(NPG 1967-02-73)
Presentiamo una breve traccia di alcune relazioni tenute a Roma al Convegno nazionale dirigenti diocesani dei movimenti studenti G.P. e G.I.A.C. nell'aprile dello scorso anno.
Esse possono servire utilmente di riflessione per i campi estivi, corsi di aggiornamento e inoltre come strumento di approfondimento e di lavoro degli Uffici Diocesani e Centri di Pastorale Giovanile.
Tutta la tematica e le linee di svolgimento sono incentrate sulla azione missionaria del Movimento Studenti.
Si è consapevoli (come pure ebbero a dire gli organizzatori del Convegno di Roma) che queste linee risentono di una certa provvisorietà ed improvvisazione.
Ma riteniamo tuttavia che possano avere una Importante funzione di stimolo e di orientamento per un lavoro di cui tutti avvertiamo l'urgenza e la ricchezza.
Un discorso quindi che non vuol essere statico, ma totalmente dinamico, suscitatore di idee e soprattutto di realizzazioni.
I. «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt. 5-16)
Ogni riflessione sulla dinamica del cristiano o del gruppo deve partire dallo studio dell'azione che deve essere compiuta: gli atti di un essere rivelano la natura di quell'essere e la sua organizzazione interna ed esterna. Ora quale è l'azione «cattolica» o missionaria che il militante o il gruppo di militanti deve compiere.
1) Innanzitutto è un'azione. Il militante cioè è un interventista. Nelle situazioni di vita in cui si trova con altri uomini, egli ha un suo tipico comportamento: non è passivo, non «mette la lampada sotto la tavola», ma «sul candeliere finché illumini tutti coloro che sono nella casa» (Mt 5-15), egli reagisce attivamente, interviene con un'iniziativa precisa, con un piano d'azione, con dei progetti da proporre, delle «novità», che aprono imprevedibili sbocchi alla situazione di partenza.
Si tratta di una caratteristica fondamentale del socio di «Azione» cattolica: ciò che lo distingue da ogni altro. Ben lungi dal prendere atteggiamenti di rassegnazione, di sottomissione, di passività, egli quasi per un riflesso a priori reagisce con un suo intervento in ogni situazione a servizio del Regno di Dio nel mondo. Si apre qui un problema di ridimensionamento dell'iter formativo per migliorarne la funzionalità a riguardo di questa caratteristica del socio dell'A.C. Creiamo noi degli «attivi» cristiani o degli «emotivi» oppure dei passivi oppure degli intellettualisti? Vi è un prevalente orientamento all'azione e all'intervento, come modo concreto di adesione a Dio, a partire dalla azione liturgica, a cui si partecipa, e dalla azione storica di Cristo, a cui si collabora?
2) Secondariamente è un'azione cattolica, cioè modellata sulle matrici cattoliche dell'agire: l'azione di Cristo, la chiamata all'azione dello Spirito Santo. L'azione dei militanti o del gruppo si configura perciò secondo alcune modalità essenziali, che è ora opportuno ricordare.
Il tipo di reazione ad una qualsiasi situazione umana è costituito da:
a) la testimonianza di un comportamento, ispirato alla fede, speranza, carità. Il militante è qui un modello di comportamento umano, informato dalla adesione a Cristo. Innanzitutto gli atteggiamenti: egli accetta e assume ciò che anche Cristo accetta e assume; egli rifiuta ciò che anche Cristo rifiuta: dice cioè «sì» dove Dio dice «sì» e dice «no dove Dio dice «no». È chiaro che a questi «sì» ed a questi «no» egli giunge attraverso una interiore «revisione» della situazione, a cui deve essere allenato e che è l'essenza dell'attività della fede (pensare, giudicare e operare nella vita secondo ragione e fede, dice la Divini Illius Magistri).
Secondariamente la sacramentalizzazione degli atteggiamenti teologali: cioè la loro manifestazione esteriore, condizione essenziale perché ci sia testimonianza. Vi è il capitolo dei comportamenti cristiani di accettazione e favorimento del bene e di rifiuto e ribellione al male. Queste opera-razioni vanno poi dosate dalla prudenza perché siano conformi a tutte le virtù, soprattutto al rispetto e all'amore del prossimo nel momento stesso in cui sono rispetto ed amore della verità e di Dio. Alla confluenza dei due amori nasce lo schema del comportamento giusto. In tal modo la testimonianza è testimonianza d'amore a Dio e testimonianza di amore all'uomo. Ma tale significato del comportamento è inafferrabile senza una seconda operazione:
b) il dialogo, educativo, ispirato alla promozione dell'uomo verso il suo incontro con Dio. Il militante è qui profeta di Dio, a cui presta la mente e la lingua perchè sia prolungata la rivelazione dell'uomo e di Dio agli uomini. L'intervento verbale del militante ha queste funzioni specifiche:
1. funzione d'amplificatore rispetto ai valori interiori ed esteriori della situazione, che i protagonisti facilmente dimenticano o trascurano;
2. funzione di rivelatore del mistero invisibile, del «segreto» delle cose, che costituiscono la situazione di vita;
3. funzione d'interprete di ciò che è visibile nella situazione in rapporto a ciò è invisibile («il visibile ha origine dall'invisibile» – (Ebr. 11, 3);
4. funzione di unificatore in due sensi: prolungamento di un valore fino al suo ricapitolarsi in Cristo; collegamento di un valore con gli altri valori costitutivi dell'uomo autentico. (Si veda per questo la Cost. La Chiesa nel mondo contemporaneo).
Il modo con cui questo dialogo è condotto è un modo educativo nel senso etimologico di «educare» da ciò che è noto e presente ai protagonisti ciò che è ignoto e sconosciuto in un «legato» continuo dove ogni passo in avanti è come anticipato e preparato dal passo precedente: «Ecco: ciò che voi adorate senza saperlo, io ve lo rivelo»:
c) la collaborazione all'opera dello Spirito. Il militante dopo aver «proposto» il Cristo sia con la testimonianza e sia con il dialogo non lascia solo il suo interlocutore nell'arduo problema di reagire adeguatamente ad un simile incontro, ma come è affiancato a lui nel vivere la situazione così si affianca a lui nel realizzare la giusta reazione ad essa. Si apre qui il capitolo degli interventi operativi prima proposti e poi compiuti parzialmente insieme ai neoconvertiti e che rappresentano la realistica «battuta» dell'uomo in questo immenso dialogo tra Dio e l'uomo, che ha in ogni situazione le sue concrete espressioni.
Nel dialogo si è scoperto come è «Dio-nel mondo-per me» (il piano di Dio nella situazione reale) e nella collaborazione si abbozza la risposta: «io-nel mondo-per Dio», cioè si mette in opera quel progetto d'intervento che sembra più corrispondente alla situazione, quale nel dialogo si è profondamente capita.
3) In terzo luogo è un'azione cattolica impegnata, cioè incarnata il più profondamente possibile nelle situazioni reali, nelle quali ci si trova a vivere con i fratelli per misteriosa disposizione della Provvidenza. Trattandosi di studenti, l'impegno cristiano sarà tutto inquadrato nella situazione scolastica e studentesca del proprio ambiente. L'impegno va studiato in due prospettive diverse:
a) impegno o incarnazione nella situazione di partenza secondo quanto dice la Cost. La Chiesa nel mondo contemporaneo: «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi ( = dei propri compagni di scuola) sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» (La Cost. La Chiesa nel mondo n. 1);
b) impegno e incarnazione nella situazione di arrivo, cioè in riferimento a quei traguardi che dalla comprensione della situazione si profilano come il vero «dover essere» da raggiungere. Non si tratta, si noti, dei grandi fini, comuni a tutti, ma delle tappe successive nel raggiungimento dei fini: esse sono volta per volta la reale situazione di arrivo a cui bisogna tendere e indirizzare con la parola, l'esempío e la collaborazione. In generale tre sono i settori in cui si snoda l'itinerario di marcia in avanti: il settore «uomo» (scoperta e realizzazione della propria «vocazione» cristocentrica nell'essere rispetto ai valori umani); il settore «cultura» (scoperta e realizzazione della sintesi sempre rinnovata e approfondita dei vari saperi in una unitaria cultura cristo-centrica) il settore «socializzazione» (scoperta e realizzazione del proprio «posto» cristocentrico nella società: professione, vita politica, vita affettiva, vita culturale e artistica).
Attraverso il dialogo, la testimonianza e la collaborazione il militante imprime nei suoi compagni di scuola e secondariamente nelle istituzioni, che li strutturano, un movimento in avanti dal punto di partenza a quello di arrivo: la Chiesa non sarà mai operante completamente nel mondo senza i militanti in azione. Lo specifico e insostituibile contributo del militante rispetto all'azione di «movimento in avanti» della Chiesa è quello della «individualizzazione»: essa consiste nel tradurre la rivelazione e la redenzione in rapporto alle concrete, individuali situazioni di vita in cui si frantuma, si ramifica e si concretizza l'umanità. La salvezza all'umanità diventa salvezza a «questo uomo» con una rivelazione tradotta nel suo «dialetto» (Atti 2,8) ed una redenzione rapportata alla sua scala di possibilità e di tappe successive. Doni dello Spirito Santo, prudenza e familiarità alla revisione di vita permettono al militante di operare questa individualizzazione della Salvezza, che Dio Padre, Gesù Cristo e la Chiesa da lui si attendono.
II «Il lievito nella pasta»: distribuzione operativa
Come si configura questa «azione», che è quella del lievito nella pasta? Si tratta ora di scoprire la distribuzione della energia pasquale, costituita dai militanti, in modo da lievitare tutta la realtà sociale e storica, dove è inserita.
1) Innanzitutto è importante scoprire i fattori operativi di questa lievitazione o animazione pasquale del mondo «donec fermentatum est totum» = finché tutte le cose hanno fatto pasqua..
a) Il militante. Innanzitutto abbiamo la persona singola: essa ha una sua immensa potenzialità di testimonianza, di dialogo, di collaborazione. Essa ha sovente peculiari doti di aggancio, di reale influsso persuasivo, di irradiamento soprannaturale.
Dal punto di vista tecnico sovente è questo fattore il primo, a cui si indirizza il lontano. Se la testimonianza è sovente di un gruppetto, il dialogo è soprattutto interpersonale: tra un lontano e un militante. Questo dialogo interpersonale è un momento essenziale e spesso fondamentale e decisivo dell'animazione cristiana.
Inoltre è l'individuo che condivide la situazione dei lontani; è l'individuo che è invitato, ad esempio, a far parte di un gruppo teatrale; è l'individuo che si trova impegnato a prendere posizione.
b) La cellula. Chiamiamo cellula – in mancanza d'altro – quel piccolo gruppo di militanti, che per disposizione provvidenziale si trovano a vivere insieme una situazione costante nel tempo ( = i tre militanti di una Terza C, gruppo di classe).
Se questi tre non formano una cellula, la testimonianza di ognuno è falsificata, poiché essi non «testimoniano» di avere la carità unificatrice di individui in una chiesa. Questo far blocco, far vita comune, affiatarsi e come fondersi è il sacramento della carità «diffusa nei loro cuori». «Guardate come si amano» – «se vi amerete l'un l'altro, conosceranno che siete miei discepoli».
La cellula del Corpo Mistico ha tutta una sua problematica: spesso i tre vengono da tre parrocchie diverse. Esistono le predisposizioni di pensiero, di intenzioni, di uniformità, necessario perché i tre si riconoscano fratelli e si unifichino in cellula di Corpo Mistico?
La cellula inoltre ha una sua funzione operativa precisa: i tre agiscono un poco individualmente e un poco come un tutto unico. L'individuo parla in plurale, come nel Padre nostro. Gli individui accolgono insieme che si rivolge a uno di essi, costui può parlare con l'uno o l'altro dei tre, può trovare chi è più congeniale a lui.
La cellula ha una sua funzione strutturale precisa: come cellula (società) ha, anche se in minoranza, un diritto di presenza e intervento nella società-struttura che è la scuola; quindi un campo dei rapporti interpersonali (dinamica di intergruppo).
c) il gruppo. Se il passaggio da individuo a cellula è obbligato ( = ogni militante deve far chiesa con i militanti che stannno nella sua classe), il passaggio da individui + cellula a un gruppo è liberamente determinato secondo le opportunità della situazione. Comunque è necessario che le cellule abbiano dietro di sè un gruppo, da dove partono e dove si ritrovano.
Il gruppo, oltre all'attività «ab intra» – di cui nella prossima relazione – ha un'attività ab extra ben precisa: il lontano o i lontani, che entrano in contatto con il militante e la cellula, hanno bisogno, progredendo nel dialogo, di interventi e operazioni superiori alle capacità dell'individuo-cellula: si tratterà di una obiezione, di un'eperienza collettiva da fare, di progresso verso la scoperta ulteriore della Chiesa e della Salvezza: in questi casi il militante o la cellula deve dire al catecumeno: «vieni e vedrai». Il catecumeno entra in contatto con un organismo nuovo, superiore: il gruppo di studenti cattolici.
La novità per il catecumeno consiste nel fatto di incontrare militanti, non impegnati nella sua situazione (come era la cellula), ma in altre e tuttavia simili nella vita e nelle reazioni a quei primi militanti incontrati.
La progressività è data dalle maggiori ricchezze di cultura, di dialogo, di esperienze umanistiche e religiose che il gruppo offre al lontano, nel suo progressivo avvicinarsi a Cristo. Inoltre il gruppo è più eterogeneo, più «cattolico», perciò farà da punto di riferimento per indicare una realistica manifestazione della Chiesa, del vivente popolo di Dio che è nel mondo, ma non è del mondo, quanto a modo di vivere e di pensare (= funzione di segno della Chiesa).
2) Occorre ora delineare sommariamente la dinamica di questi fattori in una interazione che li trova uniti nell'intento e differenti nei contributi d'azione che ciascuno porta.
Il modo più logico di delineare la loro dinamica e la loro organica sinergia è quello di partire dal classico lavoro ab extra», che chiamiamo incontro missionario: un lontano avvicina un militante e «gli chiede ragione della speranza che tante esaurisce le sue possibilità e avvia il catecumeno alla cellula. – La cellula fa crescere il catecumeno nella disposizione a Cristo secondo le proprie possibilità e quando emergono problemi superiori alle sue possibilità introduce il catecumeno nel gruppo – Il gruppo fa partecipare il catecumeno alla sua attività umanistica e poi alla sua attività ecclesiale-religiosa finchè è maturo per l'incontro con il sacerdote: il dialogo diventa ecclesiastico e sacramentale.
In schema:
Dialogo uomo-Dio = Di + D(c–g)u + D(c–g)e + DE
(dialogo individuale + dialogo comunitario-umanistico + dialogo comunitario-ecclesiale + dialogo ecclesiastico).
Si eviti di concepire rigidamente uno schema del genere: esso è solo uno schema orientativo.
In realtà il dialogo con i tre fattori (militante, cellula, gruppo) ed ai vari livelli (umanistico, religioso, ecclesiastico) avviene in modo progressivo, ma con dei ritorni, dei «va e vieni» continui. Il ruolo predominante può essere assunto da un militante, dal sacerdote, dalla cellula, dal gruppo o da un nuovo militante, incontrato nel gruppo: è importante rispettare colui o ciò che il catecumeno assume liberamente come fattore predominante e collaborare elasticamente perchè gli obiettivi di rivelazione e di redenzione siano volta per volta raggiunti.
Il gruppo, naturalmente, ha le sue attività costanti: la partecipazione ad esse sarà varia a seconda delle circostanze. Se il catecumeno ha scelto il gruppo come fattore predominante, parteciperà a tutto; se invece ha scelto un militante, la partecipazione sarà pianificata diversamente.
Un punto particolare è dato dall'incontro in sede di gruppo tra catecumeni e iniziati (usiamo questi termini, anche se poco felici, perchè risultano didatticamente espressivi). Il gruppo deve avere, come si vedrà, momenti e sedi appropriate per la vita esclusiva degli iniziati (un po' come nell'antica prassi i catecumeni uscivano dalla chiesa e lasciavano soli i fedeli). Ma vi sono pure momenti e sedi in cui iniziati e catecumeni partecipano a comuni attività. Questi sono i momenti veri e propri di lievitazione e di progresso provocato: nel confronto di idee, atteggiamenti, comportamenti e scelte avviene un progressivo avvicinarsi agli ideali di vita, incarnati e manifestati negli iniziati e nelle loro relazioni a problemi comuni. Questi «momenti», che corrispondono un po' al salotto rispetto alle stanze più interne di una casa, sono l'attività ab extra più importante del gruppo: anche i momenti più esclusivi ed iniziati vanno vissuti, come vedremo, in funzione e in rapporto a questi momenti di incontro e di vera «azione», dove ogni militante è mobilitato in vari ruoli affinchè il lievito si ramifichi veramente e penetri così la pesta. L'alternarsi di dialoghi individuali e di momenti collettivi in queste attività del gruppo va studiato con saggezza se si vuole giungere ad una influenza di fondo nelle anime.
Si ricorda infine che i contenuti del dialogo sono gli stessi per il militante di una terza liceo e per i militanti ed i dirigenti di un gruppo: problemi di umanesimo cristo-finalizzato, problemi di cultura studentesca cristocentrica, problemi di socializzazione cristiforme.
Il gruppo però si impegna ad un livello di comun denominatore studentesco che lo pone su un piano più generale o più profondo rispetto all'impegno-incarnazione delle cellule e dei militanti nelle classi.
Quanti gruppi devono sorgere? Se tante sono le cellule quante le classi, tanti sono i gruppi quanto è necessario per sostenere completamente il lavoro delle cellule.

