Uno sguardo su di un gruppo che era nato bene


    Esperienze e testimonianze

    Presentazione di uno Statuto di gruppo

    (NPG 1967-02-79)

    Presentiamo all'attenzione del lettore interessato all'analisi delle esperienze di associazionismo giovanile un tentativo di gruppo sviluppatosi per due anni nella città di Torino.
    Nato dalla convergenza di giovani di diversa fede e formazione, il Gruppo G.G. .3 ha cercato di essere, come risulta dalla presentazione compilata dai suoi fondatori nel novembre 1963, un'esperienza di dialogo tra giovani di diversa cultura nella base di valori della' persona umana: una testimonianza insieme di fede e di impegno culturale ancora oggi difficilmente ripetibili in ambienti parrocchiali, come quello in cui operava il G.G. 3.
    Esperienza limitata, ma essenziale: oggi sostituita da iniziative che non mantengono l'impegno di un tempo ma ancora capace di alimentare nelle scelte di alcuni suoi fondatori testimonianze di vita impegnata che portano avanti tra i giovani e non più giovani il discorso della libertà e cultura per una comunità ecclesiale aperta alle esigenze del nostro tempo.
    (Nota a cura del fondatore del Gruppo, dott. Giulio Bairati).

    Introduzione

    Lo scopo di queste pagine, che affidiamo alla attenzione di coloro che già conoscono il Gruppo Gioventù «3», come di coloro che vi si avvicinano per la prima volta, è di presentare le idee fondamentali che hanno trasformato un gruppo di giovani, uniti dal solo desiderio di partecipare in modo autentico alla realtà umana, in una comunità di amici aperta a tutti coloro che credono nella bellezza di ogni ideale vissuto con entusiasmo e coerenza.

    L'idea fondamentale

    Ogni nostro programma trova la sua base ideale in una visione particolarmente attuale di alcuni aspetti della realtà umana.
    Il mondo moderno sembra permeato da uno spirito nuovo, capace di trasformarne le strutture e i valori: lo spirito di socialità e di unità. Non c'è uomo, per quanto chiuso nella sola considerazione del suo mondo personale – affetti, problemi, idee, attività – che non senta di essere, in qualche modo, parte integrante di un solo corpo organico nel quale, invece di perdere le caratteristiche della propria individualità, trova la giustificazione più profonda di ogni sforzo fatto per costruire la propria personalità.
    Il concetto che tutti gli uomini sono fratelli non è più sentito come espressione di inutile idealismo, ma come la base di ogni ideale di libertà e giustizia senza il quale la convivenza umana diventa sempre esperienza temporanea, garantita unicamente da norme giuridiche e da precari equilibri di interessi più o meno personali.
    Il desiderio di giustizia, l'aspirazione alla libertà, la ricerca di un ordine sociale fondato sull'uguaglianza e sull'amore sono pure illusione in un mondo composto di entità umane isolate e prive di legami, ma diventano realtà insopprimibile in un mondo basato sull'idea che ogni uomo collabora alla formazione dell'umanità unita, così unita da formare un solo corpo. Non si può certo negare che la realtà di cui siamo giornalmente partecipi è sovente ben diversa: la solitudine è una nota purtroppo dominante del cuore umano; il classismo avvelena ogni sensata discussione politica e sociale; la miseria schiaccia milioni di uomini sotto il peso della fame mentre pochi privilegiati coltivano nel fiorito giardino della loro civiltà l'evanescente mito del benessere.
    Di fronte alla scoperta di un mondo ricolmo di una speranza nuova, di un desiderio di unione a volte sconcertante, eppure sconvolto da crisi profonde, appare sempre più urgente impostare un dialogo aperto e sincero tra tutte le forze che contribuiscono allo sviluppo materiale e spirituale dell'uomo. Dialogo sincero e aperto: cioè, non generosamente concesso da qualcuno che spera di convincere altri della propria verità, ma costantemente ricercato da tutti, con la convinzione che si può arrivare ad una verità comune, conquistata e amata in comune.
    L'uomo ha ormai intravisto la sua strada, ed è compito di tutti renderla sempre più praticabile finchè nessuno potrà più smarrirla; non tanto con grandi realizzazioni ma con una costante volontà di eliminare ciò che invece di unire, divide gli uomini.

    Comunità Giovanile

    Lo scopo primario della nostra azione di gruppo non sta nella generica affermazione di grandi ideali, ma nella precisa volontà di creare una espressione dello spirito che anima tutti coloro che ne fanno parte: spirito non nuovo, ma antico come l'uomo perché legato alle sue esigenze fondamentali – verità, libertà, giustizia, amore –; aperto ad ogni soluzione integralmente umana dei problemi della vita; rispettoso dei valori personali di ogni individuo; teso verso la realizzazione dei rapporti umani fondati su un'amicizia che vuol essere comunione di sensibilità, di idee, di ideali, di attività.
    Questa vita autonoma di cui parliamo si viene attuando in tre momenti tra loro diversi, ma logicamente collegati: momento ricreativo, momento formativo, momento attivo.
    Per momento ricreativo intendiamo ogni manifestazione comunitaria che servendosi dei mezzi espressivi offerti dalla cultura e dall'arte ( teatro, cinema, musica ecc...) facilita l'incontro dei giovani sul piano della reciproca conoscenza e comprensione, quindi dell'amicizia.
    Il momento formativo comprende tutte le iniziative attraverso le quali si può giungere ad una presa di coscienza dei problemi dell'uomo e della società, cioè ad una visione più completa della realtà umana.
    Il momento attivo rappresenta infine il tentativo di passare alla realizza-comunità giovanile, caratterizzata da una sua vita autonoma che sia fedele zione pratica degli spunti di vita impegnata sorti e sviluppati nei momenti precedenti.
    Quale legame logico unisca in modo essenziale questi tre modi di esprimere le esigenze personali e sociali dell'uomo, lo rivela il nostro modo di sentire il tema fondamentale dell'unione. È infatti nostro intendimento trasformare ogni fatto ricreativo in espressione di autentica sensibilità umana; finalizzare la sensibilità umana sociale dell'uomo; incentrare questa presa di coscienza su una ferma volontà di agire in ogni campo in cui la causa della verità, della libertà, della giustizia può richiedere il nostro modesto contributo; impegnare infine ogni sensibilità, coscienza, volontà al servizio dell'amore, unica forza viva veramente capace di unire gli uomini.

    Una precisazione necessaria

    Prima di chiudere queste brevi note desideriamo chiarire i motivi per cui il nostro Gruppo è nato e continua a svilupparsi in un ambiente religioso, pur dichiarandosi autonomo e laico.
    Tutti gli ideali di cui abbiamo parlato in queste pagine ci sembrano avere un valore essenziale su un piano strettamente umano: eppure sappiamo che è difficile accettarli integralmente senza ammettere un ordine sovrannaturale al quale l'uomo può tendere con tutto il suo essere. Quest'ordine sovrannaturale, fondamento della concezione cristiana della vita, anziché diminuire l'uomo, dà un punto di riferimento al bisogno di salvezza insito nel suo cuore: non nella storia, cioè nell'evoluzione delle strutture sociali e politiche dell'universo, l'uomo troverà la sua salvezza, ma nel trasferimento del suo essere stesso su un piano soprannaturale che gli è offerto come complemento della sua natura; in breve in ciò che il Cristianesimo chiama Grazia.
    Affermazioni di questo genere possono bloccare sul nascere un dialogo che può essere fecondo: noi vorremmo evitare ogni malinteso ricordando a chi ci ascolta che questa fede non ci imprime un bollo, di superiorità o di inferiorità, ma ci comunica solo una speranza, un senso di maggiore unione con ogni uomo, un più grande bisogno di amare, una responsabilità umana radicata nel nostro essere stesso. E questa responsabilità sta nel vivere con coerenza quel messaggio evangelico nel quale diciamo di credere: amore per tutti gli uomini, spirito di verità, di povertà, di giustizia; gusto dell'azione che è sempre sacrificio di se stessi per la conquista di un bene più alto, comune a tutti gli uomini.
    Chi affronta la realtà umana portando il peso della fede, non lavora per imprimere alla società un marchio clericale; ma lavora perchè crede nel dovere dell'uomo di realizzare quegli ideali di verità, di giustizia, libertà, fraternità che a lui sono additati e in lui sono fortificati da una fede soprannaturale.
    Il nostro Gruppo è nato da questa fede nell'umanità del Cristianesimo, e ha trovato nel Frati Cappuccini un appoggio che non vuole imporsi come «clericale», ma come amico di ogni iniziativa che fa dell'Uomo il suo fine ultimo.
    E come tale lo presentiamo ad ogni persona che desidera conoscerne la natura e gli scopi con la speranza di sapere accettata, se non l'essenza di ciò che diciamo, almeno la buona fede con la quale sempre abbiano cercato di chiarire a tutti la nostra autentica posizione di fronte ai problemi che dovremo affrontare.