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    L’elogio della

    nuova generazione

    Considerazioni semiserie di uno
    che non sopporta molto i giovani d’oggi

    Mario Operti *

    1. Quando si leggono inchieste relative alla condizione giovanile si è sempre tentati di collocarsi subito nella veste di interpreti responsabili della situazione e non mancano i casi in cui si è tentati di fare confronti con la nostra esperienza e con i tempi passati.
    È un’esperienza comune -ed è forse un po’ banale ricordarla-quella di denigrare le nuove generazioni, pensando che abbiano perso i valori che hanno caratterizzato la precedente, in un processo di continuo e inarrestabile degrado, iniziato in un non ben definito tempo ideale nel quale la giovinezza era l’età d’oro dei buoni sentimenti, del lavoro conquistato con fatica, dei valori condivisi e testimoniati con coraggio, della fede vissuta con coerenza e decisione.
    Ma tutti sappiamo che questa è una finzione, e al di là delle interpretazioni degli esperti, sta un fatto innegabile e in parte inquietante: i giovani sono il domani della nostra vita, sono il futuro che noi sogniamo e al quale non prenderemo più parte, sono la riprova delle nostre debolezze e delle nostre incapacità educative e al contempo sono la novità dell’uomo, irriducibile ai nostri schemi e alle varie teorie pedagogiche e sociologiche.

    2. Altri, peccando di imperdonabile giovanilismo, si dilettano a correre dietro alle mode delle nuove generazioni, scimmiottando i loro modi di fare, di vestire e di parlare, nell’illusione di accorciare le distanze e magari di ritardare al massimo il treno della vita. Capita a tutti di incontrare adulti, dall’età non proprio decifrabile, con i capelli legati a coda di cavallo, l’orecchino al lobo o al naso e magari i pantaloni strappati ad arte, che si dimenano come se gli anni non fossero passati anche per loro, suscitando, nei più, sentimenti di commiserazione e di pietà.

    3. Preferisco essere tra quanti dichiarano apertamente di far fatica a capire i giovani d’oggi, di non riuscire ad entrare nei loro discorsi e nei loro interessi, di sentirsi tagliati fuori dal loro modo di pensare alla vita e al futuro, di non avere grandi cose da dire loro senza rischiare la predica o la retorica.
    Confesso di non sentirmi all’altezza delle strategie educative, né delle risposte da dare loro, tanto meno delle proposte alternative che bisognerebbe essere in grado di fornire loro.
    Una cosa però mi sento di fare ed è sincera, perché mi pare dica la bellezza e la responsabilità del nostro tempo, mi sento, infatti, di scrivere l’elogio della nuova generazione.

    4. Sembra strano parlare di elogio, quando dappertutto si sentono soltanto tuonare i profeti di disgrazie e di apocalissi senza tregua, quando i cultori delle scienze del futuro dipingono scenari sempre più cupi e foschi per l’umanità intera, quando gli educatori sono sempre più preoccupati di quanto sta avvenendo nell’universo giovanile, povero di valori e di ideali, appiattito sul presente e soffocato dalle cose.
    Ebbene sì, guardando ai giovani di oggi, come curioso spettatore di scene che non sempre capisce, ma che gli interessano, mi pare proprio di poter fare l’elogio di questa nuova generazione, di quanto sta vivendo e di quanto spera di realizzare.

    5. Non voglio essere dissacratore dei principi dell’educazione, né tanto meno irridere il delicato compito di quanti hanno a cuore la formazione dei giovani di oggi. Chi ha simpatia verso i giovani, ha la speranza nel cuore e quindi è sempre ammirevole l’impegno di coloro che si rapportano a loro con il desiderio di farsi compagni di viaggio, di capirli, di essere un punto di riferimento e di coraggio.
    Ma a chi, come me, non è più dato questo impegno, né più si sente all’altezza della situazione, non resta che il rimpianto della propria giovinezza e perché no il desiderio di cogliere il nuovo che sta emergendo.

    6. Elogio della nuova generazione, dunque; ma non perché i giovani di oggi abbiano guadagnato dei meriti particolari o, rispetto a quelli che li hanno preceduti, abbiano fatto qualcosa di speciale, ma perché si trovano a vivere una stagione e un’esperienza che, più di quelle di prima, sono ricche di opportunità e di nuove prospettive.
    La libertà, prima di tutto. La nuova generazione è più libera di prima. Libera dalle ideologie e dagli schemi culturali precostituiti, insofferente a tutte le classificazioni concettuali possibili, libera dai pregiudizi moralistici e religiosi, indifferente alle grandi campagne idealistiche inconcludenti e ingannatrici... e con tanta voglia di divertirsi, di essere se stessi e basta. Si dirà che è un elogio blasfemo all’egoismo. Lungi da me questa tentazione o questo intento. No!
    È semplicemente l’elogio alla libertà che hanno conquistato in barba a tutte le dichiarazioni teoriche e rivoluzionarie delle generazioni precedenti, che hanno confessato e creduto una libertà che non è approdata a niente, che talora ha lasciato sul campo dei morti e dei relitti. Quella di oggi è semplicemente la libertà dalle ideologie di ogni tipo, dai moralismi di destra e di sinistra, dalle retoriche di palazzo e di barricata, dai discorsi femministi ed ecologisti. È la libertà di chi pretende di essere sé stesso, magari meno bello e con meno aureole di santità e di martirio, ma certamente più vero e autentico.
    Elogio alla loro libertà da tutto quanto rende le persone meno vere, anche in nome di false teorie farisaiche sulla legge e sulla buona condotta e sul retto comportamento.
    Liberi da... è un grande progetto, una grande realizzazione!
    Un interrogativo, una nostalgia, però, mi tormenta e la voglio esprimere come contributo da parte di chi, forse ha perseguito la stessa libertà battendo altre strade che si sono rivelate meno vere. La libertà per essere piena, per realizzarsi va spesa per qualcosa, è una moneta che se non si spende per qualcuno o per qualcosa deperisce e si svaluta subito e soprattutto non appaga. Elogio alla vostra libertà, a patto che la spendiate presto e bene!

    7. Elogio di questa generazione anche per i suoi sentimenti e i suoi affetti. Finalmente non si ha più paura ad esprimere quello che si sente e il desiderio non è più visto come debolezza e incapacità. Sono tornati ad essere uomini e donne che piangono, ridono, sono felici e tristi senza vergognarsi.
    Quando tutto era politica e società, oppure quando ad ogni piccolo malessere psicologico si correva dallo psicanalista, si era cessato di essere uomini e donne del nostro tempo, protesi verso un’immagine di sé e di società irrealizzabili e inesistenti.
    Ora quello che conta è l’amicizia e l’amore; la famiglia e gli amici sono diventati le realtà che contano e non c’è più posto per vuote astrazioni e per affetti impossibili. Ora i sentimenti sono in carne ed ossa, hanno un volto preciso e contano più del pane. Elogio dei sentimenti e degli affetti, elogio del cuore e dell’amicizia.
    Certo i sentimenti sono una risorsa enorme per l’uomo, sono una ricchezza inesplorata, dicono la nostra tensione ad andare al di là, oltre di noi, esprimono la tensione all’infinito, al totalmente altro, alla proiezione di noi oltre noi stessi, sono una forza che va al di là della ragione e del calcolo, perché sanno colmare il vuoto della vita e degli interessi materiali. Elogio, dunque, dei sentimenti riscoperti da questa generazione: hanno in mano la possibilità di percorrere strade inedite e inesplorate se troveranno chi sa indicare loro il senso pieno dell’affetto e dell’amore nell’uscire da sé, nel farsi dono, nella gratuità.

    8. Elogio anche per le loro incertezze e le loro indecisioni. E chi non sarebbe così di fronte alle prospettive che incombono e alle difficoltà che si affacciano all’orizzonte! Forse una generazione più rigida e dalle idee più chiare sarebbe capace di vivere meglio e di reagire con più determinazione alle situazioni? No di certo. E allora ben vengano le loro indecisioni, le loro insicurezze, le decisioni procrastinate nel tempo, le identità deboli, le appartenenze relative...
    Provate voi a vivere, quando tutti dicono che nella vita cambierete lavoro almeno sette volte, quando vi accorgete che le generazioni che vi hanno preceduto non sono costanti e fedeli nelle decisioni e negli affetti, quando vi accorgete che i vostri padri dalle grandi convinzioni hanno fatto più danni che realizzazioni... Elogio alle loro insicurezze, segno di una generazione che non compera a scatola chiusa, che vuole capire, vuole vedere, vuole provare; generazione che va adagio e cerca di semplificare al massimo la vita complicata che gli sta di fronte.
    Elogio, quindi, alla loro flessibilità, augurando loro di trovare qualcuno che li aiuti a socializzare le incertezze, a costruire fraternità, a solidarizzare nei problemi, perché non è rifugiandosi nella tana che si riesce a solcare il mondo, ma accettando le proprie debolezze e i propri limiti e quelli degli altri si può sperare di andare oltre e superarli.

    9. Elogio della nuova generazione anche perché sono più generosi e genuini dei giovani di un tempo. Fanno le cose senza tanto chiasso, credono nell’aiuto fraterno, immediato, senza inventare partiti, fanno del volontariato nella vita quotidiana e sognano nei fatti una società diversa. Hanno bisogno di sentirsi utili e non per questo scrivono proclami rivoluzionari; dedicano parte del loro tempo libero a qualche causa o a qualcuno che ne ha bisogno e non per questo si sentono i salvatori della patria. Sì, mi sento di elogiarli perché più di altri conoscono la gratuità della vita e la loro destra, il più delle volte, non sa che cosa ha fatto la sinistra. Magari alla fine risultano un po’ incoerenti e forse talora contraddittori, ma certamente sinceri nella loro volontà di bene.
    Elogio al loro volontariato spicciolo, al loro avere a cuore le sorti di chi ancora oggi incappa nei briganti, elogio del loro impegno senza proclami, soprattutto se scopriranno che può diventare il senso vero e ultimo della loro vita.

    10. Elogio di questa generazione perché è trasgressiva, perché vive nei fatti la voglia di non seguire alla lettera quanto ha ricevuto, perché è insofferente di quanto è predisposto e non discusso, di quello che viene detto per mestiere e non per convinzione, delle buone maniere e della buona educazione, della morale scritta e predicata, ma non vissuta.
    Elogio della trasgressione, perché è segno di novità che pulsa nella loro vita, desiderio di autenticità e di cose nuove, aspirazione ad essere veri e credibili, nauseati di tutto quanto è ripetuto in modo stanco e senza prospettive. Elogio della trasgressione perché è voglia di novità e di verità, di profezia e di autenticità. Elogio della trasgressione perché questa è il luogo dove possono incontrare Colui che nella trasgressione ci ha rivelato il Volto nuovo di un Dio che non guarda l’esterno delle persone e che preferisce chi, pur avendo molto trasgredito, ha molto amato!

    11. Forse queste “banali” riflessioni risulteranno alla fine quasi un elogio alla pazzia e al senso, incuranti delle fatiche degli educatori e di quanti hanno a cuore le sorti dell’umanità e delle nuove generazioni, di coloro che giustamente si preoccupano del domani della vita. E può darsi che sia proprio così.
    Ma, credetemi, non è possibile alcuna educazione, alcun progetto vero di incontro con le nuove generazioni, alcun impegno di formazione, senza essere capaci di cogliere il nuovo che c’è all’orizzonte, la novità che sorge nella vita, le opportunità e le risorse nuove che stanno emergendo, al di là delle nostre analisi e delle nostre riflessioni. Sì, è indispensabile l’elogio.
    Ogni maestro che si mette al servizio dei giovani del suo tempo, non può che cominciare con un elogio.


    * Ex assistente GiOC, ex responsabile della Pastorale del Lavoro a Torino, morto a 50 anni.

    Fonte: sito Gi.O.C. 29/03/2005



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