Cinque volti, una sola strada
Un campo scuola per adolescenti attraverso cinque storie bibliche
Sussidio per animatori ed educatori

Questo sussidio propone un campo scuola di una settimana per adolescenti dai quattordici ai diciassette anni, costruito su un'architettura diversa da quella, a filo unico, già sperimentata attorno alla vicenda di Giuseppe. Qui ogni giornata affida la propria riflessione a un personaggio biblico differente, scelto non per completezza enciclopedica ma perché incarna, con un'intensità che nessun altro racconto restituirebbe altrettanto bene, una delle cinque polarità fondamentali dell'esistenza giovanile: l'identità, la relazionalità, il corpo, il tempo, l'orientamento etico. Dove l'architettura a filo unico permette ai ragazzi di affezionarsi progressivamente a un solo volto e di riconoscere nella sua storia intera l'immagine di un cammino, l'architettura ad antologia offre loro cinque volti distinti, cinque specchi diversi in cui potersi riconoscere: chi si ritroverà più nella lotta notturna di Giacobbe, chi nel ritorno del figlio prodigo, chi nella caduta e nella confessione di Davide, chi nella paura del terzo servo dei talenti, chi nell'ascolto faticoso di Samuele. È una molteplicità che rispecchia quella dei ragazzi stessi, e che permette a ciascuno di trovare, in almeno una delle cinque giornate, un racconto che sente cucito sulla propria pelle.
Il criterio metodologico resta identico a quello di ogni itinerario di questa collana: prima il dato, poi la riflessione. Ogni giornata si apre con il racconto narrato nella sua concretezza, con fedeltà al testo e senza affrettare l'attualizzazione, lasciando che siano i fatti – la benedizione rubata, il porcile, lo sguardo dal terrazzo, la buca scavata nella terra, la voce nella notte – a parlare per primi. Soltanto in un secondo momento la riflessione filosofico-esistenziale fa emergere le risonanze con la vita dei ragazzi di oggi, cercando sempre una corrispondenza che nasca dal testo e non che gli venga sovrapposta.
Le cinque giornate, pur toccando temi che nella versione su Giuseppe trovano un'eco diversa, non la ripetono: dove Giuseppe vive l'identità come esposizione allo sguardo altrui, Giacobbe la vive come lotta con la propria maschera; dove Giuseppe subisce l'esclusione dei fratelli, il figlio prodigo sceglie egli stesso l'allontanamento; dove Giuseppe resiste alla tentazione restando fedele, Davide vi cede e impara a rialzarsi; dove Giuseppe attraversa un tempo sospeso e oscuro, il servo dei talenti affronta un tempo paralizzato dalla paura; dove Giuseppe giunge al perdono, Samuele impara il discernimento. Le due proposte possono così essere lette come autentiche alternative, non come varianti di uno stesso schema.
Giorno dell'arrivo. L'accoglienza e il patto del campo
Primo giorno: Il volto sotto la maschera
Giacobbe, l'identità e la lotta al guado
«Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!» (Gen 32,27).
Secondo giorno: La strada del ritorno
Il figlio prodigo, la relazionalità ferita
«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione» (Lc 15,20).
Terzo giorno: La caduta e il ritorno a sé
Davide, il corpo e il desiderio
«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 51,12).
Quarto giorno: Il talento sepolto
Il tempo come dono da abitare
«Bene, servo buono e fedele: sei stato fedele nel poco» (Mt 25,21).
Quinto giorno: La voce nella notte
Samuele, l'ascolto e il discernimento
«Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,10).
Festa finale. L'altare di pietre

