Lettere dalla "fine del mondo"
Mons Giuseppre Fagnano (1844-1916) scrive a don Bosco
Introduzione
Seminarista senza seminario, garibaldino mancato, a 15 anni il giovane Giuseppe Fagnano entrò all’Oratorio di don a Torino-Valdocco, dove divenne sacerdote salesiano. Dopo brevi esperienze di educatore, nel 1875 don Bosco lo inserì nel gruppetto dei primi missionari inviati in Argentina come direttore del collegio di S. Nicolás de los Arroyos (Buenos Aires). Ma quando nell’estate 1879, l’arcivescovo offrì formalmente a don Bosco la cura parrocchiale delle popolazioni di Carmen di Patagones in Patagonia, fatte di indios aborigeni, di negri discendenti degli schiavi africani e di contadini europei emigrati in cerca di lavoro, don Bosco pensò subito. un uomo di sicura tempra morale, aduso al sacrificio ed intraprendente.
Accettò e con un drappello di Salesiani e di Figlie di Maria Ausiliatrice il 20 gennaio 1880 si installò sulle rive del Rio Negro. Vi rimase sette anni: costruì opere educative (collegi, scuole, chiese, laboratori per artigiani, casa di formazione…), promosse opere sociali (società di mutuo soccorso, osservatorio meteorologico, centro sanitario…) Non perse occasione per avvicinare i piccoli centri di indios di quell’area patagonica e lungo le sponde del grande fiume. Già nella primavera del 1881 lo risalì fino alle Ande, per poi ridiscendere a Carmen di Patagones, sempre allo scopo di entrare in contatto con gli indios, difenderli dalle inevitabili violenze dei militari con cui viaggiava e soprattutto evangelizzarli.
Dall’ottobre 1886 al gennaio 1887, in compagnia di alcuni marinai e soldati, in un avventuroso viaggio poté ampiamente esplorare la Terra del Fuoco dal nord al sud per rendersi conto della presenza colà di gruppi di indios. Nell’isola Grande sarebbe stato scoperto un lago lungo 100 km., poi denominato “lago Fagnano”.
Intanto grazie ai buoni uffici di don Bosco nel dicembre 1883 la Santa Sede lo aveva nominato Prefetto apostolico della Patagonia meridionale, delle Malvine e delle isole che si estendevano oltre lo stretto di Magellano. Scelse allora come sede della Prefettura il paesotto di Punta Arenas (1500 ab.), meta in quegli anni di commercianti cosmopoliti, piccoli armatori di navi, cercatori d'oro, avventurieri. Vi si trasferì però solo alla vigilia della morte di don Bosco, nel luglio 1887. Vi rimase praticamente fino alla morte (1916), promuovendo decine di opere educative in tutta la Patagonia e la Terra del Fuoco, che ne hanno addirittura cambiato lo skyline.
Di Punta Arenas avrebbe fatto il punto di partenza di infinite peripezie sue, dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per cercare di “salvare” anime e corpi di indios cui tutti davano la caccia. Per le prime riscosse un certo “successo” con una catechesi e l’amministrazione dei sacramenti a centinaia di loro; per i secondi non vi riuscì per vari motivi, non certo quelli attribuitigli da chi, con un anacronismo inaccettabile ad uno storico, gliene fa addirittura una colpa.
In questa sede pubblichiamo le lettere di mons. Fagnano a don Bosco negli ultimi cinque mesi di vita del santo. Mons. Fagnano informa don Bosco dei primi passi e dei progetti dell’opera salesiana alla “fine del mondo”. Vi aggiungiamo quella a don Michele Rua in occasione della morte di don Bosco.
DOCUMENTI
1. A don Giovanni Bosco
Notizie di sviluppo dell’opera salesiana a Punta Arenas- otto salesiani a Valparaiso – prossimo invio di un sacerdote salesiano nelle isole Malvine
Puntarenas, 7 agosto 1887
[Amatissimo Padre D. Bosco],
Sono qui fin dal 21 del passato luglio e già si è comprata la casa, la quale costa seimila scudi. Ha nove stanze tra piccole e grandi, un terreno per fabbricare ed un giardino. Che freddo questi giorni! Undici gradi sotto zero ed in una casa di legno sospesa trenta centimetri sul terreno per cagione dell'umidità. Se soffriamo, benché coperti di vestiti, quanto soffriranno i poveri Indiani. Ecco un pensiero che ci fa esclamare: Pazienza! facciamoci qualche merito presso il Signore!
Ci troviamo ai 52 gradi e mezzo di latitudine sud; siamo i figli più lontani dal caro D. Bosco, ma forse i più vicini a lui, per la tenerezza colla quale pensa a noi. Qui la posta fa il suo servizio ogni quindici giorni con Bordeaux in Francia, con Amburgo in Alemagna e pel Pacifico. Vi sono più linee di vapori che continuamente passano per lo stretto di Magellano: ma periodico è il servizio della Compagnia di Liverpool e di quella di Amburgo, toccando ambedue Bordeaux, Montevideo, Puntarenas, Talchauano, che dista da Concezione 20 minuti di ferrovia; e quindi a Valparaiso, dove vi è già una casa per otto Salesiani.
Presto manderò un sacerdote che sappia bene l'inglese nelle Malvine. Poveri cattolici delle Malvine! Sono due anni che non vedono un sacerdote” ...
[Suo aff.mo in Gesù e Maria
Sac. Giuseppe Fagnano,
Prefetto Apostolico]
2. A don Giovanni Bosco
Sviluppo dell’opera salesiana ben vista in città – necessità di aiuti materiali (vitto, vestito, sementi) per mantenere indios una volta che siano stati radunati in un solo luogo – prima idea di una “riduzione” tutta per loro
Puntarenas, 30 agosto 1887
[Amatissimo Padre D. Bosco],
Il 15 del corrente, mentre in Torino si celebrava il natalizio del caro Don Bosco, qui si inaugurava la piccola cappella di legno improvvisata e che forse ci servirà per qualche tempo. Assisteva alla funzione il signor Governatore del Territorio Francesco Sampaio, colla sua signora Rosa Sampaio nata Vega e tutta la famiglia, il signor notaio Cordova Felice, l'amministratore signor Baldomero Mendez, il capitano della forza militare signor Sinforoso Ledesma, vari uffiziali del vapore di guerra Angamos, e molte altre ragguardevoli persone di questa colonia, non contando i coloni svizzeri che sono numerosi in queste parti. Si cantò una messa solenne accompagnata da piano forte, e prima di finire diressi alcune parole al mio uditorio sull'atto solenne che si andava compiendo, accennando alla grazia singolare che Maria Ausiliatrice accordava a questo punto della terra, quasi abbandonato rispetto al servizio religioso, alla educazione della gioventù ed la conversione degli Indiani. Oh come furono bene accettate le mie parole, o dirò meglio le parole di Dio!. Come risplendeva dal volto di tutti la contentezza di poter dare da qui innanzi un'istruzione religiosa ai giovanetti.
Dopo la santa Messa alcuni padri e alcune madri di famiglia mi ringraziarono della mia buona volontà dimostrata, di voler far del bene ai loro figliuoli; e mi promisero d'inviarceli tutti. Abbiamo già incominciato le scuole, e se il tempo in questi giorni non fosse cattivo, avremmo già quaranta ragazzi in collegio. Col catechismo la domenica e lungo la settimana prepariamo ragazzi e ragazze per la prima comunione.
Raccomandi la nostra missione ai Cooperatori, ai confratelli, affinché possiamo fare un po' di bene. Abbiamo bisogno di correre tutte le isole, i canali dove vivono i selvaggi, per annunziar loro la buona novella del Vangelo, trasportarli in un punto solo e attendere alle loro necessità spirituali e materiali. Non si potrà ottener conversioni se non si provvede ai selvaggi vitto, vestito e sementi per un anno. Non provvedendo noi, essi saranno costretti a dividersi a piccoli gruppi e tutti i giorni cambiar dimora, cercando luoghi ove procacciarsi il vitto giornaliero. Tale è la mia opinione.
Oh se qualche anima buona usasse a noi questa carità o piuttosto a questi poveri selvaggi, che a mio parere sono i più infelici del globo! Noi non cessiamo di pregare il Signore affinché voglia nella sua misericordia provvedere alla necessità di questi paesi e in particolare dei selvaggi della Terra del Fuoco.
Don Savio e Don Beauvoir con due coadiutori vengono qui da Santa Cruz per prepararsi ad andare alla Terra del Fuoco, passando in mezzo alle ultime tribù di Patagoni che ancora restano da catechizzarsi.
3. A don Giovanni Bosco
Aggiornamenti sul progresso dell’opera salesiana – rischi di vendetta di cercatori di oro per i loro cavalli uccisi dagli indios nel nord della Terra del Fuoco
Puntarenas, 8 ottobre 1887
[Amatissimo Padre D. Bosco],
Le scrissi il 30 di agosto ed eccomi di nuovo a darle notizia della nostra piccola casa. I nostri ragazzi hanno aumentato di numero e le dirò anche in virtù: son più di cinquanta al collegio e ottanta all'Oratorio festivo. Con che piacere vengono alla scuola, alla chiesa, alle nostre ricreazioni! Oh se li vedesse nel cortile giuocare alla barra rotta, ai birilli, a corrersi dietro l'un l'altro, ai prigionieri! mi pare d'essere all'Oratorio qualche momento!
Domenica scorsa ebbi la consolazione di distribuire la prima Comunione a sei dei nostri alunni. Alcuni dei loro parenti accompagnarono questa funzione, onde riuscì commoventissima e di grande soddisfazione al paese. Il Signore voglia che questa Comunione sia il lievito che riscaldi i cuori!
D. Beauvoir e D. Savio non sono ancora arrivati, forse pel cattivo tempo che ha regnato nell'ultima quindicina di settembre e forse anche per catechizzare alcune tribù che avranno incontrato nel cammino dal fiume Santa Croce al Cabo delle Vergini, all'entrata dello Stretto di Magellano. Sulle sponde della parte nord della Terra del Fuoco si sono trovate alcune arene d'oro e quindi si portarono cola uomini per lavorare ed estrarre l'oro, con quanto abbisognano, cavalli, pecore ecc. Nell'inverno si sono ritirati a Puntarenas tutti questi giornalieri lasciando cola alcuni cavalli. Gli indiani li ammazzarono, mangiarono la carne ed hanno preparato il cuoio per ripararsi dal freddo e dalle intemperie.
Che avverrà adesso? Mi raccomandi alle preghiere di tutti e mi creda lei
Sac. Fagnano Giuseppe
Pref. Apostolico.
4. A don Giovanni Bosco
Importanza dell’opera salesiana in città, punto di commercio con indios – speranze di future conversioni – famiglia Onas accolta – necessità di Figlie di Maria Ausiliatrice
Punta Arenas, 5 novembre 1887 (Stretto di Magellano)
Amatissimo Padre D. Bosco,
Oh! come fu provvidenziale l'esserci stabiliti definitivamente in questa estrema punta della terra australe! Gli Indii della Patagonia meridionale accorrono qui per cambiare le pelli di guanaco, di struzzo, di cigno e di volpe con zucchero, erba, mate, generi di vestiario e liquori; ed è questa appunto per noi occasione opportuna per parlar loro e persuaderli che assai meglio loro conviene lasciar la vita nomade e stabilirsi in un punto per goder dei benefizi dell'istruzione religiosa e civile.
In ottobre p. p. venne una tribù e fermossi una settimana, e partendo promisero ritornar presto e con molti altri compagni. Fui a visitarli, insegnare un poco di catechismo, e loro inculcai caldamente di non darsi troppo all'ubriachezza, poiché ciò è cosa brutta e cattiva davanti a Dio ed agli uomini, e non imitassero punto i cattivi cristiani. Vidi con piacere che mi ascoltarono, e nei pochi giorni passati tra noi non vi fu alcun disordine. Anzi mi promisero al loro ritorno di istruirsi tutti per essere battezzati, conoscendo essi pure come ormai passò il tempo della legge degli Indii. E non è poco progresso questo che essi stessi conoscano la necessità di istruirsi nella nostra santa religione, unica fonte di vera civiltà, e piaccia a Dio tocchi a noi riceverli nel seno della medesima!
Il capitano Paolo Ferro di Varazze mi portò dalla Terra del Fuoco una famiglia, la madre con tre ragazzetti, due maschi ed una femmina. Il padre fu ucciso, a quanto pare, da qualche cercatore d'oro. Appartengono alle razze degli Onas, il cui idioma nessuno qui intende, ed io solamente ne conosco alcune parole, che potei raccogliere in un dizionarietto nella mia passata escursione. L'accolsi con tutta carità, mi toccò lavarli e ripulirli interamente, insegnai alla madre a lavarsi, diedi a tutti di che vestirsi decentemente, ma non erano contenti se non colla loro pelle di guanaco ed accanto al loro povero fuoco. Non mangiavano né pane, né minestra, ma solo carne; non sanno tener in mano il cucchiaio e la forchetta, solo conoscono l'uso del coltello. Quanta pazienza e che fatica per educarli. Volli invitarli a mangiare nel nostro refettorio, perché vedessero come facciamo noi, ed essi ridevano saporitamente: se loro offrivamo minestra, sputavano in segno di disgusto. Toccano tutto con meraviglia, piatti, bicchieri, bottiglie, ecc. ecc. e ridono. Mirano la tonsura nostra, e con segni fanno conoscere che essi pure portano tonsurata la testa, uomini e donne. E mentre la madre e i due figli più grandicelli stanno curiosando, il bambinello sulle sue spalle si diverte dando la caccia ai numerosissimi animaletti che si annidano nella sua chioma. Il nostro calzolaio Audisio ripete loro in ispagnuolo il nome degli oggetti che toccano, e pensa con piacere al dì in cui il maggiore' dei tre sarà suo discepolo, e fors'anche uno di que' musici che nel 1891 lo accompagneranno in Italia pel cinquantenario della prima Messa dell'amatissimo D. Bosco!
Il nostro catechista, che tanto desiderava vedere davvicino gli Indii, ne ammira la rozzezza ed ignoranza e vuole insegnar loro al più presto a pregare, leggere, scrivere perfettamente. Tutti, insomma, ci occuperemo nell'istruirli, farli cristiani, educarli ad una vita civile e morigerata, e speriamo tra un mese di renderli già alquanto migliori.
Ora sì che potrebbero aiutarci e molto le Suore di Maria Ausiliatrice, specialmente per le donne e le ragazze! Già ne scrissi a Mons. Cagliero di questa vera necessità, e spero ci preparerà almeno qualcuna di esse per ora.
Nello scorso mese abbiamo ottenuto circa un centinaio di comunioni in questa nostra cappella, tra cui una ventina di prime comunioni. Ora stiamo disponendoci per celebrare il Mese di Maria, che qui cade in novembre, e coll'aiuto di questa buona Madre speriamo ricavarne molto bene, terminandolo colla solennità dell'Immacolata.
Ricevetti oggi notizie di D. Beauvoir e Forcina, residenti in Santa Cruz. Stanno bene di salute, ma mancano loro i mezzi per traslocarsi da un luogo all'altro in cerca degli Indii.
Oh! carissimo D. Bosco! ci raccomandi al Signore ed alla Vergine Ausiliatrice nelle sue sante azioni; ci raccomandi eziandio a tutti i confratelli e amici e Cooperatori, e gradisca gli ossequii de' suoi figli, i più lontani, dell'Oratorio.
Bacio le mani di V. S. C.ma.
Suo aff.mo in Gesù e Maria
Sac. GIUSEPPE FAGNANO
Prefetto Apost.
5. A don Michele Rua
Condoglianze per la morte di don Bosco avvenuto il 31 gennaio 1888 – don Diamond destinato alle isole Malvine
Puntarenas, 10 Marzo 1888
Carissimo don Rua,
abbiamo ricevuto la circolare, nella quale ci partecipa la dolorosa notizia della morte del caro Papà, ed abbiamo pianto di cuore la sua perdita tutti insieme, ma specialmente io che tanto gli doveva. Per me fu una vera sorpresa, perché sperava fra due mesi poterlo abbracciare ed essere ancora una volta benedetto, e non posso darmi pace d'aver perduto un'occasione di venire costì con Monsignor Cagliero. Sia fatta in questo la volontà del Signore!
Abbiamo celebrate le messe secondo le nostro Costituzioni ed abbiamo offerti i suffragi di comunioni, preghiere coi confratelli, alunne e persone a noi addette, e speriamo nella bontà del Signore che il nostro caro D. Bosco avrà già ricevuto il premio delle sue fatiche e delle nostre orazioni.
Per nostra parte ci adopreremo con tutte le forze a corrispondere ai desideri dei nostri Superiori e raddoppiare lo zelo nelle opere intraprese dalla Congregazione Salesiana, in particolare nelle Missioni ai selvaggi della Terra del Fuoco. Vivono sotto la nostra responsabilità sette di questi infelici, dei quali tre sono cristiani e quattro, saranno battezzati il giorno di S. Giuseppe, Protettore, della nostra Congregazione.
Or sono tre giorni arrivò il Confratello Sac. Diamond Patrizio e spera nei primi giorni d'aprile poter partire per le Isole Malvine a compire il desiderio del Cardinale Simeoni riempiendo di gioia i cattolici di quello isole. Aspetto in questi giorni una trentina di Indii Fueghini che vogliono essere istruiti nella nostra Religione, educare i loro figli cristianamente ed essere battezzati, sicché ci prepariamo per riceverli dando loro casa, vestiti, alimento ecc., perché essi non hanno nulla, coperti solo con una cattiva pelle di guanaco.
Che bene farebbero le monache e quanta spesa risparmierebbero! Il Signore manderà i soccorsi necessarii per questa Missione, per giungere a convertire i duemila selvaggi, che scorrono la Terra del Fuoco colle isole adiacenti.
Riceva, carissimo D. Rua, i sentimenti di duolo dei Confratelli di questa Prefettura Apostolica e creda che tutti aneliamo a santificarci per fare santa la popolazione di questa vigna che il Signore ci ha mandati a coltivare. Gli ossequi ai Membri del Capitolo per parte di tutti ed in particolare per parte del suo
Aff.mo in G. e M. Confratello
Sac. Giuseppe Fagnano
Prefetto Apostolico.

