Il mondo contemporaneo



    Formazione sociale dei giovani

    Antonino Valastro

    (NPG 1968-04-19)

    Dopo l'introduzione e l'analisi di alcune premesse, per la formazione sociale dei giovani, apparse sul numero precedente della Rivista, A. Valastro inizia lo studio del problema, articolandolo in vari momenti.
    Punto di partenza è la conoscenza del mondo contemporaneo, luogo di quotidiana naturale relazione i cui riflessi i giovani d'oggi respirano a pieni polmoni.
    La tentazione – purtroppo frequentemente presente nell'arco della storia, di fare un discorso astratto, sganciato dalle cose, di parlare di un uomo teorizzato, legato più a schemi predisposti, che alla continua adeguazione di situazione e persone – va rifiutata, con decisione, a costo di immergerci, fino al collo, nella realtà. Perché solo così saremo ascoltati e soprattutto saremo validi e coraggiosamente possibilisti nelle proposte, nei metodi di conduzione, negli ideali.
    La Chiesa ha scelto questa strada, nel Concilio.
    La Costituzione sulla Chiesa nel Mondo contemporaneo si apre con un trattato di sociologia...
    Questo articolo riprende e commenta le suggestioni della Gaudium et Spes.

    «Se vogliamo dialogare con il mondo, è necessario che il mondo ci comprenda; ma perché il mondo ci comprenda, è necessario che noi, prima, comprendiamo il mondo. Per conseguenza, dobbiamo partire dalle nobili aspirazioni degli uomini del nostro tempo, dalle angosce e dalle loro sofferenze, e non dalle considerazioni che sono familiari a noi stessi» [1].
    È la «dinamica pastorale» della «Gaudium et Spes»:
    la Chiesa, costituita «a servizio dell'uomo»,
    ne proclama «la grandezza somma della vocazione»,
    dialoga con esso sui suoi problemi,
    mette a sua disposizione le «energie di salvezza»
    e coopera sinceramente «al fine di stabilire quella fraternità universale che corrisponda a tale vocazione» [2].
    Ma «per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi, e d'interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione,
    possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini
    sul senso della vita presente e futura, e sul loro reciproco rapporto. Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, nonché le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche» [3].
    La visione teologica è nuova, e nuovo e coerente è il metodo espositivo. La «Introduzione» è redatta in forma descrittiva ed analitica, con un'ampiezza ed organicità di prospettiva che non ha riscontro in alcun altro documento: l'analisi induttiva si estende a tutte le dimensioni fondamentali delle realtà sociali, psicologiche e culturali. «Vi si rivela la tendenza generale della problematica conciliare. Non discendere dai principi alle realtà umane per valutarle e giudicarle quasi dall'alto e dall'esterno, ma partire proprio da queste realtà per riscoprire, come per induzione, la necessità dei principi in seno alle contraddizioni e alle esigenze che le affliggono» [4].
    Un realismo di cui si aveva nostalgia, dopo un'era di monologhi deduttivi; i quali hanno certo molte benemerenze, ma ne avrebbero maggiori se non avessero eclissato la realtà vitale: i segni dei tempi.
    È il battesimo solenne della sociologia: scienza positiva di osservazione e riflessione sui fatti sociali.
    La lenta iniziazione era stata avviata dalla Rerum Novarum (1891): descrizione della «questione operaia»; continuata dalle altre Encicliche sociali: Quadragesimo anno (1931): evoluzione del socialismo e del sistema capitalistico nel primo dopoguerra; Mater et Magistra (1961): cenni ai recenti mutamenti sociali, e diffusa descrizione del fenomeno «socializzazione»; Pacem in Terris (1963): disamina dei rapporti internazionali.
    La Populorum Progressio (1967) accentua ulteriormente – nel tono e nei dettagli – il risalto conciliare alla diagnosi: un esaltante incontro di profezia e di realismo.
    Negli ambienti cattolici, la sociologia è generalmente confusa con la teologia sociale, la filosofia sociale, l'etica sociale: le quali sono invece scienze speculative o normative; errata anche l'espressione «sociologia cristiana»: l'osservazione sociologica è una tecnica o un metodo, non un'ideologia o un messaggio.
    La diagnosi de «La condizione dell'uomo nel mondo contemporaneo» è dunque affidata alla «Esposizione introduttiva» della Costituzione Pastorale.
    Non ha pretesa d'infallibilità o di super-docenza: la Chiesa è madre e maestra di vita spirituale e morale, non sociologa.
    Non ipoteca il futuro: la Chiesa non è indovina.
    Non si proclama esauriente: la Chiesa è in stato di ricerca.
    Nelle intenzioni, è soltanto un umile servizio da «esperta in umanità». Di fatto, è tra i più validi contributi alla conoscenza dell'uomo d'oggi.
    Il suo schema logico:
    l'umanità vive oggi un periodo nuovo della sua storia,
    con profonde mutazioni sociali, psicologiche, morali e religiose, con gravi antinomie e molteplici squilibri,
    dai quali l'umanità medesima aspira a riscattarsi,
    anelando ad una vita interamente libera, degna dell'uomo; l'uomo quindi s'interroga in profondità sul senso della vita;
    ma la Chiesa ritiene che solo Cristo possa rispondergli ed aiutarlo.
    Nessuna traccia, nel testo, del complesso di denunzia: vi dominano rispetto e simpatia per i fratelli, compagni di viaggio; il realismo si vena di ottimismo, ma non mancano le chiare, franche riserve. Un equilibrio raro e difficile, di fronte ad un mondo che «si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinnanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso; della fraternità o dell'odio» [5].
    L'esigenza, per la Chiesa, di partire dalla realtà effettuale, interessa sovrattutto i suoi pastori ed educatori. Questi appunti per la «Formazione sociale dei giovani» non possono ignorarla, senza svuotarsi di concretezza e di metodo.
    Seguiremo sostanzialmente le indicazioni conciliari della «Esposizione introduttiva», richiamandole rapidamente, e sottolineando quelle maggiormente connesse con il nostro assunto.

    Un periodo nuovo della storia

    «L'umanità vive oggi un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da profondi e rapidi mutamenti, che progressivamente si estendono all'intero universo. Provocati dall'intelligenza e dall'attività creativa dell'uomo, su di esso si ripercuotono, sui suoi giudizi e desideri individuali e collettivi, sul suo modo di pensare e agire sia nei confronti delle cose che degli uomini. Possiamo così parlare di una vera trasformazione sociale e culturale che ha i suoi riflessi anche nella vita religiosa» [6].
    Ne deriva, inesorabile, un «caso di coscienza» per chi ha assunto responsabilità di orientamento e di guida: «Non è possibile quindi servirsi di schemi mentali precedenti per capire e valutare il mondo contemporaneo. Applicare interpretazioni e modelli e criteri umani di epoche precedenti a questo rapidissimo trasformarsi del mondo e dell'umanità, significa ridursi all'impossibilità di capire e di operare nel nostro tempo. E non si tratta solo di rapidità nelle trasformazioni, ossia non si tratta solo d'un progresso quantitativo rispetto ai precedenti periodi. Si tratta anche di trasformazioni qualitative, che esigono non solo rapidità e fretta calcolatrice, ma anche visioni nuove di una civiltà e convivenza umana caratterizzata dalla tecnologia, che muta i rapporti umani, e dell'era atomico-spaziale, che apre orizzonti nuovi» [7].
    I caratteri generali di questa metamorfosi storica (cfr. GS, 5):

    – «radicale modificazione dell'intelligenza»: da una cultura umanistica ad una mentalità scientifica e tecnica, che vede l'uomo, la società e la storia con le categorie proprie delle scienze matematiche, fisiche ed umane;
    dominio sulla natura: una travolgente pentecoste della tecnica «trasforma la faccia della terra», captando le sue energie a servizio dell'uomo: «la conquista dello spazio ultraterrestre» è nelle prospettive immediate del progresso;
    – dominio sul tempo: il passato si avvicina e si svela ai viventi, «attraverso l'indagine storica»; il futuro è anticipato e condizionato dallo «sforzo di prospettiva e di pianificazione» che la scienza va operando nei settori più disparati;
    – «migliore conoscenza» dell'uomo, grazie al «progresso delle scienze biologiche, psicologiche e sociali»;
    – influsso diretto «sulla vita delle società, mediante l'uso di metodi tecnici»: l'incremento demografico, in particolare, cade sempre più sotto il controllo delle pianificazioni e delle scienze biologiche;
    – fusione delle vicende umane: le «storie separate» vanno sempre più convergendo nell'«unico destino dell'umana società»;
    – risultato globale: una «accelerazione della storia» talmente accentuata, «da poter difficilmente essere seguita dai singoli uomini», e da suscitare – nel genere umano – il passaggio «da una concezione piuttosto statica dell'ordine, a una concezione più dinamica ed evolutiva», nonché «il sorgere di un formidabile complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e sintesi nuove».

    Mutamenti sociali

    Nel quadro delle «profonde mutazioni» in atto, l'Esposizione descrive (n. 6) le trasformazioni che ne conseguono: nei «gruppi» in cui si articola la convivenza umana, e «nei rapporti di vita sociale». I gruppi sociali più radicalmente investiti dalla crisi sono quelli derivanti da legami naturali, sovrattutto biologici: le famiglie, i clans, le tribù, i villaggi. In essi, il fulcro si sposta dal culto del costume al progetto per l'avvenire; e «il tipo verticale e patriarcale di vita familiare sta lasciando il posto ad un tipo di famiglia e di gruppo sociale democratico, comunitario, in cui ogni individuo abbia riconosciuti i propri diritti e le proprie responsabilità, la propria autonomia e la propria sfera d'azione» [8]. L'evoluzione dei rapporti sociali si caratterizza come segue:

    – «Si diffonde gradatamente il tipo di società industriale»: l'impresa sostituisce la famiglia come nucleo di produzione economica; un'inedita opulenza si sviluppa e concentra in alcune nazioni e alcuni strati sociali, diffondendovi benessere e consumi.
    – «Si accresce il gusto e la ricerca della società urbana»: moltitudini di uomini si concentrano in agglomerati, tutta una nuova rete di relazioni assorbe il «cittadino», dissolvendo strutture e tradizioni della «società agricola».
    – Si perfezionano e diffondono i «mezzi di comunicazione sociale»: altri strumenti di avvicinamento reciproco tra i gruppi e tra gl'individui, che «favoriscono nel modo più largo e più rapido la conoscenza degli avvenimenti e la diffusione delle idee e sentimenti, non senza suscitare reazioni a catena».
    – L'emigrazione, sradicando uomini e famiglie dai contesti socio-culturali, accelera a sua volta l'osmosi tra i gruppi, modificando il loro «modo di vivere».
    – Particolarmente brusca l'evoluzione dei «popoli ancora in via di sviluppo»: messi a contatto con le espressioni più avanzate della civiltà e del progresso, essi prendono coscienza della loro dignità umana e dei connessi valori di giustizia, di libertà e di benessere; e di conseguenza aspirano ad «ottenere per i loro paesi i benefici della industrializzazione e dell'urbanizzazione» e «cercano parimenti un godimento più maturo e più personale della libertà».
    – «Si moltiplicano i rapporti dell'uomo con i suoi simili»: è il fenomeno della «socializzazione», forse il più imponente ed esteso, certo tra i più incisivi fenomeni sociali del nostro tempo. L'Enciclica Mater et Magistra si era già ampiamente diffusa su di esso; il Concilio ne assume implicitamente – qui ed altrove – le indicazioni.
    Il tema, com'è noto, è strettamente connesso con le istanze di fondo della pastorale giovanile, ed in specie dell'associazionismo giovanile: vi dedicheremo poco oltre una breve disamina particolare.

    Mutamenti psicologici, morali e religiosi

    La sensibilità «sociologica» del Concilio gli consente di avvertire le strette connessioni tra l'evolversi delle strutture sociali e i «mutamenti psicologici, morali e religiosi»: non certo nel senso deterministico del materialismo storico, ma neppure ignorando (e tanto meno negando con apriorismi) le indicazioni delle scienze positive contemporanee.
    Tutto il genere umano vive una profondo crisi dei «valori tradizionali», senza che un nuovo quadro ed una nuova gerarchia di valori si vada delineando accanto ai resti del passato: accade per la specie umana – rileva il Laurentin – ciò che lo psicanalista constata in alcuni individui, i quali non assumono il loro passato, e devono ancora ricostruire l'unità storica della loro personalità.
    Nella visione conciliare, la lacerazione pare dovuta sovrattutto alla sempre più marcata disparità fra i supporti sociologici (istituzioni, leggi, influssi ambientali): parte dei quali mutano rapidamente, secondando il cammino della storia, mentre altri «non sempre si adattano bene alla situazione attuale», ma sopravvivono alla loro funzione decaduta.
    Di qui, il conflitto tra generazioni, con motivazioni più o meno profonde ed espressioni più o meno spettacolari.
    I giovani, «non poche volte impazienti, diventano magari ribelli per lo scontento, e compresi della loro importanza nella vita sociale, desiderano assumere al più presto il loro ruolo» [9].
    «Gli anziani sono naturalmente innestati in strutture e mentalità del loro tempo precedente. Anche coloro che operano nella trasformazione dei vari aspetti della società, non sempre hanno una mentalità e uno spirito aggiornati. Gli anziani guardano le trasformazioni e i mutamenti come qualcosa che rompe le loro abitudini e i loro schemi vitali abituali, acquisiti nel corso della loro esistenza. Hanno molta esperienza nei loro anni, ma si tratta d'un'esperienza che non sempre serve per le nuove esperienze di una vita e di una società profondamente diverse da quelle precedenti» [10].
    Si tratta di rilievi a livello sociologico, non di giudizi di valore, e tanto meno di condanne morali contro una generazione: non è questa la sede, né ci sembra agevole misurare oggettivamente responsabilità e demeriti. Ma sono, d'altra parte, constatazioni che impegnano la coscienza degli educatori, obbligandoli a riflessioni e revisioni continue, perché essi «si trovano per questo ogni giorno in maggiori difficoltà nell'adempimento del loro dovere» [11], rischiando di proporre otri sempre più vecchi per vini sempre più nuovi.
    Ancora più problematica l'azione educativa, se interessata ai valori della trascendenza: «anche la vita religiosa è sotto l'influsso delle nuove situazioni» sociali.
    La tradizionale religiosità non regge all'urto con i tempi, e si disintegra. Ma la perdita non è del tutto luttuosa. L'etichetta cristiana onorava da secoli intrugli ancestrali di tabù e di totem: oggi, «un più acuto senso critico purifica la vita religiosa da ogni concezione magica del mondo e dalle sopravvivenze superstiziose»; certe fedeltà infantili ed inerti erano sorrette non da convinzioni, bensì da impalcature ambientali ormai cadenti: oggi, quel senso critico «esige sempre più un'adesione più personale ed attiva alla fede». La «crisi» è qui una crescita: «numerosi sono perciò coloro che giungono a un più acuto senso di Dio».
    Ma il riflesso religioso più imponente è l'eclissi del sacro nelle varie dimensioni sociali e culturali del mondo che si evolve.
    È un fenomeno che raggiunge l'uomo in tutti gli strati e latitudini: «moltitudini crescenti, praticamente si staccano dalla religione. A differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne praticamente a meno non è più un fatto insolito o individuale».
    La negazione si colora dei toni più disparati, da quelli roventi della persecuzione al grigiore della indifferenza pratica, per la quale Dio non fa problema ma è sempre più decisa la sua tendenza a porsi «come esigenza del progresso scientifico o di un nuovo tipo di umanesimo»: l'uomo raggiunge la sua statura ideale nella misura in cui si libera dai virus fideistici, realizza la sua autonomia solo guarendo dalle alienazioni nella trascendenza, la sua felicità terrena rimarrà utopia, fino a quando sul suo cammino incomberanno la minaccia o il miraggio d'una patria eterna.
    «Tutto questo in molti paesi non si manifesta solo nelle argomentazioni dei filosofi, ma invade larghissimamente il campo delle lettere, delle arti, della interpretazione delle scienze umane e della storia, anzi anche delle stesse leggi civili»: la reazione a catena della necrosi sociologica del sacro. Non c'è fatto sociale che non sia immerso in una trama di rapporti con al tre realtà, nel gioco reciproco di nessi causali. Così, l'umanesimo ateo ha i suoi effetti inevitabili sull'ambiente, espressi genericamente nel testo conciliare: «cosicché molti ne restano disorientati»; ma il fenomeno dell'ateismo nel suo complesso è – a sua volta – effetto di altri fattori della storia.
    L'indagine è di estremo interesse per l'educatore cristiano, e potrà essere oggetto d'un apposito studio sulla «sociologia dell'ateismo»; qui basterà citare alcune indicazioni della Gaudium et Spes (n. 19), ispirate ad una onestà realistica che è anche prova di serena disponibilità alla ricerca della verità storica.
    Dopo aver rilevato che «la civiltà moderna, non per se stessa, ma in quanto troppo irretita nella realtà terrena, può rendere spesso più difficile l'accesso a Dio, il documento precisa: «in questo campo, anche i credenti spesso hanno una certa responsabilità. Infatti, l'ateismo, considerato nella sua interezza, non è qualcosa di originario, bensì deriva da cause diverse, e tra queste va annoverata anche una reazione critica contro le religioni, e in alcune regioni, proprio anzitutto contro la religione cristiana. Per questo, nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono, e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione».
    Le caricature più o meno pie degli attributi divini fanno sì che molti si creino «una tale rappresentazione di Dio, che ciò che essi rifiutano non è affatto il Dio del Vangelo»: è una rettitudine mentale che si congela in rifiuto di fronte a miti repellenti che si targano «cristiani»; «l'ateismo inoltre ha origine non di rado dalla protesta violenta contro il male del mondo»: è la rettitudine morale che mobilita la rivolta contro le molte collusioni – talvolta «sacre» – che alimentano la sofferenza umana.

    Contrasti e squilibri nel mondo contemporaneo

    Lo slancio evolutivo sospinge l'uomo con moto irreversibile; ma la corsa in avanti raramente raggiunge l'equilibrio dinamico: siamo lacerati da antinomie, e la loro sintesi si fa sempre più inafferrabile.
    È la tesi della Gaudium et Spes, che enumera le «contrastanti condizioni» e gli «squilibri» odierni: continuando, sotto un profilo diverso
    e con accentuazione «dialettica» il quadro sociologico d'una realtà che invoca l'intervento dei politici, e – prima ancora – degli educatori.

    Le «condizioni contrastanti» (cfr. n. 4):

    – l'uomo di fronte a se stesso: si analizza sempre più profondamente, ma si ritrova indecifrabile
    – l'uomo di fronte alla natura:
    • vi estende il proprio dominio, ma ne è a sua volta dominato
    • ne estrae ricchezze smisurate, ma non vince la fame e la miseria
    – l'uomo di fronte alla società:
    • ne scopre le leggi, ma non sa dirigerle
    • anela alla libertà, e si sottomette a nuove forme di schiavitù
    • tesse l'unità, e alimenta contrasti di partiti, di classi, di razze e d'ideologie
    • moltiplica i mezzi di comunicazione ed insieme gli equivoci del linguaggio
    • programma un ordine perfetto, e trascura i valori dello spirito.
    È il cammino della speranza, tormentato dall'angoscia.

    Gli «squilibri» (cfr. n. 8): 

    – nella persona:
    • lo sviluppo delle conoscenze pratiche si sottrae ad ogni sintesi organica da parte del pensiero teoretico
    • il bene è spesso in conflitto con l'utile, e la coscienza morale lo è con le leggi della efficienza pratica
    • la trama delle vicende e dei rapporti soffoca molte volte la originalità, e le esigenze del pensiero e della contemplazione
    • la specializzazione nel lavoro restringe gli orizzonti della cultura e dell'azione;
    – nella famiglia: l'equilibrio comunitario è reso instabile e problematico dalle accentuate tensioni demografiche, economiche e sociali; all'interno del nucleo, sempre più difficili i rapporti tra le generazioni (genitori e figli) e tra i sessi (marito e moglie, figli e figlie);
    – nella società: razzismo, classismo, nazionalismo e integrismo ideologico provocano «diffidenze ed inimicizie, conflitti ed amarezze di cui l'uomo è ad un tempo causa e vittima».

    Le aspirazioni più diffuse dell'umanità

    Timori, contrasti e squilibri sono dunque le note dominanti negative della società contemporanea: drammatiche eredità d'un passato rimasto sempre insensibile – o almeno impotente – di fronte all'obbligo morale di «instaurare un ordine politico, sociale ed economico che (...) serva l'uomo e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e sviluppare la propria dignità» [12].
    Da tempo, minoranze di élites proclamano – sulle barricate, le tribune, le cattedre – gl'ideali di libertà, uguaglianza e giustizia; ma non hanno ancora raggiunto e convertito le strutture di gran parte dell'«ordine ci vile».
    Erano sinora generazioni di vittime inconsapevoli perché incolte, o rassegnate perché inermi; oggi la collera degli oppressi, dei paria e dei poveri urge contro i soprusi delle dittature, dei privilegi e dei capitali: il progresso moltiplica i canali della cultura, e questa va svelando agli uomini la loro dignità ed i diritti ad essa connessi. «Donde le aspre rivendicazioni di tanti che con viva coscienza reputano di essere stati privati di quei beni per ingiustizia o per una poco equa distribuzione».
    L'osservazione sociologica rileva con estrema facilità che la rivolta è il rifiuto d'un inferno terreno ed un esodo verso un paradiso terreno; è il rogo dei miti e delle ideologie metastoriche per preparare un avvenire di libere scelte per uomini non più alienati. La fede delle moltitudini è riposta nelle ispirazioni della mente umana, la loro speranza ha le dimensioni del progresso tecnico, la loro carità è umanitarismo fondato sui valori della natura; e la coscienza autonoma è l'unico testimone d'un unico tribunale senza appello.
    Di fronte a questa realtà, il teologo della storia tenterà di scoprirne il «senso» nel piano di Dio, il moralista esprimerà valutazioni etiche; al sociologo tocca registrare obiettivamente i dati e spiegarne la genesi e la dinamica, con l'aiuto di altre scienze sperimentali, la psicologia in primo luogo.
    Ebbene, il linguaggio dei fatti è oggi trasparente: le tensioni più forti partono dall'uomo e ritornano sull'uomo, in un'orbita che ignora di fatto – o esclude di proposito – il polo magnetico cristiano.
    «Le aspirazioni più diffuse dell'umanità» rimangono naturaliter christianae, ma d'un cristianesimo implicito ed inconsapevole: ufficialmente, il mondo nega ai cristiani ed alla loro fede il diritto e l'attitudine a dirigere la storia della «vera» redenzione; e rinfaccia ad essi il passato – ed anche il presente – d'ignavie e deviazioni, di evasioni e di remore. La storia dirà in che misura le accuse siano giuste; ma l'educatore non può ignorare che i valori da lui offerti sono ormai gravati dalle ipoteche di queste contestazioni, e che per i cantieri «autorizzati» dell'umanità nuova, egli è quasi dappertutto un estraneo ai lavori.
    Alcune delle rivendicazioni che accelerano il respiro della storia: il Terzo Mondo spezza le catene e rincorre i suoi vecchi padroni, gli affamati accerchiano la spirale dell'opulenza, donne, operai e contadini travolgono
    diaframmi ed inibizioni sociali.
    Sotteso a tutti i fermenti e le lotte: l'anelito «a una vita interamente libera, degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto quanto il mondo oggi offre così abbondantemente».

    Gl'interrogativi più profondi dell'uomo

    Non c'è tensione né progresso che cancelli od attenui nell'uomo l'«ansia metafisica»; anzi, «di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gl'interrogativi capitali» [13] sull'uomo, sul mondo e sulla vita.
    Oltre ogni contingenza storica e status sociale: cos'è l'uomo? II dolore, il male, la morte sembrano trascendere il progresso, in una sfera impenetrabile alla ricerca ed all'ascesa umana: che senso hanno? Le conquiste dell'homo faber, pagate spesso «a così caro prezzo»: cosa valgono?
    Quali sono i reciproci apporti dell'uomo e della società?
    C'è un destino, oltre questa vita?
    Di fronte all'uomo che s'interroga, un orizzonte variegato di risposte: dalle tinte cupe del pessimismo disperato, alle rosee certezze dell'utopia terrenista.
    Anche la Chiesa si pone come interlocutrice, in un'ottica del tutto originale: essa «con la sua sola presenza nel mondo gli richiama alla mente questi problemi», ma sa e dichiara che «soltanto Dio può offrire ad essi una risposta pienamente adeguata, e ciò per mezzo della rivelazione compiuta nel Cristo, Figlio suo divino, fatto uomo» [14]; e «crede che Cristo (...) dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, lisce e forza per rispondere alla suprema sua vocazione» [15].
    L'esistenza di questa, e di altre «soluzioni» è un dato di fatto, e come tale è osservato e descritto dalla Sociologia, che ne indaga le connessioni – sempre fluide – con le altre componenti d'una realtà sociale concretamente verificatasi nel tempo e nello spazio.
    La trattazione approfondita, sistematica e critica di tali «messaggi» all'uomo contemporaneo (dottrine sociali) esula – come si è detto – dalle finalità immediate di questo sussidio. Lo studio di tali «dottrine» non esula invece dai doveri ed interessi vitali degli educatori: non certo perché essi possano guardare al mondo con occhiali ideologici e inculcare nei giovani scelte manichee, ma al contrario perché si riduca il deficit del senso critico e della onestà intellettuale; né certo perché i giovani siano esorcizzati dalle inquietudini e sterilizzati contro i fermenti, ma al contrario perché essi rompano «i nodi e le reti della routine», e vivano da testimoni ed animatori la grande avventura umana e cristiana d'un mondo in evoluzione.

    NOTE

    [1] Card. Duval: intervento al Concilio, 1964.
    [2] GS, 3.
    [3] GS, 4.
    [4] J. Folliet, in «La Chiesa nel mondo d'oggi», Vallecchi, p. 254.
    [5] GS, 9.
    [6] GS, 4.
    [7] C. Riva, in «La Chiesa e il mondo contemporaneo nel Vaticano II», LDC, p. 395-6.
    [8] C. Riva, op. cit., pag. 401.
    [9] GS, 7.
    [10] Riva, op. cit., pag. 404.
    [11] GS, 7.
    [12] GS, 9.
    [ 14] GS, 41.
    [15] GS, 10.
    [13] GS, 10.