo significa riceverli con fede. Il sacramento quindi presuppone la fede, la quale va nutrita dalla Parola di Dio: scritta nel libro sacro e predicata dai ministri della Parola.
    L’incontro che avete con Cristo nei sacramenti deve poi essere continuato e come lungamente gustato nella preghiera personale, soprattutto una preghiera intensamente mariana: nessuno più di Maria ci guida all’incontro con Cristo.
    Alla domanda dunque, come si diventa cristiani? Rispondiamo: mediante i sacramenti [dell’iniziazione cristiana] ricevuti con fede.

    Conclusione

    Vedete quanto è grande il cristianesimo, e quanto è semplice nello stesso tempo! Esso è l’incontro, cioè la fede in Gesù Cristo incontrato nei sacramenti. Il resto o è una conseguenza di questo o è una preparazione a questo. Al centro sta l’avvenimento di una Persona che si rende presente nella vita con una tale forza da divenire l’orizzonte totalizzante della propria presenza. Proprio come è accaduto ad Andrea, a Zaccheo, alla Maddalena; ma più di tutti a Maria, nella quale questa Presenza ha preso letteralmente corpo.

    Catechesi ai giovani
    Cattedrale, 15 novembre 2003



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