NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email



    Prima catechesi
    Saldi nella fede
    Simone Giusti, Vescovo di Livorno


    Senza Dio: la ragione scopre il lato oscuro

    «Lo spirito della finanza ha vinto; oggi la civiltà europea venera il consumo come adorava l’Onnipotente. Abbiamo perso la misura: la tensione eccessiva verso il profitto è senza limiti; abbiamo smarrito il senso morale: il consumismo edonista è la nostra prima preoccupazione e ci priva di ogni responsabilità. La civiltà europea adora il consumo come venerava Dio.
    Sono queste parole gravi del filosofo ungherese László Földényi. Egli afferma ancora:
    “Solo il dinamismo si sta sviluppando, ma privato di morale e misura. Nessuna meraviglia che tanti guardino alla tecnica come unica soluzione. Dichiarando guerra ad ogni trascendenza, il mondo presente ci ha sospinti nella completa schizofrenia. Non esiste più armonia: ogni decisione politica viene derisa dallo straripante potere del denaro, considerata una divinità imperitura.
    La fine del XX secolo, con l’unificazione dell’Europa e la conclusione della guerra fredda, non hanno aiutato il continente a ritornare in sè.
    Con il 1989 l’Europa è stata derubata di una grande illusione. L’intero continente credeva nella democrazia civile e nell’uguaglianza politica: molti di noi si aspettavano la realizzazione di tali valori. Invece l’utopia del capitalismo è diventata senza confini e ha vinto lo spirito della finanza. Invece di aiutare l’Europa a ritrovare se stessa, la fine del XX secolo, con l’ausilio dei mass media, ha eliminato la possibilità di ogni auto-riflessione. ».”
    E noi anticorfomisti siamo qui in pieno agosto a osare riflettere, a pensare per cercare di essere uomini liberi che non adorano nessun idolo si chiamino Moloch o denaro.
    “Sii benedetto, mio Dio, che mi hai liberato dagli idoli fai sì che io adori solo te, e non Iside né Osiride, o la Giustizia, il Progresso, (..) l'Umanità, le Leggi della Natura, l'Arte, la Bellezza e che non hai permesso di esistere a tutte queste cose che non sono, sono solo il vuoto lasciato dalla tua assenza. Come il selvaggio si costruisce la piroga e con gli scarti si fabbrica Apollo, così tutti i parlatori di parole, col surplus dei loro aggettivi, si sono costruiti dei mostri senza sostanza.
    Più vacui di Moloch, mangiatore di bambini, più crudeli e più orrendi di Moloch, hanno suono ma non hanno voce, hanno nome ma non hanno persona, e in essi è lo spirito immondo che riempie i luoghi deserti e ogni vuota realtà.
    Signore, tu mi hai liberato dai libri e dalle Idee, dagli Idoli.(..)
    Io so che non sei il Dio dei morti, ma dei vivi.
    Non onorerò dunque né i fantasmi, né le bambole, né Diana; né il Dovere, né la Libertà, né il bue Api. Né voi , 'geni' ed 'eroi', grandi uomini e superuomini, che m'ispirate il medesimo orrore di ciò che è deformato e morto. Io esisto tra le cose che sono.
    Il dilemma non è credere o non credere, tutti credono: crederanno nel nulla, crederanno solo in se stessi oppure peggio ancora, nel denaro o nel potere ma in qualcosa crederanno. Credere appartiene alla struttura fondamentale di ogni persona.
    Il problema serio è ragionare, è usare bene della nostra intelligenza e chiedersi cosa sia ragionevole credere, e soprattutto in chi credere? Di chi fidarsi? A quale meta dedicare la mia vita? Su che cosa costruire la propria esistenza.

    Dove trovare la risposta?

    Nella tua intelligenza e nel tuo cuore.
    Scruta il tuo cuore e domandati cosa sia importante per te e vedrai che due verità affiorano: vivere e amare. Sono due evidenze prime.
    Vivere, in ciascuno di noi vi è un anelito insopprimibile di vita, ognuno di noi desidera vivere. Quando nasce un bambino si gioisce e si fa festa. Quando muore un amico piangiamo.
    Siamo fatti per vivere e rifuggiamo dal dolore e nessuno è felice di ammalarsi.
    Siamo fatti per vivere sani e rifuggiamo la morte.
    Ma sovente il solo vivere non basta.
    Occorre vivere e amare, vivere e essere amati. Vivere e sorridere all’amore.
    Ma l’amore è solo un sogno dei preadolescenti o esiste davvero?
    Tu lo conosci? L’hai incontrato? Qual è il suo volto?
    Molti ormai disperano di incontrarlo perché molto spesso hanno cercato l’amore e hanno trovato solo il piacere di un momento o di una breve stagione oppure se è stato più fortunato, ha vissuto un grande sentimento il quale però poi non ha retto alle prove del tempo. Altri invece si sono imbattuti soltanto in un innamoramento, travolgente ma devastante come uno tsunami.
    Quante lacrime per amori incompiuti o traditi. Certo non tutte le storie sono uguali ma quanti giovani e adulti specie quarantenni, sono dei delusi d’amore e si pongano la domanda: ma l’amore esiste? Lo incontrerò mai?
     
    “Amatevi come io ho amato voi “

    Non un trattato filosofico ma una vita concreta ci è messa davanti.
    Non solo un personaggio grande di ieri ci è mostrato ma una persona che accolta trasforma in maniera macroscopica la tua vita.
    Amatavi come io ho amato voi, queste parole ci richiamano subito alla mente la persona di Gesù ma anche quella di Giovanni Paolo II, l’inventore delle GMG e con lui quella piccola grande donna dal nome di madre Teresa e con loro di una schiera incalcolabile di giovani e adulti non ultima Chiara Badano o Padre Vismara. Essi sono testimoni d’amore. Ci manifestano la vivezza e la bellezza dell’amore.
    Ma non solo loro. Anche noi tutti spero. Il sottoscritto certamente.
    L’amore esiste e noi l’abbiamo incontrato e ciò che abbiamo visto, udito l’annunciamo a voi.
    Dio è amore.
    Vivere amando è possibile e tremendamente bello: sperimentare per credere.
    A tutti gli inquieti, a tutti i sonnanbuli che cercano nelle notti d’estate quello che non sanno trovare con la luce del sole noi diciamo: è troppo bello vivere e amare.
    Per possedere la vita e l’amore non sono necessarie ne ricchezze ne potere, è però necessario avere il coraggio di credere in ciò che il tuo cuore e la tua intelligenza ti dicono: l’importante è la vita, l’importante è l’amore. Ma la vita è Cristo, l’Amore è Dio. Trovato Cristo Gesù hai trovato entrambi e potrai dire anche tu: non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me, non sono più io che vivo ma la Vita e l’Amore che mi abitano.
    Conoscerai l’Amore e sarai un amante impareggiabile capace di far sorridere sempre l’altro.
    Amatevi come io ho amato voi: è questa la legge del Vangelo.
    Essa ci insegna non solo la via del Paradiso ma prima ancora l’arte di amare, la più bella, la più affascinate e al contempo la più difficile.

    Cristiani ovvero testimoni di un incontro avvenuto personalmente

    Forse noi non ci rendiamo conto della grandezza della novità, rispetto alle religioni non bibliche e alle filosofie, di questo fatto: che Dio si manifesta esclusivamente come Dio di qualcuno.
    Non è Dio del cielo, non è Dio del paese, non è Dio dell'istituzione reale, bensì Dio di un arameo errante: cioè di un uomo che non ha patria e ovunque è straniero.
    È il Dio della mia vita, della tua vita.
    È colui che io ho incontrato, che tu hai incontrato.
    Quest'uomo è così caro a Dio, che Dio in certo senso prende il su nome; infatti che cosa significa Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe (gli aramei erranti) se non che Dio ha un nome soltanto in riferimento a coloro che egli ama. (..)
    La storia dei patriarchi, e soprattutto quella di Abramo, ci mostra che essi accettarono senza esitare questo Dio così vicino e al tempo stesso così sfuggente ai canoni religiosi dell' epoca: un Dio che fa parte della famiglia ma si nasconde dietro al nome dei suoi eletti, che non può essere visto e non tollera figure, ma si a svela nella parola.
    In una Parola fatta carne, in Gesù, nell’Eucarestia, nella Chiesa, nei santi.
    Una Parola che ti interpella, ti chiama, ti ama.
    Il Dio di Abramo: infatti il Dio che parla ad Abramo, e al quale Abramo può parlare.
    Mentre tutto l'Antico Testamento scoraggia ogni proposito di vedere Dio, esso è percorso dall’appello divino: Shemà, ascolta!
    Udire era ed è il mistero dell' alleanza: la Parola di Dio è tutt'uno con l'elezione, perché è udita da colui che è oggetto dell' amore divino.
    Ed è udita perché Dio la mette nel cuore: “Questa parola è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore» (Dt 30, 14).”
    Questa intimità di ascolto diviene nella Bibbia, come abbiamo detto, un'intimità di discorso reciproco: anche Dio ascolta, anche Abramo parla.
    La preghiera biblica, nei salmi e fuori dei salmi, si fonda sulla persuasione che si può parlare a Dio perché egli è il Dio di nostro padre, cioè di casa nostra, di noi stessi, bisognoso di noi, come diranno con paradossale verità i mistici ebrei.
    Non per nulla, a leggere con delicatezza l'Antico Testamento, si ha l'impressione che Dio sia sempre in attesa. Il Cantico dei Cantici esprime con l'ardore di un rapporto amoroso l'attesa di Dio.
    Come vorrei considerarvi figli miei… Tu mi avresti chiamato “padre mio” e non vi sareste più rivolti lontano da me” (Ger 3,19 )

    Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù

    Credere in Cristo significa quindi, non soltanto confessarlo, non soltanto ricevere da lui, ma innanzitutto ascoltarlo, dialogare con lui e donarsi. Questo è il senso del comando della sequela.
    E non c'è altro modo di credere in Cristo se non quello di accettare la sua fede come nostra fede, il suo amore come nostro amore, il suo desiderio come nostro desiderio. (..)
    Credere in lui e non credere a ciò in cui egli ha creduto, non amare ciò che egli ha amato e non desiderare ciò che egli ha desiderato, significa non credere in lui.
    Separarlo dal contenuto della sua vita, attendere da lui miracoli e aiuto senza fare ciò che egli ha fatto, chiamarlo «Signore» e adorarlo senza fare la volontà del Padre suo, non è credere in lui.
    Noi siamo salvati non perché crediamo nel suo potere «soprannaturale» - di una tale fede, non sa che farsene! -, bensì perché accettiamo con tutto il nostro essere e facciamo nostro il desiderio che riempie la sua vita, che è la sua vita stessa, e che lo porta a discendere nella morte e a sopprimerla. (..) Non è possibile, in effetti, conoscere Cristo senza desiderare di essere liberati completamente da questo mondo che, come Cristo ci ha rivelato, è asservito al peccato e alla morte e al quale egli stesso, pur vivendovi, è realmente morto, morto alla sua sufficienza, alla concupiscenza della carne, alla concupiscenza degli occhi e alla superbia della vita (cf. 1 Gv 2,16), che riempiono e determinano questo mondo, morto alla morte spirituale che vi regna.
    Non è possibile conoscere Cristo senza desiderare di essere con lui là dove egli è. (...)
    È la fede che richiede il battesimo, è la fede che sa che il battesimo è realmente la morte e la risurrezione con Cristo.

    Il tentativo operato dal Papa Benedetto XVI

    Come musica

    «Al centro del tuo cuore che c’è? So che è successo già che altri già si amarono. Non è una novità, ma questo nostro amore è come musica che non potrà finire mai, che non potrà finire mai,mai, mai.
    Non è una novità, ma questo nostro amore è come musica che non potrà finire mai, che non potrà finire mai, mai, mai» Jovanotti
    Perché questa canzone contemporanea ha avuto un così grande successo al punto che la udivamo continuamente per radio e per televisione?
    Evidentemente perché interpretava i sentimenti e il pensiero di molti.
    E come fare a dare torto a chi afferma che al centro del tuo cuore c’è l’amore?
    E che l’amore non potrà finire mai?
    Questo è l’anelito e la speranza di ogni persona.
    Il Santo Padre Benedetto XVI, donandoci la sua prima enciclica “Deus caritas est”, ha voluto indicare alla Chiesa, la chiave antropologica per l’interpretazione del tempo presente e al tempo stesso indicare la dimensione teologica da privilegiare nell’evangelizzazione: l’amore.
    L’uomo contemporaneo cerca l’amore, la Chiesa casa dell’Amore, lo aiuti a incontrarlo !
    Dallo stupore verso uomini e donne illuminate dalla bellezza dell’Amore, al desiderio di conoscerlo personalmente sino a decidersi a voler percorrere personalmente le sue vie per raggiungere la pienezza della vita che soltanto l’Amore concede.
    «I santi hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente, questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. (.)
    L’amore cresce attraverso l’amore.
    L’amore è “divino” perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia “tutto in tutti” (1Cor 15,28)».
    L’essere è in realtà l’Amore.
    L’essere umano è costituito sin dall’inizio per realizzare l’essere dell’amore.
    Dio amore afferma che egli è relazione, è comunione di più persone, è Trinità.
    Dio-Amore è categoria ontologica più che morale.
    Il contenuto dell’amore è espresso dal mistero pasquale, dall’eucaristia; nell’eucaristia.
    La Santissima Trinità si dona e ci insegna a essere amore.
    Credere in Dio è credere nell’amore, in un amore concreto, visibile, storicamente tangibile e capace di trasformare radicalmente il mondo.
    È già avvenuto e le vicende di questi giorni ci dicono che c’è un estremo bisogno di una nuova generazione di cristiani capaci di creare una civiltà non dominata e fondata sulla finanza, sul denaro ma sull’Amore. Sogni? Niente affatto !
    Tanti uomini e donne sono già al lavoro in Europa come in Asia in America come in Africa e nuovi comprensori economici stanno sorgendo, un nuovo modo di vivere i rapporti di lavoro e l’economia sta facendosi strada. Informati, conosci, opera, esci dal tuo torpore, impegnati, opera.
    Solo chi ama sa creare cose nuove e stupende come un bambino o una sinfonia, un Sagrada Famiglia o una nuova economia.
    Solo chi crede nell’amore e noi crediamo in Te Gesù, eterno e immenso Amore.
     

    Seconda catechesi
    Radicati in Cristo

    Sei libero o conformista?

    Certo non è mai stato facile vivere la fede cristiana ne ieri ne oggi.
    Essere cristiani è da persone libere e forti.
    Ciò, sovente, richiede determinazione ad andare contro corrente ovvero a non appiattirsi sulla cultura dominante.
    Si accusa la Chiesa di essersi troppo assuefatta alle culture e ai poteri forti dei secoli passati.
    Oggi essa vive la stessa tentazione: appiattirsi sulla secolarizzazione e su i suoi costumi.
    Afferma Benedetto XVI: “La secolarizzazione, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall’esistenza e dalla coscienza umana. Questa secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa. Snatura dall’interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.”
     
    I “10 comandamenti” della secolarizzazione

    In maniera ironica proviamo ad individuare i 10 comandamenti di questa cultura dominante:
    1. attento al tuo corpo: palestra, piscina, capelli,danza, estetista, come farne a meno !
    2. attento al cibo: qualità, quantità, piacere, sono serissimi criteri di valutazione.
    3. attento al denaro: da esso e con esso puoi soddisfare quasi tutti i tuoi desideri.
    4. fedele al tuo ragazzo/a: naturalmente sin tanto che non mi innamoro di un altro/a più carino/a di lui/lei con il quale sto meglio. Si muta partener come si cambia una maglia o una macchina, se mi piace di più ! Cosa c’è di strano in questo se lo/a tratto come una cosa? Tutto non è solo materia.
    E se l’altro soffre chi se ne frega io devo pensare a me stesso, la vita è una sola.
    5. attento al sesso: è un piacere da ricercarsi e da non perdere, se poi viene un bambino poco male tanto c’è sempre la pillola del giorno dopo o l’aborto. Tanto la vita altrui cosa vale?
    6. drogatelli con moderazione: spinello si, coca no o meglio solo un pochino tanto io so bene come fermarmi!
    7. l’alcool è tuo amico: basta non farsi beccare dalla polizia per il resto c’è l’assicurazione. Se poi capita un incidente e qualcuno muore, pace. Tanto la vita altrui cosa vale?
    8. attento al mondo virtuale: la finzione diventa realtà, anzi sono i media ormai a inventare il reale. Si parla solo di ciò che ha visibilità mediatitica. Attenti a tutto quello che accade in tv o sul web, i quotidiani sono noiosi.
    9. tolleranti verso tutti e tutto: sin tanto che non creano problemi, fastidio, pericolo.
    No alla pena di morte in USA e in Cina, si all’uccisone del ladro che deruba una gioielleria, un benzinaio o entra in casa tua.
    10. devoti verso un dio: come ognuno se lo immagina, costruito dalla propria soggettività che condanna solo quello che ha il disappunto dei commentatori televisivi e approva quello che essi condividono, l’importante è pensare e vivere come tutti gli altri.
    “La morte di Dio annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede (oggi ) il posto ad uno sterile culto dell’individuo. In questo contesto culturale, c’è il rischio di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo. Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena. “

    Pier Giorgio Frassati: quando un ricco va contro corrente

    Ricco, bello, intelligente, simpatico, famoso....cosa poteva volere di più dalla vita?
    Era buono, molto religioso ma non bigotto, coraggioso pronto a schierarsi per primo contro i fascisti, attivo in politica ma non odiava nessuno.
    Gli amici gli volevano un gran bene ma lo consideravano un po' strano: non prendeva mai il bus e faceva chilometri a piedi, a volte spariva mattine o pomeriggi interi, lui ricco era sempre squattrinato eppure non era uno spendaccione ma era talmente simpatico che gli perdonavano tutto.
    Il suo mistero si svelò quando si ammalò di una malattia dei poveri, la tisi, e soprattutto al suo funerale. Come aveva fatto a prendere la tisi lui che viveva in una ricca e calda casa?
    In chiesa quando ebbe inizio il funerale il segreto di Piergiorgio si svelò.
    Chiesa piena di nobili e ricchi, sopratutto massoni anticlericali quale era il padre, dalle porte laterali iniziano ad affluire silenziosamente tantissimi straccioni. Perché sono venuti? Chi li ha invitati? Non si vergognano ad essere entrati così vestiti e puzzolenti in Chiesa?
    Il parroco sapeva il segreto di Pier Giorgio e non si stupisce anzi.
    Li accoglie e nullo stupore e nel malumore generale li fa sistemare intorno al feretro di Pier Giorgio.
    Ecco svelato il suo segreto: i poveri.
    Amava talmente Gesù che lo andava a trovare ogni giorno in chiesa e nel povero.
    Era sempre senza soldi perché li donava a loro.
    Spariva per visitarli e stare con loro.
    Rinunciava al bus per risparmiare e comprare le medicine ai poveri.
    Amava la vita, amava tutta la vita, la sua e quella degli altri.
    Amava gli amici e trattava tutti da amici soprattutto i poveri.
    Amava la compagnia ed aveva piacere di stare insieme a tutti soprattutto a coloro che erano più soli.
    Perché ricco si fece povero?
    Perché compagnone amava la solitudine della preghiera?
    Perché sempre giocoso stava ore ed ore con i vecchi e gli ammalati?
    C'era in lui una presenza, un fuoco che trasformava tutto in bellezza, in gioia, l'amore ovvero Dio.
    Dalla testa al cuore, soltanto Amore.
    È essere amore condizione indispensabile per accorgersi e vedere Dio e il prossimo.
    Ma per sapere amare occorre essere persone unificate.
    L'ascesi e la preghiera consente di evitare il caos delle nostre facoltà e l'unificazione di tutto nel centro del centro ovvero nel cuore, in cuore abitato dall’Amore.
    Amati per essere sanati, salvati, redenti e trasformati in ciò che è più bello: l’Amore, Dio.
    Se vuoi essere sempre nella gioia vai controcorrente.
    I peccati soltanto o la pigrizia spirituale possono estinguere o oscurare la luce spirituale che deve brillare nei cuori.

    CHIARA LUCE, Chiara Badano

    Non c'è stato neppure il minimo dubbio da parte dei medici nell'ammettere, sia pure con la prudenza del caso, un intervento "soprannaturale" nella guarigione di un ragazzino di Trieste. Ecco il momento chiave che ha permesso di avviare con decisione il processo di beatificazione di Chiara "Luce" Badano, la ragazza di Sassello che era stata portata via a soli 19 anni da un osteosarcoma, ma che aveva affrontato la malattia con una forza di volontà eccezionale e un'assoluta fede, tanto da stupire anche chi la conosceva bene e da accendere una venerazione che si è estesa oltre i confini della Liguria.
    Nel 2001 il fatto eclatante: un ragazzino di Trieste era stato improvvisamente colpito da una meningite e ricoverato d'urgenza nell'ospedale infantile di Trieste. I disperati tentativi di salvarlo erano falliti, rendendo vano anche il trasferimento in un altro centro. Fu la mamma del ragazzo a non demordere, parlando con il fratello e lo zio. Con la scienza alla resa, l'unica via di speranza restava confinata nella fede. Lo zio del ragazzo ammalato, propose di chiedere l'intercessione di Chiara Badano, della quale conosceva la storia, per arrivare ad una grazia divina.
    Dopo una notte trascorsa in preghiera, il giorno successivo il ragazzo iniziò a migliorare.
    Va sottolineato un aspetto importante: le cause della guarigione non devono essere ricollegabili alle terapie perché si possa iniziare a parlare di un miracolo. La causa viene esaminata dalle commissioni formate da medici, teologi e vescovi. Perché il processo vada avanti è necessario prima di tutto che i medici ammettano che la guarigione non è dipendente in alcun modo dall'intervento della scienza. È sempre difficile che nemmeno un medico abbia il minimo dubbio. Nel caso del ragazzo di Trieste, invece, tutti i medici ammisero che le terapie non avevano funzionato, erano unanimemente concordi sull'impossibilità della guarigione: avevano di fronte un caso gravissimo, con cinque organi vitali già compromessi.
    E quindi l'unica possibilità per giustificare la ripresa era l'intervento soprannaturale.
     
    Chiara Luce Badano: una ragazza dal cuore cristallino

    Una ragazza “dal cuore cristallino”, “dall’amore grande come l’oceano”, una fede nell’amore di Dio: “Dio mi ama immensamente”. Di qui, la necessità di ricambiarlo: fare la volontà di Dio. L’ascolto della Parola di Dio l’ha conquistata fin da quando utilizza il Vangelo donatole in occasione della Prima Comunione. Poi, la meditazione della Parola di Dio e dell’Eucaristia: sono state quelle le fonti principali della sua formazione, dando un esempio di serenità, di pace, di perseveranza che il Signore ha ricambiato dandole il centuplo, cioè la certezza del Paradiso, quella felicità per cui conclude la vita mettendo la mano sul capo della mamma e dicendo: “Ciao, mamma, sii felice perché io lo sono!”.
    Chiara aveva il soprannome di “Luce”, che le era stato dato da Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari: perché rispecchiava l’azione dello Spirito Santo su di lei. La luminosità del suo sorriso, dei suoi occhi, della sua disponibilità agli altri, del suo apostolato, del suo impegno nel donare tutto quello che aveva per i bambini dell’Africa, cosa che fece ripetutamente: i regali della Prima Comunione, poi quelli dei 18 anni e effettivamente poco dopo il 2000 è stato possibile realizzare due centri nel Benin proprio grazie ai suoi primi doni per l’Africa.
    Una frase ricorrente di Chiara era: “Vorrei passare loro la fiaccola, come alle Olimpiadi, perché la vita è una sola e vale la pena di spenderla bene”.
    Il dott. Ferdinando Garetto, medico oncologo, esperto di cure palliative, che ha l’ha conosciuta e che ha collaborato come consulente alla sua Causa di Beatificazione l’ha conosciuta quando ero stata a Torino. Afferma: mi ricordo che sono stato nella sua stanza pochi minuti e sono uscito di lì con due impressioni. Una: che splendore! Nei suoi 17 anni, la sua simpatia, la sua forza anche. L’altro pensiero: cosa sarà di questo sorriso, quando la malattia andrà avanti, quando capirà?
    Ma Chiara non si è mai fermata. Noi che le siamo stati accanto, a un certo punto, sentivamo che non potevamo fare a meno di andare a trovarla nella sua stanza perché entravamo lì e vedevamo la certezza dell’amore di Dio. Senza tante parole ma solo per il clima che c’era, sentivamo che dovevamo essere alla stessa altezza sua e vivere per qualcosa di grande.
    Chiara ci ha segnati per tutta la vita anche solo con quel sorriso e quella stretta di mano.
    oprattutto, Chiara è stata una grande risposta al grande interrogativo delle cure palliative. Una volta che abbiamo controllato il dolore, che abbiamo controllato i sintomi, resta la grande domanda del morire: quale può esserne il senso, quale può esserne il significato. Chiara vive questa dimensione.
    Perché rifiuta la morfina (una cosa che non capivo in certi momenti)? Perché aveva qualcosa di più grande per cui vivere. Me l’ha spiegato - pensi - un mio collega non credente. Quando gli ho raccontato di Chiara, mi ha detto: ma sai perché poteva rifiutare la morfina? Perché lei aveva trovato un senso, un significato più grande in quel dolore.
    E il dolore in cui trovi il senso e il significato, è già vinto.
    D’altra parte, da subito noi ci siamo accorti che eravamo entrati in una straordinaria avventura dell’amore di Dio e che, quindi, potevamo aspettarci qualunque cosa da quest’avventura.
    L’ultima volta che l’ho vista aveva perso l’uso delle gambe. Corro in ospedale chiedendomi: adesso cosa sarà di questo sorriso? Entro in stanza, lei mi vede, avevo i libri sottobraccio, mi guarda con un sorriso splendido, luminoso, mi dice: "Come va il tuo esame?". Come se contasse solo quello. Chiara - mi sembra - ci ha fatto capire che abbiamo una vita sola e possiamo viverla per qualcosa di grande. C'era in lei una presenza, un fuoco che trasformava tutto anche il dolore più grande, in bellezza, in gioia, era l'amore ovvero Dio.

    Il Pane di vita: il fuoco interiore di Pier Giorgio e di Chiara

    Leggiamo ne libro degli Atti 9,31-42
    31La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
    E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. 33Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. 34Pietro gli disse: "Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto". E subito si alzò. 35Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saron e si convertirono al Signore. A Giaffa c'era una discepola chiamata Tabità - nome che significa Gazzella - la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. 37Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. 38E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: "Non indugiare, vieni da noi!". 39Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. 40Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto al corpo, disse: "Tabità, àlzati!". Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. 41Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva. 42La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

    Leggiamo in Giovanni 6, 52- 69
    Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53 Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno". Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?". 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: "Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? 63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono". Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: "Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre". 66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". 68Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".
    “ Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo
    e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita “
    Ci colpisce il realismo delle parole di Gesù in questo Vangelo. Per i Giudei era una cosa straordinaria e anche scandalosa sentir dire che avrebbero dovuto mangiare la carne di un uomo e noi pure avremmo avuto la stessa reazione: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù avrebbe potuto rispondere attenuando la durezza delle sue parole. Nella prima parte del suo discorso egli aveva parlato piuttosto della fede: il pane di vita è il pane della fede, necessaria per essere attirati a lui dal Padre. Avrebbe quindi potuto spiegare che non si trattava di mangiare la sua carne ma di aderire nella fede alla sua persona. Invece ha scelto di insistere sul realismo: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita». Era veramente una parola difficile da accettare e proprio per questo capiamo l'importanza del Sacramento.
    Gesù non ci lascia soltanto con la fede, ma con il suo corpo e il suo sangue, con tutta la struttura che forma il suo corpo, che è la Chiesa.
    Questo significa che noi dobbiamo andare a lui come a qualcuno che è esterno a noi, non solo come a qualcuno che è vivo nell'intimo di noi stessi. C'è sempre, nella vita spirituale, la tentazione di credere che tutto avvenga nell'intimo dell' anima e che le cose esteriori siano prive di importanza. Invece Gesù insiste sull' adesione anche esterna a lui. Non possiamo da soli darci il corpo e il sangue di Gesù per avere la vita: dobbiamo riceverli dall'esterno. È importantissimo: la fede ha una espressione esterna. Mangiare la carne e bere il sangue del Figlio dell'uomo non corrisponde alla teoria di chi, con la secolarizzazione, vorrebbe far scomparire ogni segno di realtà sacra.
    È certo che l'Eucaristia non può essere secolarizzata: è la presenza tra noi del corpo e del sangue di Gesù, e noi dobbiamo farle un grande spazio nella nostra vita. Non la pensiamo come un puro rito, ma come una realtà che riceviamo dall' esterno e diventa nostro nutrimento interiore: è una esistenza nuova: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui... Colui che mangia di me vivrà per me».
    Domandiamo al Signore che la nostra vita testimoni sempre la verità di queste parole, che noi viviamo «per lui», a causa di lui e che insieme a tutti i cristiani sappiamo ricevere Gesù come egli si presenta nel mondo di oggi.
     
    “ Pietro ha fatto, per ispirazione dello Spirito Santo, ciò che Gesù avrebbe fatto al suo posto”

    È sempre confortante per noi ascoltare queste parole di Pietro, esprimenti la sua franca adesione al Signore malgrado le difficoltà, le oscurità, che provocano la defezione di altri: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
    Questa fede è il fondamento della vita cristiana e di ogni apostolato.
    Nel racconto degli Atti vediamo che mediante la fede Pietro continua la vita di Gesù, il ministero di Gesù, compie gli stessi gesti, perfino dei gesti miracolosi.
    Certamente nella vita di Pietro ci sono anche degli aspetti dolorosi, e anche attraverso questi egli continua la vita di Gesù: è stato imprigionato, è stato tormentato in diversi modi e ha subito il martirio. Negli Atti vediamo Pietro continuare i gesti di Gesù fra i malati, ed egli opera perfino una risurrezione: spontaneamente egli fa quello che Gesù aveva fatto nella sua vita terrena.
    Nel Vangelo si racconta la guarigione di un paralitico al quale Gesù dice: «Alzati, prendi il tuo letto e va a casa tua». Pietro dice quasi le stesse parole: «Enea, alzati e rifatti il letto».
    La situazione non è proprio la stessa, perché non è Enea che va da Pietro, ma l'Apostolo che si reca da lui, ma Pietro ha fatto, per ispirazione dello Spirito Santo, ciò che Gesù avrebbe fatto al suo posto. La stessa cosa avviene nella storia di Tabita, in cui vediamo un rapporto stretto con il miracolo della risurrezione della figlia di Giairo.
    Nel Vangelo Gesù dice: «Talita (fanciulla), alzati!». Il nome Tabita è molto simile all'appellativo comune, c'è solo la differenza di una lettera e Pietro spontaneamente esclama: «Tabita, alzati!», come Gesù aveva detto: «Talita, alzati!».
    Questo fatto ci fa vedere che la fede dà una unione profonda con il Signore e gli permette di continuare attraverso di noi la sua azione.
    Pietro è convinto di non essere lui a compiere quei gesti, ma di essere solo lo strumento di Gesù e lo dice espressamente a Enea: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce», non dice: «Io ti guarisco».
    Qui sta la differenza. Pietro non si confonde con Gesù: lui è lo strumento, ma è Gesù che guarisce: «Non dovete meravigliarvi - dirà dopo il miracolo alla Porta Bella - come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo: Dio ha glorificato il suo servo Gesù».
    Così la fecondità dell'apostolato risulta doppiamente condizionata dalla fede: in positivo c'è un legame tra l'Apostolo e il suo Signore, tra Pietro e Gesù, in negativo c'è questa condizione di umiltà, che è assolutamente indispensabile, perché noi riceviamo i doni di Dio soltanto per mezzo di Gesù Cristo.
    Radicati e fondati in Cristo come Piergiorgio Frassati, come Chiara Luce Badano, come Pietro.

    “Tutto posso in colui che mi da la forza “

    VOGLIO TE SOLO, SIGNORE
    Ti ho cercato, o Signore della vita, e Tu mi hai fatto il dono di trovarTi:
    Te io voglio amare, mio Dio.
    Perde la vita, chi non ama Te:
    chi non vive per Te, Signore,
    è niente e vive per il nulla.
    Accresci in me, Ti prego,
    il desiderio di conoscerTi
    e di amarTi, Dio mio:
    dammi, Signore, ciò che Ti domando;
    anche se Tu mi dessi il mondo intero, ma non mi donassi Te stesso,
    non saprei cosa farmene, Signore. Dammi Te stesso, Dio mio!
    Ecco, ti amo, Signore:
    aiutami ad amarTi di più. Amen.
     

    Terza catechesi
    Testimoni di Cristo nel mondo

    Testimoni di bellezza

    Lo stupore di fronte alla bellezza del creato.
    Nella Bibbia la bellezza è un attributo della creazione , una qualifica che manifesta la grandezza del Creatore. Molti sono i testi dove si loda la bellezza della creazione e a partire da essa si loda il Creatore, ad esempio il Salmo 104 di cui citiamo alcuni versetti:
    Benedici il Signore, anima mia,
    Signore, mio Dio, quanto sei grande!
    Hai fondato la terra sulle sue basi,
    mai potrà vacillare.
    L`oceano l`avvolgeva come un manto,
    le acque coprivano le montagne.
    Quanto sono grandi, Signore,
    le tue opere!
    Tutto hai fatto con saggezza,
    la terra è piena delle tue creature.
     
    Nel libro del Siracide questa lode della bellezza diventa ancora più maestosa:

    Il sole
    Orgoglio dei cieli è il limpido firmamento,
    spettacolo celeste in una visione di gloria!
    Il sole mentre appare nel suo sorgere proclama:
    «Che meraviglia è l`opera dell`Altissimo!».
    Grande è il Signore che l`ha creato
    e con la parola ne affretta il rapido corso.

    Le stelle
    Bellezza del cielo la gloria degli astri,
    ornamento splendente nelle altezze del Signore.
    Si comportano secondo gli ordini del Santo,
    non si stancano al loro posto di sentinelle.

    L`arcobaleno
    Osserva l`arcobaleno e benedici colui che l`ha fatto,
    è bellissimo nel suo splendore.
    Avvolge il cielo con un cerchio di gloria,
    l`hanno teso le mani dell`Altissimo.

    Lo stupore di fronte alla bellezza dell’uomo e della donna
    Dove la Scrittura eleva a Dio una lirica finissima per la bellezza delle sue creature è nel Cantico dei Cantici. In esso si esalta la bellezza dell’umanità, maschile e femminile, per lodare la bellezza dell’unione sponsale fra Dio e il suo popolo.
    Una voce! Il mio diletto!
    Somiglia il mio diletto a un capriolo
    o ad un cerbiatto.
    Ora parla il mio diletto e mi dice:
    «Alzati, amica mia,
    mia bella, e vieni!
    Perché, ecco, l`inverno è passato,
    è cessata la pioggia, se n`è andata;
    i fiori sono apparsi nei campi,
    il tempo del canto è tornato
    e la voce della tortora ancora si fa
    sentire nella nostra campagna.
    Il fico ha messo fuori i primi frutti
    e le viti fiorite spandono fragranza.
    Alzati, amica mia,
    mia bella, e vieni!
     
    Gesù è il più bello fra i figli dell’uomo
    Meditando le Scritture notiamo che il tema della bellezza trova il suo culmine nel Cristo, il più bello fra i figli dell’uomo ( Sal. 45,3 ), più bello del sole ( Sap. 7,29 ) il quale conduce i suoi discepoli a fare esperienze di bellezza: “ Signore è bello per noi restare qui “. ( Mc.9,5-6;Lc.9,33 )
    Fare esperienze della bellezza divina non è un dono che è stato riservato solo agli apostoli ma nello Spirito Santo, è concesso ad ogni credente.
    Riflettiamo su due brani, il primo di S.Agostino, il secondo di S.Francesco d’Assisi.

    “Che cosa amo, quando amo te?
    Signore, io ti amo.
    Non ho dubbio,anzi sono certo che ti amo.
    Hai colpito il mio cuore con la tua parola ed io ti ho amato.
    Ma che cosa amo,quando amo te?
    Non la bellezza del corpo,
    non la leggiadria che passa,
    non lo splendore della luce,
    questa luce così cara ai miei occhi;
    non le dolci armonie dei canti più svariati;
    non la fragranza dei fiori,
    dei profumi e degli aromi;
    non la manna né il miele,
    non le membra desiderate
    per gli amplessi carnali.
    Nulla di tutto ciò amo,
    quando amo il mio Dio.
    Eppure amo una certa luce,
    una voce, un profumo,
    un cibo, un amplesso,
    quando amo il mio Dio:
    luce, voce, profumo,
    cibo,amplesso dell’uomo interiore
    ch’è in me,
    dove splende all’anima mia
    una luce che non sta nello spazio,
    dove risuona una voce
    che il tempo non consuma
    e si diffonde un profumo
    che il vento non disperde,
    dove gusto un sapore
    che la voracità non attenua,
    dove mi stringe un amplesso
    che la sazietà mai può sciogliere.
    Tutto ciò amo,
    quando amo il mio Dio”.

    “Tu sei santo, Signore Iddio,
    tu solo fai cose stupende. (..)
    Tu sei trino e uno, Signore Iddio, ogni bene.
    Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene. (...)
    Tu sei gaudio e letizia.
    Tu sei giustizia e temperanza.
    Tu sei ogni dovizia.
    Tu sei bellezza.
    Tu sei mitezza.
    Tu sei la nostra speranza.
    Tu sei la nostra fede.
    Tu sei la grande nostra dolcezza.

    La via della bellezza, via della conoscenza di Dio

    Le Scritture ci fanno comprendere che la a bellezza non è estetismo, ma una pienezza di vita, di umanità, e in ciò sta il primo valore.
    È bello ciò che conferisce pienezza.
    La bellezza è trasfigurazione della materia.
    La bellezza è la trasfigurazione della materia attraverso l’incarnazione in essa di un principio diverso trans-materiale, essa è l’incarnazione di una idea “.
    La bellezza è la materia spiritualizzata.
    La bellezza è ciò che corrisponde alle aspirazioni più profonde dell’essere umano, è quella disposizione vivificante e armoniosa che stimola, rasserena, guarisce.
    La bellezza è una segreta corrispondenza tra noi stessi, gli altri e l’ambiente tutto”.
    La bellezza è armonia, è unità spirituale, la bellezza è l’unità spirituale della persona realizzata dall’amore.
    La bellezza è una logica che si afferma come un piacere.
    La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso che resiste all’usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell’ammirazione”.
    La bellezza è lo splendore del vero”.
    La bellezza è l’incarnazione in forme sensibili di quello stesso contenuto ideale che, prima di tale incarnazione si chiamava bene e verità “.
    In un tempo dominato da una cultura segnata profondamente dall’estetismo occorre educare alla bellezza. Molti oggi non avvertono più il mistero se non attraverso la bellezza come se aspettassero dalla bellezza la giustificazione della vita, la rivelazione del senso.
    È la bellezza che salverà il mondo? Affermava in “Delitto e castigo” Dostoevskij.
    In anni in cui si palesa il rischio di un ritorno all’imbarbarimento dei cuori (infanticidio, visione economicista e efficientista dell’uomo, abdicazione ai diritti dell’uomo, soppressione dell’handicappato e dell’anziano ammalato, ecc., ecc.) occorre educare a riconoscere il bello, e l’educazione della sensibilità religiosa, alla bellezza è uno dei compiti più importanti della formazione cristiana.

    Testimoni della Bellezza

    Dove risiede oggi la possibilità di un radicamento della fede cristiana nelle nuove generazioni, se non in belle esperienze di incontro personali con il Signore e in belle esperienze di appartenenza e di condivisione ecclesiale? Afferma Pàvel Nikolàjevîc Evdokìmov: “Si dimostra l’esistenza di Dio con l’adorazione, non con le prove”. Certo questa tesi può apparire alquanto radicale e svilente l’intelligenza dell’uomo a cui è dato, per grazia di Dio, di poter, dalla creazione in poi, contemplare con l’intelletto le sue perfezioni invisibili nelle opere da lui compiute , ma nella sua unilateralità ci richiama con forza alla via del cuore, alla via della preghiera, alla via della carità. È data certamente all’uomo la possibilità di una conoscenza di Dio grazie all’intelletto, ma ugualmente è donata ad ogni persona la grazia di conoscerlo attraverso i sentieri del cuore. Prova ne è che la Chiesa annovera fra i suoi dottori teologi sommi come san Tommaso d’Aquino e illetterati come santa Caterina da Siena. In un tempo in cui la ragione, la verità, sembrano smarrite e l’intelligenza dell’uomo non arriva neppure più a riconoscere al proprio figlio il diritto alla vita, occorre, contemporaneamente agli itinerari catechistici, far vivere esperienze prettamente orientate all’educazione alla vita interiore e alla vita di carità. La razionalità occidentale oggi ha estremo bisogno di essere illuminata tramite l’esperienza mistica della Bellezza.
    Queste esperienze educanti il cuore all’adorazione di Dio e alla sua intima e profonda conoscenza potrebbero essere definite con il termine “i percorsi dello stupore”: la visita a luoghi carichi di significato e di bellezza (naturale, artistica, spirituale) , momenti di preghiera liturgica , l’incontro con i poveri. Educare a riconoscere la bellezza nel povero è educare a riconoscere la bellezza di Cristo che risplende in Lui. Blaise Pascal, malato e ormai morente, desiderava ardentemente di comunicarsi ma, vedendo l’opposizione dei medici alla sua aspirazione, non osò più parlarne, semplicemente disse: “Dal momento che non mi si vuole accordare questa grazia e non potendo comunicarmi con il Capo, vorrei almeno comunicarmi nelle sue membra; per questo ho pensato di aver qua dentro un povero malato al quale si rendano gli stessi servizi che si rendono a me”.
    Sono questi sentieri certamente solo delle indicazioni per la ricerca personale da studiare e da approfondire maggiormente. L’intuizione però rimane e si offre a tutti ognuno provi a vivere e a far vivere questi “ percorsi dello stupore “ convinti come siamo “ che come affermava Pascal , “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende...Noi conosciamo la verità, non solamente con la ragione ma anche con il cuore; è in quest’ultimo modo che noi conosciamo i primi principi...Ed è su questa conoscenza del cuore e dell’istinto che la ragione deve fondarsi, e fondarvi ogni suo discorso”.
    “ E un poeta disse, Parlaci della Bellezza.
    E lui rispose:
    Dove troverete la bellezza e come, se lei stessa non vi sarà guida e indirizzo?
    E come potrete parlarne se non sarà lei stessa a tessere il vostro discorso? (...)
    Gente di Orfalese, la bellezza è vita quando la vita svela il suo santo volto.
    Ma voi siete la vita e voi siete il velo.
    La bellezza è l’eternità che si mira in uno specchio.
    Ma voi siete l’eternità e voi lo specchio.”

    La manifestazione della Bellezza di Dio: l’amore
    Affermano i Vescovi italiani: “A partire dalla ricerca dell’amore, della bellezza e della felicità, è possibile proporre un percorso educativo capace di offrire un’esperienza integrale della fede e della vita cristiana.”
    Leggiamo nelle Sacre Scitture:
    In 1Gv. 4, 7 - 14 leggiamo:
    Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
    In 1Cor.13,1-13 leggiamo:
    Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

    Testimoniare la bellezza dell’Amore

    Come allora far conoscere il Signore agli uomini se non attraverso l’amore?
    Solo persone che avranno imparato a conoscere con il cuore e con la testa, con l’intelligenza e il sentimento potranno riuscire a vivere esperienze di Dio significative e irrinunciabili.
    Solo giovani che hanno iniziato a gustare quanto è buono il Signore saranno suoi instancabili e fedeli ricercatori. Solo gente che ha visto anche solo per un attimo la Bellezza, porterà nel cuore il desiderio di rincontrarla ed avrà dentro di se la pietra focale per valutare tutte le esperienze che vive. Queste persone necessitano di educatori ricercatori della bellezza.
    Infatti come potrebbe educare alla bellezza colui che non è un’amante della bellezza.
    Se non è anzi egli stesso bello?
    Solamente colui che è bello e si conserva bello può aprire alla bellezza.
    Occorrono quindi giovani tesi alla ricerca e al possesso del bello.
    Giovani che hanno imparato a riconoscere la bellezza possono educare gli altri a sentirla e a vederla. Giovani, che hanno fatto esperienza della bellezza possono aiutare a decifrare la Parola di Dio già presente in ogni essere e che vuol giungere alla realizzazione.
    Giovani ricchi dell’esperienza di Dio possono aiutare i ragazzi a scoprire il rapporto esistente tra ogni essere e l’immagine di Dio inscritta misteriosamente in ogni persona, in ogni creatura.
    La bellezza, è lo splendore del vero, è ciò che conferisce pienezza alla persona.
    Nella misura in cui i giovani saranno realizzati in pienezza nell’età che vivono, potranno discernere il bello dal brutto e orientarsi in questa cultura estetica.
    Solo persone che hanno fatto esperienza della bellezza di Dio potranno orientarsi nel mondo e riconoscere il Signore fra mille volti e mille voci e radicarsi nella fede.
    La razionalità occidentale oggi ha estremo bisogno di essere illuminata tramite l’esperienza mistica anche e soprattutto quella dei ragazzi.
    “ Chi è innamorato non incontra fiumi senza guado. Chi ti deve incontrare, Cristo,con amore ti deve cercare”
    “Tardi ti ho amato,
    Bellezza così antica e così nuova,tardi ti ho amato.
    Tu eri dentro di me ed io fuori di me.
    lì fuori ti cercavo e sulle belle forme che hai creato io, privo di bellezza, mi gettavo.
    Tu eri con me ma io non ero con te.
    Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se non avessero in te la loro esistenza.
    Mi hai chiamato, hai gridato, hai squarciato la mia sordità.
    Hai mandato un baleno e il tuo splendore ha fatto dileguare la mia cecità.
    Hai diffuso il tuo profumo e io l’ho respirato e ora anelo a te.
    Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te.
    Mi hai toccato e ardo del desiderio della tua pace.” (S. Agostino )
    S. Francesco, S. Chiara, Don Bosco papa Giovanni XXIII , Giovanni Paolo II, Madre Teresa, i Santi un popolo di persone che hanno testimoniato la gioia nella prova della vita.

    Perché sovente la tua storia non è la loro storia?
    Perché non mi fido e mi accontento di un po' di piacere?
    Perché credo in Gesù sino a quando non mi chiede troppo e poi Gesù è il Messia ma siamo proprio sicuri? Sono pieno di dubbi ed essi ci danno tutte le giustificazioni per poter fare ciò che ci sembra più opportuno e migliore anche se in contrasto con il Vangelo. Conosciamo talmente poco Gesù che ci risulta sovente un estraneo e quindi perché dovrei fidarmi di Lui e dei suoi preti?
    L'uomo è un consumatore. Se qualcosa non va cambio , cambio esperienza non la mia persona. È molto più semplice. Siamo facili all'illusione e spesso crediamo di aver trovato il paradiso in terra specie nei momenti di piacere e quando tutta va bene. “Carpem die.” Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Credo ben poco nella Vita Eterna e ho poca speranza cristiana e pertanto perché dovrei rinunciare a qualcosa per una speranza così vaga e incerta? Credo con la testa ma la mia vita è altra cosa. Siamo deboli nei nostri propositi. Siamo fragili nella lotta al male.
    Oggi in che cosa consiste per noi la testimonianza per un cristiano?
    È una testimonianza prima di tutto culturale:
    - è deriso chi crede, chi ha fede, chi ricerca salvezza, chi ha un orizzonte che travalica la porta della morte. È potremmo dire, un martirio etico, dettato dal “Nuovo Impero” il quale, come sempre, vuole che tutti abbiano gli stessi comportamenti e come tanti “balilla” sottostare tutti le stesse parole d'ordine quali:
    - l'importante è divertirsi a qualunque prezzo, fosse quello di tuo figlio o della tua salute.
    - ricordati che sei un consumatore. Se qualcosa non va cambialo, fosse anche tua moglie o tuo marito.
    - legge è l'individualismo, ognuno deve poter fare tutto ciò che vuole, i diritti dell'individuo forte, sono illimitati.
    - non esiste ne bene ne male ma solo ciò che mi da piacere oggi.
    Essere fedeli non è facile se non si ama.
    È duro rimanere se stessi di fronte ad un potere imperiale così fortemente omologante non solo nel pensiero unico, materialista, ma anche nei comportamenti.
    È duro avere il Signore Gesù come unico Dio, come unico criterio di scelta per la propria vita.
    È duro vivere la fedeltà all'eucarestia domenicale specie in estate.
    È duro non immolare figli all'idolo del proprio egoismo
    È duro vivere la purezza prima e dopo il matrimonio
    È duro reggere alla tentazione a non essere come gli altri che sono pagani.
    Questo è oggi il martirio, la testimonianza da rendere.
    Ma “Chi ama vola, corre, giubila, è libero e nulla può trattenerlo...Spesso l'amore non sente peso, non cura fatica, vorrebbe fare più di quello che può; non adduce a pretesto l'impossibilità, perché si crede lecito e possibile tutto. “
    Che fare per testimoniare l’Amore e vivere le beatitudini ed essere nella letizia?
    - ascolta ,
    - impara ad amare dall’amore
    - purifica il tuo cuore e vedi Dio ,
    - aumenta la tua fede, e nel buio fidati della stella del mattino
    - abbi delle guide che ti aiutino a saper salire,
    - nutriti sempre di più di Gesù.
    - lasciati fare,
    - non dire mai tanto è inutile , abbi fiducia in Dio e in te stesso.
    - monta dal verso giusto il colle delle beatitudini:
    - Beati i poveri.....
    Se non sei consapevole del tuo bisogno di felicità e non inizi a distaccarti dalle catene delle cose, degli istinti sregolati, non scalerai mai la montagna della beatitudine e rimarrai nelle acque inquietanti del piacere.
    - Beati i miti
    Abramo: la sua storia, la nostra storia
    Ha fatto esperienza del Signore ed è partito senza temere di perdere ciò che aveva, ha ricevuto da Dio una terra sconfinata e una discendenza numerosa come le stelle del cielo. Non c'è in lui traccia delle logiche del mondo: conquista, guerra, violenza, sofferenza, morte, sopraffazione sul debole.
    Abramo conquista una patria, una nazione, senza violenza fidandosi solo di Dio.
    Anche tu come Abramo, Dio ti viene incontro, ti parla, ti chiama a seguirlo, non rimanere nel buio del tuo narcisismo.
     
    L'esperienza del buio
    Esci dal buio.
    Mettiti alla luce e vedi.
    Togliti le mani dagli occhi.
    Apri le finestre del tuo cuore.
    Esci dal buio del tuo spirito.
    Apri gli occhi e cosa vedi?

    L'esperienza della luce.
    Più ti lasci invadere dalla luce e più riesci a distinguere la realtà.
    Cosa vedi?
    Vedo Cristo la luce che mi fa capire che la nostra civiltà è ancora della pietra, segnata dal sangue dentro e fuori le mura di casa.
    Cosa vedi?
    Vedo il passo dei santi che incalza le mie ipocrisie e contesta le mie buie sicurezze: che c'entro io con le sofferenze del mondo? Io non ho tempo?
    Ma poi non sono neppure sicuro delle mie idee?
    Cosa vedi?
    Vedo fratelli felici, vedo gente nella luce che vive l'incredibile: “siate sempre lieti “.
    Ma com'è possibile?
    È pura poesia?
    È un sogno consolatore ma illusorio?
    Com'è possibile?
    Pregate incessantemente.
    Esci dal tuo buio, mettiti alla luce di Cristo, lasciati contestare e riscaldare dal suo amore e cammina nella luce e godi della sua presenza.
    State sempre lieti il Signore è vicino.
    Conoscilo, accorgiti di Lui.
    Apri gli occhi.
    Esci dal buio del tuo egoismo e vieni alla luce dell'amore.
    Testimonia l’Amore e vivi !


    RIFERIMENTI

    - Paul Claudel, Magnificat
    - P. De Benedetti, “ Ciò che tarda avverrà”, pp 52-55
    - Liberamente ripreso da “ A. Schmemann, D'eau et d'esprit,” pp. 106-108
    - Deus caritas est n° 18.
    - Benedetto XVI all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura ( 8 marzo 2008 )
    - Benedetto XVI all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura ( 8 marzo 2008 )
    - Albert Vanhoye Il pane quotidiano della Parola Piemme, venerdì della 3 sett. di Pasqua
    - Albert Vanhoye , in “ Il pane quotidiano della Parola” commento al sabato della III settimana del tempo di pasqua , ed. Piemme 1996
    - Filippesi Fil 4,13
    - Sant'Anselmo di Aosta
    - Siracide: Capitolo 43, 1-12
    - Ct. 2,8-14
    - K.Gibran “ Il Profeta “ Entrare nel segreto della vita “
    - CEI “Maestro dove dimori? Discepoli di Gesù per educare nella verità e nell’amore.”, n 19
    - Imitazione di Cristo



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi