«Le nostre vacanze

    le faremo in paradiso»

    (MB VIII, 444)

    «Le vacanze

    sono il premio

    delle vostre fatiche»

    (MB XII, 366)

    Don Bosco e le vacanze

    8

    Pensieri sparsi, un sogno
    e alcune raccomandazioni

     

    MB = Memorie Biografiche, in 19 volumi.

     

    (Nelle vacanze) se volete star bene a casa come foste nell’Oratorio, tenete in molto conto le pratiche di pietà ed eseguitele come le eseguirete nell’Oratorio (XII,364).

    Andare a casa nelle vacanze, o per visita in occasione di feste chiassose, é lo stesso che dire: vado per raffreddarmi nelle cose di pietà (IX,705).

    Coloro che non si mantengono nella retta via durante le vacanze, non si manterranno poi da preti in mezzo. al mondo (XII,256).

    Quattro cose da tenersi in considerazione per il profitto degli studi: la precisione dell’erario, l’osservanza della disciplina, le passeggiate e suo tempo senza fermate e non troppo lunghe, non troppe vacanze, e queste pure condite con istudi di gradimento (XIII,246).

    Le vacanze portano via quel tantino di frutto che la parola di Dio ha fatto nascere (XII,55).

    La sola cosa che raccomando si è sempre di non commettere alcun peccato. Se vi guarderete da questo come da un serpente, passerete santamente le vacanze (XIII,437).

    (nelle vacanze) affinché il sollievo del corpo non abbia ad essere di nocumento all’anima, si facciano sempre le nostre solite pratiche di pietà, in comune nelle ore più adattate. (XII,368).

    Proponeva anche, ai giovani che andavano in vacanze, di obbligarsi a riserbare tutti i giorni nelle loro orazioni un'Ave Maria per la salute dell'anima (VIII, 167)

    Ricordi per un giovanetto che desidera passar bene le vacanze: In ogni tempo fuggi i cattivi libri, i cattivi compagni, i cattivi discorsi. L’ozio è il più grande nemico che devi costantemente combattere. Senza il timor di Dio la scienza diventa stoltezza. Colla maggior frequenza accostati ai santi Sacramenti della confessione e della comunione. San Filippo Neri consigliava di accostarvisi ogni otto giorni. Ogni domenica ascolta la parola di Dio ed assisti alle funzioni sacre. Ogni giorno ascolta, e se puoi, servi la s. Messa e fa un po’ di lettura spirituale. Mattino e sera recita divotamente le tue preghiere. Ogni mattino fa’ una breve meditazione su qualche verità della fede (X,1032).

    Le vacanze siano di riposo ma nello stesso tempo siano anche occupate, sicché ricreandosi il corpo, non abbia a perderne lo spirito (XI,296).

    (per vacanze) vi sarebbe ancora una gran cosa che è quella che io raccomando di più. É la ritiratezza... ora spiego la parola star ritirato. E vuol dire: ritirato dalle persone, dai luoghi e della cose che possono essere occasione di peccato (XII,364).

    (nelle vacanze) studiate qualche cosa che nell’avvenire vi porti utilità (XIII,430).

    Soffriva quando i giovani si allontanavano anche per breve tempo e adoperava ogni industria per tenerli presso di sé nelle vacanze, anche gratuitamente, perché temeva che andando a casa colle ali ritornassero colle corna (IV,336).

    Le vacanze non fanno del bene ai giovani (V,729).

    Le nostre vacanze le faremo in Paradiso (VIII,444).

    Bisogna che io avvisi di un gran pericolo che si incontra nella vacanza. Poiché oh quanti ne vidi io a perdere la vocazione lungo la vacanze (XI,297).

    La vacanza portano via quel tantino di frutto che la parola di Dio ha fatto nascere (XII,55).

    Coloro che non si mantengono sulla retta via durante le vacanze non vi si manterranno poi da preti in mezzo al mondo (XII,256).

    Ordinariamente le chiamava la vendemmia del diavolo (XII,362).

    Tenete la gran pratica di confessarvi ogni settimana, ogni, dieci ovvero ogni quindici giorni. Se farete così, io credo che le vacanze non vi facciano male (XII,364),

    Se volete star buoni in casa, come lo foste nell’oratorio, tenete in molto conto le pratiche di pietà ed eseguitele come le eseguite nell’oratorio (XII,364).

    Vi sarebbe ancora una gran cosa che è quella che io vi raccomando di più.  È la ritiratezza. Ora spiego la parola star ritirato. E vuoi dire: ritirato dalle persona, dai luoghi, dalle cose che possono essere occasione di peccato (XII,364).

    Affinché il sollievo del corpo non abbia ad essere di documento all’anima... si facciano sempre le nostre solite pratiche di pietà in comune nelle ore più adatte (XII,386).

    Io non ho ancor trovato uno finora il quale, andato in vacanza a trovare i suoi, nel ritorno potesse dire: Oh! questa visita ai miei, queste vacanze quanto bene mi hanno fatto all’anima! (XII,452).

    Non si può dire il danno che apportano a certuni le vacanze (XII,555).

    Io desidero che in qualunque tempo si faccia sempre qualche cosa... perché in vacanza o lavorate voi, e il demonio se no sta inoperoso, oppure voi vivete disoccupati, a il demonio lavora lui (XIII,431).

    Gesù Sacramentato è quello che dovrà aiutarvi in tutto questo tempo di pericoli (XIII,436).

    Vi raccomando da padre che ama molto i suoi figli... fuga dell’ozio presenza di Dio, messa e meditazione quotidiana; confessione settimanale, orazioni mattino e sera. Così le vostre vacanze saranno vere vacanze e ciò che più deve importare, senza l’offesa di Dio (XIII,436).

    Non ricordo che mai alcuno mi abbia detto di aver riportatene qualche vantaggio spirituale dalle vacanze (XIII,436).

    La sola cosa che raccomando si è sempre di non commettere alcun peccato. Se vi guarderete da questo come da un serpente, passerete santamente le vacanze (XIII,437).

    (sogno) Non stancarti mai di ripeterlo ai tuoi giovani! che le vacanze sono una gran tempesta per le loro anime (XIII,764).

    (aneddoto) Signor don Bosco, quando, dove faremo le vacanze? In paradiso (XIII,828).

    Omnium malorum officina... (XIV,795).

    Se si vedessero le anime dei giovanetti, che vanno a casa in vacanza si scoprirebbe che tanti partono con ali di colomba e tornano con le corna del diavolo (XV,345).

    Dopo le vacanze non si accettino mai i giovani che ritornano dalle loro case senza l’attestato di buona condotta fatto dal parroco (XVII,186).

    (per le vocazioni) Se non si possono annientare, almeno si procuri di diminuire i giorni delle vacanze quanto sarà possibile ( XVII,262),

    Bisogna che io vi avvisi di un gran pericolo che si incontra nelle vacanze. Perché, oh quanti ne vidi io perder la vocazione lungo le vacanze! E questa è la perdita più grande, la più gran rovina che ci possa capitare. E purtroppo avviene, specialmente quando si va a casa dai proprii parenti (XI,297).

    Se non si possono annientare almeno si procuri diminuire i giorni delle vacanze quanto sarà possibile (XVII,262).

    La vocazione: ritiratezza e frequenza ai sacramenti nelle vacanze (XI,254).

    Il pensiero della presenza di Dio, mezzo per passare le vacanze senza peccato (XIII,427).

    Modo di passare le vacanze; vacanze in famiglia., inconvenienti; l’esempio di Gesù (VIII,825).

     

    Un sogno: effetti che sogliono produrre le vacanze

    Della partenza per le vacanze e del ritorno, nessuna notizia quest'anno, se non fosse un sogno intorno agli effetti che le vacanze sogliono produrre. Don Bosco lo raccontò la sera del 24 ottobre. Appena, esordendo, ne diede l'annunzio, si videro manifestazioni universali di contentezza.

    Io sono contento di rivedere il mio esercito di armati contra diabolum.

    Tante cose avrei a dirvi, essendo la prima volta che vi parlo dopo le vacanze; ma per ora vi voglio raccontare un sogno. Voi sapete che i sogni si fanno dormendo e che non bisogna prestarvi fede; ma se non c'è nessun male a non credere, talvolta non vi è male neppure a credere e possono anzi servirci di istruzione, come, per esempio, questo.

    Io era a Lanzo alla prima muta d'esercizi e dormiva, quando, come dissi, feci un sogno. Io mi trovava in un luogo ove non potei conoscere quale regione fosse, ma era vicino ad un paese nel quale estendevasi un giardino, e vicino a questo giardino un vastissimo prato. Era in compagnia di alcuni amici che mi invitarono ad entrare nel giardino. Entro e vedo una gran quantità di agnellini che saltavano, correvano, facevano capriole secondo il loro costume. Quando ecco si apre una porta che mette nel prato e quegli agnellini corrono fuori per andare a pascolare.

    Molti però non si curano di uscire, ma si fermano nel giardino; e andavano qua e là brucando qualche filo d'erba e così si pascevano, quantunque non vi fosse erba in quell'abbondanza come fuori nel prato, ov'era accorso il più gran numero. - Voglio vedere che cosa fanno questi agnellini di fuori, - io dissi. Andammo nel prato e li vedemmo pascolare tranquillamente. Ed ecco quasi subito s'oscura il cielo, seguono lampi e tuoni e si approssima un temporale.

     - Che cosa sarà di questi agnellini, se prendono la tempesta? andava io dicendo. Ritiriamoli in salvo. - E li andava chiamando. Poi io da una parte e quei miei compagni sparsi in diversi punti, cercavamo di spingerli verso l'uscio del giardino. Sennonchè essi non volevano saperne di entrare; caccia di qua, scappa di là, eh sì! gli agnellini avevano le gambe migliori delle nostre. Frattanto incominciarono a cadere spesse gocciole, poi veniva la pioggia ed io non riusciva a poter raccogliere quel gregge. Una o due pecorelle entrarono bensì nel giardino, ma tutte le altre, ed erano in gran quantità, continuarono a star nel prato. - Ebbene, io dissi, se non vogliono venire, peggio per loro! Intanto noi ritiriamoci - E andammo nel giardino.

    Colà vi era una fontana su cui stava scritto a caratteri cubitali: Fons signatus, fontana sigillata. Essa era coperta, ed ecco che si apre; l'acqua sale in alto e si divide e forma un arcobaleno, ma a guisa di volta come questo porticato.

    Frattanto si vedevano più frequenti i lampi, seguivano più rumorosi i tuoni e si mise a cader la grandine. Noi con tutti gli agnellini che erano nel giardino, ci ricoverammo e ci stringemmo là sotto quella volta meravigliosa e non vi penetrava l'acqua e la grandine.

     - Ma che cosa è questo? io andava chiedendo agli amici. Che cosa sarà mai dei poveretti che stanno fuori?

     - Vedrai! mi rispondevano. Osserva sulla fronte di questi agnelli; che cosa vi trovi? - Osservai e vidi che sulla fronte di ciascheduno di quegli animali stava scritto il nome di un giovane dell'Oratorio.

     - Che cosa è questo? - chiesi.

     - Vedrai, vedrai!

    Intanto io non poteva più trattenermi e volli uscire per vedere che cosa facessero quei poveri agnelli che erano rimasti fuori. - Raccoglierò quelli che furono uccisi e li spedirò all'Oratorio, - pensava io. Uscito di sotto a quell'arco, anch'io prendeva la pioggia; ed ho vedute quelle povere bestiole, stramazzate a terra, che muovendo le zampe cercavano di alzarsi e venire verso il giardino: ma non potevano camminare. Apersi l'uscio, alzai la voce; ma i loro sforzi erano inutili. La pioggia e la grandine le aveva così malconcie e continuava a maltrattarle, che facevano pietà: una veniva percossa sulla testa, un'altra sulla mascella, questa in un occhio, quella in una zampa, altre in altre parti del corpo.

    Dopo alcun tempo era cessata la tempesta. - Osserva, mi disse quegli che mi stava a fianco; osserva sulla fronte di questi agnelli.

    Osservai e lessi in ciascuna fronte il nome di un giovane dell'Oratorio. - Mah! diss'io; conosco il giovane che ha questo nome e non mi pare un agnellino.

     - Vedrai, vedrai, mi fu risposto. - Quindi mi venne presentato un vaso d'oro con un coperchio d'argento, dicendomi: - Tocca con la tua mano intinta di questo unguento, le ferite di queste bestiuole e subito subito guariranno.

    Io mi metto a chiamarle: - Brrr, brrr! - Ed esse non si muovono. Ripeto la chiamata; niente: cerco di avvicinarmi a una ed essa si strascina via. - Non vuole? Peggio per lei! esclamo. Vado ad un'altra. E vado, ma anche questa mi scappa. A quante io mi avvicinava per ungerle e guarirle, altrettante mi fuggivano. Io le seguiva, ma ripeteva inutilmente questo giuoco. Alfine ne raggiunsi una che, poverina, aveva gli occhi fuori delle orbite, e così malconci che metteva compassione. Io glieli toccai colla mano ed essa guarì e saltellando se ne andò nel giardino.

    Allora molte altre pecorelle, visto ciò, non ebbero più ripugnanza e si lasciarono toccare e guarire ed entrarono nel giardino. Ma ne restavano fuori molte e generalmente le più piagate, nè mi fu possibile avvicinarle.

     - Se non vogliono guarire, peggio per loro! Ma non so come potrò farle rientrare in giardino.

     - Lascia fare, mi disse uno degli amici che erano con me; verranno, verranno.

     - Vedremo! - io dissi; e riposi l'aureo vaso là dove prima era e ritornai al giardino. Questo erasi tutto mutato e vi lessi sull'ingresso: Oratorio. Appena entrato, ecco che quegli agnelli che non volevano venire, si avvicinano, entrano di soppiatto e corrono a rimpiattarsi qua e là; e neppur allora potei avvicinarmi ad alcuno. Vi furono anche parecchi che non ricevendo volentieri l'unguento, questo si convertì per loro in veleno e invece di guarirli inaspriva le loro piaghe.

     - Guarda! Vedi quello stendardo? - mi disse un amico.

    Mi volsi e vidi sventolare un grande stendardo e vi si leggeva sopra a grossi caratteri questa parola: Vacanze. - Sì, lo vedo, risposi.

     - Ecco, questo è l'effetto delle vacanze, mi spiegò uno che mi accompagnava, essendo io fuori di me pel dolore di quello spettacolo. I tuoi giovani escono dall'Oratorio per andare in vacanza, con buona volontà di pascolarsi della parola di Dio e di conservarsi buoni: ma poi sopravviene il temporale, che sono le tentazioni; poi la pioggia, che sono gli assalti del demonio; quindi cade la grandine ed è quando i miseri cadono nella colpa. Alcuni risanano ancora con la confessione, ma altri non usano bene di questo sacramento, o non ne usano punto. Abbilo a mente e non stancarti mai di ripeterlo ai tuoi giovani, che le vacanze sono una gran tempesta per le loro anime.

    Osservava io quegli agnelli e scorgeva in alcuni ferite mortali; andava cercando modo di guarirli, quando D. Scappini, che aveva fatto rumore alzandosi nella camera vicina, mi svegliò.

    Questo è il sogno e quantunque sogno ha tuttavia un significato che non farà male a chi vi presterà fede. Posso anche dire che io notai alcuni nomi fra i molti degli agnelli del sogno, e confrontandoli coi giovani, vidi che questi si regolavano appunto come accadde nel sogno. Comunque sia la cosa, noi dobbiamo in questa novena dei Santi corrispondere alla bontà di Dio che ci vuole usar misericordia e con una buona confessione purgare le ferite della nostra coscienza. Dobbiamo poi metterci tutti d'accordo per combattere il demonio e coll'aiuto di Dio usciremo vincitori da questa pugna e andremo a ricevere il premio della vittoria in Paradiso.

    (XIII, 762 ss)

     

    Ricordi per evitare l’ozio

    Nel congedarli raccomandava loro soprattutto di fuggire l'ozio, di star sempre occupati adempiendo con ogni diligenza i loro lavori scolastici. Ma soggiungeva: “ Non intendo per altro che vi occupiate da mattina a sera senza nessun sollievo, perchè io vi voglio bene e vi concedo volentieri e in gran numero tutti quei divertimenti nei quali non vi è peccato. Tuttavia non posso a meno che raccomandarvi tutti, quei trastulli, che, mentre servono di ricreazione cagionandovi diletto, possono recarvi qualche utilità. Tali sono lo studio, della storia, della geografia e delle arti meccaniche e liberali, il canto, il suono, il disegno, ed altri studii e lavori domestici, i quali ricreando possono procurarvi cognizioni utili ed oneste, e contentare i vostri parenti e i vostri superiori. In certi giorni che vi sentite svogliati adornate altarini, aggiustate immagini e quadretti, libri, quaderni.

    “ Potete anche divertirvi in giuochi, trattenimenti atti a sollevare e non ad opprimere lo spirito ed il corpo; ma non recatevi mai a questi senza la debita licenza, e qualche volta alzate la mente al Signore offerendo quei trastulli a gloria e onore di Lui. - Oltre a ciò ripeteva sempre: - Frequentate i santi Sacramenti, siate divoti di Maria SS.; abborrite le malvagie letture più che la peste; fuggite dai compagni cattivi più che dal morso di un serpente velenoso ”.

    Al giovedì raccoglieva eziandio intorno a sè a conferenza i suoi maestri catechisti ed altri giovani impiegati nell'Oratorio festivo, e letto qualche Capitolo del Regolamento, esortato ciascuno di essi a praticare esattamente gli articoli riguardanti il proprio uffizio, constatato qualche inconveniente al quale bisognava riparare con opportuno rimedio, raccomandava loro di essere sempre i più esemplari e zelanti nelle pratiche di pietà e che quando volevano confessarsi e comunicarsi procurassero di farlo nell'Oratorio, perchè questo contribuiva molto al buon esempio e ad animare gli altri alla frequenza de' Sacramenti. Li esortava, che essendo essi i più istruiti, si facessero a raccontare agli altri degli esempii edificanti nel tempo della ricreazione. Soprattutto loro raccomandava somma riverenza ai Sacerdoti che assistevano all'Oratorio, procurando di chiedere sempre permissione quando dovevano assentarsene. E soleva sovente ripetere: “ Qualora udiste o vedeste qualche cosa sconveniente a questo santo luogo, procurate di darne segretamente avviso al Superiore, affinchè egli impedisca quanto possa tornare ad offesa di Dio ”.

    (III,176)

    D. Bosco scriveva agli alunni di Mirabello gli avvisi che aveva dato a voce ai giovani di Lanzo e a quelli dell'Oratorio.

    Ai miei cari figliuoli di Mirabello.

    Aveva deliberato di recarmi presso di voi nel giorno della domenica prossima, quando imperioso motivo mi fa cangiare divisamento. Mi rincresce assai; ed aveva già perfino stabilite le cose che desiderava di dirvi. Pazienza. Dio vuole riserbare questa nostra consolazione dopo le vacanze ed allora spero che passeremo insieme non un giorno, ma una settimana.

    Intanto io giudico bene di augurarvi vacanze felici con alcuni paterni avvisi che mi sembrano necessarii alle anime vostre.

    1° Io ringrazio il vostro Direttore, Prefetto, i Maestri, Assistenti e tutti gli allievi del piccolo Seminario, di tutte le cortesie, della pazienza usatami e delle preghiere fatte per la povera anima mia. Continuate, o cari figliuoli; io vi assicuro che ogni giorno vi raccomando tutti quanti nella Santa Messa.

    2° Ognuno prima di partire pulisca la coscienza, con un fermo proponimento di volerla conservare tale fino al ritorno dalle vacanze, per quella settimana o per quel giorno che vi sarà stabilito per ritornare; ma non lasciatevi adescare da alcune frivolezze per rimanere a casa oltre il tempo stabilito, ad eccezione che lo stato della vostra sanità non ve lo permetta.

    3° Giunti a casa, andate tosto da parte mia e degli altri vostri Superiori a salutare i vostri parenti, il vostro parroco, maestro ed altre persone verso cui abbiate qualche obbligazione. Questo è uno stretto dovere di gratitudine, che farà piacere agli altri e sarà eziandio vantaggioso a voi stessi.

    4° Fate a casa la solita meditazione, messa, lettura quotidiana, come facevate in collegio. La medesima frequenza alla confessione e comunione.

    5° Col vostro contegno in famiglia fate vedere che il vostro anno scolastico non fu perduto; perciò siate modelli agii altri vostri parenti ed amici nella virtù dell'obbedienza; sopportate con carità le molestie degli altri, siate senza pretese nel cibo, nel riposo, nel vestirvi e simili.

    6° Non si possa mai dire di voi che facciate cattivi discorsi od anche solo ne ascoltiate. Ocorrendovi di sentire qualcheduno a farne, imitate il vostro protettore S. Luigi; o rimproverare chi li fa, o fuggire immediatamente dalla pericolosa compagnia.

    7° Procurate di raccontare qualche fatto, qualche esempio, letto, udito, studiato a quelli che lo vogliono ascoltare; oppure leggete qualche buon libro; ma guardatevi dalle cattive letture, come da un mortale veleno delle vostre anime.

    Certamente, o miei cari figliuoli, io vi direi ancora molte altre cose se la brevità di una lettera lo comportasse. Vi dico per altro ancora che voi andando altrove troverete persone più dotte e di gran lunga più virtuose di me, ma difficilmente potrete trovarne di quelle che più di me cerchino il vostro bene. - Perciò voi ricordatevi di me ogni mattino nell'ascoltare la Santa Messa; io non mancherò dal canto mio di far ogni giorno una commemorazione per tutti voi nel celebrarla.

    Quale grande consolazione per me, che grande fortuna per voi se andaste a casa e ritornaste senza perdere la grazia del Signore! Del resto riposate, state allegri, cantate, ridete, passeggiate, e fate quanto altro vi piace, purchè non commettiate peccati.

    Buone vacanze, miei cari figliuoli, e buon ritorno dalle medesime. La benedizione del Signore vi accompagni in ogni passo.

    Il Direttore delle scuole dia pure a leggere ed anche a copiare, a chi lo bramasse, questa lettera.

    La grazia di N. S. Gesù Cristo, sia sempre con noi e la S. Vergine Maria ci assista e ci aiuti a perseverare per la via del Cielo. Amen.

    Credetemi sempre con paterno affetto tutto vostro nel Signore,

    Torino, 26 luglio 1866,

    aff.mo amico Sac. Bosco GIOVANNI.

    (VIII, 436-7)

    Ricordi per le vacanze

    III,176; V,281; VII,233; VIII,165,436,391; IX,334; X,1031; XI,294; XII,363,367,673; XIII,427,430,434-7,761.