Il centro giovanile: problemi pastorali



    Vittorio Gambino - Michele Mouillard

    (NPG 1968-12-03)

    Siamo lieti di poter pubblicare, con qualche leggera modifica legata alla necessità di adattare ad un linguaggio generico, uno studio preparato con termini necessariamente specifici dal Centro Internazionale Salesiano di Pastorale Giovanile. Lo facciamo, perché il problema dei Centri Giovanili è vivo ed assillante per chiunque non abbia rinunciato ad un incontro organizzato, con i giovani. La crisi di strutture, di metodi - una crisi di crescita - ed una diffusa incertezza ideologica, ha contribuito ad una diminuzione progressiva della frequenza agli Oratori.
    Qua e là, lo svuotamento materiale e quantitativo ha segnato un approfondimento qualitativo, un'apertura coraggiosa alla vita, un inserimento nelle situazioni concrete quotidiane, e la costituzione di graffianti «gruppi di riferimento» per una qualificazione apostolica.
    E questo è un deciso passo in avanti. Altrove, l'impoverimento salta agli occhi, a prima vista: non c'è sostituzione di formule, che compensi: al vecchio non è stato sostituito il nuovo: il ritmo della vita ha cancellato quanto era inadeguato. Brilla solo qualche nostalgico barlume di antichi splendori.
    Purtroppo la posta in palio è grossa: Da chi andremo, Signore? tu solo hai parole di vita eterna.
    Questo studio, accurato, dinamico e preciso, vuole offrire il motivo di un ripensamento e, pur senza pretese autoritative, indicazioni operative immediate.
    Di seguito, sono pubblicati alcuni interventi di esperti e di operatori, cui è stato inviato in anticipo questo articolo, per un pare Qualcosa è discorde, in misura più o meno pesante. È dalla molteplicità di angolazioni che nasce una visione completa della realtà. Ed è dall'esperienza diretta di colui che ha tra le mani quotidianamente la sua «situazione educativa» che ogni proposta si concretizza, si storicizza, adeguando, in faticoso processo di maturazione, l'ideale, lo spontaneo, il reale, per costruire un possibile concreto.
    Qualsiasi sforzo destinato a studiare e a organizzare Centri Giovanili deve ispirarsi a questo chiaro principio conciliare.
    «L'ordine sociale e il suo progresso debbono sempre lasciar prevalere il bene delle persone, giacché nell'ordinare le cose ci si deve adeguare all'ordine delle persone e non il contrario, secondo quanto suggerisce il Signore stesso quando dice che il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato. Quest'ordine è da sviluppare sempre più, è da fondarsi sulla verità, realizzarsi nella giustizia, deve essere vitalizzato dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più umano nella libertà. Per raggiungere tale scopo sono da introdurre un rinnovamento di mentalità e profondi mutamenti della società» (Gaudium et Spes, 26).
    Ciò significa che l'attenzione deve essere portata in primo luogo ai giovani e ai loro progetti di vita e non alle strutture. Queste dovranno continuamente essere adattate alla realtà dei giovani.
    In questo senso il Centro Giovanile vuol essere una realtà viva, un incontro pulsante di persone, un modo di esistere-oggi-dei-giovani e di incontrarsi con il mondo adulto.
    Un Centro Giovanile perciò sarà veramente efficiente nella misura in cui s'ispirerà al mondo dei giovani, aiutando questi a sviluppare i dinamismi della loro giovinezza. Anche per i Centri Giovanili vale il principio pedagogico di Claparède: Il giovane è il maestro!
    Ciò significa che l'educazione nei Centri Giovanili non sarà attraente, realista, «integrata» se essa non prende le su mosse dalla vita concreta dei giovani e non raggiunge quelle vie che essi battono.

    Il segno dei tempi

    1. Viviamo in un mondo in piena trasformazione. La nascita accelerata di gruppi più o meno istituzionali che hanno come oggetto l'animazione del tempo libero dei giovani, non è più un fenomeno accidentale. È diventato un segno massiccio dei tempi. In questo senso si può dire che il fenomeno è nuovo.
    A rischio di semplificare all'estremo, noteremo, che l'aumentata urbanizzazione provoca un crescendo allarmante di richieste di «luoghi d'incontro» dei giovani e reclama un'adeguata politica di animazione socioculturale senza la quale le nostre città non sarebbero agglomerati.

    2. La Congregazione Salesiana si sente personalmente interpellata in questa richiesta accresciuta di animatori e di luoghi d'animazione, più spesso conosciuti come «Centri Giovanili».
    Essa non può rimanere insensibile. Sa bene che la risposta al disegno di Dio su di lei (la vocazione di Don Bosco) è forse oggi, più che in altri tempi, legata alla capacità di saper coraggiosamente rischiare. Accettare cioè in definitiva il rischio di adeguare continuamente la sua azione pastorale sui bisogni e sulle carenze storiche dei giovani.
    È saputo che la gioventù attuale s'interessa sempre meno di Dio. Ed è altrettanto saputo che è urgente saperla raggiungere là dove si trova se si vuole evitare che si volga sempre più radicalmente all'ateismo o all'agnosticismo.
    Si tratta pure di riconoscere che il mondo che si costruisce attorno a noi non presenta solo degli ostacoli al lavoro di evangelizzazione. Comporta pure l'occasione per nuove prese di coscienza e nuove scelte.
    Da una parte ci fa evitare il ristagno e la sclerosi dell'istituzionalismo, dall'altra stimola in noi la creatività di opere e di metodi.

    3. Il Capitolo Generale XIX della Congregazione Salesiana ha richiamato la nostra attenzione sul fenomeno dei centri giovanili.
    - Il Capitolo Generale ha parlato di «presa di coscienza di questa determinata situazione» che «diventi stimolo per iniziative individuali e collettive» (A.C.G. 134).
    Si augura che l'oratorio venga «opportunamente aggiornato e ridimensionato nel nome e nella struttura, perché riesca ad attrarre e servire il maggior numero di giovani» (103).
    Invita perciò i salesiani a «rilanciare l'oratorio come Centro Giovanile capace di rispondere alle esigenze della Gioventù di oggi e alle attese della Chiesa» (134-135).
    Ricorda molto opportunamente a questo scopo alcune esigenze di rinnovamento dell'oratorio:
    «strutturato con forme aperte»;
    - «innestato nella vita»;
    - «aderente alla psicologia dei giovani»;
    - «rispondente ai loro interessi più vivi e vari»;
    - «creatore di dialogo tra educatori e giovani» (137).

    4. Tuttavia la disponibilità e il coraggio di voler realizzare centri giovanili, non deve farci cadere nella faciloneria e «pressapochismo». Si tratta di riflettere con serietà sui centri giovanili per domandarci che cosa presentano di veramente nuovo e che cosa suppongono da noi.
    La risposta non è facile. Si tratta di un «fenomeno complesso», molto difficile da definirsi anche perché esiste una grande varietà di possibili realizzazioni.

    5. Tre ragioni comandano un'attenzione particolare a questi centri. In primo luogo si tratta di giovani, nell'età in cui si hanno le scelte fondamentali e in cui si struttura la personalità profonda. Ciò che la Chiesa farà per essi, o non farà, sarà decisivo per il resto della vita. Si tratta, in secondo luogo, di una realtà collettiva che li marca fortemente ed ha un gran rilevo nella loro vita. È lì che la Chiesa li può incontrare partendo dalle loro preoccupazioni più vive e spontanee; è lì che raggiungendone uno si raggiungono anche gli altri.
    Infine, si tratta di gruppi di giovani che appartengono in massima parte ad ambienti popolari, tradizionalmente lontani dalla Chiesa. L'evangelizzazione di questo mondo di giovani sembra decisivo per l'avvenire spirituale di questi ambienti.

    Natura del Centro Giovanile

    Il Centro Giovanile è un servizio sociale ed educativo aperto a tutti i giovani (senza altra limitazione che di essere «giovani»), mediante l'offerta di una serie complessa di attività culturali e ricreative, in un clima di libertà e di tolleranza capace di sviluppare la loro personalità e maturare la coscienza della loro responsabilità sociale. La sua natura può essere così progressivamente specificata:

    1. Il Centro Giovanile fornisce ambienti in cui i giovani, richiamati dalla possibilità di soddisfare interessi vivi e urgenti (esempio: sportivo. ricreativo, culturale, religioso, ecc.) si raccolgono spontaneamente con un certo elementare intervento adulto.
    È indispensabile che l'ambiente presenti per tutti i giovani un largo margine di libertà d'ingresso, offra la possibilità per il lento destarsi della dinamica di gruppo e preveda sezioni distinte per età. L'ambiente del centro dovrà essere:

    - organizzato: si tratta di organizzare la spontaneità, la fluidità e il tipico pluralismo giovanile, in modo che ne risulti una unità articolata che siano garantiti i servizi e sia possibile la libertà di espressione verso il maturare graduale di valori più alti;

    - accogliente: ossia cordiale, comprensivo, attento, atto al destarsi e al rafforzarsi delle autentiche amicizie.
    L'amicizia fraterna è la tipica caratteristica di un centro giovanile: caratteristica degli animatori, dei rapporti entro i gruppi e tra i gruppi, di ogni manifestazione ed attività;

    - attivo: il centro dove cioè offrire ambienti in cui sia possibile l'organizzazione di attività le più svariate e geniali: ricreativa, sportiva, culturale, sociale, religiosa, in grandi e piccole manifestazioni, che permettano ad ognuno di ritenersi profondamente soddisfatto arrivando a organizzare in unità la propria vita.
    Non soltanto il centro giovanile dà ai giovani la possibilità di agire, di porre gli altri nell'azione, di raggiungere gli isolati e di incontrare gli altri gruppi. Ma dà anche ai giovani la possibilità di uno scambio e di una riflessione tra di loro e con gli adulti. In tal modo le attività diventano formative e aiutano il giovane a costruire nella propria coscienza una sintesi umana e cristiana dell'universo;

    - pluralistico: non solo perché il centro è rispettoso dei diversi interessi e livelli di cultura dei giovani, ma soprattutto perché l'ambiente adotta un sincero stile pluralistico. Ciò significa che la presenza del sacerdote non è tanto quella di un personaggio istituzionale, quanto di un individuo accessibile a tutti i giovani, presente al loro universo e capace d'incontro autenticamente fraterno;

    2. Il Centro Giovanile attraverso mediazioni associative e non autoritarie, favorisce, incrementa, serve e parzialmente dirige i vari gruppi entrati in dinamismo ai fini del raggiungimento degli obiettivi di una formazione umana e cristiana secondo il «dono» dello Spirito di ciascuno.
    Le «proposte» e i valori educativi saranno sempre il risultato di un fraterno incontro di gruppo e mai una imposizione puramente esteriore.

    3. Il Centro Giovanile promuove e serve le relazioni spontanee tra i vari gruppi di giovani (intergruppo) con scambi reciproci di valori per cui un gruppo comunica all'altro il valore coltivato e riceve da quest'ultimo sensibilità e interesse per il valore non comunicato.
    Ciò ovviamente richiede il rispetto e l'accettazione dell'alterità dei gruppi e la loro mutua conoscenza e valorizzazione.

    4. La dinamica dell'intergruppo porta a definire i diversi ruoli che operano nel Centro Giovanile: il coordinatore (direttore del Centro), gli animatori (adulti e giovani), i leaders dentro la massa fino all'attivazione organica di ogni «dono» individuale.

    5. L'organizzazione del Centro (mai rigida, ma corrispondente alla spontaneità e fluidità del mondo giovanile) deve rispondere a queste norme:
    - come è la comunità dei giovani, così pure sono le strutture;
    - dove va la comunità dei giovani, lì vanno pure le strutture (cf Gaudium et Spes, 26).

    N.B. In certe zone di sottosviluppo o in quartieri estremamente poveri, quasi di miseria (tipo bidonville o favelas), è conveniente che il Centro non abbia locali ed attrezzature in netto contrasto con la situazione di vita e i bisogni dei giovani, per evitare la solita discriminazione, che non sempre le scuole cattoliche sono riuscite ad evitare.
    Il Centro dev'essere visto dai giovani come «casa» loro, in piena continuità con la loro cultura ambientale e i loro interessi. Ciò tuttavia non toglie che le «proposte» offerte dal Centro siano più alte, ma sempre rispettose delle vie e dei livelli dei giovani.

    6. La promozione dei valori più elevati richiede ad un certo punto la presenza di testimoni di valori e di «modelli» di comportamento e allora il Centro Giovanile inizia la cura speciale della élite perché possa svolgere più intensamente il suo ruolo nella massa.
    Questa cura dell'élite è distinta, anche se non separata, dalla cura della massa; porta ad un gruppo di militanti (Cenacolo) distinto dalla massa. Il Centro Giovanile impiega l'élite per sostenere e promuovere l'avanzamento cristiano e umano della massa.
    Questo Cenacolo è costituito dai leaders più impegnati dei vari gruppi (siano questi puramente ricreativi, culturali, sociali o apostolici come, per esempio, l'Azione Cattolica). Possibilmente sono i presidenti, i delegati, i catechisti, i dirigenti apostoli di tutte le attività ed organizzazioni del Centro.

    Funzioni del Centro Giovanile

    1. Funzione dinamica e comunitaria

    La prima funzione del Centro Giovanile, per essere in grado di offrire ai giovani la possibilità di vivere una vera vita di gruppo e di coltivare i loro interessi, è la funzione dinamica e comunitaria. Perciò deve avere:

    a) spazio sufficiente da giudicarsi in base all'ubicazione del Centro, all'autonomia dei locali, al complesso dei servizi che sono richiesti e che si vuole offrire;

    b) attrezzature differenziate.
    È evidente che senza locali adeguati e mezzi proporzionati per lo sviluppo delle sue attività, un Centro non può funzionare bene né ottenere i fini educativi che gli sono propri. A titolo esemplificativo ci sembrano di una certa importanza:
    - biblioteca e sala di lettura;
    - discoteca;
    - sala di proiezione;
    - sala ricreativa (con giochi vari);
    - soggiorno con bar annesso;
    - sala per conferenze e sale di studio e di carrefours;
    - attrezzature sportive e campi annessi;
    - sala per orchestrina;
    - sala d'attività artistica e culturale;
    - cappella;
    - uffici direzionali, amministrativi, ecc.;

    c) clima favorevole ai dinamismi e associazionismi spontanei.
    Ciò significa che il Centro come vera casa del giovane dev'essere improntato ad un clima di spontaneità che permetta una cosciente maturazione della personalità responsabile dei giovani.
    Nella struttura del Centro Giovanile sono quindi essenziali:
    - valorizzazione del gruppo naturale come punto di partenza
    - valorizzazione delle attività spontanee dei giovani
    - clima di libertà e di responsabilità
    - clima di dialogo fraterno e democratico

    d) tecnici sufficienti.
    Come abbiamo visto, le attività che il Centro si propone sono molto varie:
    - attività religiose;
    - attività culturali:
    * cineforums, cineclubs, teatro
    * giornali di gruppo
    * conferenze di cultura
    * interessi artistici (fotografia, pittura, attività letteraria)
    * discoteca
    * orchestrina, ecc.;
    - attività formative e di spiritualità;
    - attività apostoliche;
    - attività sociali (sia formative che di attività nell'ambiente);
    - attività sportive;
    - attività ricreative;
    - attività turistiche, ecc.
    Per l'organizzazione di queste attività il Centro dovrà contare sulla capacità di personale e di tecnici particolarmente qualificati che garantiscano un Centro ben funzionante. È evidente che questi tecnici non saranno necessariamente persone continuamente presenti, né soltanto adulti, ma spesso gli stessi giovani secondo la loro capacità e maturità. I giovani sono degli organizzatori minuziosi delle loro attività. Hanno sovente delle capacità e delle risorse che sono un vero successo. In questo modo le attività del Centro si moltiplicano: week-ends, ski, piscina, campi estivi, visite organizzate, ginnastica, ecc.

    2. Funzione «spirituale-educativa», la formalità tipica dell'azione pedagogica del Centro Giovanile

    Si può dire che è il cuore e l'anima dell'intero sistema del Centro. Questa funzione si traduce nel principio metodologico di don Bosco, cosiddetto dell'amorevolezza. Consiste nell'offrire contenuti e forme didattiche di dialogo che mirano a liberare i giovani da ogni forma di «mali» (carenze economiche, sociali, culturali, morali, religiose) verso condizioni più umane delineate in termini sociali (ascesa dalla miseria), culturali (ampliamento delle conoscenze ed acquisizione della cultura), psicologico-morali (accresciuta considerazione della propria ed altrui dignità, cooperazione al bene comune, volontà di pace), teologali (Dio accolto per fede come dono, vissuto nella carità e nell'impegno della vita). Questa funzione implica perciò la presenza di un Direttore (meglio definito come coordinatore) e di collaboratori particolarmente esperti nel dialogo giovanile (dialogo improntato allo «sviluppo» dei giovani o anche dialogo «terapeutico») e all'animazione dei gruppi. È meglio non aprire un Centro Giovanile piuttosto che non dargli un personale adeguato, con disponibilità di tempo e di mezzi indispensabili.
    La funzione spirituale-educativa del Centro richiede perciò:

    a) un Direttore, la cui azione è per lo più indiretta nei riguardi della massa dei giovani. Il Direttore, cioè, agisce attraverso i suoi collaboratori e i leaders (come individui) e l'élite come nucleo del gruppo. Il Direttore deve essere una persona che «crede» nei Centri Giovanili, che sia sufficientemente preparato e disponibile per un simile apostolato. È necessario che vi possa lavorare «full time». Ricordiamo che la sua azione più impegnata e delicata deve essere quella di dirigere l'élite verso obiettivi ben precisi, adeguati, rispondenti alle attese dei giovani e della società. Il Direttore di un Centro non è perciò un «uomo-tuttofare», ma un coordinatore geniale.

    b) I collaboratori del Direttore devono essere validi «animatori di gruppo». Devono credere nella loro missione, essere entusiasti, avere spirito di équipe e mirare seriamente all'evangelizzazione dei giovani come anima di tutto il loro lavoro. Con un'équipe affiatata di persone comuni, ma con buona qualificazione, il Centro può fare grandi cose. In particolare devono saper verificare: il processo di sviluppo del gruppo (senza forzare, né segnare il passo); l'impegno dell'élite; le reazioni della massa; il diffondersi dei modelli culturali (modi di pensare, di comportarsi); la selezione naturale e il proselitismo dei giovani; l'atmosfera di soddisfazione e di fiducia in future realizzazioni. Insieme al Direttore cercheranno che il Centro Giovanile risponda sempre alle esigenze concrete della zona, raggiunga i giovani più bisognosi (classi popolari!) e s'inserisca nei movimenti culturali e sociali della nazione.

    c) Un certo numero di leaders in circolazione, come modelli e ideali della massa. È stata l'idea geniale di don Bosco nel fondare le «compagnie» religiose. Essi sono la forza maggiore del Centro; se vengono ignorati, o peggio combattuti, essi creano una seria opposizione. I leaders devono essere:
    - riconosciuti come tali dalla massa (ciò postula sempre elezioni libere);
    - educati alla funzione di rappresentanza della massa;
    - consultati dagli educatori;
    - portatori di autentici valori giovanili.

    3. Funzione di approfondimento

    Il Centro Giovanile, mediante gli animatori e le élite, favorisce in ciascun gruppo attività di ricerca, di scoperta, di contemplazione e di interiorizzazione dei valori, impliciti negli interessi coltivati. In altre parole il Centro aiuta i giovani a interrogarsi sul senso della loro vita e a scoprire la grandezza del loro destino. Perciò:
    a) dà mezzi tecnici e modalità catechistiche per organizzare dibattiti e riunioni di gruppo secondo la tecnica della revisione della vita;
    b) offre attrezzature (biblioteca, sala di lettura, sala di conferenza) ed esperti per gli approfondimenti analitici provocati dalla «Revisione di Vita».

    4. Funzione di attivazione

    I giovani sono dei terribili attivisti. Tendono immediatamente a tradurre in vita i valori che hanno scoperto nel gruppo di appartenenza. Il Centro avrà davvero realizzato la sua funzione se avrà aiutato i giovani a produrre, a sprigionare dalla loro testa e dalle loro mani qualcosa che sia testimone di ciò che sono. In una parola il Centro deve impegnare la loro intelligenza, il loro cuore e le loro mani.
    Il Centro offre perciò strumenti, mezzi e persone per una progressiva realizzazione dei valori:
    a) per i valori religiosi: cappella, ministri del culto, direttori spirituali ed esperti nel counceling, case per esercizi e luoghi di ritiro, programmi e di vita spirituale, riviste, ecc.;
    b) per i valori umanistici: cineforums, cineclubs, circoli di cultura, conferenze, attività artistiche, partecipazione agli eventi culturali locali, attrezzature sportive, programmazioni culturali e turistiche, ecc.

    5. Funzione di apertura sociale nella zona circostante

    I valori che i giovani vivono all'interno dei gruppi sono diffusi spontaneamente e partecipati ad altri in un intervento positivo nel tessuto della vita sociale locale.
    Quest'apertura al di fuori può essere considerata in due modi: «presenza alla città» e «presenza della città nel Centro».
    La prima apertura condizionerà il clima di vita provocando una continua sensibilità agli avvenimenti e alle situazioni locali e mondiali. In particolare rivolgerà l'attenzione ai problemi urgenti dello sviluppo e della pace. Scelte difficilissime da farsi, dovranno permettere l'espressione di idee, di finalità, in un sano pluralismo.
    La seconda apertura suppone che i membri e gli animatori di movimenti e di altri gruppi costituiti abbiano rapporti con il Centro (in certi dibattiti, conferenze o attività ricreative e turistiche).
    La qualità di questi incontri suppone la capacità da una parte e dall'altra di saper accettare le modalità educative differenti di ciascun gruppo.
    Per raggiungere questi scopi il Centro offre:
    - strumenti di partecipazione agli eventi della comunità circostante;
    - mezzi e tecniche di dialogo con altri individui e altri gruppi nella comunità circostante;
    - mezzi e tecniche per una diffusione di valori ai vicini e ai lontani. In particolare per consacrarsi al lavoro dello sviluppo (campagne di alfabetizzazione e socializzazione) e della pace;
    - stimolo e inclinazione ad intervenire positivamente ad eventi ed iniziative sorte fuori del proprio gruppo e di interesse internazionale.

    Alcuni problemi specifici

    L'età di chi frequenta il Centro

    Il modo di socializzazione spontanea è diverso per i ragazzi (11-15 anni) rispetto ai giovani (16-20 anni).
    Di solito le difficoltà dei nostri oratori cominciavano con i giovani. Con essi si procedeva abitualmente variando un poco quanto era sostanzialmente lo schema organizzato per i ragazzi.
    Il Centro Giovanile è invece pensato e strutturato in modo da raggiungere i giovani (16-20 anni) con il modo di socializzare loro proprio.
    I ragazzi sono del tutto esclusi?
    Si può pensare di impegnare i migliori dei giovani del Centro, una volta formati, a creare oratori per ragazzi o a lavorare in quelli esistenti (salesiani e non salesiani).
    Si può addirittura pensare a sezioni di ragazzi facenti parte del Centro Giovanile.
    In questo caso sarà necessario che le attività e gli ambienti di riunione della sezione dei ragazzi siano separati da quelli frequentati dai giovani.

    Il punto focale di cambio di metodo

    L'obiettivo essenziale a cui tende l'azione educativa del Centro Giovanile si distingue da altre formule, come ad esempio del circolo giovanile, per lo stile diverso, più spontaneo, più responsabile.
    Si tratta, nel Centro Giovanile, di aiutare i giovani a giungere per propria conquista alla formazione di cenacoli formativi apostolici, senza peraltro separarsi dal gruppo base di interesse a cui appartengono spontaneamente.
    Si tratta di abbandonare il «metodo del circolo giovanile istituzionalizzato», per presentare un metodo associativo spontaneo che giunga alla formazione del circolo stesso (o altro nome), ma in virtù di una conquista graduale, democratica, esperimentata dai giovani stessi più impegnati.
    Logicamente l'anima di tutto questo spontaneo e continuo rinnovarsi dell'associazionismo è sempre l'educatore che spiritualmente forma i giovani, rinnovando ogni anno coi gruppi di giovani che si alternano nell'istituto od oratorio l'episodio di Domenico Savio che fonda la compagnia dell'Immacolata con soci «sceltissimi fra gli scelti». Il passaggio dal metodo del Circolo già strutturato con tutti i suoi gruppi, al sistema dei gruppi spontanei che esprimendo i leaders, danno vita a un cenacolo (o circolo), è un capovolgimento di metodo. Esso non è assolutamente la distruzione o l'abbandono del sistema associativo salesiano, anzi ne è il potenziamento, ed ancora più il ritorno al metodo usato da don Bosco, fondato sulla ragione, sulla fiducia sull'amorevolezza, sulle convinzioni religiose che suscitano tra i giovani la volontà di unirsi per collaborare con i Superiori alla loro educazione.

    I cenacoli o «centri militanti»

    Il cenacolo è costituito dai leaders più impegnati dei vari gruppi, in genere sono anche i giovani più maturi per età ed equilibrio. Possibilmente sono i presidenti, i delegati, i catechisti, i dirigenti apostoli di tutte le attività ed organizzazioni del Centro Giovanile. Costituiscono il gruppo apostolico del Centro e sono espressi attraverso i gruppi spontanei, dal cenacolo dei leaders. In un Centro di 5 gruppi spontanei, ad esempio, composti di una decina di giovani ciascuno, il cenacolo potrà essere formato da una decina di leaders. L'educatore compie con questi giovani un lavoro di vera formazione spirituale nelle riunioni d'insieme, e di autentica direzione spirituale nei contatti personali. S'intende per educatore il sacerdote incaricato del gruppo ma collegato fortemente con tutta l'équipe della comunità degli educatori. Con questi giovani è necessario curare manifestazioni a livello ispettoriale e diocesano, con raduni, campi scuola, ritiri specializzati. Il clima di un cenacolo è un po' quello di n quartiere generale, dove si orchestrano i piani di lievitazione di tutta la massa di giovani sia del Centro che fuori del Centro, nelle vicine adiacenze.