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    Il bene può trionfare
    sul male

    Lc 1, 26-38

     

    Nella solennità dell'Immacolata Concezione di Maria s'intrecciano elementi mitici, simbolici, ed elementi storici. È utile richiamare ambedue queste componenti della solennità odierna.
    La componente simbolica, mitica, ci serve per capire un messaggio relativo alle nostre origini. Nella prima lettura abbiamo ricordato l'inizio della storia umana, presentato attraverso due figure simboliche - cioè Adamo, tratto dalla terra, ed Eva, la compagna tratta dalla sua carne - rappresentazioni simboliche della chiamata a diventare figli di Dio. Maria viene contrapposta come figura ideale, dato che l'origine rappresenta una figura incompiuta, imperfetta: Adamo ed Eva ci vengono presentati nel loro errore, nelle scelte sbagliate che hanno compiuto e quindi nella loro incapacità di affrontare bene la vita. Maria viene presentata invece come la donna ideale e Gesù come l'uomo nuovo.
    Attraverso il richiamo alle origini non perfette, non compiute, ci è presentato il traguardo finale. La caratteristica escatologica della spiritualità cristiana viene appunto dalla tensione al termine, al compimento. L'origine richiama il termine, il traguardo finale a cui siamo chiamati. E Maria è un compimento che annuncia un traguardo finale verso il quale tutti noi stiamo andando.
    E qui entriamo nell'aspetto storico della solennità di oggi. Perché in questo cammino verso il traguardo finale - non solo personale, rappresentato dalla nostra morte, ma anche comunitario, umano - ciascuna generazione deve porre la sua pietra, deve offrire il suo contributo, accogliendo i doni che le generazioni precedenti hanno accumulato e trasmettendoli alle generazioni successive.
    E in questo compito storico che si inserisce il male e l'azione salvifica di Dio. La festività di oggi ci ricorda il dram. ma del male e della salvezza, e la possibilità che un piccolo gruppo, una piccola comunità, giunga ad offrire vita piena; che non è la totalità, non è la perfezione ultima, è la pienezza di vita in una particolare situazione concreta. Ora noi siamo chiamati a trasmettere vita. Ogni generazione deve trasmettere quello che ha ricevuto e che ha amplificato con la propria esperienza alla generazione successiva. Ma questo lo può fare solo se resta fedele alle dinamiche della vita.
    Quanto male c'è nella nostra società! In questi giorni i giornali sono pieni di delitti efferati: figli che uccidono i genitori, sfruttamento di minori, stupri... Se andiamo a rintracciare le radici di questo male, scopriamo sempre frustrazioni nell'infanzia, famiglie divise, odi familiari maturati all'interno delle mura domestiche e tante altre dinamiche negative, che esplodono in modo drammatico.
    Il male ce lo consegniamo generazione dopo generazione. È quello che chiamiamo il "peccato originale". Il peccato originale è l'insufficienza di vita che noi riceviamo a causa delle colpe dei nostri predecessori, di quelli che ci stanno accanto e che ci devono consegnare doni vitali. Ma il male non esercita il suo influsso solo all'inizio, perché la vita ci viene continuamente consegnata: non è sufficiente nascere per diventare viventi. Per raggiungere la nostra identità compiuta, è necessario crescere, e per crescere dobbiamo essere continuamente alimentati dall'amore degli altri. Questo amore ci perviene in modo inadeguato, imperfetto, inquinato, sicché a un certo momento il male esplode, e anche quando giungiamo alla libertà, cioè alla capacità di gestire personalmente le nostre dinamiche vitali, portiamo il segno del male che ci avvolge e ci inquina. La nostra è una libertà ferita.
    A volte, quando esaminiamo le dinamiche nella società, sia dal punto di vista sociologico che dal punto di vista psicologico, saremmo tentati di concludere che la libertà è un'illusione. Non dobbiamo certo esagerare, a proposito della libertà, perché ci sono certamente scelte fortemente condizionate dal nostro ambiente, dalle incidenze negative (o da quelle positive) delle prime nostre esperienze. Ci sono però piccoli spazi di libertà, ed è proprio in quell'ambito che noi oggi siamo chiamati ad operare, perché la liturgia ci ricorda la grande possibilità di emergere dal male. Non in virtù nostra, ma in virtù del bene che attorno a noi esiste e che possiamo accogliere consapevolmente, interiorizzare e far fruttificare nella nostra vita. Questa lotta continua tra il male e il bene è la condizione in cui noi ci troviamo e che siamo chiamati a vivere consapevolmente. Quali decisioni ci sono chieste allora?

    Consapevolezza del male

    Distinguiamo bene il male morale dal limite creaturale. Il limite è un aspetto del male, ma c'è poi il male causato ingiustamente, che non dovrebbe esserci. Il limite non può essere evitato, ma c'è un male che può essere evitato ed è questo lo spazio in cui siamo chiamati ad operare.
    La prima condizione è appunto prendere coscienza di questo male "aggiunto", che non è semplicemente il male della creatura, ma è il male non necessario, da cui possiamo emergere solo progressivamente, nel tempo, non con un gesto solo, e sempre in virtù dell'azione degli altri, del loro amore, della loro vicinanza, delle loro offerte vitali.
    Ecco, noi oggi ricordiamo la possibilità di una vita piena; non di una vita che contiene tutte le perfezioni, anche se nell'aspetto mitico spesso Maria ha rappresentato questa figura ideale, cioè di donna che ha tutte le perfezioni. In realtà noi sappiamo della condizione limitata in cui Maria si trovava, necessariamente, come appartenente ad una determinata cultura, lingua, religione. Maria non possedeva tutte le perfezioni umane possibili e neppure tutte le perfezioni femminili possibili (anche se Maria ha svolto questo ruolo nella spiritualità cristiana, e questo è un ruolo simbolico utile).

    Creare spazi di vita

    Oltre a questa consapevolezza del male della nostra vita e del conflitto che continuamente esiste, ci è chiesto di prendere decisioni nel prosieguo della storia della salvezza. Perhé continua ancora la storia della salvezza, ancora si svolte il conflitto del male e del bene, ed è necessario che ci siano ambiti dove il bene prevale, dove la gratuità vince l'egoismo, dove la misericordia vince la vendetta, dove il perdono annulla la dinamica del peccato. Anche oggi sono necessari questi spazi.
    Noi ricordiamo l'inizio dell'esistenza di Maria come il risultato della fedeltà di un piccolo gruppo di fedeli ebrei, che hanno vissuto la Parola di Dio con tale fedeltà, da consentire una offerta vitale piena. Questo anche oggi è possibile, di per sé. Col battesimo noi celebriamo la possibilità che una comunità possa annullare la dinamica negativa del male all'inizio di una nuova esistenza. Tale impegno deve poi diventare decisione storica, di ogni giorno, per consentire la crescita di figli di Dio, cioè il raggiungimento di quella pienezza di vita che rappresenta l'identità di ciascuno di noi.
    Questo cammino non avviene per semplice forza endogena, dato che tutti noi siamo nati imperfetti, incompiuti, inadeguati e in più abbiamo subito l'incidenza negativa del male del nostro ambiente, della violenza, dell'egoismo... La possibilità di emergere da questa condizione e di raggiungere una pienezza di vita ci è offerta ad ogni istante.
    Quando in un determinato ambiente ci sono più persone che vivono in questa prospettiva e realizzano questo compito, vivendo in pienezza una situazione, esse ne sviluppano tutte le potenzialità e trasmettono vita attorno, cioè creano le condizioni perché figli di Dio possano crescere e pervenire alla propria identità personale.
    Di qui l'importanza di prendere decisioni di fedeltà alla vita, di costituire comunità responsabili che, rendendosi conto del male del mondo, del conflitto continuo, scelgano di diventare strumenti del bene per gli altri: «Ecco, io sono la tua serva. Si compia di me secondo la tua parola». Questa espressione letta nel Vangelo si riferisce ad un momento successivo della vita di Maria, il momento del suo orientamento definitivo di vita e traduce in modo molto chiaro il compito che ci è chiesto: diventare strumenti della forza creatrice perché figli di Dio crescano attorno a noi. Chiediamo allora al Signore che i climi materni necessari diventino sempre più numerosi nel nostro mondo e sempre più efficaci, perché l'umanità possa continuare il suo cammino. Questo cammino, infatti, potrebbe essere interrotto in modo drammatico, col prevalere del male nella nostra storia. Se oggi ricordiamo la possibilità del trionfo del bene nell'immagine di Maria, dobbiamo ricordare che sulla terra può prevalere il male e la nostra storia può essere troncata drammaticamente. Nell'universo certamente l'azione creatrice ha tante altre possibilità per continuare il cammino della storia salvifica, in altri modi, in altri ambienti, ma sulla terra può certamente terminare in modo drammatico. Il regno è già, perché i santi ci sono, perché parte dell'umanità ha già raggiunto il suo traguardo vitale, ma qui sulla terra può finire tutto in modo indebito. Per questo il ricordo, l'immagine, il simbolo di Maria e della sua perfezione diventano uno stimolo per non tradire le possibilità offerteci, perché quindi sia concesso ancora alle generazioni future di continuare il cammino della salvezza, di pervenire a un traguardo che non ci è dato conoscere, ma che sappiamo essere traguardo di vita.



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