Senso critico di fronte al mondo in trasformazione


    Paolo VI

    (NPG 1967-06-55)

    ... Un altro punto di riflessione proviene dalla realtà in cui ci troviamo. Si tratta di osservare attentamente un fenomeno elementare, ma della massima importanza. Non vi accorgete che siamo in un periodo di trasformazione e che le cose mutano rapidamente?
    In effetti la nostra età è molto evolutiva. Sorgono nuove usanze; si sviluppano i mezzi di benessere a disposizione della vita; si elevano le classi sociali; aumenta l'istruzione del popolo; si allargano i rapporti tra gente e gente, e così via.
    Accade perciò di udire il facile appellativo di «sorpassati» per gli anziani; e ovunque è diffusa una inquietudine permanente poiché è considerato quasi verbo e orientamento risolutivo delle nostre vite la parola « novità ». Desideriamo vivere alla moda, si sente dire. Aneliamo alle cose del divenire e ci associamo, anche inconsapevolmente, al moto che trascina la nostra società verso non pochi cambiamenti.
    Allora: come regolarci di fronte all'entità delle trasformazioni in corso e che investono le nostre abitudini personali, domestiche, sociali, culturali, ecc.? C'è, è vero, sempre una categoria di persone che rimane impaurita dal vasto fenomeno e dice: io mi aggrappo al passato: come si stava bene una volta! non cambierò mai...
    Si tratta di staticità, di immobilismo, di desiderio di non far nulla, di rimanere quelli di ieri piuttosto che associarsi a quelli di oggi.
    D'altra parte, ecco coloro che accelerano i cambiamenti, ubbidendo ad un programma radicale. Dicono: scrolliamoci di dosso quanto era di ieri, dell'anno scorso e facgamo tutto completamente nuovo. Atteggiamento contrario, dunque: vale a dire la fretta, e, con essa, la precarietà propria delle, cose che mutano inconsideratamente.
    Come dobbiamo regolarci?
    La cosa è di particolare importanza. Dapprima dobbiamo far l'analisi delle idee, delle teorie che abbiamo ricevuto e ci vengono tramandate.
    Ad esempio: vi sono state, nella generazione passata, nel secolo precedente al nostro, delle forme sociali e spirituali, le quali si sono impresse nelle nostre anime e hanno dato una configurazione al nostro popolo.
    A ricordarne alcune: le varie correnti anticlericali, marxiste, ecc.
    Sono forme valide queste, oppure no? Il solo enunciato della domanda, significa che dobbiamo avere, oltre ad uno spirito vigilante, uno spirito critico.
    Saper scegliere, saper giudicare, saper vedere dove sono – come si dice adesso – i valori che meritano di essere conservati e dove invece sono gli pseudovalori, le cose che si conservano proprio per formalismo, per abitudine, per tradizionalismo, per pigrizia.
    Occorre possedere il senso critico.
    Per noi cristiani questa facoltà va applicata anche a molti elementi che riguardano la nostra stessa professione religiosa.
    Noi arriviamo a sottoporre ad un esame obiettivo la nostra stessa fede: la prendiamo di fronte, e ci domandiamo, i giovani specialmente, con tutta sincerità: vale? resiste? è vera? merita? devo mantenerla, o spregiudicatamente posso trascurarla e persino combatterla?
    La risposta è unica, assoluta, irrefutabile: figliuoli, sia in voi salda questa fede.

    (Ai fedeli della Diocesi di Albano. Dall'Osservatore Romano di mercoledì 6 sett. 1967)