Famiglie nuove
Mt 2, 13-15.19-23
È frequente ascoltare dei lamenti sulla condizione della famiglia del nostro tempo, in particolare nella società occidentale: giudizi negativi, per la facilità dei divorzi, delle divisioni, dei fallimenti.
Queste analisi sono esatte, i dati sono chiari. Vorrei però ricordare che il processo di per se stesso è positivo, cioè fa parte di quel cammino dell'umanità per cui le sue componenti e le dinamiche dei rapporti sono in continuo movimento. Anche la famiglia ha avuto lungo i secoli modalità di realizzazione molto diverse. Man mano che le singole persone acquistano caratteristiche nuove, cioè libertà maggiore, conoscenza più profonda delle strutture personali, più ampia capacità di controllare le dinamiche interiori (queste sono acquisizioni che nella storia umana sono evidentissime), man mano che il processo di crescita delle persone, dei gruppi e della società si realizza, tutte le strutture, dalle più basilari, come la famiglia, a quelle sociali, civili, politiche, religiose, cambiano natura e acquistano caratteristiche nuove.
Considerate il cammino compiuto in questi ultimi decenni dalla consapevolezza della donna: ha avuto un'incidenza notevole nelle dinamiche sociali e anche nella chiesa. E così l'acquisizione della libertà da parte delle giovani generazioni.
È un processo reale e positivo, che però modifica tutti i rapporti e quindi tutte le strutture, dato che le strutture sono il risultato dei rapporti tra le persone e tra i gruppi sociali e servono a gestirli in modo armonico. Quando le dinamiche cambiano, le strutture necessariamente subiscono una crisi. E la crisi ha sempre due aspetti: il deterioramento delle strutture precedenti, per la costruzione di nuove modalità di rapporto. Ora, è chiaro che quando avviene la prima fase, cioè si deteriorano le strutture esistenti, c'è un senso di smarrimento, perché non esistono ancora le nuove strutture, che devono essere create. D'altra parte, la creazione delle strutture sociali non avviene in un istante, bensì richiede la gestazione, il travaglio di diverse generazioni.
Questa è la fase in cui ora noi ci troviamo nei confronti della famiglia - e anche di altre strutture sociali.
Fermiamoci un momento sulla famiglia, almeno per renderci conto che il travaglio che stiamo vivendo (quindi la difficoltà, la crisi) richiede da parte nostra la consapevolezza del contributo che possiamo dare e l'impegno per offrirlo. Perché altrimenti il processo non avviene. Non sono infatti meccanismi automatici, come nelle forme più elementari della vita. Quando si tratta di processi umani, le due componenti della consapevolezza e della decisione libera sono assolutamente necessarie.
Poiché ora la famiglia si trova in una situazione di crisi, un interrogativo ci deve continuamente assillare: che contributo ciascuno di noi può dare alla costituzione di nuove strutture familiari?
Dico "ciascuno di noi", perché ciò vale per tutti: vale per i figli e per i genitori, vale per gli sposati e per i non sposati. Le strutture sociali non sono mai il risultato di una sola classe sociale o di un solo gruppo: tutti vi contribuiscono, mettendo in movimento dinamiche positive corrispondenti alle esigenze della struttura sociale in questione. Nel caso della famiglia, sono necessarie dinamiche di gratuità e di amore oblativo, dato che l'alimento fondamentale della vita familiare è l'amore oblativo. Tutta la società, quindi, consapevole di questa condizione di crisi della famiglia, deve mettere l'impegno di diffondere, nei propri ambienti di lavoro e di esistenza, atteggiamenti di gratuità, di oblatività, per contribuire alla costruzione di nuovi stili e di nuove modalità di famiglia.
Non possiamo ricorrere ai modelli antichi, perché siamo in un processo. Non possiamo tornare indietro e ripristinare le condizioni dei secoli scorsi. Allora mancava quel grado di libertà, quella consapevolezza delle donne, quelle condizioni sociali che invece oggi esistono e che sono elementi positivi.
Non si può perciò prendere per modello la famiglia dei nostri padri e dei nostri nonni. I modelli sono da inventare.
Certamente il luogo creativo dei nuovi modelli sono le famiglie, ma il contributo, attraverso dinamiche di gratuità e di oblatività, deve venire da tutti, sposati o non sposati, grandi o piccoli, secondo il grado di maturazione delle persone. Non si può pretendere che un bambino possa dare un contributo all'oblatività: il bambino costituisce un punto di riferimento per l'oblatività degli adulti. L'oblatività che si esercita nei confronti del piccolo è di natura diversa dall'oblatività che si esercita nel confronto del partner o dei propri genitori anziani: sono modalità diverse, ma tutte possono essere espressione di un amore gratuito. Uno dei mali che oggi appaiono con chiarezza nei rapporti familiari è proprio la mancanza di gratuità. D'altra parte, i rapporti familiari, stabiliti immediatamente dalla natura, nascono dal bisogno e si sviluppano nell'esigenza di trasmettere e possedere vita, perché la vita ha interesse a continuare. I rapporti originari sono tutti meccanismi legati all'interesse, che si esprimono nel possesso di beni comuni.
Per sé i rapporti familiari sono l'espressione elementare, iniziale, dei rapporti umani, non ne sono l'espressione più elevata. Guai se uno restasse a quel tipo di rapporti umani, se vivesse cioè i rapporti con tutti gli altri come ha vissuto i rapporti familiari: sarebbe un male per la società. Per esempio, quando si dice "amore fraterno" per indicare il tipo più elevato di amore, è una terminologia fortemente ambigua, perché l'amore fraterno, che certo è un amore profondo, ha una componente di interesse, di partecipazione comune, che deve essere pian piano purificata. Solo quando i fratelli e le sorelle diventano adulti, possono acquisire un tipo di amore gratuito, che ha caratteristiche tutte particolari, perché mantiene anche l'altro aspetto del fondamento del sangue. Quando giunge alla maturità ha delle caratteristiche straordinarie e solo allora si può parlare di amore fraterno come paradigmatico. È la stessa analogia che Gesù porta per la Chiesa, cioè il riferimento a Dio come Padre e ai fedeli come fratelli. Ma in questo caso il fondamento è un altro: non è avere lo stesso sangue e appartenere quindi alla stessa stirpe, ma partecipare alla stessa avventura del regno, fondata su un Amore creatore che viene scoperto quale ragione di tutto ciò che noi siamo.
I rapporti familiari, così come vengono vissuti, non sono definitivi, sono una forma embrionale che esige sviluppo; e lo sviluppo continua fino alla fine della vita, finché i figli accompagnano nella morte i genitori. Anche quest'ultima tappa dell'esistenza richiede una forma di oblatività, di consegna alla vita.
Se il criterio del passato non è sufficiente, perché sono nuove le famiglie che devono nascere, l'impegno che tutti dobbiamo mettere è creare le condizioni perché questa creazione avvenga. E più ci rendiamo conto dei mali che minano la famiglia (l'aggressività, e a volte l'odio che le attraversano: i giornali sono pieni, in questi anni, di episodi molto negativi), più dobbiamo impegnarci a diffondere nel nostro ambiente dinamiche positive di attenzione agli altri, di ascolto, di dialogo, perché così poniamo le condizioni perché i giovani che stabiliscono nuove famiglie abbiano gli elementi per le novità oggi assolutamente necessarie. Questo è l'impegno che oggi dobbiamo assumere tutti.
Fermiamoci allora un momento e nella riflessione personale sviluppiamo due fasi ben distinte: la consapevolezza degli elementi negativi della nostra società (i bambini che non crescono, che hanno difficoltà enormi, che hanno un'aggressività straordinaria, che hanno forme di depressione, forme di anoressia...); e, in una seconda fase, fermiamoci a considerare l'ideale della vita di famiglia: immaginiamo una forma ideale di vita familiare, partendo anche dalle nostre esperienze, dato che molti di noi hanno fatto esperienze molto positive della famiglia. È importante richiamare questa positività e creare interiormente un ambiente ideale, ambiente che noi possiamo alimentare secondo il ruolo che ciascuno ha nella società. Perché crescano famiglie nuove.
Insomma, non diamoci per sconfitti in ordine alla famiglia, perché ci sono state situazioni nella storia molto più negative di quella che ora viviamo e l'umanità ne è venuta fuori. Non diamoci per sconfitti, bensì impegniamoci tutti perché inizi una nuova fase per le famiglie degli uomini.















































