Le gang giovanili in Italia
Report Ottobre 2022

Come conseguenza dei recenti casi di cronaca riguardanti gruppi di giovani o giovanissimi dediti ad attività criminali o devianti nasce questo Research in Brief, “Le gang giovanili in Italia”, sviluppato dalla collaborazione tra Transcrime, il centro di ricerca interuniversitario Università Cattolica del Sacro Cuore, con il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.
Lo studio vuole superare il vuoto di conoscenza sul tema delle gang giovanili in Italia rappresentando un primo tentativo di fornire una classificazione e una mappatura della loro presenza nel nostro paese.
Il fenomeno dei reati di gruppo è da tempo all’attenzione della Giustizia Minorile e di Comunità. Gli agiti definiti in genere ‘devianti’ hanno assunto forme e modalità espressive anche molto differenti nel corso del tempo, ponendo sempre nuovi interrogativi e spunti di riflessione sia rispetto alle cause e sia, in contesti più operativi, rispetto alle risposte ed interventi socio-educativi da porre in atto.
In primo luogo, appare molto importante fare una riflessione sulla terminologia con cui si definiscono i gruppi giovanili che commettono reati: si ritiene infatti che, ad oggi, sia più adeguato parlare di ‘disagio giovanile’, anche relativamente ai reati di gruppo – fatta eccezione per le bande di criminalità organizzata, che rappresentano però un segmento specifico e ben definito del settore – piuttosto che di ‘devianza’ in senso stretto.
La tipologia prevalente dei gruppi di minori che agiscono atti violenti o illegali si caratterizza principalmente per una scarsa strutturazione interna, per un numero esiguo di componenti e per la connotazione di ‘fluidità’ del gruppo stesso. Non di rado, l’azione deviante è frutto di un agito immediato senza alcuna pregressa organizzazione o definizione. È noto infatti il ruolo svolto dal gruppo in adolescenza per la costruzione dell’identità e nel processo di emancipazione rispetto al mondo adulto: oggi si assiste a numerosi atti/reati commessi da gruppi di adolescenti, appartenenti a classi sociali diverse, spesso non organizzati ed aggregati da contingenze occasionali, nei quali si evidenzia maggiormente il disagio sociale, piuttosto che una chiara volontà criminogena, e dove la commissione di reati si lega soprattutto al fatto che “la maggior parte delle azioni compiute dagli adolescenti sono compiute insieme con altri” (Emler e Reicher, 2000).
Dunque le azioni illegali, con le più disparate modalità e di differente entità, attribuite alle cosiddette gang giovanili, così come le caratteristiche di chi le commette, presentano una notevole varietà di comportamenti che talvolta vengono associati per analogia e raggruppati nella definizione unica di ‘gang’ ma che possono, in realtà, identificare fenomenologie estremamente diverse fra loro. In tal senso appare apprezzabile e doverosa la distinzione operata, nella ricerca, rispetto alle definizioni dei ‘gruppi’ che violano la legge.
Dal punto di vista numerico, in realtà, le statistiche del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità non rilevano, nelle serie storiche degli ultimi anni, consistenti differenze relative al numero dei reati commessi, né aumenti rispetto ai flussi di utenza dei ragazzi entrati negli IPM o presi in carico dagli USSM (fatta eccezione per il periodo della pandemia da Covid-19). Appaiono in realtà in crescita i reati commessi in gruppo.
Ciò che ha segnato una differenza ed un’evoluzione nell’ultimo decennio, rispetto ai reati commessi dagli adolescenti – sia da soli e sia in gruppo – è, piuttosto, il carattere di crescente efferatezza, violenza ‘gratuita’ ed apparente ‘insensatezza’ di alcune condotte, riconducibili spesso a uno/due ragazzi o a gruppi agglomerati in maniera fortuita e contingente. Tante le possibili letture psico-sociali di queste evoluzioni – che presentano caratteri talvolta definiti come ‘estremi’, ‘radicali’, legati ad ‘analfabetismo delle emozioni’ – volte a motivare tali cambiamenti: gli esperti e i professionisti del settore propongono molteplici interpretazioni basate sull’esperienza e sugli studi interdisciplinari.
Di fronte a tali fenomeni è necessario interrogarsi sulle nuove fragilità e sui nuovi linguaggi, con la consapevolezza che le risposte saranno tanto più efficaci quanto più ampio sarà il numero degli interlocutori coinvolti nello studio e nella comprensione dei sempre nuovi disagi giovanili.
Vedi il Report, Università Cattolica/Ministero dell’Interno, “Le gang giovanili in Italia, 2022“:
https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2022/10/Le-gang-giovanili-in-Italia.pdf















































