Giuseppe Clementel
(NPG 1968-05-31)
Esiste il problema dell'orientamento vocazionale dei giovani? In quali termini si pone, oggi?
Quali impegni e possibilità di azione si pongono ad una Comunità Educativa?
UNA PRIMA INDICAZIONE:
esiste il problema dell'orientamento
«È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo, così che in modo adatto a ciascuna generazione possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini nel senso della vita presente e futura, e sul loro reciproco rapporto» (Gaudium et Spes, n. 4).
Tra i 'segni dei tempi', tra i 'perenni interrogativi' da scrutare e da interpretare, c'è un vivace ed appassionato interesse dei giovani per il loro avvenire, nell'avvenire del mondo.
Il fanciullo si chiede: 'Chi sono?'; l'adolescente: 'Come devo comportarmi, davanti a questi nuovi problemi, che urgono?'; l'adolescente ed il giovane: 'Cosa farò nella vita, per utilizzare le mie attitudini, soddisfare le mie inclinazioni, dare sviluppo alla mia personalità, ed un contributo al miglioramento della vita sociale?'...
È un vivo problema per ciascun giovane: cercare e trovare una situazione concreta di esistenza, nella quale potrà, dovrà realizzarsi la sua vita individuale, ed il suo inserimento sociale; per il quale intende impegnare capacità e desideri, attività, responsabilità e compiti per sé e per gli altri, per la società civile e religiosa cui appartiene.
È un problema da impostare in un mondo che attrae e spinge i giovarli in diverse direzioni, con un numero indefinito di possibilità offerte, di scelte proposte: in modo che tutte le aspirazioni sembrano possibili, mentre le realizzazioni permangono difficili; molte, impossibili.
La scuola apre le porte: ma le difficoltà economiche, i condizionamenti sociali spesso impediscono di varcarle; e proprio in una società che impone garanzie e selezioni, basate su studi, esami, qualificazioni, abilitazioni, concorsi, titoli professionali...
Ed i giovani sono disorientati ed indecisi... Quali scelte fare, che, corrispondano alle proprie attitudini ed inclinazioni, ai propri ideali ed aspirazioni, alle reali possibilità di inserimento, di sistemazione in società il più possibile corrispondente a quegli ideali ed a quelle aspirazioni?.. Per di più, per molti di essi, i migliori, il problema dell'orientamento è ravvivato da un più rapido processo di individualizzazione e di socializzazione; dalla ricchezza di aperture, di contatti, di esperienze sociali; di reattivi, che spesso colpiscono prima la loro fantasia e la loro emotività, ma sollecitano anche la loro presa di coscienza; li preparano all'assunzione di responsabilità e di impegni per l'esercizio dei propri diritti, l'assolvimento dei loro doveri, su un piano umano e su quello cristiano... Sono giovani in cammino, anche davanti a prospettive di una vita scoperta ed accettata in senso cristiano.
Alcuni restano incerti, esitanti; il loro orientamento è sotto discussione, aperto a ripensamenti e ritorni: hanno desiderio di credere, ed allo stesso tempo sono sottoposti alla tentazione di atteggiarsi ad agnostici, a comportarsi da atei, in modo forse incosciente, ma non irreale...
Altri dimostrano una lucida mentalità religiosa, una spiccata sensibilità ecclesiale, che tende allo sviluppo della loro vocazione battesimale, cristiana, a prendere il proprio posto nella Chiesa, anche in funzione di un servizio speciale 'sacro'; per realizzare un progetto di esistenza, che corrisponda al progetto provvidenziale di Dio su ciascuno e su tutti.
È un'idea, un desiderio spesso accompagnati, più spesso preceduti, da un atteggiamento critico, sincero, franco, anche impegnato: di revisione sulle strutture, sulla efficienza delle funzioni e delle persone che operano nella Chiesa in missione speciale: il Sacerdote, il Religioso, la Religiosa; con una attenzione ed una simpatia, qualche volta anche preferenziale, per i Laici e per la valorizzazione della loro presenza, attività e vocazione nella Chiesa; la loro opera 'missionaria', specie nei gruppi a scopo caritativo, assistenziale, sociale, come il Cuam, il Celim, l'Esercito della pace, i Soci costruttori, i Cantieri missionari, i Campi Missione, ecc.
Aspetti nuovi e problemi nuovi delle vocazioni della Chiesa: dovuti alle profonde trasformazioni sociali, ed anche religiose - di sensibilità e di pratica religiosa - , in questi ultimi decenni; ed anche agli approfondimenti ed amplificazioni del concetto di vocazione ad opera dei Documenti Conciliari.
(Vedere per questi problemi:
J. Kerkhofs, Vocazioni e gioventù, al Conv. Voc. Relig. di Lovanio, 1967;
A. Ancel, Opinioni, in «Vocation» dell'ottobre 1967;
S. Da Postiomo, Religiosi sotto inchiesta, Ed. Giovinezza, Grottaferrata;
G.C. Milanesi, Ateismo giovanile, in «Enc. Eteismo Moderno», vol. I, Ed. SEI-Torino;
G. Burgalassi, Italiani in Chiesa, Ed. Morcelliana, Brescia).
Ci sono oggi giovani che si propongono un loro avvenire risolto in una vocazione «sacra»?
La realtà dell'aumento di vocazioni religiose - maschili e femminili - in Italia nell'ultimo decennio (vedere gli articoli Effettivi Ecclesiastici in Italia di G. Brunetta, in Aggiornamenti Sociali del nov. 1967 e genn. 1968), inchieste e statistiche rilevate in Svizzera, Belgio, Francia tra giovani di Scuole Medie Superiori (per iniziativa di P. Delooz, J.M. Blanch, J. Hoyos, J. Crottigini, ecc.), cui possono ricollegarsi alcuni dati contenuti in inchieste sull'atteggiamento religioso di studenti e studentesse di Scuole Medie Superiori in Italia (rispettivamente da P. Grasso, e G.C. Milanesi); ed ultimamente da una inchiesta simile fatta tra ragazzi e ragazze della Scuola Media a Roma e località minori (vedere Progetto di vita, ideali e prospettive giovanili di inserimento sociale di P. Braido, A. Ronco, S. Sarti, in Orientamenti Pedagogici, n. 84, 1967)... dimostrano largo interesse e disponibilità della gioventù anche per le vocazioni più impegnate.
Nell'ultima inchiesta citata - dalla quale appare che oltre 1200 ragazzi e ragazze dai 10 ai 15 anni, nella percentuale di oltre il 50%, hanno preferito tra le soluzioni di vita proposte «Vorrei vivere d'accordo con Dio, in Grazia, facendo del bene agli altri» - risulta che quasi il 30% di ragazzi, e ragazze, anche oltre la preadolescenza, hanno preso e prendono in attenta considerazione l'idea di diventare Sacerdote; Religioso Fratello; o Suora - con una leggera prevalenza a Roma, rispetto alle altre località minori...
Sarà un'atteggiamento di attenzione e di simpatia non esente da ripensamenti ed a riserve (analizzate da E. Vignon in Monde étudiant et vocation in Vocation, genn. 1968, da un'inchiesta tra studenti e studentesse delle Scuole Medie Superiori); ma non per questo privo di sincerità e di impegno.
Prime conclusioni: l'educazione deve tendere all'orientamento dei giovani alla vita,, come meta essenziale; includendo una eventuale prospettiva di vocazione 'sacra'.
UNA SECONDA INDICAZIONE:
l'orientamento è vocazionale
L'orientamento alla vita è il massimo problema che un giovane deve affrontare; non può, e perciò non deve affrontarlo da solo; ha il diritto ed il dovere di essere guidato alle sue scelte, alle sue decisioni, ad un inserimento in società, corrispondente a quello che egli è, sarà, ed intende diventare; come sviluppo personale, e per una data, operante funzione sociale.
Inoltre: la gioventù esige come meta educativa, oltre i risultati scolastici e le scelte professionali, un orientamento alla vita, con tutte le sue più impegnative e pratiche conseguenze, individuali e sociali, sul piano umano e sul piano dei rapporti con Dio.
Perciò l'educazione dei giovani deve scegliere interventi, metodi e mezzi adatti allo scopo principale: realizzare l'uomo, realizzare il cristiano, e lo sviluppo della sua vocazione battesimale, per l'assunzione di responsabilità e compiti, che indirizzino ed impegnino la sua vocazione alla santità nell'edificazione del Corpo Mistico, che è la destinazione di ciascuna vocazione nella Chiesa.
Non è un orientamento scolastico-professionale; ma vocazionale.
Una vera azione educativa-orientativa tende a guidare i giovani allo sviluppo della loro personalità anche in funzione del loro inserimento nella società, per svolgervi una professione, per realizzare una decorosa e sicura condizione umana (orientamento scolastico-professionale); in una visione e con un impegno di vita cristiana, che riconosca ed accetti, attraverso la professione e la condizione di vita, una propria particolare missione nella Chiesa, secondo il piano di Dio (orientamento vocazionale). In questo senso l'orientamento scolastico-professionale non si contrappone, né esclude, ma appartiene all'orientamento vocazionale: è il momento della 'vocazione umana', che si integra con lo sviluppo della 'vocazione cristiana' in funzioni e stati di vita diversi, tra i quali hanno importanza singolare quelli propri della 'vocazione sacra', perché comportano una consacrazione ad ideali ed aspirazioni, a funzioni sacre, perché hanno rapporto diretto con Dio.
Ogni giovane, e perciò ogni educatore - che si ispirino ed aspirino a princìpi e valori cristiani, che includano anche le massime prospettive - devono sentirsi impegnati su questa linea, utilizzando la ricchezza di tutte le componenti educative di una pedagogia naturale e soprannaturale, superando i condizionamenti e le difficoltà, che possono venire dai rapporti personali ed ambientali.
D'altronde oggi anche il cosiddetto 'orientamento psico-diagnostico', il quale si fonda su una conoscenza approfondita delle strutture e delle capacità, delle tendenze della persona, va sviluppandosi sempre più in un 'orientamento psico-educativo', concretato in un'assistenza pedagogica, che ha come meta la persona ed il suo avvenire, con tutte le sue componenti e le sue prospettive: è un 'orientamento personalistico', con tutte le sue possibili componenti e prospettive cristiane, vocazionali.
«Perché questo è il punto di partenza: ove l'orientamento vocazionale nel senso detto, come argomento di fondo di tutta l'opera educativa, che dovrebbe mirare - come a suo fine - a trarre da ogni uomo la capacità di dire 'sì' al Padre, non permei tutto l'iter educativo e, nella misura e nei modi adatti, non ne investa ogni tappa, invano ci sarà da sperare che il problema vocazionale possa essere correttamente impostato e risolto» (Giuseppe Lazzatti, Vocazione e Vocazioni alla luce del Concilio, in Atti Convegno Nazionale sull'Orientamento Vocazionale; Roma, febbr. 1967).
L'orientamento è vocazionale con destinazione ecclesiale
L'orientamento vocazionale è un diritto del giovane, un dovere dell'educatore; una esigenza della società umana ed ecclesiale.
Tutto, dalla creazione, alla vita umana, alle attività che partecipano attivamente e positivamente alla storia della salvezza, nella Chiesa, come risposta ad un progetto, ad una missione, ad una chiamata che viene da Dio, è vocazione; e le risposte personali si precisano e si concretano in una particolare, specifica vocazione: come quella coniugale, educativa, missionaria, religiosa, sacerdotale, ecc.; con funzioni diverse, per compiti diversi nella società umana ed ecclesiale, i quali trovano la loro sintesi nell'impegno comune per la santificazione personale, e nella partecipazione alla con-creazione - creare insieme a Dio - : da quella propria dell'ordine naturale, ad opera dei genitori; a quella propria dell'ordine soprannaturale, ad opera del sacerdozio, per generare i Figli di Dio.
La vocazione 'sacra' - che comporta la consacrazione a Dio, come quella della vita religiosa negli Istituti secolari e nelle Comunità religiose; e specie quella del Sacerdozio - è una chiamata di Dio, accertata e realizzata dalla capacità e disponibilità ad una risposta; cioè da una 'idoneità' oggettiva e soggettiva, che si regge sulle attitudini, sulle inclinazioni, sulla retta intenzione, sulla fedeltà all'impegno di maturare i germi iniziali - gli elementi di vocabilità - , sui segni provvidenziali, che guidano alle scelte, maturano per una decisione definitiva, autenticata e validata dall'Autorità Religiosa, che rappresenta la competenza e l'autorità della Chiesa.
L'elemento umano della vocazione divina - la risposta - , realizzata dallo spirito di recettività, di disponibilità e di oblatività, non ha soltanto e principalmente una dimensione individuale, di responsabilità e di prospettiva personale; ma una dimensione di responsabilità e di destinazione sociale: dalla sua origine, alla famiglia; nel suo sviluppo: tutti gli ambienti educativi; per la sua destinazione definitiva, la Chiesa.
Questa 'dimensione sociale' della vocazione personale di ciascuno, interessa ed appassiona l'atteggiamento del giovane d'oggi, rispetto alla proiezione di sé nel suo avvenire: tanto più chiaro e forte - autentico - sarà il 'reattivo' sociale, ecclesiale, tanto più elevati saranno i suoi ideali, profonde le sue aspirazioni, convinte le sue scelte, definitive le sue decisioni, e completa la sua risposta (Vedere il cap. III di Vocation di P. Babin, in corso di stampa presso la L.D.C., Torino-Leumann; e tutta l'opera, sul problema di una corretta ed efficace presentazione della vocazione, umana, cristiana, e 'sacra' ai giovani adolescenti).
UNA TERZA INDICAZIONE:
responsabilità e compiti delle comunità educative nell'orientamento vocazionale
È ben chiaro che l'elemento umano della vocazione divina - la risposta - non è un punto di partenza, ma di arrivo; e che si realizza gradualmente, partendo da 'segni' accertati, per quanto non del tutto consistenti, e non ancora definitivi, tanto sul quadro delle attitudini, che su quello delle inclinazioni, scelte, decisioni.
Un ragazzo, propriamente, non ha la vocazione, ma è in 'stato di vocazione', rivelato dalla 'idoneità di base', più che dagli interessi espressi, spesso fantasiosi ed emotivi del fanciullo; i quali, comunque, dovranno diventare una consapevole, volontaria, libera scelta: una matura decisione del giovane.
È stato detto perciò, che il vero modo di accertare una vocazione, specie se 'sacra', è quello di educarla, orientarla alla sua realizzazione, con una pedagogia che applica specialmente i mezzi soprannaturali, per una positiva reazione alla mozione della grazia, per una risposta nella Fede. Non c'è età, in un certo senso, per alcuni elementi autentici di vocazione; mentre per altri occorre una certa maturità di giudizio e di responsabilità; e perciò l'azione educativa-orientativa può operare fin dai primissimi anni appropriatamente, gradualmente, senza artificio e senza forzature, sulle attitudini (salute fisica, equilibrio psichico, capacità intellettuale, forza morale, vivacità spirituale), sulle inclinazioni (valori, motivazioni, interessi), per guidare - con tutto rispetto alla libertà interiore ed esteriore del soggetto - alle scelte, alla decisione, all'accettazione da parte della Chiesa, sul piano della Fede.
Perciò l'educazione non solo deve, ma può intervenire anche sullo sviluppo di una vocazione 'sacra'; tutti gli educatori hanno nella Chiesa una corresponsabilità, ma anche una effettiva possibilità di intervenire, per conoscere i segni, coltivare i germi di qualunque vocazione, anche di quelle 'sacre'.
Dio agisce per cause seconde, anche nella realizzazione del destino umano e divino dell'uomo. (Rileggere i documenti pontifici, conciliari, specialmente Optatam Totius, n. 2; Presbyterorum Ordinis, n. 11; Perfectae caritatis, n. 24 ed i migliori Autori di Pastorale delle Vocazioni).
Ulteriori conclusioni: qualunque comunità educativa, qualunque ambiente educativo ha la sua responsabilità ed i suoi compiti nella pedagogia della vocazione, pur riconoscendo che vi possono essere 'tempi forti' e 'luoghi privilegiati' per gli interventi educativi-orientativi; e che la pastorale giovanile sollecita ed utilizza anche servizi speciali pastorali, da realizzare nell'intesa, nel coordinamento, nella collaborazione; ed organizzati dai Centri Pastorali delle Vocazioni.
(Princìpi e metodi in Atti I Congresso Dirett. Naz. Vocazioni dei Paesi d'Europa, dic. 1966, Roma, e commento di R. Izard in «Fondaments théologiques et dimension d'une pastorale des vocations dans la pastorale d'ensemble», in Seminarium, n. 1, 1967;
Atti del II. Congr. Promotori Religiosi Vocazioni, genn. 1966, Roma;
Atti del Conv. Naz. Insegn. Catt. A.l.M.C., U.C.I.M., febbr. 1967, Roma).
La Famiglia con le sue strutture ed i suoi ruoli ha la sua propria, insostituibile funzione educativa-orientativa nella vocazione dei figli.
Sociologia e psicologia concordano nel ritenere che la famiglia influisca largamente, fino dai primissimi anni di età dei figli sulla formazione dei tratti essenziali della loro personalità; e perciò sulle loro disposizioni di base più consistenti, sulle loro motivazioni più profonde, su quelli elementi, che tanta importanza hanno sull'orientamento dei figli.
La famiglia concorre ad assicurare la salute dei figli, il loro equilibrio psichico, li assiste negli studi, propone valori morali e spirituali, motivazioni profonde ed elevate, interessi autentici; sviluppa specialmente con la sua testimonianza cristiana aperta ed impegnata, la vocazione battesimale dei figli, eventualmente fino alle ultime conseguenze: fino ad essere definita, in riferimento a questo ulteriore, insostituibile compito, 'primo seminario' (dai Documenti Conciliari).
(Pagine belle, recenti su famiglia e vocazioni:
M. Delabroye, Famale et Vocation, in Vocation n. 4, ott. 1965, Paris;
U. Sciascia, Responsabilità e compito della famiglia in ordine al problema vocazionale, in Atti Conv. Ins. Catt., Roma).
La Scuola continua l'azione educativa-orientativa della famiglia; operando sulle attitudini, influendo sulle inclinazioni, proponendo valori, modelli, scelte; guidando alle prime decisioni.
Concorre così alla formazione individuale e sociale degli allievi, individualizzando, interiorizzando ed indirizzando l'insegnamento per aprirlo - attraverso una prima cultura - sui problemi vivi della vita, perché ciascuno vi scorga e si prepari al posto più adatto, corrispondente agli ideali ed alle aspirazioni, alle reali capacità personali e possibilità sociali, ed alle esigenze della società umana e cristiana.
Non è una scuola selettiva; ma orientativa, con l'insegnamento e gli esercizi di lettura, di composizione, di ricerca, individuale e collettiva... attraverso tutte le materie di cultura; la presentazione e la discussione di personaggi concreti, più che idealizzati, di una vocazione vissuta; le interviste, le inchieste, i dibattiti... con persone, che sono nel vivo delle situazioni concrete, e che aprono verso la vita, le sue difficoltà, i suoi compiti... sul piano umano e divino.
(Sulla sensibilità dei giovani e l'orientamento nella scuola:
E. Vignon, Étudiants et Étudiantes, in Vocation n. 1, genn. 1968, Paris;
G. Nosengo, I compiti e le responsabilità della scuola in ordine all'orientamento vocazionale, in Atti Conv. Ins. Catt.).
La Catechesi sviluppa in linea con l'educazione e l'orientamento della scuola, il concetto di vocazione: ogni uomo è chiamato alla santità e dà la sua risposta alla santità: vi sono però modi diversi di rispondere, secondo le vocazioni personali.
È una chiamata all'essere, che abbraccia tutta la vita umana, che ha davanti a sé l'eternità da raggiungere su una strada fatta di diritti e di doveri, di impegni, di attività, stati di vita, funzioni, carismi, ministeri diversi; che convergono attivamente nella storia della salvezza di ciascuno e di tutto il popolo di Dio.
Ad ognuno la responsabilità di trovare e seguire la propria vocazione, con la coscienza che essa è una missione, un compito, un servizio specialmente per l'edificazione del Corpo Mistico del Cristo. Ed i nuovi orientamenti della catechesi, che pongono il mistero cristiano al centro della mentalità di fede, ed allo stesso tempo avviano il cammino della sensibilità di fede, partendo dall'uomo, per fargli scoprire il suo rapporto personale con Dio, Padre, Figlio e Spirito; e la presenzialità d'amore dell'Uomo a Dio, e di Dio all'Uomo... sono fondamentalmente 'vocazionali'. Sono più che illuminanti e stimolanti, in una catechesi vocazionale, che accosta al Cristo, l'esempio più perfetto di una vocazione realizzata...
L'Associazionismo Giovanile - come integrazione dell'educazione ed orientamento della scuola e della catechesi - non solo informa e propone principi e valori, come la scuola e la catechesi, ma sollecita e guida i giovani a viverli, su un piano di una esperienza individuale, che diventa compartecipazione e corresponsabilità sociali.
I nuovi orientamenti sull'associazionismo, che indicano i giovani stessi, dalla prima adolescenza, alla base dell'origine e dello sviluppo di ciascun 'gruppo', con la loro spontaneità, creatività, iniziativa, e con il loro attivismo, anche guidato, incoraggiato, assistito dall'animatore adulto..., indicano anche in tutto questo una preziosissima forma di partecipazione, di assimilazione e di immedesimazione in quegli interessi, attività, stati di vita, che sono propri di alcune vocazioni speciali nella Chiesa...
La Comunità Educativa Parrocchiale riassume queste responsabilità e questi compiti di fronte a tutte le vocazioni, le quali nella varietà dei diversi stati di vita, danno il senso della pienezza e dell'efficienza della Chiesa (è il senso evidente in tutti i Documenti Conciliari: dalla Lumen Gentium, es. v. n. 4 fino alla Gaudium et Spes); ed esigono conoscenza, rispetto, stima reciproca: il clima migliore per aiutare il giovane a risolvere il problema della propria personale vocazione, in modo che, fatta la propria scelta, egli non ponga in dubbio il valore, la validità, l'autenticità di altre scelte, di altre strade...
(Per questi problemi giovanili e di convergenze pastorali:
J. Kerkhofs, Relazione al Congr. Vocaz. Relig., 1967, Lovanio;
F. Montuschi, Come si affronta il problema vocazionale oggi in Italia;
A. Del Monte, La pastorale dei problemi vocazionali dopo il Vaticano II:
entrambi in: Orientamento vocazionale alla luce del Concilio, Atti del Conv. Naz. Donne-Uomini A.C.-A.I.M.C.-U.C.I.I.M., Roma, 1967).
Il compito di altre Comunità Educative, specie di un Centro di Orientamento Scolastico-Professionale e Vocazionale; di una Scuola Cattolica, o di Comunità Cattoliche di giovani studenti od operai, o di Centri Giovanili; di Scuola di Orientamento; di Seminari Minori... sono di tale importanza e complessità da esigere una presentazione a parte.
Il problema vocazionale è molto importante ed urgente anche per le esigenze attuali della Chiesa: mi si consenta questo accenno e questo richiamo, che esprimo con le stesse accorate ed impegnative parole della Chiesa: «La Chiesa proclama altamente questa sua speranza in Cristo: essa è conscia della drammatica scarsità del numero dei sacerdoti in rapporto ai bisogni spirituali della popolazione del mondo, ma è ferma nella sua attesa, fondata sulle infinite e misteriose risorse della grazia, che la qualità spirituale dei sacri ministri genererà anche la quantità, perché tutto è possibile a Dio (cf Mc X, 27; Lc I, 37)» (Lett. Enc. Sacerdotalis Caelibatus n. 99).

