Stefano Varnavà
(NPG 1968-01-35)
Stefano Varnavà, che ha curato l'edizione italiana dei celebri Negro Spirituals, a brevi ma incisive linee, tratteggia la storia ed il significato di questi canti così carichi di esperienze religiose. Ne analizza anche la possibile utilizzazione a livello di incontri giovanili, nei ritrovi di gruppo e nella liturgia.
Dati sommari di storia e analisi letterario-musicale
Verso la fine dell'800 tra i negri delle piantagioni d'America nascevano i Negro Spirituals che, prima ancora di essere un fenomeno musicale, sono stati un fenomeno religioso popolare conseguente all'incontro dei negri d'America con la religione cristiana e alla loro aperta assimilazione delle sue realtà fondamentali.
Volerli caratterizzare come canti di evasione ingificherebbe allontanarsi dallo spirito con cui questi canti sono sorti; vi è in essi infatti tutta un'accettazione umile di situazioni reali, spesso penose, insieme a un ottimismo cristiano e ad una legittima aspirazione verso l'alto, che fanno di essi l'espressione di una fede autentica in realtà positive, che trascendono la singola situazione umana.
Non parliamo quindi di canto di evasione, ma piuttosto di espressione musicale e letteraria conseguente a una autenticità di fede.
Sofferenza, esilio, malinconia, speranza, sono fra i motivi più ricorrenti e caratteristici.
– Qui la sofferenza acquista anche un contesto sociale e si universalizza invocando una moralità e una giustizia di Dio, che il negro vede però proiettate nella vita futura e praticamente escluse dalla sua esistenza attuale. La sua è una speranza del cielo.
Io, la mia veste – tu la tua veste
del Signore i bimbi hanno una veste:
quando andrò lassù nel ciel
avrò un vestito anch'io
e griderò: «Cielo, cielo, cielo».
Ma non tutti quelli che parlano del cielo andranno.
«Cielo» – canterò nel Cielo di Dio.
Io, le mie scarpe – tu le tue scarpe,
del Signore i bimbi hanno le scarpe,
quando andrò lassù nel ciel
avrò le scarpe anch'io
e griderò: «Cielo, cielo, cielo».
– Nel tema dell'esilio si configura l'immagine dell'esilio dell'anima: il negro, in America, vive assediato da grige folle di bianchi la cui civiltà lo tiene forzatamente lontano dal patrimonio della propria gente. Ed è su questo esilio del corpo che si ombreggia quello dello spirito: infatti il negro vive tra i bianchi ma da questi è tenuto lontano, in una assenza di dialogo che diventa solitudine.
– La malinconia di questa situazione si acutizza e diviene spesso nell'animo del negro aperta critica sociale che va dall'appello umanitario, alla sfida, dall'invocazione dei diritti dell'uomo, all'accusa aperta.
Abbiamo parlato fin qui dei Negro Spirituals inquadrandoli ed esaminandoli esclusivamente sotto il profilo di un fenomeno popolare ben caratterizzato in un periodo storico: quello dell'America alla fine ottocento -inizio novecento.
Ma i Negro Spirituals non si possono considerare come qualcosa di storicamente finito o superato.
La validità di questa esperienza musicale continua a rimanere un fatto attuale, perché in essa il negro ha saputo cogliere ed esprimere con vivezza di immagini e spontaneità di linguaggio, quella universalità di valori umani ed insieme cristiani perfettamente aderenti alla sua realtà storica, come alla nostra.
La caratteristica musicale di questi canti è data dallo sviluppo di una base melodica sobria, molte volte lirica e comunque sempre accessibile, in una forma ritmica essenziale ed incisiva che talvolta si alterna a veri e propri recitativi (esempio: il canto «O yes - O yes» si divide in due parti ricorrenti: la prima costituita da un recitativo gregorianeggiante, a cui risponde in forma litanica il coro; la seconda che irrompe improvvisa, dopo il coro, a tempo di «ragtime»).
Altre volte ci troviamo di fronte, in alcuni brani, ad autentici canti corali, ma con un ritmo più essenziale (es: «Tu il Signor», «Holly lord» e «C'eri tu alla croce di Gesù?», «Were you there»).
Parecchi di questi canti infatti riecheggiano in forma più o meno latente il genere dei canti religiosi.
A questo punto ritengo opportuna una precisazione fondamentale: i Negro Spirituals sono sorti nel «Mondo nuovo» dell'America, svincolato da molte tradizioni e sovrastrutture della civiltà europea.
Mentre nell'Europa cattolica i «palestriniani» della liturgia avevano sempre «salvaguardato» il canto liturgico, separandolo progressivamente dal genere di musica usato dal popolo, nell'America cristiana invece il genere di musica religiosa si sviluppò in senso analogo e quasi sempre parallelo a quella che era l'espressione musicale popolare dell'epoca. Infatti per l'America, il continente nuovo, il canto religioso equivaleva giustamente anche a espressione musicale di vita vera e vissuta.
E così, mentre nell'Europa cattolica si continuava, senza troppa fantasia, col canto palestriniano, e lo stesso corale di Bach veniva accostato con una certa diffidenza, nell'America, anche per l'influenza positiva dell'impostazione musicale protestante, si permetteva al canto religioso sacro di trovare nuove forme sempre più aderenti alla capacità espressiva del popolo.
Ecco i testi di due inni cristiani popolari usati durante le funzioni liturgiche alla fine dell'Ottocento, inizio Novecento (l'epoca del nostro popolarissimo: «Non vogliam Dio»).
Date il meglio di voi al Maestro,
dategli il primo posto nel vostro cuore:
Date e vi sarà dato,
Dio ha dato suo Figlio.
Così pure:
Sotto la tenda dove uno zingaro giace morendo,
solo, alla fine del giorno,
abbiamo portato notizie di salvezza;
egli disse: «Nessuno mai me l'ha detto,
ripetiamolo ancora...
Nessuno mai me l'ha detto.
Mi ama così tanto
io un povero ragazzo?
Mi manda le buone notizie di salvezza?
Non dovrò perire, Egli prenderà la mia mano?
Nessuno mai me l'ha detto».
Curvi abbiamo raccolto le sue ultime parole,
nel momento in cui entrò nelle spire della morte:
«Dio ha mandato suo Figlio...
ora sono certo che l'ha mandato per me».
Sorridendo egli disse
mentre il suo ultimo sguardo si spegneva:
«Sono così felice
che Lui sia stato mandato per me».
Sussurrò
mentre il sole tramontava all'occidente:
«Signore, io credo...».
Ora dillo agli altri!
Anche a questo genere di canti attinsero i negri d'America modificando o meglio rivivendone il contenuto con le caratteristiche proprie del loro spirito estremamente vivace e bisognoso di forza, ritmo e colore.
Presenza e significato dei Negro Spirituals in Italia
I Negro Spirituals furono presentati in Europa per la prima volta e con successo nel 1873 ad opera di un gruppo di studenti negri: i «Fisk Jubilee Singers».
Successivamente si ebbero svariate interpretazioni di questi canti, più o meno aderenti e fedeli allo spirito e al contenuto.
Fin qui non si può ancora parlare di diffusione dei Negro Spirituals in Italia. E anche quando nel 1916 la Casa Ricordi raccolse e stampò in due fascicoli alcuni dei più celebri Negro Spirituals (trascritti per canto e piano dal famoso maestro e cantante negro Burleight), il pubblico italiano non diede ancora segno di, sensibilizzarsi a questo tipo di espressione musicale.
Solo da alcuni anni, soprattutto dopo i frequenti scambi di cantanti e di testi musicali fra Italia e America, si è incominciato ad introdurre il canto popolare negro, in cui è contenuto anche il Negro Spirituals. Ancora oggi tuttavia non si può affermare che la maggioranza degli Italiani abbia imparato a conoscere e a distinguere tra Negros, Blues, e Jazz; molto spesso, anzi, identifica nei Blues i canti Negro Spirituals. Fino a qualche anno fa non esistevano in Italia traduzioni in lingua adatte al ritmo musicale dei Negro Spirituals. Per rendere più accessibile al pubblico italiano l'ascolto e l'esecuzione di questi canti che conservano tuttora la freschezza di una particolare intuizione cristiana, unita alla vivacità del linguaggio, ne abbiamo curata la traduzione e versione ritmica in lingua italiana informandoci ad alcuni particolari critici quali: l'indagine condotta sui canti religiosi cristiani d'America a partire dalla fine dell'Ottocento, la ricerca e la selezione dei Negro Spirituals più significativi come testo e contenuto musicale e infine il raffronto e la ricerca biblica intesi a ritrovare più in esteso alcuni spunti del Vecchio e Nuovo Testamento, molto spesso presenti ed evocati nei Negro Spirituals. Contemporaneamente il M.o Ceragioli, per conto della Casa Musicale «Eco» ha trascritto ed armonizzato questi canti, curandone anche la realizzazione discografica, giudicata dai critici molto favorevolmente [1].
È naturale che la realizzazione in italiano dei Negro Spirituals non può sempre ricalcare e rispettare le caratteristiche formali delle elaborazioni precedenti (oltretutto sempre in lingua americana), tanto più che molte di tali elaborazioni avevano ridotto i Negro Spirituals a pezzi musicali e vocali da concerto o addirittura folcloristici.
Ci siamo sforzati di rendere nella lingua italiana tutta la forza espressiva del testo e della tessitura ritmico-melodica dei singoli canti affinché ancora oggi possano rappresentare le autentiche espressioni di un concreto atteggiamento religioso che trascenda le origini di razza e di tempo.
Eventuali usi: anche nella liturgia?
In alcune comunità giovanili il Negro Spirituals in italiano viene regolarmente inserito e cantato nei ritrovi di gruppo, molto spesso anche in chiesa. Durante le funzioni, anche liturgiche, sono stati cantati gli «Spirituals»:
C'eri tu alla Croce di Gesù?
C'eri tu alla Croce di Gesù?
questo pensier fa sì che io pianga... pianga... pianga...
C'eri tu alla Croce di Gesù?
C'eri tu al sepolcro di Gesù?
Oh questo pensier fa sì che io pianga... pianga... pianga...
C'eri tu al sepolcro di Gesù?
e quest'altro:
Tu dal peccato e dal nostro dolor
tu hai salvato col sangue tuo, Signore.
Per questo, bambini miei, portate una corona
Gesù per primo la portò: corona di dolore.
Tu dal peccato e dal nostro dolor
tu hai salvato, col sangue tuo, Signore.
Ai funerali di un giovane, qualche mese fa, ho ascoltato, e devo dire con profonda commozione, i suoi compagni che l'accompagnavano cantando lo Spirituals:
Addio, addio,
io me ne vado alla patria del ciel.
Addio, addio,
la mia veste è molto bella,
io me ne vado alla patria del ciel...
Anche in questo ho costatato chiaramente la attualità e capacità interpretativa e comunitaria di fede, di questi canti, in una aderenza alla realtà della vita, che rispecchia perfettamente lo spirito con cui sono sorti. Come quest'ultimo canto, applicato ad un momento di dolore, altri possono essere usati in svariati momenti della vita individuale e comunitaria, come espressione autentica dello spirito religioso. E penso che alcuni di essi abbiano tutti i requisiti per essere usati nella liturgia, non solo, ma dovrebbero essere presi anche come modelli di eventuali nuovi canti a carattere comunitario e liturgico.
I Negro Spirituals sono un classico esempio di libertà di espressione: usano indifferentemente sia la tipica forma «corale» di Chiesa, che il «dixieland» e il «ragtime» e salvano la caratteristica fondamentale dell'atteggiamento religioso: la spontaneità.
Il giudizio definitivo sulla possibilità di usi liturgici dei Negro Spirituals è chiaro che non può venire soltanto da noi. Ci auguriamo soltanto che la capacità e l'attualità di questi testi con le relative melodie vengano giudicati non tanto con animo da studioso di antichità musicali, quanto piuttosto da musicisti che «credano» e abbiano quel «dono di Dio» che è l'intuizione e l'espressione artistica. Musicisti con una vera apertura ad ogni genere di espressione musicale ma soprattutto con viva sensibilità verso i valori sacramentali di quelle realtà che Dio stesso non ha disdegnato di prendere come segno sensibile ed efficace della sua Vita.
NOTE
[1] Attualmente dei Negro Spirituals in italiano sono stati editi tre fascicoli musicali e i rispettivi tre dischi microsolco a 30 cm., presso le edizioni ECO, Milano
(Dalla Rivista «Il canto dell'assemblea», L.D.C.).

