Devono nascere ancora
figli di Dio
Lc 2, 1-14
Il centro del racconto evangelico di questo giorno non è Gesù, sono gli altri: i pastori, gli angeli. Vi si dice che Maria ha dato alla luce il figlio primogenito. Questa è l'unica indicazione che si riferisce a Gesù.
In realtà oggi noi celebriamo un evento di cui Gesù non è attore in senso proprio. La Pasqua è il momento della sua azione, della sua fedeltà. Oggi celebriamo la fedeltà degli altri, di coloro che l'hanno preceduto, che hanno reso possibile l'irruzione di Dio in forma inedita, cioè una nuova modalità di esistenza umana e in particolare un nuovo modo di vivere i rapporti. Ma questo è stato reso possibile perché un popolo, anzi, un piccolo gruppo di un popolo, è rimasto fedele alla sua tradizione e ha vissuto con tale generosità la missione ricevuta, da consentire l'inizio di una tappa nuova della storia umana.
Ora, questa condizione è necessaria anche per noi. L'umanità, infatti, è ancora in processo, devono sorgere ancora nuovi figli d'uomo che inizino tappe inedite della storia umana, che sappiano realizzare la condivisione dei beni e attuare la giustizia; che sappiano eliminare le sacche della miseria che conduce alla morte e sconfiggere la violenza. Questi uomini nuovi devono sorgere ancora. Ci devono essere perciò famiglie, comunità, gruppi fedeli, che rendano possibile l'irruzione di una forma nuova di umanità. L'azione creatrice di Dio contiene già questa perfezione, ma ancora non ha potuto esprimerla, perché non ha trovato l'ambiente sufficiente. Quel giorno trovò un clima sociale che rese possibile una forma nuova di vita; oggi sta cercando questi ambienti spesso inutilmente, perché noi siamo distratti da tante altre cose. Eppure avvertiamo l'urgenza di una giustizia nuova. Devono nascere figli di Dio ancora, ma dove sono ambienti fedeli, che rendano possibile la nascita dei nuovi figli di Dio?
Per questo noi siamo raccolti in preghiera: per prendere coscienza della responsabilità che abbiamo. Perché celebrare il Natale di Gesù non significa semplicemente ricordare ciò che è accaduto duemila anni fa, ma rendere possibile ancora l'evento che allora accadde, perché sia possibile oggi continuare quella storia straordinaria della salvezza, che in Gesù ha trovato l'inizio di una nuova tappa.















































