Figure giovanili
e «riflessi sociali»
José Parra
«La nostra gioventù è decadente e indisciplinata. I figli non ascoltano più il consiglio degli anziani: la fine dei tempi sarà prossima se lasciamo che continuino le azioni inaudite delle nostre giovani generazioni» (iscrizione caldea di quattromila anni fa).
Dai 15 ai 29 anni
La gioventù è una lunga tappa della vita che ormai supera ampiamente i limiti tradizionali dell'adolescenza. Un lungo periodo di tempo durante il quale ai giovani viene affidato il compito indeterminato di prepararsi per la vita adulta, e il loro status viene definito in negativo: i giovani sono quelli che hanno perso i privilegi e i diritti del bambino e non hanno ancora acquisito quelli dell'adulto.
Una volta si consideravano giovani tutti quelli compresi tra i 15 e i 18 anni. Verso la metà del secolo erano quelli tra i 15 e i 20 anni. Un paio di decenni fa il limite superiore è stato ampliato fino ai 24 anni e attualmente, causa il prolungamento degli studi, le difficoltà nel rendersi autonomi e l'invecchiamento generale della popolazione, si considerano giovani tutti coloro compresi tra i 15 e i 29 anni. L'attuale generazione di giovani è la più numerosa che si sia mai avuta e che si avrà in un tempo prevedibile. Sono quelli nati tra la fine degli Anni 60 e gli Anni 70, il frutto di una crescita demografica accelerata che ha raggiunto il suo vertice nel 1966 e che si è mantenuta a quei livelli con relativa stabilità fino al 1976. Non hanno posti sufficienti all'università per poter studiare, né abbastanza posti di lavoro, né spazio dove vivere, né un posto nella società.
E' stato prolungato il tempo della scolarizzazione e ritardato il momento della indipendenza e dell'ingresso nella vita adulta, però si è anticipata l'età della sperimentazione e l'inizio per tutto, per cui ai giovani si richiedono spesso precoci capacità di scelta, responsabilità e decisione.
Figli dello sviluppo e del cambiamento culturale
Sono i figli dell'epoca dello sviluppo. Sono cresciuti in ambienti meno autoritari e più permissivi, in cui i genitori si sono preoccupati soprattutto affinché ai propri figli non mancasse niente di quello che era mancato loro. Hanno avuto maggiore potere economico e si mostrano oggi più integrati a livello familiare, più liberi, tolleranti, indipendenti e consumisti.
Si sono formati quando le istituzioni che sono alla base del processo di socializzazione (Famiglia, Quartiere, Chiesa, Scuola) andavano perdendo la loro capacità di influenza, per cui questi giovani sono il frutto di altre istanze più diffuse e persuasive che non conosciamo bene né riusciamo a definire. La televisione, il cinema, i cartoni animati, la pubblicità, i videogiochi e l'informatica hanno fornito loro dei modelli di identificazione e trasmesso il senso del bello, del buono, del giusto e del vero, su cui essi hanno costruito la propria visione del mondo e i propri comportamenti etici.
Il fatto che non siano stati iniziati alle cose della vita e ai misteri del mondo dai gruppi con i quali sono a contatto diretto e immediato (familiari, gruppi di coetanei, adulti vicini) come lo furono le generazioni precedenti, bensì attraverso influenze anonime e distanti, ha contribuito ad avvicinarli ad esperienze nuove e a forme sconosciute di intercomunicazione e socializzazione, che fanno sì che dal mondo degli adulti essi vengano giudicati facilmente come privi di senso di solidarietà, demotivati, apolitici, disimpegnati e disgregati.
Sono stati educati nella società dei diritti, più che in quella dei doveri, vale a dire sono stati formati per essere felici in una cultura basata sulla esaltazione della volontà autonoma della persona e dell'individuo, però adesso viene loro rimproverato il fatto di vivere per se stessi, di essere egocentrici ed individualisti.
I cambiamenti che hanno caratterizzato gli anni della loro crescita sembrano aver prodotto in loro una specie di terremoto che ha trasformato i loro stili di vita. Hanno adottato forme di comportamento, consumo, identificazione e divertimento inedite e hanno normalizzato delle maniere di vivere intermedie: vita in coppia, coabitazione familiare con indipendenza economica, mescolanze di studio e lavoro, adolescenze prolungate. Si sentono diversi rispetto agli adulti e hanno imposto i loro gusti e stili al resto della società attraverso la musica, le forme di vestire e di vivere. Una volta i giovani desideravano arrivare rapidamente ad essere adulti, oggi gli adulti si sforzano per sembrare giovani.
Differenti e somiglianti
E' ovvio che i giovani di oggi non costituiscono un gruppo omogeneo. Tra di loro esiste una pluriforme diversità di situazioni, esperienze e modi di essere. Dai 15 ai 29 anni si passa attraverso caratteristiche biologiche e problemi diversi, che vengono vissuti e coinvolgono ambiti referenziali e istituzionali differenti.
Si è soliti distinguere tra gli «adolescenti», che hanno smesso da poco di essere bambini e vivono ancora una fase di sorpresa, sperimentazione e interrogativi, però né fisiologicamente né legalmente come adulti; e i «giovani», che si sentono e sono adulti sia da un punto di vista biologico che legale, però sono ancora in una fase di preparazione e maturazione, non si sono assunti le principali responsabilità degli adulti e si trovano ancora sotto la dipendenza della famiglia.
E tuttavia, al di là di queste differenze, si somigliano tutti perché stanno attraversando un periodo simile, indeterminato e instabile. Le caratteristiche dell'età, l'instabilità, la dipendenza e l'impegno a prepararsi, conferiscono loro una certa somiglianza negli atteggiamenti e nel tipo di sensibilità.
Essi formano una «generazione» o gruppo di individui che, essendo nati nello stesso periodo, hanno trascorso insieme determinati stadi della loro esistenza, sono cresciuti e hanno socializzato in certe condizioni particolari, la qual cosa conferisce loro un'«aria di famiglia», una similitudine nelle forme di sensibilità, negli atteggiamenti e negli stili generazionali. Sono la gioventù del tempo presente.
I concetti di «gioventù» e «condizione giovanile», sono categorie sociali che risultano oggi troppo appiattite per riuscire a riflettere la multiforme diversità che rappresentano. E' per questa ragione che si preferisce parlare di «giovani», curiosamente quasi sempre attraverso immagini complesse: continente, mondo, pianeta, costellazione, o galassia giovanile.
NATURA O CULTURA?
Essere giovane significa stare attraversando due processi ben intrecciati e i cui limiti risultano difficili da delineare, quello psicosomatico e quello socioculturale. Il primo fa riferimento alla crescita, allo sviluppo, alla formazione della identità e alla maturità; il secondo all'emancipazione, alla preparazione per la vita adulta e all'inserimento nella società. Il primo rappresenta una realtà naturale, costituita da caratteristiche biologiche e mentali differenziate; il secondo riflette una realtà culturale, una costruzione sociale che fa riferimento all'insieme di atteggiamenti, valori e comportamenti che caratterizza questo gruppo in relazione a luogo, status e funzioni sociali che gli vengono attribuite in ogni società.
Il processo naturale e quello culturale si sviluppano in ogni giovane con un equilibrio instabile, fino a raggiungere una certa armonia necessaria per la costruzione di una personalità
equilibrata e di una maturità complessiva della persona. Guardare i giovani attraverso un modello di gioventù prefabbricato, quando per loro ancora non esiste un modello, bensì lo stanno costruendo, o anche guardarli privilegiando uno o l'altro dei fattori biologici o culturali, significa rischiare di avere visioni parziali, sfocate o chiaramente sbagliate e distorte.
E' opportuno pertanto soffermarsi tanto sulla condizione evolutiva, che segna il loro sviluppo, quanto sulle figure di giovani che oggi sembrano configurare la mappa culturale della gioventù attuale.
Processo psicobiologico: la condizione evolutiva
Avvicinarsi al mondo giovanile, cercare di comprenderne le esperienze e difficoltà, richiede di situare tutto ciò, al di là della superficiale vistosità dei suoi comportamenti, nella condizione evolutiva che porta con sé questa fase di transizione e cambiamento. La paura della pubertà è già passata, e con essa la conseguente reazione tormentata e carica di mutazioni impreviste e rapide, tuttavia ci si trova ancora in mezzo ad una serie di trasformazioni molteplici del proprio essere, a volte disarmoniche, attraverso le quali si deve rielaborare e costruire la propria immagine.
La maggioranza dei cambiamenti di questa condizione evolutiva avranno particolare intensità nell'adolescenza e nella prima gioventù, gli anni più critici dello sviluppo complesso e contraddittorio di ogni giovane. Però tutta la gioventù è essenzialmente un periodo di sviluppo e di adattamento, la qual cosa comporta una condizione permanente di instabilità e disequilibrio, insicurezza e vulnerabilità. Questo spiega i comportamenti e le reazioni più paradossali, una strana mescolanza di conformismo e ribellione, di sottomissione e indipendenza, di spontaneità e introversione.
Alcuni degli elementi più noti di questo processo di trasformazione fanno riferimento ai cambiamenti somatici e psichici, alla costruzione della identità, alla socializzazione e alla emancipazione.
Il cambiamento fisico e mentale
La condizione evolutiva si manifesta prima di tutto con l'abbandono del corpo e del ruolo dell'infanzia, attraverso una serie di trasformazioni, non sempre prodotte in modo armonico, e sorprendenti anche perché non se ne conosce il termine.
- Lo sviluppo fisiologico o insieme di trasformazioni fisiche, a volte disequilibrate, attraverso le quali si formerà un corpo preparato a svolgere le funzioni dell'età adulta.
- Lo sviluppo psichico, emotivo e relazionale, che porterà i giovani a sperimentare situazioni, esperienze, sentimenti ed emozioni assolutamente sconosciuti e sorprendenti, che determineranno una ristrutturazione del contenuto e della forma del loro mondo relazionale.
- Lo sviluppo intellettuale, un cambiamento nella struttura e forma del ragionamento che li rende capaci di altre conoscenze, avviandoli ad una nuova maniera di guardare e comprendere la realtà che li circonda.
La costruzione di una nuova identità
All'abbandono del corpo dell'infanzia si unisce la perdita dell'identità e dello status relativo. E' la fase dell'autoesplorazione e delle domande, dei nuovi interrogativi e della ricerca di senso per definire la propria identità personale: che cosa, chi e come si desidera essere.
E' il tempo delle lotte per ottenere la prima autonomia personale, per essere riconosciuto come adulto, dei conflitti per infrangere limitazioni, norme e proibizioni. Il giovane ha bisogno di modelli ed eroi, poiché deve configurare la propria identità attraverso identificazioni e rifiuti, assimilazioni e differenziazioni.
La costruzione della propria immagine, l'interiorizzazione e manifestazione di una nuova identità in cui unificare il concetto di se stesso, diventa ora il compito centrale della propria esistenza, occupa tutto il suo tempo e lo fa sembrare egocentrico.
La socializzazione: dai comportamenti di gruppo alla coppia
E' tempo che la socializzazione abbracci orizzonti più ampi di quelli della cerchia domestica e familiare. Si deve uscire fuori dalla famiglia per arrivare ad essere se stessi, per questa ragione la vita del gruppo e nel gruppo acquista tutta la sua importanza. Il giovane preferisce la compagnia degli amici e del gruppo di simili, dove coloro i quali condividono con lui identici cambiamenti, preoccupazioni e instabilità, gli servono di riferimento e gli rimandano una sensazione di normalità. Soltanto con loro si sente compreso e appoggiato.
Il gruppo è il suo punto di riferimento e la sua scuola. Nel gruppo costruisce l'identità, entra in relazione e socializza. Là incontra spazi e forme di partecipazione e riconoscimento, apprende ruoli e comportamenti sociali, e trova riconoscimento e attribuzione di autonomia. Durante questi anni il suo comportamento può arrivare ad essere molto diverso in casa e fuori di casa.
Soltanto a mano a mano che acquista sicurezza in se stesso e comincia a dare forma alla propria identità diventerà capace e avrà bisogno di maggiore indipendenza che, in genere, cercherà con l'innamoramento e la formazione di una coppia, iniziando in tal modo un graduale allontanamento dal gruppo.
L'emancipazione e l'indipendenza
Corrisponde ad una tappa successiva della propria giovinezza. Si determina emancipandosi dalla dipendenza e dai legami che univano il giovane alla famiglia e al gruppo. Egli sa ormai di essere in possesso di una identità pienamente autonoma e si sente preparato per l'indipendenza relazionale, affettiva e materiale dalla sua famiglia. Cerca gli strumenti per raggiungere la propria autosufficienza. Sta entrando nella fase adulta e facendo propri i valori socialmente assegnati agli adulti.
Processo culturale: figure generazionali dei giovani
Di fronte alle condizioni naturali ce ne sono altre di tipo più culturale, vale a dire le definizioni sociali dell'essere giovane, le rappresentazioni fatte per selezione di caratteristiche e tratti e con le quali ogni società rappresenta i diversi modi di essere giovane della generazione della sua epoca. E' la «costruzione sociale» dell'identità giovanile, i modelli con cui si contestualizza e spiega il significato degli stili di vita che connotano in modo impreciso la generazione dei giovani.
La generazione dei giovani del nostro tempo è stata definita in tante maniere e con tanti parametri che non sembra opportuno presentarne una descrizione esaustiva. Può risultare più pertinente il ricordare come riferimento alcuni modelli generazionali della gioventù attuale. Ognuno di essi sopravvaluta e mette in risalto uno o l'altro dei comportamenti e dei valori con lo scopo di riflettere qualche aspetto di questa realtà complessa e poliedrica.
Nessun giovane si riconosce in un'unica descrizione generazionale, però tutti quanti si ritrovano nell'uno o nell'altro aspetto di ogni descrizione. La brevità di questo riferimento giustificherà l'esagerazione e imprecisione nella loro descrizione.
Generazione del «qui-adesso»: immediatezza temporale e scetticismo
E' la definizione dei giovani che considera come parametro più rilevante del loro modo di essere nella società attuale il senso di immediatezza e la amnesia storica. Il passato è visto come l'insieme delle esperienze degli altri e per questa ragione senza significato né utilità; e il futuro è una realtà lontana dalle loro preoccupazioni per cui non vale la pena fare nessuna
rinuncia nel presente. Il presente fugace diventa l'unica dimensione del tempo e quella dove si esauriscono tutti i loro desideri. Privi del realismo che porta con sé il passato e senza l'idealismo e l'utopia del futuro, essi mostrano essenzialmente di non avere una causa per la quale lottare, soltanto una vita da vivere.
Praticano un pragmatismo esistenziale inteso come tendenza alla provvisorietà. Sono vite e progetti disposti a rimanere aperti. Sono interessati soltanto alle esperienze significative per il «qui-adesso» mutevole e instabile.
L'atteggiamento di vita assume un tono di apparente scetticismo, comunemente conosciuto come menefreghismo. Tutto è relativo e l'unica logica è quella della legge del "più o meno". Ai giovani non importano i sistemi globali né le normative di riferimento, quanto piuttosto una ricomposizione parziale ed eterogenea selezionata "à la carte". Manifestano scarsa adesione alle istituzioni, o le apprezzano nel loro valore strumentale e utilitaristico. Affascinati di più dagli interessi tangibili e gratificanti che dagli entusiasmi e dalle cause collettive, sopravvivono coltivando la soggettività privata e la qualità nelle relazioni interpersonali più significative.
Generazione digitale: l'esperienza sensoriale
Sono i figli della generazione informatica e telamatica. Consumatori bulimici di audiovisivi, televisione e cinema, videogiochi e computer, immagini e pubblicità. E' fondamentalmente la televisione che ha sottomesso la loro visione etica ed estetica del mondo, riuscendo ad imporre loro gli argomenti emozionali come superiori agli argomenti razionali.
Privilegiano l'esperienza sensoriale, e la loro cultura e i loro comportamenti sono orientati dalle sensazioni e dall'emotività. Non hanno importanza il dovere e l'impegno, le chiavi per costruire la loro identità diventano le esperienze e le sensazioni. Senza stimoli sensoriali sono come giocattoli senza batterie. Il sentimento di uno spazio, criterio o relazione si trova nel feeling che produce.
La musica e il movimento, l'importanza del corpo e la sublime mescolanza di generi che praticano nel vestirsi e nel pettinarsi, l'esteriorità e gli stili di vita, sono gli ingredienti attivi della loro esperienza di vita e i mediatori della loro esperienza sociale.
Generazione «post»
- Postmoderni
Sembrano il prototipo di quello che è stato conosciuto come cultura postmoderna. Vivono i valori e le credenze light come alternativa al discredito dei grandi sistemi e alla sfiducia nella razionalità strumentale del progresso. Con la "fine della storia" hanno adottato l'individualismo edonista e così apprezzano la rivalutazione del corpo, il ritorno di una religiosità soffusa e l'ammirazione per ciò che è sconosciuto e per le scienze occulte.
- Postmaterialisti
Di fronte alla cultura materialista della generazione precedente, orientata a soddisfare le necessità di sicurezza fisiologica ed economica, i giovani di oggi tendono verso i valori postmaterialisti, la realizzazione personale, il dialogo, la comunicazione e l'espressività. Prima si orientavano secondo ideali, mete ed obiettivi, adesso si cerca di fare cose che abbiano senso e si sopravvaluta prima di tutto il sentimento e l'empatia.
- Postmoralisti
Tutta la regolamentazione istituzionale viene adesso percepita come restrizione intollerabile alla realizzazione personale. Le norme tradizionali e il loro concretizzarsi in impegni, obblighi e virtù sacralizzati hanno ceduto il posto alla felicità e ai diritti individuali. Si adotta una nuova forma di regolamentazione, una morale indolore, senza obbligo né sanzione. Il benessere si
sostituisce al bene e la felicità all'ordine morale. Tutto ciò che piace è buono. La morale bussola diventa morale radar, dato che, di fronte all'assenza del nord e di qualunque imperativo, il criterio primo sarà il sentimento e la reazione degli altri.
Generazione consumista
Possedere e consumare è come un diritto innato, interiorizzato fin dall'infanzia senza relazione con nessuna condizione precedente. Tutto ciò che si sperimenta come necessità o desiderio può essere ottenuto. Il "consumo, quindi esisto" sembra essere il loro slogan, mentre le griffe e i modelli, le moto e le automobili, il vivere la moda, l'essere alla moda, costituiscono il loro orizzonte culturale.
Il discorso pubblicitario onnipresente nelle nostre società sembra averli persuasi del fatto che qualunque carenza di identità o qualità della vita possa essere soddisfatta mediante il consumo. Nasce da qui il loro orientarsi in maniera compulsiva verso il consumo, nel quale trovano la capacità di soddisfare tutti i propri desideri di libertà, affetto e sicurezza.
Generazione «del sabato sera»: il mito della «vita spericolata»
E' il modello giovanile che li definisce come adoratori della vita spericolata e del fine settimana. Esso considera come tratto distintivo dei giovani di oggi la moda di impegnarsi periodicamente e freneticamente per ottenere il divertimento attraverso un misto combinato di musica e notte, alcol, ecstasy e altri stimolanti. Vivere la notte e sfruttare le uscite del fine settimana sembra, secondo questo modello molto amato dai mezzi di comunicazione, quando non costruito da loro stessi, come l'unico obiettivo vitale dei giovani o la loro valvola di fuga.
La cultura della notte e l'uso di droghe, la musica giovane, e gli stimolanti; o anche i loro gusti selvaggi per forme di vestire retro e stravaganti, capaci di favorire la socializzazione, la disinibizione e l'autoesspressività libera, così come la distribuzione di questi giovani nelle più strane tribù urbane, sono alcuni dei parametri che configurano questo modello giovanile.
Generazione "ecologica": le nuove forme di solidarietà
Il paradigma dell'ecologismo può essere utile per rappresentare la concretizzazione delle nuove forme di sensibilità e di solidarietà «post». Il disamore verso le istituzioni e le cause collettive strutturate sembra essere sostituito dalla simpatia verso alcuni dei "nuovi movimenti sociali" (ecologismo, pacifismo, femminismo, antinucleari, volontari...).
Attraverso i loro nuovi modi di impegnarsi essi materializzano nuove forme di relazione: di fronte alla natura, una relazione sostenuta dall'armonia e dalla difesa della natura stessa; di fronte alla società, una relazione di predominio empatico, comunicazione e solidarietà interpersonale; di fronte a loro stessi, la valorizzazione dell'essere, sentirsi ed esprimersi secondo la propria soggettività e spontaneità.
Dedicarsi al volontariato, collaborare con le cause del terzo mondo, impegnarsi in diverse forme di solidarietà di breve durata, tutto ciò soddisfa la realizzazione dei nuovi valori e sensibilità giovanili, anche se si concretizza spesso attraverso forme di generosità e altruismo temporanei e indolori che non impegnano molto.
PREVALENZA DEL SOCIALE SUL NATURALE
La generazione giovane ha dimostrato di sentirsi diversA dagli adulti, rompendo con i valori e i comportamenti tradizionalmente controllati per mezzo di leggi e costumi, siano essi riferiti alla sessualità, alla famiglia, alla renitenza alla leva o ai comportamenti della vita quotidiana.
In tal modo si sono imposti come una nuova "classe sociale" o fenomeno sociologico originale, rispetto al quale a volte la caricatura di atteggiamenti minoritari, i comportamenti limite, o semplicemente un'immagine parziale hanno assunto il ruolo di categoria per l'analisi e l'interpretazione.
L'elaborazione di modelli generazionali o la rappresentazione del mondo giovanile sono stati caratterizzati dalla prevalenza di elementi che si fondano sulla condizione sociale e culturale dei giovani, rispetto a quelli che si riferiscono alla loro condizione naturale, che sono risultati sottovalutati o inesistenti.
In questo modo l'instabilità, il gusto del provvisorio e i continui cambiamenti nelle loro forme di vita, o la pluralità di modi e linguaggi, sono interpretati partendo dalla relazione diretta con le condizioni culturali dei nostri giorni, mentre viene taciuta l'incidenza del fattore biologico o della loro specifica condizione evolutiva e in mutamento.
E la preferenza per la immediatezza e il presente, la soggettività, l'egocentrismo e l'apprezzamento dell'esperienza emozionale e della sensazione vengono valutati come la sindrome di cambiamenti macrosociali e intergenerazionali, senza riferimento al momento della costruzione della identità e della conquista dell'indipendenza che i giovani vivono.
La sovrapposizione e moltiplicazione di modelli osservati e interpretati dalla cultura dominante riguardo la personalità e la posizione sociale destinata ai giovani finisce in tal modo per far dimenticare la base psicologica sulla quale la maggior parte dei suoi modelli poggia e con la quale acquista pieno significato.
Questo risalto del fattore culturale sul naturale, in quasi tutte le rappresentazioni attuali dei giovani, può essere dovuto allo stesso prolungamento dell'età giovanile fino ad arrivare alla trentina, ignorando la ripercussione psicologica che può provocare la mancanza di indipendenza e di emancipazione piena, o anche il fatto che viviamo in una cultura dei diritti che progressivamente si sono centrati sui minori, a cui vengono riconosciuti anche i diritti più elementari, che godono di cittadinanza piena e con i quali ogni relazione si regge sulla logica del dialogo e della negoziazione, adultizzando in questo modo la loro percezione.
Questa supremazia del culturale si deve senza dubbio anche al fatto che ogni generazione costruisce il proprio modello giovanile con cui analizzare e giudicare la generazione seguente. Un modello formato socialmente e nel quale, per effetto della amnesia emozionale caratteristica degli adulti, a causa della quale essi possono ricordare gli avvenimenti di gioventù ma non l'intensità emozionale che li accompagnò, si tende a privilegiare modelli culturali e sottovalutare le condizioni somatiche e psichiche in cui essi si situano.
Dal «riflesso» alla «riflessività»
L'immagine sociale dei giovani, che si costruisce condensando i modelli generazionali più diversi, è stata interpretata con la tesi del riflesso sociale, secondo cui essi sono il prodotto diretto della società attuale. Così i modelli giovanili sono stati visti come un chiaro riflesso dei valori e della cultura del mondo di oggi, il prodotto delle contraddizioni e lo sgretolamento morale della società in cui vivono, che i giovani manifestano a volte in maniera spontanea e semplice, o anche adattandola leggermente alle circostanze e condizioni. Sono, si è detto, come la maggior parte dei loro genitori avrebbe desiderato essere, i figli del successo del modello attuale.
Non si può negare a questa tesi del riflesso una certa dose di verità poiché i giovani non potrebbero non essere il prodotto e lo specchio della società in cui vivono; però bisognerebbe integrarla con la tesi della riflessività, un concetto accolto recentemente dai teorici dell'analisi sociale per scoprire la storicità o capacità umana di produzione e modificazione del mondo sociale nelle nostre società.
La riflessività non è un modo cosciente di riflettere la società, bensì l'utilizzazione non intenzionale da parte delle persone e dei gruppi sociali delle informazioni che essi costantemente ricevono riguardo se stessi, la propria vita e il proprio mondo. E' un effetto collaterale e latente nella società della informazione che scatena reazioni e processi che incidono nella strutturazione del futuro, e ciò significa che bisogna prevedere o anticipare e sperimentare possibili conflitti e difficoltà che possono caratterizzare il futuro.
In una società insicura e individualizzata come quella attuale, incapace di garantire un ordine simbolico strutturato e strutturante per l'orientamento di decisioni e scelte, la costruzione sociale dei modelli generazionali giovanili, le presupposizioni generali più o meno sofisticate del mondo giovanile, hanno l'effetto non desiderato di modelli di riferimento e identificazione. Le affermazioni del tipo "noi giovani siamo così" o "tutti lo fanno" si trasforma in un argomento di orientamento comportamentale valido tanto quanto il vecchio detto ipse dixit per dare coerenza e validità al mondo in cui vivono.
I modelli giovanili possono diventare anche forme di sperimentazione nelle quali si osservano anticipatamente i rischi e le minacce di una deviazione eccessiva dalla norma tradizionale, che provocherebbe un "non siamo così" e i conseguenti atteggiamenti di allontanamento da cui potrebbe derivare il rinforzamento di altri valori o comportamenti differenzianti che altrimenti non si sarebbero manifestati.
Recuperare la condizione evolutiva
La prevalenza dell'aspetto culturale su quello naturale nella rappresentazione di questi modelli generazionali sembra avere contribuito a far sì che i genitori e gli educatori si siano sentiti spiazzati di fronte agli adolescenti e ai giovani attuali, tanto da manifestare con frequenza il proprio sconcerto e la propria confusione, quando non addirittura il senso di colpa per non essere riusciti nel compito educativo.
Il riferimento iniziale alla iscrizione sulla tavoletta caldea di 4000 anni fa, che mostra con quale inveterata reazione ogni generazione ha considerato la seguente, può aiutare a guardare con calma e a relativizzare la maggioranza delle caratteristiche dei giovani di oggi.
Sembra opportuno sdrammatizzare visioni e situazioni dei giovani, che portano soltanto a lamentarsi, e recuperare il fattore naturale, la loro condizione evolutiva e transitoria, affinché la spettacolarità di alcune delle loro reazioni, comportamenti e trasgressioni venga adeguatamente riportata alla loro condizione naturale di insicurezza, ambivalenza, necessità di autonomia e ricerca di identità.















































