Era «impossibile» allora quasi quanto ora. Quasi, perché c'è chi fieramente prova a farci credere che la crisi renda più legittimo e accettabile il lesinare risorse alla scuola. Come se dalla crisi si potesse uscire per qualche magia: una vincita alla lotteria o sul carro di una nazione più forte, restando intanto seduti con le gambe penzoloni.
Tito Boeri lo ripete ogni volta che può: in tempo di crisi i soldi meglio spesi sono quelli destinati a formazione e istruzione. «Ciò che deve maggiormente preoccupare è il rischio di rimanere intrappolati in un circolo vizioso fatto di bassi livelli di istruzione e incomprensione del valore privato e sociale dell'investimento in formazione».[1] Dall'inizio della crisi economica l'Italia ha costantemente diminuito la spesa per l'istruzione, due punti percentuali scrive Boeri. Mentre i governi per legge sovvertivano le regole di scuola a ogni cambio di ministro, con una capacità di improvvisazione pari alla confusione che creavano. Tutto sempre a costo zero per l'amministrazione, unica espressione copia incollata e trasmessa di tempo in tempo.
E le chiamano riforme.
Ma i libri a scuola bisogna bene che i ragazzi li possano trovare. Bisogna disseminare la loro strada di libri belli, perché anche lo studente più riluttante possa trovare quello che lo fa innamorare. Non si può immaginare un modo diverso perché questo capiti se non quello di farli incontrare: esporre gli studenti al libro e alla lettura.
E la storia è sempre la stessa: leggere, leggere, leggere noi, per poter trovare il libro giusto, da leggere o dare il giorno giusto, al ragazzo che lo aspettava proprio in quel momento della sua vita.
Non inciampano facilmente da soli in questi libri: le librerie e le pubblicità spesso offrono solo la classifica, intossicata di televisione e cattivo gusto. Sono i librai, i bibliotecari, a scuola sono i docenti che leggono, i compagni di viaggio in questa storia. I protagonisti sono i ragazzi, che grazie al cielo si innamorano facilmente. Anche dei libri.
Se proprio non si può organizzare una biblioteca di scuola, si può recuperare un'aula di lettura: pareti colorate, scaffali aperti, libri da toccare e scegliere. Il posto dei libri, che dica al mondo che leggere è bello e importante.
E anche questo a volte non si può fare, perché le aule son così poche che si fa scuola a rotazione. Sono le classi peripatetiche, o classi-chiocciola, i cui studenti cambiano aula ogni ora, portandosi appresso libri e quaderni, anche i compiti in classe, a cui stanno lavorando, e vanno nelle aule lasciate libere da classi che vanno in laboratorio o in palestra, anche loro portandosi appresso tutto.
Giornate furiose di scuola. Di scuola furiosa.
Allora, se l'aula di lettura non c'è, si fa un'alleanza con le biblioteche del territorio. La mattina del libro, la bibliotecaria in classe. Oppure con le librerie. Giornata in libreria. Libraie magiche che leggono e i libri li lasciano toccare. Alla Libreria dei ragazzi di via Stampatori in Torino, la libraia Anna Parola ha esposto un cartello: «I bambini possono e devono sfogliare i libri».
Alleluia.
Poi c'è il capitolo dei libri consigliati. Alcuni elenchi di libri consigliati che girano in rete sono tremendamente perfetti e canonici e non arrivano oltre gli anni Settanta. Non si può. Bisogna consigliare il libro che fa innamorare della lettura, pensato proprio per quella persona, per i suoi interessi e la sua vita. A uno studente che non leggeva proprio nulla e che amava il ciclismo, solo quello, abbiamo preso un libro di ciclismo, con la biblioteca della scuola. Un libro illeggibile, tutto sudore e tornanti, tutti uguali, e traguardi sempre uguali. Lui lo ha letto, e poi un altro e poi ancora. Tutti i libri di argomento ciclistico ha letto! Poi ha allargato lo sguardo.
(Parole di scuola, Erikson 2014, pp. 47-52)
[1] «Gli italiani non sanno leggere e contare. Bocciamo i politici che non pensano al futuro», su «Repubblica» del 13/10/2013. Un commento ai risultati del PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), che colloca gli italiani fra i 16 e i 65 anni all'ultimo posto nelle competenze linguistiche e al penultimo in quelle matematiche.

