Il viandante di Samaria

    Appunti sulla fraternità /9

     

    Cf. Il viandante di Samaria. Appunti sulla fraternità secondo la parabola del buon samaritano

     

    Anche l’oste è necessario

    «Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”».
    «Chi aiuta il derubato non deve cedere al “complesso di Dio” e ritenersi un salvatore. […] È dunque importante non trascurare l’albergatore in questa storia» [200]. Il samaritano è un uomo comune che si prende cura dello sventurato, ma non fa tutto da solo. Non è, appunto, afflitto dal “complesso di Dio” tipico di chi è convinto di essere il solo a poter risolvere le situazioni più intricate, irredimibili, il solo a sciogliere tutti gli enigmi. Non si crede né si spaccia per l’Onnipotente.
    Non ha un ego sproporzionato. Il “complesso di Dio” non è forse il rischio di molta carità e solidarietà delle comunità cristiane o di tante associazioni e Ong? Il samaritano non si reputa il salvatore unico della storia. È un uomo d’affari, sa benissimo che deve curare e occuparsi anche del suo business.
    Non è uno scandalo farne cenno, anzi lo rende vicino alle nostre condizioni di vita. Detto ciò, però, non pianta in asso l’uomo sulla strada solo perché gli affari lo chiamano. E quindi cosa fa? Affida il malcapitato alle cure “specialistiche” dell’oste, figura altrettanto decisiva nell’economia della parabola. Verrebbe da chiosare, riprendendo un’espressione ormai famosa di Francesco, che la cura dell’altro affinché sia promettente ha bisogno sia dell’«ospedale da campo» [201] sia di luoghi specializzati, sia del pronto intervento («è inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti» dice Francesco: devi intervenire subito) sia anche di strutture che approntano una seria progettualità. Mai l’uno senza l’altro.
    Solo con la clinica la cura è fredda, ma solo con l’ospedale da campo si rischia l’assistenzialismo. Ci vuole il pronto soccorso, che deve funzionare in situazioni emergenziali, ma accanto occorre inserire il bisognoso all’interno di una progettualità a medio-lungo termine fino a quando, ristabilito, non torni alla sua autonomia. A dispetto di tanta retorica (anche cattolica) la carità o solidarietà non può essere ridotta al paternalismo che crea soltanto dipendenza. La carità va fatta bene perché sia giusta e onori l’altro di cui si è prossimi. Fare carità è sempre anche una questione politica, implica il coinvolgimento civile delle istituzioni.
    L’oste e la locanda hanno il sapore della comunità. La terapia giusta per lo sventurato è fargli trovare casa, re-integrarlo nella comunità degli umani. La vita deve essere sempre “istituita”, da capo, rimessa in piedi, autorizzata ad assumersi la responsabilità di sé nel mondo, nel consesso degli umani. L’oste e la locanda sono le istituzioni che autorizzano a tornare ad essere “autori” di sé.
    Istruttive le considerazioni del teologo lussemburghese Erny Gillen: l’albergatore «gestisce una locanda e vive delle sue entrate. Rappresenta quel lato necessario della carità, che resta in ombra e, probabilmente, anche per questo motivo, cui si presta scarsa attenzione nel racconto di Gesù o nella società di oggi. Senza quest’altro lato rappresentato dall’aiuto professionale e professionalizzato, la storia del samaritano perderebbe di consistenza. Come sarebbe andata a finire la parabola se, nei dintorni, non ci fossero state locande? Dopo il primo soccorso, il samaritano avrebbe proseguito il suo cammino, sperando che altri samaritani fossero in viaggio da Gerusalemme a Gerico per fornire ulteriore aiuto? […] Il buon cuore del samaritano non può evitare di fermarsi, ma deve pagare il prezzo per non aver chiuso gli occhi e per non chiuderli ancora […] L’imperativo incarnato dal samaritano richiede sostenibilità. Non si esaurisce semplicemente in un primo soccorso. Chi dice A deve dire anche B.
    Accogliere oggi positivamente i rifugiati costituisce un buon aiuto umanitario che avrà conseguenze a lungo termine, di cui il samaritano deve garantire personalmente. Il suo cuore ha provocato un’ondata di assistenza. Il suo cuore ha bisogno di costanza e di sostegno da parte di tutti. In una cultura che pone al centro l’umanità, lo dobbiamo da un punto di vista umanitario, sociale e finanziario a chi è stato lasciato a terra. L’alto valore del samaritano presenta un giusto prezzo da pagare!» [202].
    Nella sua ricostruzione della storia cristiana degli inizi, lo scrittore Carrère, s’imbatte nella nostra parabola. La commenta così: «Per un ebreo devoto i samaritani sono peggio dei pagani: sono paria, la feccia dell’umanità. Dunque, il senso è chiaro: spesso gli scarti della società si comportano meglio dei virtuosi». Ma «il bello del buon samaritano è che non esagera. Non regala tutto il suo denaro, neanche la metà. Non si prende lo sventurato in casa. Quello che fa lui, non è scontato che lo faremmo anche noi – la regione è poco sicura, la guida consiglia di guardarsi bene dai falsi feriti che, appena si ferma una macchina, tirano fuori un’arma, e filano via al volante dell’auto lasciando il soccorritore nudo sul ciglio della strada –, ma tutti sappiamo che questo bisognerebbe fare: prestare le prime cure a una persona in difficoltà. Niente di più, niente di meno. […] Le richieste massimaliste di Gesù qualche volta dovevano fargli paura. Luca le sfuma a favore di una carità piena di buonsenso» [203].


    NOTE

    200 M. Werlen, Dove andremmo a finire?, ed. Qiqajon 2022 (p. 183).
    201 Papa Francesco ha utilizzato per la prima volta questa immagine per parlare della chiesa nell’intervista concessa ad Antonio Spadaro direttore de La Civiltà Cattolica nel 2013: «Io vedo con chiarezza - prosegue - che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso».
    202 E. Gillen è citato in M. Werlen, Dove andremmo a finire?, ed. Qiqajon 2022 (pp. 183-184).
    203 E. Carrère, Il Regno, ed. Adelphi 2015 (pp. 394-395).


    “Ciò che non è inferno”

    Non c’è una vera chiusura per questa meditazione, che si è assemblata quasi per caso mettendo orecchio sulla parabola di Luca e diversi autori che hanno a loro volta riflettuto sul testo, arricchendo il nostro. Siamo partiti cercando di contrastare la convinzione che gli altri siano il nostro inferno, la nostra dannazione e maledizione, e non invece la nostra più alta possibilità di vita, la condizione della nostra compiutezza umana, del nostro cammino di umanizzazione, della nostra stessa santità.
    Italo Calvino chiude il suo romanzo visionario Le città invisibili in maniera sorprendente: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.
    Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio» [204].
    Non è forse proprio così il nostro samaritano: un uomo che rischia il tutto per tutto per dare spazio a ciò che nell’inferno dell’umanità non è inferno ma mantiene accesa quella flebile luce di divinità che è da sempre custodita nel cuore della nostra umanità? «Sartre si sbagliava: l’inferno non è l’altro, è l’assenza dell’altro, perché ci si salva solo salvando l’altro» [205]. E già il giovane prete del celeberrimo romanzo di Bernanos sosteneva che «l’inferno è non amare più» [206].
    Gesù di Nazareth salutando gli amici prima di morire li invita a “fare” un’unica cosa: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Giovanni 15,12-13). Già, come ha amato Gesù? Il samaritano è la risposta. Ha interpretato quel come alla perfezione: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5,48). E questo è l’unico comandamento che viene richiesto ai discepoli. Ma anche a tutti gli uomini di buone intenzioni. Nutro la convinzione che il samaritano alla fine si senta – regalmente, signorilmente – come il “servo inutile” del vangelo: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”» (Luca 17,10). Il viandante di Samaria ha semplicemente fatto quello che doveva, proprio come Gesù ha chiesto al suo interlocutore amico: «Va’, e anche tu fa’ lo stesso!». Ecco il senso di questa breve storia che ha intrattenuto il nostro cuore chiedendo di imparare l’arte ospitale di esporci. E di rischiare il dono, essere dono. Gratuitamente.
    Senza pretese di risarcimenti né ricompense. L’umano di Gesù è fatto di questa pasta.
    Leggendo il romanzo di Pif …che Dio perdona a tutti ci si imbatte nel finale spiazzante. Lo scrittore siciliano recupera un detto di san Francesco: «Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!» [207]. L’umano del nostro samaritano è così: nella parabola non parla. Agisce. E la sua azione è la parola che serve. Quella che crea. E risorge. Confidiamo che il “tocco umano” del samaritano sia contagioso: «L’umano si trasmette per contagio, quasi godesse della prerogativa di impregnare di sé ciò che tocca» [208].


    NOTE

    204 I. Calvino, Le città invisibili, ed. Mondadori 2020 (p. 160).
    205 L. Floridi, Tempo e speranza in “Fratelli tutti”, in AA.VV., Il mosaico della fraternità, ed. Qiqajon 2021, (p. 17).
    206 G. Bernanos, Diario di un curato di campagna, ed. Oscar Mondadori 2008.
    207 Pif, … che Dio perdona a tutti, ed. Feltrinelli 2018 (p. 183).
    208 F. Stoppa, Le età del desiderio. Adolescenza e vecchiaia nella società dell’eterna giovinezza, ed. Feltrinelli 2021, p. 189.


    PER APPROFONDIRE

    AA.VV., Il mosaico della fraternità, ed. Qiqajon 2021.
    M. Balzano, Cosa c’entra la felicità? Una parola e quattro storie, ed. Feltrinelli 2022.
    Z. Bauman, Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, ed. Erickson 2007.
    Z. Bauman, Consumo, dunque sono, ed. Laterza 2008.
    M. Benasayg, Funzionare o esistere?, ed. VeP 2019.
    D. Bonhoeffer, Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, ed. San Paolo 2015.
    F. Boyer, Il dio morto così giovane, ed. Sanpino 2022.
    M. Cacciari, Lectio Magistralis «Dal vangelo (che non è buonista) insegnamenti sul “nostro prossimo”» al Festival della filosofia di Modena, 2010.
    I. Calvino, Le città invisibili, ed. Mondadori 2020.
    E. Carrère, Il Regno, ed. Adelphi 2015.
    D. Collin, Il vangelo inaudito, ed. Queriniana 2021.
    D. Collin, Il cristianesimo non esiste ancora, ed. Queriniana 2022.
    E. De Angelis – S. Veronesi, Comandante, ed. Bompiani 2023.
    M. De Certeau, Mai senza l’altro, ed. Qiqajon 2019.
    F. Dolto, I vangeli alla luce della psicanalisi. La liberazione del desiderio. Dialoghi con Gérard Sévérin, et al./edizioni 2012.
    Francesco, Fratelli tutti 2020.
    Francesco, Intervista ad Antonio Spadaro, La Civiltà Cattolica, n. 3918. 19 settembre 2013, pp. 449-477.
    J. Forest, Amare i nemici, ed. Qiqajon 2017.
    U. Galimberti, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, ed. Feltrinelli 2007.
    U. Galimberti, Giovane, hai paura?, ed. Marcianum Press 2014.
    U. Galimberti – L. Monti, Le parole di Gesù, ed. Feltrinelli 2023.
    M. Gauchet, Il disincanto del mondo. Una storia politica della religione, Einaudi 1992.
    M. Gramellini, Il seme del figlio in Corriere della Sera, 6 aprile 2023.
    D. Hervieu-Léger, Il pellegrino e il convertito. La religione in movimento, ed. il Mulino 2003.
    E. Hillesum, Diario 1941-1943 ed. Adelphi 2013 (vedi anche Lettere, ed Adelphi).
    A.-J. Levine, Le parabole di Gesù. I racconti enigmatici di un rabbi controverso, ed. Effatà 2020.
    G. O. Longo, Homo technologicus, Booklet Milano 2005.
    R. Luneau, Jésus, l’homme qui évangélisa Dieu, ed. Albin Michel 2009.
    L. Manicardi, L’invenzione della prossimità in Rivista del Clero Italiano, n.10 / 2011, pp. 645-661.
    L. Manicardi, Farsi prossimo, farsi umano, ed. Qiqajon 2012.
    L. Manicardi, La passione dell’umano, VeP 2023.
    L. Manicardi, Gesù, narratore di Dio, ed. Messaggero Padova 2015.
    C.M. Martini, Farsi prossimo. La carità, oggi, nella nostra società e nella Chiesa, Piano pastorale 1985-1986.
    L. Milani, «Perché mi hai chiamato?» Lettere ai sacerdoti, appunti giovanili e ultime parole, San Paolo, 2013.
    (a cura di M. Gesualdi) Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori, 19705.
    E. Morin, Fraternità, perché?, ed. Ave, 2020.
    E. Morin, Svegliamoci!, ed. Mimesis, 2022.
    J.-L. Nancy, Noli me tangere. Saggio sul levarsi del corpo, ed. Bollati Boringheri 2005.
    H. J. Nouwen, Viaggio spirituale per l’uomo contemporaneo, ed. Queriniana 2010.
    E. Olmi, Il villaggio di cartone, ed. Archinto, 2012.
    V. Paglia, Il crollo del noi, ed. GLF tempi nuovi, 2017.
    A. Paoli, Il cuore del regno, ed. Dissensi 2011.
    S. Petrosino, Essere giusti con il desiderio ovvero come diventare uomini, ed. i libri di Moltefedi 2018.
    Pif, … che Dio perdona a tutti, ed. Feltrinelli 2018.
    M. Recalcati, La forza del desiderio, ed. Qiqajon 2014.
    M. Recalcati, Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa, RaffaelloCortina editore 2014.
    A. Riccardi, La Chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo, ed. GLF tempi nuovi 2021.
    L. Romano, In viaggio col buon samaritano, ed. Einaudi 1997.
    B. Salvarani, Senza Chiesa e senza Dio, ed. GLF tempi nuovi 2023.
    G. Sartori, Homo videns, ed. Laterza 2007.
    P. Sequeri, La prossimità di Gesù e i limiti del sacro in La Rivista del Clero Italiano n. 4 / 2012, pp. 255-268.
    P. Sequeri, La cruna dell’ego. Uscire dal monoteismo del sé, ed. VeP 2017.
    P. Sequeri, Iscrizione e rivelazione, ed. Queriniana 2022.
    A. Sofri, Chi è il mio prossimo, Sellerio editore 2008.
    F. Stoppa, Le età del desiderio. Adolescenza e vecchiaia nella società dell’eterna giovinezza, ed. Feltrinelli 2021.
    C. Ternynck, L’uomo di sabbia. Individualismo e perdita di sé, ed. VeP 2012.
    C. Theobald, Il cristianesimo come stile, vol. 1, Edb 2009.
    C. Theobald, Trasmettere un vangelo di libertà, Edb 2010.
    D. M. Turoldo, Anche Dio è infelice, ed. Piemme 1991.
    R. Volpi, In quel tempo. Da Gesù a Paolo attraverso i numeri del Nuovo Testamento, ed. Solferino 2023.
    M.-L. Veyron, «Tese la mano e lo toccò» (ed. Qiqajon 2019.
    L. Zoja, La morte del prossimo, ed. Einaudi 2009.
    M.M. Zuppi (con L. Fazzini), Odierai il prossimo tuo. Perché abbiamo dimenticato la fraternità, ed. Piemme 2019.
    M. Werlen, Dove andremmo a finire?, ed. Qiqajon 2022.