L'obiettivo generale per l'animazione culturale dei giovani (cap. 5 di: L'animazione culturale dei giovani)


    Mario Pollo, L'ANIMAZIONE CULTURALE DEI GIOVANI. Una proposta educativa, Elledici 1986

     

    Il particolare punto di vista da cui è mossa l'analisi della situazione giovanile, unitamente all'antropologia di base, consente di individuare la direttrice che costituisce l'obiettivo generale dell'animazione dei giovani oggi. Essa è costituita dalla consapevolezza della necessità di abilitare il giovane a dilatare progressivamente le sue potenzialità, la sua stessa umanità, ponendosi criticamente ma con solide radici nella cultura in cui ha la ventura di vivere.
    Il giovane può realizzare questo appropriarsi della programmazione del suo divenire attraverso un complesso processo che, muovendo dall'opacità di senso delle azioni del quotidiano, arriva a cogliere la promessa di senso che il «creatore» ha posto nelle profondità del silenzio attraverso cui si dice il mondo.

    5.1. LA DESCRIZIONE DELL'OBIETTIVO GENERALE

    Con uno slogan si potrebbe dire che obiettivo generale dell'animazione è di abilitare il giovane a costruire se stesso all'interno dell'avventura di senso che, dall'origine dell'uomo, percorre senza posa il mondo.
    E questo significa per il giovane l'accettare di essere uomo «con» e «per».
    Con gli altri uomini, quelli che prima di lui hanno vissuto e gli altri uomini che dopo di lui vivranno. Con il mondo disegnato dalla natura e dal linguaggio. Con la propria irriducibile solitudine. Con la speranza di ciò che esiste laddove tutto è silenzio.
    Per l'amore che nel mondo si manifesta nell'amore per la vita. Per la povertà che è ricchezza di senso del quotidiano. Per la storia come dono di salvezza dalla caduta avvenuta prima della storia. Per tutto ciò che può scaldare il cuore della utopia.

    5.1.1. La ricerca del senso nel frammento

    Nell'adolescenza soprattutto, ma anche dopo, si ha l'impressione che il senso stia di casa nelle avventure eroiche, eccezionali o comunque in una vita assai diversa da quella che il quotidiano offre alla gente comune.
    Il quotidiano è visto come luogo della banalità da accettare con spirito di sacrificio e adattamento, senza entusiasmo, sperando che un giorno una vita enormemente più ricca possa irrompere all'improvviso salvando dalla routine.
    Oppure si ha, nei confronti del quotidiano, un atteggiamento che lo considera una parentesi da vivere in apnea in attesa del «festivo», del tempo cioè in cui la gioia, la felicità, se non il significato, sono a portata di mano.
    Ora, se è giusto dare valore alla festa, all'avventura, all'esperienza di vita eccezionale, è alienante fuggire il quotidiano o subirlo semplicemente senza viverlo sino in fondo.
    Il quotidiano è uno scrigno di senso; basta saperlo scoprire sotto il velo di polvere che lo copre e aprire con la giusta chiave. Nessuna avventura è così affascinante come la scoperta dell'universo di senso in cui è embricato il quotidiano.
    L'animazione vuole aprire la porta del quotidiano al giovane, indicargli la esaltante e terribile avventura che dietro le spoglie della banalità può vivere sino a ritrovare alla fine se stesso «uomo nuovo».
    C'è un famoso racconto di Borges, «L'aleph O», in cui al personaggio protagonista capita di percepire in una misera fessura della scala della cantina, da cui filtra un raggio di luce, la visione simultanea del mondo nella sua intierezza.
    Si potrebbe dire che in un banale frammento di realtà, la fessura nella scala della cantina, un uomo scopre il senso del tutto.
    Questo fatto non è una brillante invenzione di un narratore fantastico come Borges, in quanto appartiene alla cultura mistica di gran parte dell'umanità.
    Esempi di come un frammento del reale, in circostanze particolari ed eccezionali, possa essere il veicolo di una comprensione dell'essenza più profonda della stessa realtà, si trovano sia nell'esperienza di mistici cristiani che in quella di mistici buddisti. Per non parlare poi dell'arte. C'è un quadro di van Gogh, «la sedia», che è esemplare da questo punto di vista. Sembra che l'autore, riuscendovi solo in piccolissima parte, abbia voluto condensare nell'immagine della sedia tutto il senso più profondo dell'universo.
    Mi viene in mente a questo proposito la domanda che un novizio Zen fa al suo maestro: «Che cos'è il corpo-Dharma-del Buddha?». Dove l'espressione «corpo-Dharma-del Buddha» non è che un modo per esprimere l'essenza e la divinità. Il maestro ineffabilmente risponde: «La siepe in fondo al giardino». Questa risposta sta ad indicare che, a saperlo osservare, ogni particolare della realtà porta in sé un significato profondo che lo ricollega al senso del tutto.

    5.1.2. La conquista di una coscienza emancipata dalle dipendenze

    L'animazione vuole liberare i tesori di senso che sono nascosti dalla polvere dell'abitudine, dei conformismi e delle paure profonde nella vita quotidiana. Questa liberazione può avvenire però solo attraverso la creatività prodotta dalla conquista di una coscienza emancipata dalle dipendenze, che tendono a tenere legato l'individuo alla natura, al gruppo sociale, al gruppo parentale e alle proprie paure, angosce e desideri istintuali.
    Con un'immagine si può dire che la liberazione creativa del quotidiano nasce quando la persona combatte vittoriosamente contro il drago e libera la prigioniera.
    La lotta contro il drago avviene nell'uomo, oltre che nell'infanzia e nella pubertà, tutte le volte che è necessario un riorientamento della coscienza per affrontare situazioni esistenziali nuove e diverse. La prigioniera oltre che essere una immagine dell'anima è anche la rappresentazione simbolica del nuovo, la cui liberazione rende possibile il progresso e lo sviluppo della condizione umana.
    L'uomo, se vuole avere un approccio creativo con la vita e se vuole continuamente costruire se stesso, deve periodicamente lottare contro il drago. La battaglia contro il drago non è vinta una volta per tutte nell'adolescenza, ma prosegue per tutta la vita. Le persone che smettono di combattere il drago, perché credono di aver raggiunto una volta per tutte la maturità cosciente, rischiano di regredire, oppure, più comunemente, di avere un atteggiamento passivo, acritico e conservatore nei confronti della vita.
    La lotta contro il drago, la liberazione della coscienza e la nascita della creatività o della poesia è ben esemplificata dal mito di Perseo e del combattimento contro la Gorgone. Quando Perseo uccide la Gorgone, una personificazione del drago, dalla costola di questa nasce Pegaso, il cavallo alato, simbolo del mondo delle forze istintuali, che abbandona innalzandosi per entrare a servizio delle tendenze spirituali umane.
    Il mito narra che Pegaso, appena uscito dal collo della Medusa, mentre sale verso Zeus tra tuoni e fulmini, fa sgorgare dal suolo la sorgente Ippocrene, che è la fonte delle Muse.
    La conquista della coscienza da parte dell'uomo libera anche la poesia e l'arte nella cultura umana. Al di là del mito, resta il legame inscindibile che c'è tra la lotta dell'uomo contro le forze che tendono a tenerlo all'interno di una appartenenza dipendente e inconscia al mondo e la liberazione della creatività.

    5.2. LE TRE GRANDI STRATEGIE VERSO L'OBIETTIVO GENERALE

    Ora l'animazione vuole porsi a servizio di questa lotta dell'uomo per aiutarlo a costruire la propria libertà e autonomia di essere autocosciente. Questo obiettivo generale, che si manifesta nella capacità di vivere il quotidiano con ricchezza di senso, si realizza attraverso tre strategie specifiche.
    La prima di queste strategie consiste nella conquista di una appartenenza alla cultura sociale che consenta al giovane di esaltare la propria individualità. Che gli permetta, cioè, di avere con la cultura un rapporto attivo, partecipe e vitale. La cultura, come si è visto, è l'elemento fondamentale per l'acquisizione della identità e quindi della coscienza umana.
    La seconda strategia particolare riguarda la costruzione di una socialità che, senza abolire l'autonomia e libertà individuale, faccia vivere sino in fondo il rapporto di solidarietà che unisce in un legame indissolubile gli uomini. Solidarietà che va al di là dei limiti spaziali e temporali che circoscrivono la vita di una persona e della società alla quale appartiene. Infatti la solidarietà umana passa attraverso il tempo e lega tra loro anche le persone che vivono in aree geografiche e in epoche storiche diverse.
    La coscienza umana, radicata nella cultura e nella solidarietà sociale per essere veramente evoluta deve offrirsi alla trascendenza. Questa terza strategia nasce dalla consapevolezza che senza trascendenza la coscienza umana rischia di condurre l'uomo a un rapporto arido con la realtà, a una ipertrofia della volontà di potenza o della disperazione esistenziale.
    L'uomo evoluto, dopo aver mangiato il frutto dell'albero della conoscenza, deve ritrovare l'unità con il tutto su basi nuove. Deve riconoscersi come parte di una creazione d'amore a cui, volente o nolente, appartiene.
    Queste tre strategie, che a loro volta si articolano in altre ancora più specifiche, sono nella loro interrelazione al servizio del progetto di un uomo che sa vivere con ricchezza, libertà, autonomia e, perché no, con poesia il suo essere nel mondo. Un uomo aperto, disponibile a verificarsi continuamente, a ridefinire se stesso per essere fedele ad una vita il cui senso è oltre la sua stessa persona.
    Un uomo che non si lascia trasportare dagli eventi ma che vuole, per quanto è nelle sue forze, governare la propria vita e intervenire a modificare il corso stesso della storia a cui partecipa. Un uomo, cioè, che sa essere un eroe nel quotidiano, nella vita normale, che sa che non c'è avventura più grande di quella di essere, ma che, se la sorte glielo propone, sa anche vivere l'insolito e l'eccezionale.
    Per raggiungere l'obiettivo generale l'animazione persegue allora tre grandi strategie, tra loro, integrate al punto che solo un'attenta loro articolazione permette di raggiungere l'obiettivo.

    5.2.1. Accostarsi alla cultura come modo di individuarsi e riconoscere un senso al quotidiano

    Per arrivare a dare un senso al quotidiano il giovane ha a disposizione il suo vissuto personale e la cultura entro cui vive.
    Come può avvenire questo? La cultura attraverso il linguaggio disegna un mondo; il vissuto, frangendosi con le profondità sconosciute dell'uomo, offre il polo dell'individuale soggettività.
    Vissuto e cultura costituiscono i due poli da cui si svolge la ricerca della propria «individualità» fino a darsi una identità personale che affonda le radici nella cultura.
    È all'interno di queste polarità che il quotidiano può scalare i suoi abissi di significato e mostrarsi, al di là del velo della opacità, come luogo del senso.
    Tuttavia occorre dire subito che non qualsiasi cultura, né qualsiasi vissuto possono interrogare la banalità quotidiana e illuminarla.
    Ci vuole una cultura che, abbandonata l'illusione alienante dell'utilitarismo e il mito della ragione e della scienza come salvezza, accetti di reintrodurre al proprio interno tutte le lingue e i testi che riguardano l'essere sin dai tempi più remoti. Occorre una cultura che ridia spessore ai simboli e ai racconti che la precedono, che anche se non sono scienza sono sicuramente sapienza.
    Occorre poi che l'uomo riapprenda, anche per il tramite di una cultura restituita all'essere, a dialogare con se stesso fino alle più antiche profondità. Occorre, cioè, che incorpori armonicamente nel suo Sé l'inconscio. Solo così il suo vissuto potrà essere alimentato in modo realmente salvifico dai racconti della salvezza.
    L'animazione vuole contribuire a fare sì che il quotidiano diventi luogo di domande e di risposte, attraverso la riscoperta di una cultura più vicina all'essere e di un vissuto personale in cui si rispecchi il senso profondo della vita che l'inconscio tiene prigioniero.

    5.2.2. Scoprire il sociale come luogo della solidarietà in cui riproporre se stessi responsabilmente senza mistificazioni

    A differenza di quanto l'opinione comune suggerirebbe, non è la ragione, la razionalità che fonda la socialità dell'uomo, il suo aprirsi a quella avventura rischiosa ma necessaria, che è l'incontro degli esseri umani, bensì il mondo della emotività, delle oscure pulsioni e desideri che sovente, per non doverlo affrontare, viene con facilità denominato «irrazionale».
    La razionalità infatti è all'origine di quel miracolo che è la soggettività che «separa» con estrema efficacia, anche troppa, l'uomo dagli altri e dalla natura.
    L'irrazionale o regno del pensiero simbolico, dell'emozione nella relazione uomo-altri-natura, del desiderio come energia della vita, della paura e dell'angoscia come molla del contratto sociale della istituzione, è invece all'origine di quel processo, non sempre felice ma felicibile, che è la «relazione» sociale e naturale.
    Educare a pensare con le proprie emozioni, le proprie paure, le proprie euforie, integrandole con i dati e con il flusso del pensiero razionale, ecco un'altra esemplificazione dell'obiettivo generale dell'animazione, un'altra tappa del cammino che viene proposta. E questa è una educazione che si può definire politica nel senso più nobile della parola, in quanto si basa sulla capacità di accogliere se stessi e gli altri senza mistificazioni riduttive o maggiorative, accettando di ognuno, anche di sé, la reale, effettiva umanità.
    Su questa accoglienza, prima emotiva e poi razionale, può concretamente fondarsi l'amore vero per la libertà, la giustizia e la democrazia, al di là di ogni orizzonte di pensiero e di ogni ideologia. Una razionalità, un pensiero, un'analisi del reale che sappia nutrirsi di questa consapevolezza relazionale ed emotiva, non può che generare una politica nobile, un darsi realmente partecipe alla vita sociale, il sogno di un'utopia che si realizza ogni giorno nell'amore vissuto.
    Accettare se stessi e gli altri significa pensare le proprie emozioni, amare e plasmare creativamente le proprie paure, dare un vessillo al desiderio, sentirsi solidali allo spazio- tempo, ascoltare l'incrociarsi del battito dell'orologio del proprio corpo con quello della natura e, infine, sentire che tutto questo fornisce alla coscienza una energia e una felicità che consentono alla ragione di scoprire, giorno dopo giorno, la verità nelle sue dimensioni di descrizione e di spiegazione della realtà.
    L'amore alla vita, se nutrito di questa interiorità, se sposato con il padre o capacità di azione nella realtà, può veramente divenire il risultato di quella formazione, centrata sulla qualità e l'amore della vita, che sin dal Tommaseo è definita animazione.

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    5.2.3. Riconoscere l'invocazione che la realtà rilancia come invocazione aperta ad una speranza totale

    Nel complesso percorso che conduce all'obiettivo generale dell'animazione, manca un'ultima tappa o un ultimo punto di vista dell'obiettivo: quello della trascendenza.
    Infatti uomo, cultura, mondo, sono concetti che hanno una relatività paralizzante, alle porte dell'angoscia o del nichilismo, se non sono illuminati da ciò che è nella loro stessa natura, l'appartenenza a una dimensione trascendente il loro stesso limite.
    L'uomo non può giudicare se stesso, il proprio mondo e quindi la propria cultura se non possiede un punto di vista che sia oltre il suo limite, quello del suo mondo e della sua cultura.
    Solo se l'uomo comprende, attraverso le vie di una fede o di un pensiero trascendente, se stesso e il mondo, può formulare un giudizio sulla verità e sulla coerenza della propria vita e della propria cultura.
    Senza trascendenza l'uomo è chiuso in un mondo in cui tutto può essere vero e tutto può essere falso, tutto può essere espresso e tutto può restare inespresso, ma nulla ha valore in sé, nulla ha un significato tale da consentirgli di porsi come riferimento per una scelta esistenziale orientata verso un obiettivo che sia oltre le frontiere dell'utilità.
    Sia chiaro che con trascendenza non intendo necessariamente una fede religiosa, ma anche una fede laica o capacità di superamento del limite della condizione umana.
    L'animazione senza il grido, l'invocazione della trascendenza rischia di perdere se stessa nel rumore delle cose che sono e non sono, delle mode, delle illusioni o financo della violenza di una ragione o scienza che in nome del potere distrugge la vita.
    Animare, dare la vita, è un dono che realizza se stesso in quanto si pone come dono di una realtà e di un amore che sono prima e dopo l'uomo e il suo mondo.
    Dire al giovane che la speranza non è una illusione disperante, ma l'unica vera realtà, che si svela però solo dopo che nella fatica del quotidiano si è stati redenti redimendo il mondo.