Gesù è il pane di vita
XVIII Domenica B
Bruno Maggioni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 'Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. "Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!
Giovanni 6,24-35
Dopo la moltiplicazione dei pani, la folla si pone in cerca di Gesù, ma è una ricerca da criticare. Cercare e trovare sono due verbi positivi, necessari per l'incontro con il Signore. Ma, come sempre, c'è ricerca e ricerca. Quella della folla è una ricerca di superficie: «Rabbi, quando sei venuto qui?» (v. 26). L'interrogativo è di nessuna importanza, ed è da Gesù completamente trascurato. La cosa importante non è scoprire quando Gesù è venuto qui, ma di interrogarsi sulle vere motivazioni per cui lo si cerca. Gesù si sforza di spostare l'attenzione della folla, e già in questo è racchiuso un importante insegnamento: spesso le esplicite domande che l'uomo pone non sono le più importanti, e per questo il primo compito di Gesù è orientare l'attenzione in un'altra direzione.
Il contrasto tra la gente che cerca Gesù e ciò che Gesù è pronto a dare viene accuratamente descritto. La gente cerca un cibo che perisce e che delude. Gesù intende donare un cibo che viene da Dio, il pane che non delude e dona la vita. La gente si richiama alla manna e a Mosè, e in tal modo mostra che la propria ricerca è orientata al passato. Gesù invece vede nel miracolo della manna la prefigurazione del vero pane che è la sua Parola e la sua persona. L'uomo deve cercare il Cristo, non il passato: deve aprirsi a una novità, non a una riedizione.
I giudei chiedono poi quali siano le opere (cioè i precetti, le osservanze da praticare per avere la vita): «Che cosa dobbiamo fare per impegnarci nelle opere di Dio?»: questa domanda suppone che la salvezza sia una conquista dell'uomo. Per Gesù invece la salvezza è dono e l'opera dell'uomo è una sola: l'accoglienza del dono, che è la fede.
Ma l'affermazione più importante è un'altra, e cioè «Sono io il pane della vita». È un'affermazione, questa, continuamente ripetuta nell'intero discorso e che si va via via precisando. In questa affermazione è racchiusa la pretesa di Gesù di offrire all'uomo quella salvezza che consapevolmente o inconsapevolmente va continuamente cercando. Gesù è il pane di cui gli uomini hanno continuamente bisogno. E c'è anche una nota polemica nella sua affermazione: il vero pane è lui, non le altre offerte di salvezza, non le ricerche dell'uomo, non le loro filosofie e le loro ideologie, non l'oggetto deludente delle loro speranze.
Gesù è il pane di vita ed è in lui che occorre credere.

