CARLO FIORE
Nasce a Pezzana (VC) l’ultimo giorno di dicembre 1920. Pochi anni dopo la famiglia si trasferisce a Torino, in Borgo San Paolo, un quartiere tipicamente operaio. In quel lembo di Torino i salesiani erano presenti, anche se non in forma ufficiale, sin dal 1918. Papà Tommaso lavora alla fabbrica automobilistica Lancia; la mamma, Teresa Moglia, diviene ben presto parte integrante della famiglia salesiana. Con accenti commossi, lo ricorderà spesso don Carlo: tenendolo per mano, sale e scende le scale di quelle case operaie con un mazzo di copie del Bollettino Salesiano che distribuisce a tutti, simpatizzanti e non, con un sorriso. Novizio a Monte Oliveto, fa la sua professione il 1º gennaio 1937. Vive l’ascesa al sacerdozio (24 agosto 1947) come un’autentica Via Crucis. Certi segreti di cui si aveva sentore ci sono rivelati dallo stesso festeggiato. Ce li descrive con semplicità don Carlo per occasione del suo 60º anniversario di presbiterato, il 22 settembre 2007. «60 anni fa, nel piccolo oscuro presbiterio della casa di Piossasco, io venivo ordinato sacerdote. Ero seduto su una poltrona nel presbiterio e non mi sono mai mosso per il semplice motivo che non ce la facevo a reggermi in piedi. Ero distrutto dalla tbc miliare, pesavo poco più di 40 kg: ero l’ombra di me stesso. Venivo ordinato prete “ad consolationem”, un conforto prima di morire. Mia madre pregava come una disperata invocando san Giuseppe Cafasso [era stato canonizzato tre mesi prima, il 22 giugno, da Pio XII]. Poi, la risurrezione, che io ritengo dono delle preghiere di mia madre e per l’arrivo a Piossasco di una confezione di streptomicina, mandata dagli Stati Uniti da don Giovannini per il coadiutore Floriani (ulcera tbc). Ma a lui non serviva. Il dott. Losano, cercando di decifrare l’inglese del bugiardino, propose di provarla su di me. Se non funzionava era comunque la fine. Avevo 26 anni. Funzionò benissimo. Poi seguirono tre interventi chirurgici molto pesanti: asportazione di 6 costole per comprimere il polmone bucato dalla tbc e asportazione di un rene». Don Fiore inizia la sua vita sacerdotale pienamente associato alla Passione di Gesù. La casa di Piossasco era tristemente celebre poiché là confluivano i salesiani ammalati, molti solo per morire: don Carlo vi rimane ancora per 7 anni. In questo periodo muoiono tanti confratelli; la maggioranza sono giovanissimi, praticamente consunti dalla tisi! Nel 1954 arriva a Valdocco ove, salvo l’interruzione di un anno, rimane sino al 1983. Si rivela scrittore sodo, dallo stile avvincente che sa parlare il linguaggio dei giovani. L’allora Catechista Generale, don Tirone, gli affida l’incarico di «inventare qualcosa» per dare nuovo impulso alle attività associative salesiane. Un compito ampio che don Carlo affronta con notevole coraggio. «La prima cosa che fece fu rifare il glorioso ma vetusto “Giovane Provveduto” che, scritto da don Bosco cent’anni prima, era ancora il “libro di preghiere” dei ragazzi delle case salesiane. Nacque “In preghiera”, un agile manuale che tracciò un nuovo stile di “pregare giovane”» (don Teresio Bosco). Fonda una piccola e preziosa rivista, «Compagnie in azione»: da queste pagine limpide come una sorgente e impetuose come il fuoco, nascono i futuri dirigenti delle Compagnie, una indovinata forma di associazionismo ideata da don Bosco e dai primi salesiani. Migliaia di giovani impareranno il cammino di una robusta e simpatica santità vissuta sulla scia di san Domenico Savio, canonizzato proprio in quegli anni. Don Fiore ha l’anima del poeta e la passione dell’apostolo. La sua stanzetta-ufficio si trasforma nel «Centro Gioventù Salesiana». La rivista «Compagnie in azione» si muta in «Ragazzi in azione». Poi, l’orizzonte si apre a ventaglio. Con la rivista «Dimensioni», don Fiore non è più a contatto solo con adolescenti. I suoi lettori sono cresciuti, sono all’università, sono entrati nella politica. Nell’editoriale che apre il primo numero (aprile 1962) don Fiore traccia quella che sarà la linea programmatica della nuova rivista, una linea coraggiosa, controcorrente. Nell’ultimo suo libro pochi mesi prima di morire aveva scritto: «Siamo diventati aridi, freddi. “Io sono il freddo”, disse Satana in visione ad una celebre mistica. Il non-amore, il rifiuto sdegnoso di amare, di lasciarsi amare, il freddo dell’anima. Vita eterna è la totale, piena, perfetta comunione con Dio Padre, con il Figlio, con lo Spirito Santo e, in loro, con tutti gli eletti, con il cosmo intero trasfigurato anch’esso dall’“onda lunga” della risurrezione di Cristo. Vita eterna è entrare e vivere e partecipare al rapporto più intimo e profondo con la Trinità, all’immenso fluire dell’Essere e dell’amore che circola all’interno della Trinità. È un affacciarsi sull’orlo del diventare Dio noi stessi, tanto siamo presi e ingranati in questo sfolgorante dinamismo trinitario. Amare ed essere amati da Dio per sempre: questa è la vita eterna, il paradiso. Non è la prospettiva di un futuro lontano. È un cielo, il paradiso, di autentica vita, di dialogo, di intima e profonda comunione, di esaltante adorazione».
Articoli pubblicati
1973
📖 La collana "Parametri": uno strumento di formazione giovanile (11/1973, pp. 91-96)
1974
📖 "Dimensioni nuove", un sussidio che dura 12 mesi (1/1974, pp. 55-60)
1982
📖 "Dimensioni": vent'anni con i giovani (5/1982, pp. 39-46)

