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    L'educazione all'interiorità

    Dalla dispersione al raccoglimento, dal frammento all'unità



    I. La condizione contemporanea: dispersione e frantumazione

    Il paesaggio dell'anima moderna
    La nostra epoca vive una profonda crisi dell'interiorità. Come osserva Zygmunt Bauman, viviamo in una "modernità liquida" dove tutto scorre senza trovare forma stabile, dove l'identità stessa diventa fluida e frammentaria. L'accelerazione tecnologica e sociale ha creato quello che Hartmut Rosa definisce "l'accelerazione sociale del tempo", una condizione in cui l'esperienza umana si frantuma in una molteplicità di stimoli che impediscono la sintesi unitaria della coscienza.

    Testimonianze letterarie della dispersione
    La letteratura del Novecento ha anticipato e descritto magistralmente questa condizione. T.S. Eliot nella Terra desolata dipinge un mondo dove "ho ammucchiato questi frammenti contro le mie rovine", dove la coscienza moderna si ritrova circondata da detriti di senso senza riuscire a ricomporli in un'unità significativa.
    James Joyce nell'Ulisse mostra come il flusso di coscienza contemporaneo sia diventato un torrente inarrestabile di impressioni, ricordi e sensazioni che si accavallano senza ordine né gerarchia. Leopold Bloom vaga per Dublino come Ulisse per il Mediterraneo, ma il suo viaggio è puramente interiore e apparentemente senza meta.
    Luigi Pirandello ne Il fu Mattia Pascal esprime la crisi dell'identità moderna attraverso la metafora dell'uomo che può "morire" socialmente e "rinascere" con un'altra identità, scoprendo però che senza radici profonde ogni identità è maschera precaria.
    Italo Svevo in La coscienza di Zeno rivela come la psicanalisi stessa, nata per curare la frammentazione psichica, rischi di moltiplicare all'infinito i frammenti del sé senza riuscire a ricomporli in unità.

    La condizione giovanile: nativi digitali e crisi dell'attenzione
    I giovani di oggi, cresciuti nell'era digitale, vivono una condizione di "iperconnessione" che paradossalmente genera disconnessione dall'interiorità. Nicholas Carr nel suo Internet ci rende stupidi? documenta come l'uso intensivo della rete stia modificando le strutture neurali dell'attenzione, rendendo sempre più difficile la concentrazione prolungata e la riflessione profonda.
    La sindrome del "multitasking" frantuma l'esperienza in una molteplicità di compiti simultanei che impediscono quell'unificazione dell'attenzione che è condizione prima dell'esperienza interiore. I social media creano una "tirannia dell'immediato" dove ogni pensiero deve essere istantaneamente condiviso, impedendo quella maturazione silenziosa che è propria della vita interiore.

    L'angoscia dell'inconsistenza
    Dietro la frantumazione si nasconde un'angoscia più profonda: quella dell'inconsistenza esistenziale. Come scrive Milan Kundera ne L'insostenibile leggerezza dell'essere, l'uomo moderno vive "la leggerezza dell'essere" come condanna: senza peso, senza gravità, senza quella densità esistenziale che deriva dall'abitare stabilmente in se stessi.
    Questa condizione si manifesta nei giovani come incapacità di stare soli con se stessi, bisogno compulsivo di stimolazioni esterne, paura del silenzio e della solitudine. Il risultato è una personalità "centrifuga" che si disperde nelle relazioni superficiali e nelle attività frenetiche per fuggire da un vuoto interiore che non sa come abitare.

    II. Fondamenti filosofici e teologici dell'interiorità

    Le radici antiche: Socrate e la conoscenza di sé
    Il cammino dell'interiorità nella cultura occidentale inizia con Socrate e il suo imperativo "conosci te stesso" (gnothi seauton). Non si tratta di psicologia ma di ontologia: conoscere se stessi significa riconoscere la propria partecipazione al logos universale, scoprire in sé la presenza della verità che trascende l'individualità empirica.
    Il daimonion socratico rappresenta quella voce interiore che non è soggettivismo ma apertura all'oggettività del bene. L'interiorità socratica non è ripiegamento su di sé ma via di accesso all'universale attraverso il particolare della propria esistenza.

    Platone: l'anima come microcosmo
    Platone sviluppa la concezione socratica dell'interiorità attraverso la teoria dell'anima tripartita (razionale, irascibile, concupiscibile) che rispecchia la struttura della polis ideale. L'interiorità platonica non è intimismo ma architettura dell'essere: l'anima ben ordinata è immagine dell'ordine cosmico.
    Il mito della caverna mostra come l'interiorità autentica sia movimento di liberazione: voltarsi verso la luce della verità significa anzitutto voltarsi verso l'interno, riconoscere che la vera realtà non è fuori di noi ma dentro di noi, nell'anima che partecipa delle idee eterne.

    Aristotele: l'interiorità come hexis
    Aristotele trasforma la concezione platonica dell'interiorità in termini di hexis (disposizione stabile). L'interiorità non è data ma conquistata attraverso la ripetizione di atti virtuosi che creano nell'anima delle disposizioni permanenti. L'ethos non è codice esterno ma carattere interiore che si forma attraverso la pratica.
    La phronesis (saggezza pratica) rappresenta il vertice dell'interiorità aristotelica: capacità di discernere in ogni situazione concreta ciò che è veramente bene, sintesi di intelligenza e virtù che rende l'uomo capace di autodeterminazione autentica.

    I Padri del deserto: l'interiorità come dimora di Dio
    Il cristianesimo dei primi secoli sviluppa una concezione dell'interiorità radicalmente nuova attraverso l'esperienza monastica. I Padri del deserto scoprono che l'interiorità non è solo luogo di autoconoscenza ma dimora di Dio. Sant'Antonio Abate insegna che "chi conosce se stesso conosce Dio".
    L'hesychia (quiete interiore) diventa metodo di preghiera che trasforma l'interiorità in spazio sacro. Non si tratta di fuga dal mondo ma di scoperta del punto dove il mondo si radica in Dio. La cella del monaco è simbolo dell'interiorità come luogo di incontro tra finito e infinito.

    Sant'Agostino: l'interiorità come memoria trinitaria
    Sant'Agostino nelle Confessioni inaugura la moderna concezione dell'interiorità come narrazione autobiografica, ma la sua prospettiva è teologica prima che psicologica. L'interiorità agostiniana è memoria nel senso platonico: non semplice ricordo ma partecipazione all'eternità di Dio.
    Il celebre "in interiore homine habitat veritas" non è soggettivismo ma realismo teologico: nell'interiorità umana abita la Verità che è Cristo stesso. L'interiorità diventa così via di accesso al divino non per sforzo umano ma per grazia che trasforma dall'interno.
    La scoperta della trinitas mentis (memoria, intelligenza, volontà) mostra come l'interiorità umana sia strutturata a immagine della Trinità divina. L'autoconoscenza diventa così teologia: conoscere se stessi significa riconoscere in sé l'immagine di Dio.

    La mistica medievale: l'interiorità come unione
    La mistica medievale, da Bernardo di Chiaravalle a Meister Eckhart, sviluppa una concezione dell'interiorità come luogo di unione trasformante con Dio. L'interiorità non è più solo via di conoscenza ma esperienza di deificazione.
    Eckhart insegna che nell'interiorità più profonda ("la scintilla dell'anima") dimora il Dio non-creato, identico a se stesso. L'interiorità mistica è così esperienza dell'Assoluto nella relatività dell'esistenza umana.

    Il personalismo moderno: l'interiorità come libertà
    Emmanuel Mounier e il personalismo novecentesco riscoprono l'interiorità come fondamento della persona. L'interiorità non è sostanza ma atto, non possesso ma dono, non chiusura ma apertura. La persona si costituisce nell'interiorità ma si realizza nella relazione.
    Gabriel Marcel distingue tra "essere" e "avere": l'interiorità è dell'ordine dell'essere, non dell'avere. Non si può possedere la propria interiorità ma solo abitarla, non si può oggettivare ma solo testimoniarla.

    III. Differenze semantiche e implicazioni pedagogiche

    Interiorità vs. interiorismo
    È fondamentale distinguere l'interiorità autentica dall'interiorismo. L'interiorismo è ripiegamento narcisistico sul proprio ego, contemplazione compiaciuta di sé, evasione dal mondo e dalle responsabilità. L'interiorità autentica è invece apertura al trascendente attraverso l'immanente, responsabilità verso se stessi che fonda la responsabilità verso gli altri.

    Interiorità vs. individualismo
    L'individualismo moderno scambia l'interiorità con l'affermazione dell'io contro il mondo. L'interiorità autentica è invece scoperta dell'universalità nell'individualità, riconoscimento che il più profondo di noi è anche il più comune, il più personale è anche il più transpersonale.

    Interiorità vs. intimismo
    L'intimismo è coltivazione dell'esperienza privata fine a se stessa. L'interiorità autentica è invece preparazione all'azione, raccoglimento che prepara la dispersione, solitudine che prepara l'incontro.

    Interiorità vs. spiritualismo
    Lo spiritualismo disincarnato considera l'interiorità come fuga dal corpo e dal mondo. L'interiorità autentica è invece integrazione di tutte le dimensioni dell'esistenza, spiritualizzazione della materia e incarnazione dello spirito.

    IV. Tracciato educativo per adolescenti

    Primo Anno: Il risveglio dell'attenzione
    Obiettivo: Sviluppare la capacità di attenzione sostenuta e concentrazione profonda.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di concentrazione per periodi prolungati (15-30 minuti)
    • Consapevolezza dei propri stati emotivi e mentali
    • Capacità di osservazione senza giudizio
    • Tecniche base di respirazione consapevole
    Esperienze pratiche:
    • Meditazione del respiro: 10 minuti quotidiani di osservazione del respiro naturale
    • Lettura contemplativa: Lettura lenta e meditata di testi brevi (poesie, aforismi, parabole)
    • Diario dell'attenzione: Registrazione quotidiana di momenti di particolare presenza o distrazione
    • Passeggiate silenziose: Camminate in natura con attenzione ai sensi
    • Ascolto profondo: Esercizi di ascolto musicale concentrato (musica classica, canto gregoriano)
    Figura esemplare: Simone Weil - Filosofa e mistica francese che ha fatto dell'attenzione il cuore della sua spiritualità. "L'attenzione è la forma più rara e più pura della generosità", scriveva. La sua vita testimonia come l'attenzione autentica sia apertura al mondo e agli altri, non chiusura narcisistica.
    Verifica:
    • Capacità di rimanere concentrati senza distrazioni per periodi crescenti
    • Qualità dell'osservazione e della descrizione delle proprie esperienze interiori
    • Aumento della consapevolezza emotiva e diminuzione della reattività impulsiva

    Secondo anno: La scoperta del silenzio
    Obiettivo: Imparare ad abitare il silenzio come spazio di crescita interiore.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di sostare nel silenzio senza ansia
    • Distinzione tra silenzio vuoto e silenzio gravido
    • Tecniche di rilassamento e distensione
    • Capacità di ascolto interiore
    Esperienze pratiche:
    • Periodi di silenzio: Momenti quotidiani di silenzio completo (20-30 minuti)
    • Ritiri brevi: Giornate di ritiro in luoghi di raccoglimento (monasteri, eremi)
    • Esercizi di quiete: Tecniche di rilassamento progressivo e distensione muscolare
    • Scrittura silenziosa: Scrittura automatica e libera nel silenzio
    • Contemplazione della natura: Sostare in silenzio davanti a paesaggi naturali
    Figura esemplare: Thomas Merton - Monaco trappista e scrittore americano che ha saputo coniugare contemplazione e impegno sociale. I suoi scritti mostrano come il silenzio monastico non sia fuga dal mondo ma preparazione a un impegno più autentico e profondo.
    Verifica:
    • Capacità di rimanere in silenzio senza bisogno di stimolazioni esterne
    • Qualità della riflessione e della scrittura prodotte nel silenzio
    • Diminuzione dell'ansia e dell'agitazione nei momenti di quiete

    Terzo anno: L'esplorazione della memoria
    Obiettivo: Sviluppare una relazione creativa con il proprio passato e la propria storia.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di narrazione autobiografica
    • Comprensione dei legami tra passato e presente
    • Tecniche di rievocazione e anamnesi
    • Capacità di perdono e riconciliazione con il proprio passato
    Esperienze pratiche:
    • Autobiografia spirituale: Scrittura della propria storia con attenzione ai momenti significativi
    • Dialogo con il passato: Esercizi immaginativi di dialogo con se stessi bambini
    • Genealogia familiare: Ricostruzione della storia familiare e delle radici
    • Riconciliazione: Esercizi di perdono verso se stessi e gli altri
    • Memoria corporea: Esplorazione delle memorie conservate nel corpo
    Figura esemplare: Sant'Agostino - Le Confessioni rappresentano il paradigma dell'autobiografia spirituale. Agostino mostra come la memoria non sia semplice ricordo ma luogo teologico dove si incontra la grazia divina che trasforma il passato in promessa di futuro.
    Verifica:
    • Capacità di narrare la propria storia con senso di continuità e significato
    • Diminuzione del peso negativo del passato
    • Aumento della capacità di apprendimento dall'esperienza

    Quarto anno: La coltivazione del discernimento
    Obiettivo: Sviluppare la capacità di discernimento morale e spirituale.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di distinguere tra moti spirituali autentici e illusori
    • Tecniche di discernimento ignaziano
    • Capacità di decisione consapevole
    • Comprensione della propria vocazione personale
    Esperienze pratiche:
    • Esame di coscienza: Pratica quotidiana dell'esame ignaziano
    • Discernimento delle scelte: Applicazione dei criteri di discernimento alle decisioni
    • Direzione spirituale: Accompagnamento personalizzato con guide esperte
    • Lectio divina: Lettura meditata di testi sacri e sapienziali
    • Progetti di servizio: Esperienze di volontariato e servizio sociale
    Figura esemplare: Sant'Ignazio di Loyola - Fondatore della Compagnia di Gesù, ha sviluppato una raffinata scienza del discernimento spirituale. Gli Esercizi Spirituali sono una palestra dell'interiorità che educa alla libertà autentica attraverso il confronto con Dio.
    Verifica:
    • Qualità delle decisioni prese e loro coerenza con i valori professati
    • Capacità di riconoscere le proprie motivazioni profonde
    • Crescita nella libertà interiore e nella capacità di scelta

    Quinto anno: L'integrazione dell'ombra
    Obiettivo: Riconoscere e integrare gli aspetti rifiutati di sé per raggiungere una personalità più matura e autentica.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di riconoscere le proprie ombre psicologiche
    • Tecniche di integrazione degli opposti
    • Comprensione della complessità della natura umana
    • Capacità di auto-accettazione e compassione verso se stessi
    Esperienze pratiche:
    • Dialogo con l'ombra: Esercizi immaginativi di confronto con i propri aspetti rifiutati
    • Analisi dei sogni: Attenzione ai messaggi dell'inconscio attraverso i sogni
    • Espressione artistica: Uso dell'arte (pittura, musica, danza) per esprimere parti nascoste di sé
    • Confronto con i propri limiti: Esperienze che mettono alla prova le proprie capacità
    • Pratica della compassione: Esercizi di auto-compassione e perdono
    Figura esemplare: Carl Gustav Jung - Lo psicologo svizzero ha mostrato come l'integrazione dell'ombra sia condizione necessaria per l'individuazione autentica. Il suo percorso personale testimonia come si possa trasformare la crisi psicologica in opportunità di crescita spirituale.
    Verifica:
    • Diminuzione dei giudizi severi verso se stessi e gli altri
    • Aumento della capacità di accettare la propria complessità
    • Maggiore autenticità nelle relazioni interpersonali

    Sesto anno: L'apertura al Trascendente
    Obiettivo: Sviluppare la dimensione spirituale e l'apertura al mistero della esistenza.
    Competenze da acquisire:
    • Capacità di preghiera e contemplazione
    • Comprensione delle diverse tradizioni spirituali
    • Esperienza del sacro nella vita quotidiana
    • Capacità di sintesi tra fede e ragione
    Esperienze pratiche:
    • Preghiera contemplativa: Apprendimento di diverse forme di preghiera (cristiana, buddista, islamica)
    • Studio delle tradizioni: Conoscenza delle grandi tradizioni spirituali dell'umanità
    • Pellegrinaggio: Esperienze di pellegrinaggio e viaggio spirituale
    • Servizio contemplativo: Unione di contemplazione e azione nel servizio
    • Esperienza comunitaria: Vita comunitaria temporanea in contesti spirituali
    Figura esemplare: Raimon Panikkar - Teologo e filosofo che ha vissuto una spiritualità di frontiera tra Oriente e Occidente, tra cristianesimo e hinduismo. La sua vita testimonia come l'apertura al trascendente non richieda l'abbandono della ragione ma la sua espansione verso il mistero.
    Verifica:
    • Capacità di vivere esperienze spirituali autentiche
    • Maturità nel rapporto con le diverse tradizioni religiose
    • Integrazione armoniosa tra dimensione spirituale e impegno nel mondo

    V. Interiorità e relazionalità: oltre il solipsismo

    Il paradosso dell'interiorità aperta
    L'autentica interiorità non è mai solipsistica ma relazionale fin dall'origine. Come insegna Emmanuel Levinas, l'io si costituisce nel rapporto con l'altro, e l'interiorità più profonda è il luogo dove risuona l'appello dell'alterità. L'épiphanie du visage non è esperienza esteriore ma evento dell'interiorità che si scopre responsabile.

    La solitudine come preparazione all'incontro
    Dietrich Bonhoeffer, teologo e martire del nazismo, distingue tra solitudine (Einsamkeit) e isolamento (Isolierung). La solitudine autentica è preparazione all'incontro: "Chi non sa stare solo, si guardi dal stare in comunità. Chi non sa vivere in comunità, si guardi dal rimanere solo".
    La solitudine diventa così palestra della relazione: imparare a stare con se stessi per imparare a stare con gli altri. Chi non ha mai incontrato se stesso non può incontrare veramente nessun altro.

    L'interiorità come dono sociale
    Martin Buber mostra come l'interiorità si costituisca nella relazione Io-Tu. Non esiste un io che poi si apre al tu, ma l'io emerge dal rapporto dialogico originario. L'interiorità è così dono della relazione: ciò che ho ricevuto dall'altro e che devo restituire all'altro.
    Questa prospettiva rovescia il rapporto tra interiorità e socialità: non prima l'individuo e poi la società, ma prima la relazione e poi l'individuazione. L'educazione all'interiorità diventa così educazione alla responsabilità sociale.

    Pratiche comunitarie dell'interiorità
    Il cammino educativo proposto integra sempre dimensioni comunitarie:
    Condivisione contemplativa: Momenti di condivisione delle esperienze interiori in piccoli gruppi, dove il silenzio e la parola si alternano in un ritmo che rispetta sia l'intimità che la comunione.
    Servizio silenzioso: Attività di servizio compiute in silenzio e contemplazione, dove l'azione esteriore nasce dall'ascolto interiore e vi ritorna come offerta.
    Lectio comunitaria: Lettura condivisa di testi spirituali dove l'interpretazione personale si arricchisce nel confronto con l'interpretazione altrui.
    Preghiera corale: Esperienze di preghiera comunitaria dove le voci si uniscono senza perdere la propria particolarità.

    L'interiorità come servizio
    L'interiorità matura si manifesta come servizio. Chi ha imparato ad abitare se stesso può offrire agli altri uno spazio di accoglienza, una presenza che non giudica ma accoglie, un silenzio che non isola ma comunica.
    Santa Teresa di Lisieux parlava di "piccola via" per indicare come la santità non richieda gesti eroici ma la fedeltà quotidiana nell'amore. L'interiorità autentica si manifesta in questa fedeltà silenziosa che trasforma dall'interno le relazioni e le situazioni.

    Figure esemplari di interiorità aperta
    Etty Hillesum: Giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz, ha lasciato un diario che testimonia come l'interiorità possa rimanere integra anche nelle situazioni più estreme. La sua spiritualità matura attraverso la relazione con gli altri, anche con i carnefici.
    Dag Hammarskjöld: Segretario generale dell'ONU, ha vissuto una profonda vita spirituale documentata in Tracce di cammino. La sua testimonianza mostra come l'interiorità possa alimentare un servizio politico di altissimo livello.
    Jean Vanier: Fondatore dell'Arche, ha dedicato la vita al servizio dei disabili mentali. La sua spiritualità nasce dall'incontro con gli ultimi e si nutre di questa relazione che trasforma chi serve più di chi è servito.
    Madre Teresa di Calcutta: La sua vita tra i più poveri dei poveri testimonia come l'interiorità più profonda si manifesti nel servizio più concreto. La sua "notte oscura" spirituale non la allontana dal servizio ma lo purifica e lo approfondisce.

    VI. Conclusione: verso una civiltà dell'interiorità

    L'educazione all'interiorità non è lusso per anime aristocratiche ma necessità vitale per la sopravvivenza umana. In un'epoca di accelerazione e frammentazione, solo chi sa abitare il proprio centro può offrire al mondo quella stabilità che viene dalla pace interiore.
    L'interiorità autentica non è fuga dal mondo ma sua trasfigurazione. Chi impara a vedere se stesso con occhi di compassione impara a vedere il mondo con occhi di speranza. Chi accoglie le proprie contraddizioni può accogliere le contraddizioni altrui. Chi perdona a se stesso può perdonare agli altri.
    Il cammino educativo qui proposto mira a formare non anime belle ma persone mature, capaci di quella leadership spirituale di cui il mondo ha bisogno. Leader che guidano non imponendo ma attraendo, non dominando ma servendo, non parlando ma testimoniando.
    Come i grandi maestri spirituali dell'umanità hanno insegnato, l'interiorità autentica è sempre feconda di bene comune. Sant'Antonio nel deserto genera una civiltà monastica che trasforma l'Europa. Gandhi nella solitudine della preghiera genera una rivoluzione non-violenta che libera l'India. Martin Luther King nella contemplazione biblica genera un movimento che trasforma l'America.
    Educare all'interiorità significa così preparare i costruttori di una civiltà più umana, dove la tecnica serva lo spirito, dove l'economia serva la persona, dove la politica serva il bene comune. È l'utopia realistica di chi sa che ogni grande trasformazione sociale inizia dalla trasformazione dell'interiorità di chi la promuove.
    In questo senso, l'educazione all'interiorità è l'investimento più strategico che una società possa fare per il proprio futuro: formare persone che sappiano guidare il cambiamento senza essere travolte da esso, che sappiano innovare senza perdere le radici, che sappiano globalizzare senza uniformare, che sappiano competere senza distruggere.
    L'interiorità è così la risorsa più preziosa dell'umanità: inesauribile, rinnovabile, universalmente accessibile. È il tesoro nascosto nel campo dell'esistenza umana, che una volta scoperto vale più di tutto ciò che si può possedere esteriormente.
    Educare all'interiorità è educare alla libertà più profonda: quella di essere se stessi nel dono agli altri, di realizzare la propria vocazione nel servizio al mondo, di trovare la propria felicità nella felicità altrui. È l'arte delle arti, la scienza delle scienze, la sapienza che riassume in sé ogni altro sapere perché trasforma chi conosce insieme a ciò che è conosciuto.



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