Voci che chiamano,

    vite che rispondono

    Un progetto narrativo-pedagogico sull’identità come vocazione

    voci

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    Paul Ricoeur ha mostrato che l'identità umana non è una sostanza fissa – qualcosa che si ha – ma una costruzione che si svolge nel tempo attraverso la narrazione. L'identità idem (ciò che rimane identico a se stesso) si intreccia continuamente con l'identità ipse (il sé che si impegna, che promette, che risponde). Tra queste due forme di identità vive la persona concreta: non un'essenza immobile, ma un personaggio che emerge nel racconto della propria vita.
    Questo significa che raccontare non è un lusso decorativo: è un atto costitutivo dell'umano. Chi non riesce a narrare la propria vita non riesce a tenerla insieme. E chi non ha mai incontrato storie più grandi della propria – vite di testimoni, di uomini e donne che hanno risposto a una chiamata – fatica a trovare il vocabolario per capire quello che gli sta accadendo.
    Il progetto si costruisce su questo presupposto: offrire ai giovani (e agli educatori) storie di testimoni come specchi e come soglie, non come modelli da imitare, ma come possibilità di riconoscimento. La domanda guida non è "puoi diventare come loro?", ma "c'è qualcosa nella loro storia che risuona nella tua?"
    Tre parole vanno tenute distinte, pur nella loro contiguità.
    La vocazione – dal latino vocare, chiamare – indica la struttura profonda di una vita orientata verso qualcosa che la supera. Non è necessariamente religiosa: anche il medico che non riesce a smettere di pensare ai suoi pazienti, o l'insegnante che torna a casa e continua mentalmente la lezione, sta vivendo qualcosa che ha la forma della vocazione. La vocazione non è una scelta tra opzioni: è la scoperta progressiva di ciò per cui si è fatti.
    La chiamata introduce una dimensione di alterità: qualcosa o qualcuno che viene dall'esterno e interpella. Può essere una voce interiore che si fa sempre più insistente; può essere un evento che cambia tutto; può essere il volto di un'altra persona – quel volto di cui parla Levinas – che improvvisamente pone una domanda a cui non si può non rispondere. La chiamata ha sempre una qualità di sorpresa: arriva quando non si cercava, o da dove non si aspettava.
    La risposta è il momento etico e narrativo per eccellenza. Rispondere non è eseguire un ordine: è scegliere di lasciarsi interpellare, di assumersi la responsabilità di ciò che è stato ricevuto. Ricoeur usa la bella espressione soi-même comme un autre – il sé come un altro – per dire che l'identità matura si costruisce sempre nel dialogo con qualcosa che ci precede e ci supera.
    Il progetto intreccia queste tre dimensioni con la vita ordinaria: perché la chiamata non arriva solo nelle grandi crisi o nelle conversioni spettacolari. Arriva anche nella routine – in un momento di stanchezza in cui si sceglie di non cedere, in un incontro imprevisto che apre uno spiraglio, in una malattia che costringe a fermarsi e a chiedersi cosa conta davvero.


    Una (lunga) introduzione

    Primo movimento
    La chiamata inaspettata

    Profilo I – Etty Hillesum
    La chiamata nel buio assoluto

    Profilo II – Aleksander Mień
    La fedeltà costruita in clandestinità

    Profilo III – Dorothy Day
    La conversione che passa attraverso i poveri

     

    Secondo movimento
    La fedeltà nel tempo ordinario

    Profilo I – Janusz Korczak
    La fedeltà che non calcola il prezzo

    Profilo II – Charles de Foucauld e i suoi figli spirituali
    La presenza come vocazione

    Profilo III – Madeleine Delbrêl
    La santità dell'ordinario

     

    Terzo movimento
    La crisi come soglia

    Profilo I – Flannery O'Connor
    Scrivere dal bordo del baratro

    Profilo II – Viktor Frankl
    Lo spazio tra lo stimolo e la risposta

    Profilo III – Etty Hillesum – Un ritorno
    La crisi come laboratorio interiore

     

    Quarto movimento
    La trasmissione

    Profilo I – Fred Rogers
    La cura come vocazione televisiva

    Profilo II – Etty Hillesum – Un secondo ritorno
    Le lettere come dono postumo

    Profilo III – Madeleine Delbrêl – Un ritorno
    Trasmettere la profondità dell'ordinario

    Profilo IV – Korczak e Rogers – Una sintesi
    L'educatore come testimone