Verso
l'Assemblea straordinaria
del Sinodo sulla famiglia
GianPaolo Salvini
Con la pubblicazione dell'Instrumentum laboris [1], la cui presentazione è avvenuta nella Sala Stampa della Santa Sede la mattina del 26 giugno 2014 [2], si è realizzata un'altra tappa importante per la preparazione della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi che si terrà dal 5 al 19 ottobre 2014, dedicata a Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'Evangelizzazione. L'argomento della famiglia è giudicato da Papa Francesco così cruciale che egli ha voluto raddoppiare il Sinodo sull'argomento. All'Assemblea Generale Straordinaria di ottobre, infatti, nel 2015 farà seguito l'Assemblea Ordinaria del Sinodo - dedicata allo stesso argomento -che, «maggiormente rappresentativa dell'episcopato» [3], dovrà individuare adeguate linee pastorali operative. L'argomento è giudicato quindi della massima importanza, ma Papa Francesco vuole che sia oggetto di un ampio dibattito prima di fare scelte pastorali che potrebbero anche essere innovative.
Lo stesso Instrumentum laboris nasce da una larga consultazione compiuta nel mondo cattolico in base al questionario (di cui ci siamo già occupati) diffuso nel mese di novembre 2013, contenuto nel Documento preparatorio, il quale ha sostituito i consueti Lineamenta che sinora costituivano la prima tappa nella preparazione di un Sinodo dei Vescovi [4]. Il materiale pervenuto è composto dalle «risposte» al questionario, provenienti dai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche, dalle Conferenze episcopali (ha risposto 1'85% delle 114 Conferenze episcopali), dai dicasteri della Curia Romana, dall'Unione dei Superiori Maggiori, e dalle «osservazioni» giunte da un numero significativo di diocesi, parrocchie, movimenti, gruppi, associazioni ecclesiali e realtà familiari, nonché da molte istituzioni accademiche, da studiosi, fedeli e da altri che desideravano far conoscere le proprie riflessioni. Alcune diocesi e Conferenze episcopali avevano reso pubbliche le loro risposte (variamente commentate anche dalla stampa), mentre altre hanno evitato di diffonderle, riservandole alla Santa Sede.
Il testo
Il testo è strutturato in tre parti che riprendono le otto tematiche proposte nel questionario, le cui risposte sono state sistemate ed elaborate in modo da fornire un testo ordinato, ma che nasce da questo lavoro proveniente, si potrebbe dire, dal basso, cioè «dalla periferia». 1) La prima parte è dedicata al Vangelo della famiglia, tra disegno di Dio e vocazione della persona. 2) La seconda parte tratta delle varie proposte di pastorale familiare, delle relative sfide e delle situazioni difficili. 3) La terza parte infine è dedicata all'apertura alla vita e alla responsabilità educativa dei genitori.
Il Vangelo della famiglia
L'annuncio del Vangelo della famiglia è parte integrante della missione della Chiesa, sia perché la rivelazione di Dio illumina la realtà del rapporto tra l'uomo e la donna, sia perché la famiglia è una risorsa inesauribile e una fonte di vita per la pastorale della Chiesa. Di fronte alle problematiche attuali, spesso inedite, Papa Francesco incoraggia sempre a guardare con speranza al futuro, raccomandando quegli stili di vita con i quali si fa crescere l'amore in famiglia: «chiedere permesso, ringraziare e chiedere perdono», sottolineando sempre la misericordia di Dio.
Il libro della Genesi presenta l'uomo e la donna come creati a immagine e somiglianza di Dio: nell'accoglienza reciproca si riconoscono fatti l'uno per l'altro. Sono resi collaboratori di Dio nel trasmettere la vita, e la loro responsabilità si estende alla custodia del creato e alla crescita della famiglia umana. Gesù, assumendo l'amore umano, lo ha perfezionato, consegnando all'uomo e alla donna un nuovo modo di amarsi, che ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio. Nel corso dei secoli, la Chiesa si è sempre preoccupata di proporre il suo insegnamento sulla famiglia anche nei suoi documenti, e il testo ne fa una breve rassegna. La Gaudium et spes del Concilio Vaticano II ne è una delle espressioni più alte e mette l'amore al centro della famiglia, mostrandone la verità «davanti alle diverse forme di riduzionismo presenti nella cultura contemporanea» (n. 4).
La conoscenza dell'insegnamento della Bibbia sulla famiglia oggi è certamente migliorata, ma con modalità molto diversificate a seconda dei luoghi, ed è aumentato pure il desiderio di conoscere la Scrittura. È invece scarsa la conoscenza dei documenti del magistero in proposito, che spesso appaiono di difficile accostamento. Molti sacerdoti non sono preparati in materia e il disaccordo di alcuni di essi con gli insegnamenti della Chiesa genera confusione tra i fedeli. «Quando si riesce a mostrare una visione globale del matrimonio e della famiglia secondo la fede cristiana, allora ci si accorge della loro verità, bontà e bellezza» (n. 13).
D'altra parte, anche quando l'insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia è conosciuto, tanti cristiani manifestano difficoltà ad accettarlo integralmente, soprattutto su molti elementi parziali, come sessualità, controllo delle nascite, omosessualità, convivenza ecc., mentre l'insegnamento sul rispetto per la vita umana è più facilmente accettato, almeno in via di principio. Sarebbe necessaria un maggiore integrazione tra spiritualità familiare e morale. Molti elementi delle culture asiatica e africana, centrate sulla famiglia, potrebbero aiutare.
In realtà manca spesso un'autentica esperienza cristiana di un incontro personale e comunitario con Cristo, che non può essere sostituito da alcuna presentazione di una dottrina, per quanto ben fatta. Occorre poi formare operatori pastorali in grado di mediare il messaggio cristiano in modo culturalmente adeguato, anche se quasi in ogni Paese esiste una Commissione per la Pastorale della Famiglia che anima iniziative di ogni genere. Non ci si può però limitare alla preparazione della coppia al matrimonio. Occorrerebbe una assai più ampia dinamica di accompagnamento.
L'insegnamento della Chiesa fa spesso riferimento alla legge naturale, un concetto che oggi presenta molte difficoltà, quando non è giudicato addirittura incomprensibile. L'aggettivo «naturale» viene spesso inteso come equivalente a «spontaneo». «Le visioni antropologiche soggiacenti richiamano, da una parte, l'autonomia della libertà umana, non necessariamente vincolata ad un ordine oggettivo naturale, e, dall'altra, l'aspirazione alla felicità dell'essere umano, intesa come realizzazione dei propri desideri. Di conseguenza, la legge naturale viene percepita come retaggio sorpassato. Oggi [...] la ricerca scientifica rappresenta una seria sfida al concetto di natura» (n. 22). In base alle scienze moderne molti concludono che l'idea di legge naturale non è «scientifica». Anche la nozione di «diritti umani» viene vista generalmente come un richiamo all'autodeterminazione del soggetto, non più ancorata all'idea di legge naturale. In questo contesto si diffonde l'ideologia del gender, secondo la quale il gender di ciascuno è il prodotto di condizionamenti sociali e non ha piena corrispondenza con la sessualità biologica.
«Naturale» è ciò che è definito tale dall'individuo e dalla società, e ciò che viene stabilito dalla legge civile diventa, nell'opinione pubblica, anche moralmente accettabile. In alcuni continenti come Africa e Asia orientale, secondo molte Conferenze episcopali, è la poligamia a essere considerata «naturale», così come il ripudio di una moglie non in grado di dare al marito figli, o figli maschi. Dato però che esiste la convinzione generalizzata che la distinzione dei sessi possiede un fondamento naturale, la legge naturale è accettata universalmente «di fatto», ma non giustificata teoricamente. «Poiché il venir meno del concetto di legge naturale tende a dissolvere il legame tra amore, sessualità e fertilità, intesi come essenza del matrimonio, molti aspetti della morale sessuale della Chiesa non vengono oggi capiti» (n. 26), anche da parte di alcuni teologi.
Conseguenza di tutto questo è la pratica massiccia del divorzio, della convivenza, della contraccezione, della procreazione artificiale, delle unioni omosessuali. Quasi tutte le risposte registrano l'aumento di famiglie «allargate» per la presenza di figli avuti da partners diversi, e, specialmente in Europa e America del Nord, di unioni non aperte alla vita o di individui che vogliono vivere da singles. Aumenta la richiesta di riconoscere a livello civile le unioni «multipersonali» tra individui di orientamenti e identità sessuali diverse, unioni basate soltanto sui propri bisogni e sulle soggettive necessità. In sintesi, si tende ad accentuare il diritto alla libertà personale senza compromesso: diritto che, questo sì, è giudicato «naturale». Molte risposte chiedono che il linguaggio venga migliorato per comunicare i valori del Vangelo in modo comprensibile all'uomo di oggi, magari facendo maggiore riferimento al mondo biblico e alle sue forme narrative.
Anche se la famiglia è riconosciuta nel popolo di Dio come un bene inestimabile e come l'ambiente naturale di crescita della vita, si nota una distanza preoccupante tra la famiglia nelle forme in cui oggi è conosciuta e l'insegnamento della Chiesa al riguardo. Essa si è largamente privatizzata e se ne è persa la nozione come sorgente di capitale sociale. L'Incarnazione del Verbo in una famiglia dovrebbe rivelare che essa è un luogo privilegiato per la rivelazione di Dio, oltre a essere la prima scuola di umanità. La fede dovrebbe essere condivisa e resa esplicita anzitutto da parte dei genitori, creando una «Chiesa domestica».
Le nuove sfide
Di fronte alle nuove sfide occorre una pastorale adeguata. Tutte le risposte si soffermano sulla preparazione al matrimonio e sugli altri corsi per le fasi salienti della vita. Anche se è vero che «i corsi particolarmente prolungati non sempre sono ben accolti» (n. 52), in molti Paesi si cerca di trasformare i corsi in percorsi, coinvolgendo insieme sacerdoti e sposi. Occorre creare una spiritualità familiare, anche avvalendosi di elementi della religiosità popolare. Ma tutti sottolineano l'importanza della testimonianza della coppia, che riveli l'attrattiva di una famiglia vissuta alla luce del Vangelo (una vera vía pulchritudinis).
I giovani percepiscono il valore di un legame stabile e duraturo, ma lo giudicano una meta irraggiungibile e frustrante.
Le difficoltà e le situazioni critiche interne alla famiglia sono ben note e spesso ne abbiamo parlato anche sulla rivista. Nel documento però sono desunte dalle risposte delle Chiese locali: viene notata anzitutto la difficoltà di relazione all'interno della famiglia e la frequente scomparsa di possibilità di dialogo e di spazi di relazione. Ciascuno affronta spesso le difficoltà in solitudine. Vi sono frammentazione e disgregazione, di cui il divorzio è l'emblema più evidente. La pratica dell'aborto è massicciamente diffusa.
Non aiutano le nuove tecnologie della comunicazione, attraverso le quali si comunica sempre di più anche in famiglia, finendo per vivere rapporti virtuali, che sostituiscono le relazioni dirette. L'attività lavorativa spesso ostacola la possibilità di stare insieme, mentre la crisi fa sentire i suoi effetti e rende instabile il mercato del lavoro. La lotta per l'esistenza, nei casi di povertà, e il consumismo all'altro estremo non aiutano sani rapporti familiari. Gli scandali sessuali da parte di sacerdoti, così come «lo stile di vita a volta vistosamente agiato dei presbiteri» (n. 75), o esperienze negative in incontri con sacerdoti creano non pochi danni.
Ci sono situazioni di violenza e di abusi commessi in famiglia, specialmente su donne e bambini: il «femminicidio» ne è il caso estremo, insieme al commercio e allo sfruttamento sessuale dei bambini. Il documento elenca anche alcune situazioni familiari particolarmente difficili, per le quali «la vera urgenza pastorale è quella di permettere a tali persone di curare le ferite, di guarire e di riprendere a camminare insieme a tutta la comunità ecclesiale» (n. 80).
C'è il problema delle convivenze (unioni di fatto senza riconoscimento civile o religioso), che spesso non sono più un esperimento, ma una forma stabile di vita, così come la tendenza a dilazionare sempre più il matrimonio, visto anche come una perdita di libertà della persona. Nei Paesi occidentali, la società non vede più le convivenze come un problema. Dalle risposte appare chiaramente che la realtà dei separati, divorziati e risposati è rilevante in Europa e nelle Americhe, ma molto meno in Africa e in Asia. L'aumento del numero dei conviventi rende paradossalmente il problema dei divorzi meno rilevante: si divorzia di meno perché ci si sposa di meno. Ciò non toglie che le risposte si concentrino per molti Paesi sui divorziati risposati o comunque in una nuova unione.
Molti vivono la loro situazione irregolare con noncuranza (come in Africa molti poligami) e ne diventano consapevoli quando nasce il desiderio dell'iniziazione cristiana per i figli. I battezzati consapevoli invece vivono la situazione con sofferenza, anzitutto per il fallimento del loro matrimonio, e in secondo luogo per l'esclusione dai sacramenti. Alcuni pensano, erroneamente, di essere irregolari semplicemente perché sono divorziati. Molti non capiscono l'atteggiamento della Chiesa, giudicata incapace di comprendere la loro situazione e di essere misericordiosa. Molte Conferenze episcopali richiamano la necessità che «la Chiesa si doti di strumenti pastorali mediante i quali aprire la possibilità di esercitare una più ampia misericordia, clemenza e indulgenza nei confronti delle nuove unioni» (n. 92).
Come è noto, non è difficile trovare sacerdoti condiscendenti che li ammettono ai sacramenti. Ma a tanti questo non basta, perché vorrebbero che la Chiesa li ammettesse pubblicamente. Molte risposte perciò segnalano la richiesta chiara di poter ricevere i sacramenti. Le numerose soluzioni proposte non possono essere qui esaminate, ma vanno dalla maggiore cura per le cause di nullità matrimoniale, semplificandone la procedura, all'adozione della prassi in vigore nelle Chiese ortodosse, al considerare il caso di non praticanti e non credenti che si sono sposati in chiesa, e che quindi probabilmente non hanno mai capito la profonda realtà del loro matrimonio religioso, caso a cui Benedetto XVI aveva fatto riferimento.
Vi è poi il problema delle unioni fra persone dello stesso sesso, che tutte le Conferenze episcopali negano possano essere assimilate al disegno di Dio sulla famiglia, ridefinendo in qualche modo il matrimonio, anche se le persone omosessuali devono essere accolte con delicatezza e rispetto. Ci sono contesti di Stati in cui l'omosessualità viene vietata e punita, altri in cui si è più tolleranti (almeno sinché non se ne fa manifestazione pubblica), e altri nei quali la legislazione civile riconosce le unioni civili o i matrimoni tra le persone omosessuali, ammettendo o meno anche la possibilità di adozione di bambini. «La grande sfida sarà lo sviluppo di una pastorale che riesca a mantenere il giusto equilibrio tra accoglienza misericordiosa delle persone ed accompagnamento graduale verso un'autentica maturità umana e cristiana» (n. 118). Se queste coppie chiedono il battesimo per i bambini, il piccolo deve essere accolto con la stessa cura e tenerezza che ricevono gli altri bambini, magari facendo conto, per la loro educazione cristiana, anche su altre persone presenti nel loro ambiente familiare.
Apertura alla vita e responsabilità educativa
Circa l'apertura alla vita e la responsabilità educativa, l'Instrumentum laboris rileva che «negli ultimi decenni sono state sollevate obiezioni radicali» (n. 121). Già Paolo VI era ben consapevole delle difficoltà che la pubblicazione dell'enciclica Humanae vitae avrebbe incontrato anche tra i cattolici. Ma l'enciclica, che pure ha avuto il merito di ribadire il nesso inscindibile tra l'amore coniugale e la trasmissione della vita, «nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva» se non da piccoli gruppi di cristiani impegnati. «Nella stragrande maggioranza delle risposte pervenute, si evidenzia come la valutazione morale dei differenti metodi di regolazione delle nascite venga oggi percepita dalla mentalità comune come un'ingerenza nella vita intima della coppia e una limitazione all'autonomia della coscienza» (n. 123). In particolare, i fedeli fanno fatica a distinguere tra metodi naturali di regolazione della fertilità e la contraccezione. Si comprende così perché i metodi «naturali» vengano ritenuti inefficaci e impraticabili. Viene invece chiaramente percepita la differenza tra metodi contraccettivi abortivi e non abortivi. I problemi connessi alla profilassi contro l'Aids/Hiv, gravi in alcune zone, non fanno che complicare la materia, e la posizione della Chiesa non viene affatto compresa. Tutto questo viene favorito dal clima di ampia secolarizzazione, e anche la riduzione della problematica alla casistica non giova alla promozione di una visione ampia dell'antropologia cristiana.
Mancando un'adeguata comprensione dell'insegnamento della Chiesa, si comprende perché «le coppie non ritengano peccato l'uso dei metodi anticoncezionali; di conseguenza si tende a non farne materia di confessione e ad accostarsi senza problemi all'Eucaristia» (n. 129), mentre l'aborto viene sempre ritenuto peccato molto grave e materia di confessione. Il testo si sofferma poi sui problemi della denatalità, da noi più volte descritti.
A conclusione dell'intero documento è posto un capitolo sul problema educativo affidato in primo luogo alla famiglia, che in questo compito deve essere sostenuta dalla Chiesa. Vi deve essere anzitutto, ancora una volta, la testimonianza di vita dei genitori, edificata da sempre con: cammino di santificazione della coppia; preghiera personale e familiare; ascolto della Parola e testimonianza della carità. Ma oggi è cambiato il rapporto tra le generazioni. Dopo i conflitti generazionali dei decenni Sessanta e Settanta, i genitori sono molto cauti nello spingere i figli alla pratica religiosa; preferiscono evitare conflitti e delegano il compito ad istituzioni religiose. Nei Paesi ex-socialisti le giovani generazioni sono pesantemente condizionate dall'educazione secolarizzata, quando non atea, ricevuta.
Nelle situazioni familiari difficili, che la Chiesa incontra ormai dovunque, occorrono accoglienza e accompagnamento ecclesiale per evitare ai bambini l'idea di una discriminazione dei loro genitori; «nella consapevolezza che "irregolari" sono le situazioni, non le persone» (n. 138). L'accrescersi di nuclei monoparentali, formati in genere da madri con figli minorenni a carico, in contesti di povertà, e il fenomeno dei «bambini di strada» esigono un'attenzione particolare. La principale richiesta che i genitori in situazioni difficili rivolgono alla Chiesa è quella dell'amministrazione dei sacramenti ai figli, specialmente battesimo e prima comunione, ma senza voler partecipare personalmente ai cammini previsti per i figli e per loro. Molti li richiedono solo per un costume tipico della società, da cui non vogliono vedere esclusi i propri figli. Quando esiste la possibilità di avvalersi dell'insegnamento della religione a scuola, anche statale, sono molti a sceglierla, anche tra i genitori in situazioni irregolari e, in Europa, fra i non cattolici e i non battezzati.
Le risposte in ogni caso evidenziano che l'azione pastorale non è spesso in grado di accompagnare i genitori nel compito educativo, specialmente nelle situazioni difficili. Ma le Chiese particolari sono ben consapevoli del fatto che «non sono i bambini o i ragazzi ad avere colpa delle scelte o del vissuto dei propri genitori» (n. 149), e non esiste per loro un cammino di preparazione alternativo a quello per i figli delle famiglie regolari. Il documento condanna il rigorismo pastorale che farebbe ricadere sui figli le colpe o la situazione irregolare dei genitori. Permane però il disagio di genitori che non possono accedere ai sacramenti mentre i loro bambini sono invitati a parteciparvi. Occorre in ogni caso una pastorale sensibile ai casi di situazioni irregolari.
Qualche riflessione
Scopo dell'Instrumentum laboris, così come è stato concepito, non è quello di proporre soluzioni od orientamenti specifici (anche se alle volte vi appaiono, come nel caso dei processi di nullità), ma quello di dare un resoconto possibilmente ordinato delle risposte ottenute durante l'inchiesta che ne è all'origine. Il Papa ha scelto, come argomento per il prossimo Sinodo, la famiglia e l'azione pastorale riguardo ad essa a causa dell'indubbia crisi dell'istituto familiare, ma anche per il «desiderio di famiglia» che è chiaramente rilevabile proprio nelle nuove generazioni: un vero segno dei tempi da cogliere come occasione pastorale.
Si può certamente dire che i molteplici problemi, alle volte difficili, sono chiaramente esposti nel testo, senza ambiguità pur nella varietà delle situazioni. Non si tratta di realtà nuove, ma, anziché frutto di inchieste laiche o sociologiche che vengono citate, esse sono qui esposte come espressione delle Chiese locali. Anche se scopo del Sinodo è trattare con soluzioni pastorali i problemi nuovi che i fedeli affrontano, viene ribadito che «la bellezza della vita familiare, mentre da una parte attinge alla vita trinitaria, come dalla propria sorgente, dall'altra si rispecchia nella esistenza umile e laboriosa della santa Famiglia di Nazaret» (card. Baldisseri). Emergono anche preziosi elementi sulla famiglia come soggetto attivo dell'evangelizzazione (card. Erdô). Quanto alle situazioni critiche, su cui il documento si sofferma a lungo, si può dire che esse sono caratterizzate dal rifiuto delle istituzioni. Tra i divorziati risposati, oltre a quanti esprimono la sofferenza causata del non poter ricevere i sacramenti, ci sono quelli che non chiedono nulla, perché sono indifferenti. Secondo la stampa, poi, sembra alle volte, in modo fuorviante, che il Sinodo sia stato convocato soltanto per essi e per concedere o meno ad essi la Comunione. Mentre il desiderio del Papa è che si riconsideri e si discuta tutta la problematica familiare e la relativa pastorale.
Il Papa intende dare al prossimo Sinodo un carattere eminentemente pastorale: «non è in discussione la dottrina della Chiesa, più volte ribadita anche negli ultimi anni dai vari interventi magisteriali. La riflessione richiesta è sulle applicazioni pastorali, sul modo di proporre la dottrina, di accompagnarne la recezione e la pratica, di mostrarne in maniera chiara le potenzialità umanizzanti» (mons. Forte). Quanto alle situazioni difficili o irregolari, più volte evocate anche dai Papi precedenti, occorre anzitutto mostrare che la Chiesa è chiamata a essere sempre la casa aperta del Padre, dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa (cfr Evangelii gaudium, n. 47). Quanto alle soluzioni che il Sinodo potrà adottare, è bene ricordare
che «la medicina della misericordia non è mai finalizzata a favorire i naufragi, ma sempre e solo a salvare la barca sul mare in tempesta e a dare ai naufraghi l'accoglienza, la cura e il sostegno necessari» (mons. Forte). Secondo il pensiero del Papa, l'immagine di Chiesa che risulta dal documento è quella di una madre impegnata a sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso, una Chiesa quindi «in uscita», secondo un'immagine cara a Papa Francesco.
Il Segretario generale card. Baldisseri dichiara che i temi non compresi nell'Instrumentum laboris saranno trattati nel successivo Sinodo del 2015. È probabile che tra questi ve ne siano anche alcuni più direttamente teologici, come il rapporto tra libertà del consenso e fede nel matrimonio e quelli del fondamento biblico del matrimonio stesso, da cui potrebbero scaturire nuove soluzioni pastorali ai problemi in parte inediti della famiglia nel nostro tempo.
(La Civiltà Cattolica, 165 (2014), n. 3939-3940, pp.274-284)
NOTE
1. SINODO DEI VESCOVI - III ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA, Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'Evangelizzazione - «Instrumentum laboris», Città del Vaticano, Lib. Ed. Vaticana, 2014. I numeri citati nel testo si riferiscono a questo documento.
2. Alla presentazione hanno preso parte il card. Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il card. Péter Erdô, arcivescovo di Esztergom-Budapest e Relatore Generale della III Assemblea Generale Straordinaria, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, Presidente delegato, mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti - Vasto, Segretario speciale, e i coniugi proff. Francesco Miano e Pina De Simone.
3. L. BALDISSERI, «Presentazione», ivi, 5.
4. Cfr G. SALVINI, «Il prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia», in Civ. Catt. 2013 IV 487-494, con il testo completo del questionario.

