Profondamente uomo
Sebastiano Manzella *
L’incontro con Don Bosco è avvenuto quando avevo 5 anni poiché mia madre seguiva un corso di cucito dalle Figlie di Maria Ausiliatrice della mia città. Ma poi, a causa della distanza tra l’istituto e la mia parrocchia, non ho frequentato l’oratorio fino ai 15 anni.
Come sono ritornato? Ero stato invitato a giocare a calcio nel cortile delle suore da una ragazza. Come rifiutare un invito del genere? Così, partita dopo partita, riunione dopo riunione, decido di essere un animatore: da allora, ho portato sempre con me Don Bosco, vivendo esperienze indelebili nella mente, e soprattutto nel cuore, come la GMG di Madrid o l’esperienza missionaria in Madagascar, e tantissime altre vissute in questi anni.
Ciò che mi ha sempre attratto di Don Bosco, oltre all’essere un grande Santo, è il suo tratto profondamente umano. Un uomo che ha deciso di donare la sua vita a Dio e ai ragazzi, seguendo tre pilastri di vita come la ragione, la religione e l’amorevolezza; facendo una promessa: donare la sua vita a Dio e ai giovani fino all’ultimo suo respiro; desiderando per loro nient’altro che la felicità. Esempio di vita chiaro, netto e soprattutto forte, disegnato dall’Alto!
Quest’uomo, proveniente da un piccolo paesino di campagna, ha conquistato giovani di una città industriale, di una nazione, di un continente, e in 200 anni ha raggiunto tutto il mondo, e in ciascuno luogo ci si sente come a casa, con lo stesso calore e sensazione di casa, come è nel carisma che contraddistingue Don Bosco e i suoi figli.
Per questo è un grande Uomo, un grande Santo, che guardo come un grande Esempio!
Oggi, però, tocca a ciascuno di noi, continuare a realizzare i suoi sogni e la sua missione. Come? Attraverso i segni propri del suo DNA: la capacità di saper attirare, attrarre, coinvolgere e anche di sconvolgere i giovani. Così è stato anche per me. Quasi come una magia, ti senti avvolto in una trama particolare, che sa del divino, e ti rendi conto che la tua vita è frutto di un capolavoro di un grande Artista, che va spesa per gli altri.
Nel mio essere animatore ho cercato di portare Don Bosco nei luoghi a me più comuni: in famiglia, all'università, ai più piccoli in oratorio, e così facendo ho potuto leggere, approfondire e capire davvero di che pasta era fatto; perché è un Santo così moderno, così sconvolgente e affascinante allo stesso tempo, che con i suoi insegnamenti e la sua dedizione conduce a Cristo con semplicità e gioia. Il suo modo di coinvolgere e raggiungere i giovani è diventato per me una calamita, un sostegno sempre sicuro, il modello di vita cristiana da seguire, il Santo a cui mi affido e affido i ragazzi della mia realtà oratoriana e quelli che, grazie a Don Bosco, ho il modo di conoscere, in giro per la Sicilia e per l'Italia.
Il mio domani, sono certo, che sarà sempre con Don Bosco nel cuore.
Vivendo il quotidiano con operosità, essere vicini a quanti hanno bisogno: ognuno col proprio progetto di vita, secondo la sua vocazione, ed essere così speranza e gioia per coloro che soffrono e che sono meno fortunati. Portando sempre Gesù dentro, come ha insegnato un grande Uomo, un grande Santo, semplicemente Don Bosco.
* 25 anni, nato a Siracusa, per motivi di studio e di lavoro trasferito a Catania. Laureato in Ingegneria Informatica, al momento si occupa di ricerca nel campo delle reti di sensori: tanta bella roba.

