(NPG 1968-06/07-44)
Presentiamo alcune indicazioni sugli elementi che fanno della colonia una istituzione educativa.
Il documento – preparato per le colonie in montagna – presenta suggerimenti facilmente adattabili anche ai soggiorni marini.
Tra le forme integrative dell'educazione giovanile, le colonie si sono affermate con sempre maggiore importanza nella società moderna. Per questo stanno uscendo dalla fase pionieristica per assumere fisionomia, metodologia e tecniche di intervento scientificamente sperimentate. L'interesse dello Stato si fa crescente e le sue esigenze rispetto alla qualificazione e specializzazione del personale dirigente diventano sempre maggiori, anche in vista di quella politica della gioventù che entra sempre più nelle visuali e nei bilanci dello Stato moderno.
La colonia del nostro tempo avrà una sua funzione e un suo metodo ben definito nell'insieme delle opere educative e assistenziali della nostra società.
Le grandi possibilità educative che la colonia racchiude ne impongono la piena valorizzazione, superando la fase delle approssimazioni e improvvisazioni, degli empirismi, delle intuizioni e metodi esclusivamente personali. Le colonie devono diventare istituzioni aventi lo stesso carattere di organicità e saldezza delle altre istituzioni come l'oratorio e il collegio, con una metodologia e una tecnica collaudata.
È vero che il periodo educativo della colonia è limitato: trenta giorni al massimo, nei casi più comuni. Ma è altrettanto vero che una organizzazione razionale ed efficiente può valorizzare con ottimi risultati questo tempo. Si aggiunga che c'è sempre un nucleo di giovani che ritorna volentieri alla colonia in cui si è trovato bene. E questo permette di stabilire dei momenti-forti di grande influenza nella loro educazione per più anni di seguito.
In queste pagine ci limiteremo a porre alcune premesse dell'educazione in colonia; proporremo quindi, schematicamente, dopo aver passato in rivista i difetti più comuni, una serie di suggerimenti pratici su momenti concreti di organizzazione con particolare riguardo alle colonie alpine.
ALCUNI PRINCIPI FONDAMENTALI
1. Valorizzare l'ambiente naturale come precipuo elemento educativo
La colonia, sia montana che marina, esige una esplicita preoccupazione educativa. Tale preoccupazione si esprimerà soprattutto nella valorizzazione dell'ambiente naturale (montagna, mare) che può avere influenze particolarmente benefiche sullo sviluppo non solo fisico, ma anche psichico e spirituale del ragazzo. Particolarmente i ragazzi rimasti tutto l'anno in città e tra i condizionamenti artificializzati della nostra civiltà tecnica, hanno bisogno e traggono più ampio vantaggio da questo contatto genuino con la natura vergine.
Vantaggio per lo sviluppo fisico, psichico, mentale, volitivo, religioso: in ognuno di questi settori il contatto con la natura, amministrato con preoccupazioni educative, si rivela benefico e fecondo di risultati. Ci troviamo perciò di fronte, nelle colonie montane o marine (quando queste ultime non si svolgano in centri fortemente urbanizzati o su spiagge artificiosamente adulterate), a elementi formativi inaccessibili durante l'anno scolastico e la cui incidenza benefica non si limita al benessere fisico, ma può (è solo una possibilità che sta a noi attuare!) riflettersi su tutta la personalità, con vantaggio finale della formazione religiosa, a cui tende tutto il processo educativo.
2. Vigilanza e presenza educatrice
Il ritmo più bello e duttile della vita di colonia, da cui deve esulare la rigidità di ordinamenti disciplinari degli ambienti collegiali, il clima di famiglia, di ricreazione e di sana spontaneità che lo caratterizzano esigono una vigilanza discreta, oculata e attiva. L'assistenza deve diventare una vera presenza educatrice. A parte infatti l'esigenza di una accettazione oculata dei soggetti in colonia, guidata da preoccupazioni educative più che economiche, la presenza, sempre possibile, di soggetti corrotti, la facilità di isolamento, la presenza di villeggianti irrispettosi per la sensibilità giovanile, un certo senso di rilassamento dei sentimenti e delle condotte, la libertà nelle gite, ecc... sono tutti elementi che esigono un'assistenza vigile, che si traduca non in forme carabinieresche, ma in presenza attivamente educatrice.
L'esempio, la parola, la conversazione individuale e in gruppo, l'amicizia, l'interessamento personale sono elementi positivi di questa vigilanza, graditi e cercati dai giovani nel clima di una amicizia e di una letizia serena e operosa.
3. Ricchezza di occupazioni educative
Il riposo, lo svago e la distensione sono elementi d'importanza fondamentale. Sarebbe però errato identificarli con l'ozio, il far nulla, l'offerta di grandi spazi di tempo libero non organizzato. Subentrerebbe la noia e la frustrazione di ogni influsso educativo.
L'organizzazione di attività che, pur restando distensive, siano cariche di utilità formativa, è una delle principali preoccupazioni del personale. Dalle gite e passeggiate che esigono accurata preparazione logistica e psicologica, alla ricreazione, allo sport, ai grandi giochi, alla conquista di «brevetti» (ricerche, collezioni, lavoretti, ecc...) che soddisfano e sviluppano le inclinazioni personali dei giovani, alle iniziative di racconti e letture in comune, ai falò e serate ricreative, alle conversazioni d'indole formativa, ai momenti di raccoglimento e di preghiera, è tutto un complesso di interventi educativi che attendono un armonico dosaggio e una completa valorizzazione da parte degli educatori.
4. Attivismo e autogoverno
Le colonie sono uno dei momenti privilegiati per avviare i giovani al senso attivo di responsabilità e di iniziativa, che durante l'anno non ha campo di espandersi pienamente.
l'abbondanza di attività varie richiede la preparazione e favorisce la distribuzione di compiti e incarichi; l'abbondanza di tempo libero, il clima di familiarità, la necessità di ridurre il più possibile gli interventi autoritari, sono tutti elementi che favoriscono l'affidamento di responsabilità organizzative ai giovani stessi, nelle forme più svariate.
La vita di colonia ne acquista in freschezza, dinamismo, operosità gioiosa e serena, ricchezza di interessi. Abbiamo visto «Repubbliche» organizzarsi con una vivissima partecipazione responsabile di «Ministri»,
«Sottosegretari», ecc... Il che naturalmente esige un superlavoro, e di qualità molto intelligente, da parte degli educatori.
Si evitino solo i due eccessi: affidare ai giovani compiti superiori alle loro capacità, abbandonandoli quasi a se stessi: si arriverebbe al caos; o, al rovescio, di dar loro una parvenza di iniziativa per manovrare tutto dall'alto, riducendo i ragazzi a manichini e paraventi.
La costruzione di una vera comunità di soggetti attivamente collaboranti e solidalmente corresponsabili è uno degli elementi educativi migliori di una colonia.
2 I DIFETTI DI UNA COLONIA IN MONTAGNA
(Per questa seconda parte della nostra trattazione ringraziamo in modo particolare D. Ugo De Censi, da cui abbiamo tratto la maggior parte delle indicazioni).
Scarsa preoccupazione educativa
– La Colonia è pensata solo in funzione di svago e ristoro fisico.
– Si dà poca importanza ai mezzi formativi.
– Manca un piano educativo unitario e organico: si tira avanti giorno per giorno, senza linee chiare di azione.
– Non si fa uso dell'ambiente naturale per educare.
(*)
Impostazione collegiale
– Rigidità di orari che non consentono una distensione ed elasticità nelle iniziative.
– Accettazione indiscriminata di ragazzi, di cui alcuni già noti come elementi poco desiderabili.
– Impostazione grigia e uniforme della colonia in un tran-tran che «elimina ogni problema» ma mortifica ogni gioia e iniziativa e impoverisce i risultati, stancando i ragazzi che non tornano più.
– Mancanza di fantasia nell'iniziativa e nel creare un clima di dinamismo e novità.
Difettosa assistenza
– Gli educatori si abbandonano troppo ai giochi sedentari (carte, scacchi, ecc...), tra loro o con i ragazzi.
– Nel passeggio soste troppo lunghe fanno perdere di vista i ragazzi.
– Nascono tra i ragazzi amicizie «poco educative» e si formano clans chiusi agli educatori.
– L'assistenza è scaricata sulle spalle di pochi sacrificati responsabili.
Difficoltà per il passeggio
– Il breve passeggio giornaliero (mattutino o pomeridiano) non è gradito se non viene vivificato da interessi.
– Le passeggiate lunghe non sono sostenute con incentivi adatti.
– Manca l'entusiasmo degli organizzatori e la gita diventa un peso per tutti.
– Con i gruppi dei più grandi si tende a vegetare in casa tutto il giorno, per uscire in paese alla sera.
Difetti nel gioco
– Il tempo di gioco troppo lungo si logora.
– Il gioco non è bene organizzato e lasciato all'improvvisazione.
– L'unico gioco: «il calcio»!
– Si accentuano troppo gli sports lasciando in disparte le altre attività ricreative ed educative.
3 ELEMENTI DI ORGANIZZAZIONE
Divisione a gruppi
• È valida specialmente con ragazzi, in un sano sistema di competizione che agevola tutte le iniziative.
• Con ragazzi della stessa età: gruppi di 15 (al massimo 20), con un incaricato (assistente). Divisi a piacere (per regioni, attitudini, elezione, scelta...).
• Con ragazzi di differente età: dividere prima in due settori: grandi -piccoli. Poi come sopra. Ciò evita difficoltà nelle competizioni, specialmente sportive.
• La Colonia può sfruttare l'incentivo della competizione tra gruppi in tutte le sue manifestazioni:
– condotta, educazione;
– attività ricreative, artistiche, culturali;
– lavoro manuale, servizi;
– sports, passeggiate;
– allestimenti scenici, serate, falò...
– nel Grande Concorso che raduna tutte le attività e si protrae per tutto il turno della Colonia.
• I gruppi si diversificano con «nomi» speciali (dai classici «aquilotti, falchi...» a quelli di squadre sportive, benzine, ecc...), con scudetti, fiamme di gruppo, ciondoli, foulards variamente colorati, che vengono solennemente benedetti all'inaugurazione dei gruppi.
• Il gruppo vincente della settimana ha l'onore di eseguire l'alza-bandiera.
IL GRANDE CONCORSO
• Il Grande Concorso (Grande Rallye, Grande Raid, nome a piacere):
– richiede preparazione e lavoro costante, perchè riassumerà la vita della colonia e abbisognerà di classifiche continuamente aggiornate;
– tutta la vita della Colonia (eccetto la parte più strettamente spirituale) è messa a concorso. Grandi tabelloni segnano il punteggio sia di gruppo (necessario per questo tipo di Concorso), sia individuale.
I punti individuali, sommati, danno il punteggio di squadra.
• Possono rientrare nel Concorso:
– Buona condotta (a ogni ragazzo è assegnato un voto settimanale).
– «Il diario delle Vacanze», alla cui compilazione viene assegnato pure un voto settimanale.
– Il passeggio (deve essere molto valorizzato se si vuol ottenere una ardente partecipazione alle gite):
- totale punti a un tipo di passeggiata;
- totale punti ai portatori di zaini e pesi vari.
– Squadre di servizio. I vari servizi in camera (aerazione, ordine...) studio (ordine, cestini, libri, riviste...), refettorio (servizio e sparecchiare), cortile (palloni e giochi...), passeggiate (materiale vario, zaini...), possono essere assegnati a turno di una settimana alle varie squadre o gruppi, con assegnazione di punti a seconda dell'efficienza.
– Olimpiadi, sport e giochi, con adeguato punteggio per la partecipazione e le vittorie.
– Attività di ricerca, brevetti, studi, lavoro, traforo, giornalino settimanale murale della Colonia a collaborazione, ecc.
– Iniziative speciali (festivals, serate in cui ogni squadra presenta un numero, falò, cartelloni, ecc.).
– Il «Premio Nobel» della settimana, assegnato dall'assemblea plenaria della Colonia all'impresa della settimana (i capi-squadra propongono una lista delle migliori azioni o realizzazioni della settimana, e l'assemblea, a votazione, sceglie quella degna del «Premio Nobel». Il premiato viene insignito della «croce della Colonia» e premiato solennemente dal Direttore).
– E tutto quello che si vuole.
• Chiudere il Concorso
– con la premiazione solenne (festa finale);
– inviti al Sindaco, guide, parenti;
– partecipazione totale e decorazioni.
• La «moneta» e la «Banca».
I «punti» assegnati per ogni attività, possono essere molto opportunamente sostituiti da una «moneta speciale», emanata dalla «Banca della Colonia» (sterline, dollari, rubli, dobloni svanziche...). La «moneta» accumulata servirà per la premiazione finale, spendendola in una grande «fiera» (banchi di vendita con prezzi calmierati) o in un'«asta gigante».
Attenzione! Se la Colonia ha la Banca e la moneta occorrono assolutamente due cose:
1. Tenere ugualmente aggiornate le classifiche.
2. Stabilire se la «moneta» è commerciabile (regali, prestiti, scambi, compra-vendita oggetti, giochi di carte e di dame con «puntate» in moneta della Colonia), ed entro quali limiti. La commerciabilità della moneta porta dell'interesse, apporta novità e stimola l'iniziativa... privata. Ma porta all'egoismo, affarismo, questioni a non finire, insomma, a tutti i difetti della... civiltà capitalistica!
MEZZI FORMATIVI
• S. Messa comunitaria
– canti liturgici ben preparati e sempre accompagnati;
– lettori, servienti, commentatore;
– Messa all'aperto, in montagna, in occasione di escursioni.
• Meditazione individuale o a gruppi
– mezz'oretta al giorno, o due o tre volte alla settimana. Si può suggerire uno studio del Vangelo, storia della Chiesa, presentazione di alcune figure significative, di Santi, con giochi e quiz a chiusura. Per i più grandi non sarebbe male un breve ed agile corso di apologetica o di sociologia cristiana. Integrare ed alleggerire aiutandosi con filmine, schede, giornali, raccolte, giochi scenici.
• Ritiro: una volta al mese o per l'inizio e la chiusura della Colonia (istruzione, confessione, preghiere).
• Confessioni: adeguate possibilità ogni giorno, particolarmente al sabato sera, in occasione di feste e del primo venerdì.
• Pratiche particolari:
– rosario all'aperto, a gruppi, al sabato, commentato dai ragazzi stessi, attorno al falò;
– Via Crucis costruita dai ragazzi e fatta, una volta almeno, su lungo percorso;
– pellegrinaggio ad un santuario, una vetta con una croce...;
– celebrazioni della Parola;
– peregrinatio Mariae...;
– Compieta all'aperto;
– fiaccolata notturna per una festa della Madonna;
– una «Giornata di Riparazione» dei peccati commessi nel periodo estivo, con esposizione del SS. Sacramento per tutta la giornata e adorazione a gruppi.
• Inserzione nella vita parrocchiale:
– visita al Parroco;
– partecipazione alla Messa parrocchiale domenicale, con aiuto di lettori, servienti, ecc.
• Tema centrale che unifichi la vita della Colonia:
– fissato all'inizio dal Direttore con gli Assistenti;
– articolato nelle Istruzioni religiose e nelle Buone Notti;
– sorretto dalle attività;
– legato ad una festa ricorrente nel periodo (Assunta,...).
ATTIVITÀ
• Gruppi di attività ed hobbies (segnaliamo le più riuscite ed epidemiche):
– Pirografia, incisione su linoleum, su corteccia, sughero, traforo.
– fotografia, disegno, entomologia (insetti in resine sintetiche).
– Mineralogia, flora alpina.
– Interessi di topografia e problemi alpinistici.
– Lavori vari (segnare dei sentieri - costruzione di panche e sedili -costruzione di muri, sentieri, stradicciole).
• Gruppi di studio con lavori su:
– Concilio, Papa.
– Storia del posto.
– Avvenimenti di attualità (per i più grandi).
• Gruppi di divertimento:
– Teatrale (sketches, bozzetti, monologhi, rivistine, commedie).
– Corale (alpina, moderna, jazz).
– Trii, quartetti con strumenti vari (armoniche a bocca, chitarre, fisa, ecc.).
• Università popolare: è una formula sotto cui si possono raggruppare queste varie attività. Un animatore con particolari attitudini dirige un corso: elettricità, radio, fotografie, lingue, astronomia, alpinismo, dattilografia, traforo, aeromodellismo, collezioni di fiori, foglie, insetti, farfalle, pronto soccorso... Alla fine della Colonia, esami per i partecipanti e consegna di diplomi e brevetti.
• Piccola biblioteca di letture e albi o annate rilegate del «Vitt», per occupare le ore di siesta pomeridiana.
POMERIGGIO IN MONTAGNA
• Una colonia senza passeggiata è fallita!
• I ragazzi vanno volentieri, se trovano i Superiori entusiasti.
• Le passeggiate senza meta non sono passeggiate.
• La meta non dev'essere necessariamente una cima, un lago, un paese, Può essere anche:
– un centro di interesse: miniera, traforo, rifugio...
– una ricerca di fiori, sassi, bisce...
– un gioco, una polenta, un pranzetto cucinato dai ragazzi stessi all'aperto
– un incontro con personaggi, con altre comitive.
• Le gite devono essere preparate in forma pubblicitaria: cartelloni con tracciato dell'itinerario, battute umoristiche, programma in termini attraenti, ecc. Dopo la gita, manifesti con cronaca, disegni, fotografie...
• Una o due passeggiate lunghe alla settimana
– con due o più mete se i ragazzi sono di varia età e di vario gusto
– meglio molte soste brevi che poche lunghe
– la Messa all'aperto è una cosa che piace.
• Buon risultato hanno le gite di due giorni, riservate a un gruppetto ben scelto e limitato, con attrezzatura e equipaggiamento per mangiare e dormire fuori, in fienili, chalets, ecc...: traversate di montagne, visita a valli vicine, ecc. Ritorno possibilmente in corriera e funivie.
• Curare la «Grande impresa»: aprire un sentiero nuovo, portare una Croce o una Madonnina su una punta, costruire una passerella su un torrente, edificare un piloncino, ecc. Ogni anno la Colonia deve curarne una, facendo opportuna propaganda per prepararvi i ragazzi. Ottimo abbinare l'impresa a una concreta opera di carità, secondo un motto dell'ultimo Jamboree degli scouts: «Meno croci sulle cime e più ponti e case nelle valli».
• Le passeggiate di mezza giornata servono a raccogliere, cercare, giocare, preparare le serate.
• Nei pomeriggi riscuotono buoni risultati i «grandi giochi» all'aperto: tattica, scalpo, contrabbandieri, caccia al tesoro, caccia alla lepre, ricerca di piste e di tracce, ecc. Un nome esotico e attraente: Safari.
I pericoli fisici delle ascensioni
Possiamo riassumerli così:
– il percorso e la meta in sé;
– stanchezza eccessiva;
– il maltempo;
– l'alimentazione irrazionale;
– percorso e meta non adatti a categorie di ragazzi;
– numero eccessivo di ragazzi in un unico gruppo;
– mancanza di conoscenza e capacità negli assistenti.
a) Il percorso e la meta in sé
Non è infrequente, in chi non sia sufficientemente competente, la possibilità di scegliere ascensioni o gite sproporzionate alle forze dei ragazzi, e, quel che è più, con difficoltà tecniche troppo rischiose per attrezzature insufficienti.
opportuno insistere che non basta il senso comune per valutare le difficoltà ed i pericoli di una ascensione, specie per ragazzi; ci vuole competenza ed esperienza veramente solide.
I pericoli principali di origine tecnica da cui occorre difendersi sono:
– cadute di pietre, specie sotto i ciglioni e le creste, lungo canaloni, pietraie, morene, ecc. (si deve tener conto anche del tipo di roccia della zona);
– pendii erbosi troppo ripidi, specie nelle zone occupate da stelle alpine (attenzione all'erba olina!);
– crepacci ed eventuali ponti di neve sul ghiacciaio non ben conosciuto e percorso durante le ore meno propizie;
– creste sottili di neve;
creste rocciose troppo esposte (specie in giornate di vento troppo impetuoso);
lunghezza eccessiva del percorso da compiere in un sol giorno.
b) Stanchezza eccessiva
L'ora della partenza, le tappe del riposo e l'ora del ritorno devono essere studiate accuratamente. La partenza ad ora piuttosto tarda porta al grave inconveniente di camminare sotto il sole cocente e di affrontare la neve ormai fradicia. Anche un breve percorso affrontato sotto il sole stanca moltissimo, poiché la traspirazione cutanea viene impedita dall'abbondante essudorazione, la temperatura del sangue aumenta ed il cuore deve compiere uno sforzo maggiore.
Per il ritorno è utile non attenersi a margini troppo stretti, in modo da non essere costretti a marce forzate. Meglio tornare un po' più tardi (nei limiti del ragionevole) col fisico riposato, che non dover sottoporre i giovani a eccessivo sforzo.
Gioverà pure che, specie nelle giornate di sole, durante le tappe di discesa ci sia tempo per distendersi e sonnecchiare, eliminando così completamente la stanchezza della levata anticipata e dando al fisico la possibilità di profittare appieno dei vantaggi dell'ascensione.
c) Il maltempo
Occorre assolutamente prevederlo ed evitarlo. Nel malaugurato imprevisto, ricordare che le rocce bagnate sono un pericolo serio, che la suola di Vibram non vi aderisce per nulla, e che in questi casi occorre la massima competenza tecnica da parte dei capi-comitiva.
d) Alimentazione irrazionale
La quantità dei cibi dev'essere aumentata rispetto alla dieta normale, perché lo sforzo è maggiore. È necessario fornire cibi di pronta assimilazione (zucchero, cioccolato, frutta, marmellata, ecc.). Per il periodo della discesa, invece, si possono usare i cibi del regime quotidiano (salame, carne, uova, ecc.). Inoltre una quantità di vino buono, proporzionato all'età ed allo sviluppo.
e) Percorso e meta non adatti a categorie di ragazzi
Per ragazzi di 10-11 anni si può ritenere sufficiente un percorso non eccedente le 3-4 ore di cammino (suddivise in tappe opportune). Se è possibile si scelga per meta un luogo sopraelevato rispetto ai circostanti, con panorama ampio di cime grandiose. I ragazzi devono trovare, alla meta, l'ambiente ideale per i loro giochi. Con una partenza piuttosto mattutina potranno disporre di almeno 4-5 ore di massima libertà.
Per i più grandicelli (13-16 anni) le mete impegnative potranno comportare uno sforzo massimo di 6-8 ore di marcia. Levata prestissima, quindi, per evitare la marcia al sole.
f) Numero eccessivo di ragazzi in un unico gruppo
È un pericolo, perché è difficile controllare i ragazzi in montagna. Suddividere i ragazzi in gruppi di 20-30 al massimo, e scegliere con massima oculatezza i posti di tappa.
g) Mancanza di conoscenza e capacità negli assistenti
È necessaria la conoscenza della montagna e dei suoi problemi in generale, e del luogo in cui ci si trova in particolare, per sapercisi muovere con sicurezza anche in caso di nebbia e di maltempo. Pare quindi logico che ci sia per gli assistenti una preparazione specifica.
OLIMPIADI
• Pur facendo attenzione che la Colonia non si riduca ad un'«Olimpiade», rimane validissima, per galvanizzare le ricreazioni, una efficiente organizzazione delle Olimpiadi, che raccolgono le specialità più gradite ai giovani e quelle adatte all'ambiente.
• La riuscita dipende da una saggia organizzazione decentrata.
• L'organizzazione e preparazione del materiale è laboriosa. In molti casi esse si possono svolgere verso la fine della Colonia sia per ridestare l'entusiasmo che minaccia di venire meno per stanchezza, sia per avere il tempo di preparare l'attrezzatura sportiva occorrente.
• Curare la «cornice» pubblicitaria: cartelloni, striscioni, altoparlanti, bandiere, maglie, divise. Dare molta solennità alle funzioni d'apertura:
– sfilata delle squadre davanti alla tribuna dei Superiori e Autorità;
– inno nazionale e alzabandiera dei capitani;
– arrivo della fiaccola olimpionica e accensione dei fuochi nel tripode;
– promessa olimpica;
– apertura fatta da un Superiore con brevi parole;
– inno ufficiale delle gare (o «grido», slogan...).
• Inserire, se merita, una manifestazione nel calendario del paese ospitante.
• Curare la premiazione, ma fare in modo che non sia troppo «carica».
SERATE
• Servono a dare un clima di allegria, fraternità, distensione. Nessun film, nessuna trasmissione televisiva possono dare tanta allegria e riscuotere il successo di una serata attorno al fuoco.
• Allungano la giornata. Scoprono e richiamano in gioco le capacità inventive, di recitazione dei giovani.
• Fatte dai ragazzi, sono gradite ai loro compagni, purchè ci sia un minimo di «presentazione», di «regia».
• Quando un Superiore si mette in mezzo e «ci sa fare», tutto «va».
• Sfruttare il gioco di squadra affidando ad ogni gruppo un numero.
• Le Serate (con sigla di presentazione: Bivacco, Stasera in onda, Gran falò, Carro di Trespoli, Il microfono è vostro...) possono comprendere tutti i numeri di attrazione:
– Canti, canti mimati (si nota che mentre nelle gite sono di maggior effetto i canti tradizionali di montagna, nelle serate sono più gustati i canti moderni, specialmente in forme parodiate).
– Sketches, barzellette sceneggiate o recitate, farsette.
– Giochi di prestigio, indovinelli polizieschi.
– «Domandine facili facili» alla maniera di Silvo Gigli (quiz con piccola premiazione immediata).
– Tombole a gruppi (tipo «Amico del giaguaro»).
– Lascia o raddoppia, Sfida al campione, Campanile sera (sfida tra gruppi, regioni, classi...).
– Festival della Canzone, Napoli contro tutti, Zecchino d'argento...
– Musichiere (una «fisa» che accenna un motivo di canzone, e due che corrono verso due campanelli: il primo che batte deve dire il titolo della canzone iniziata).
– Primo applauso (ragazzi o gruppetti, che per la prima volta si presentano in pubblico con canti, scenette, monologhi, ecc.).
– Teletris, Telematch, Tutti in pedana...
• In alcuni casi le serate si possono alternatre con questo ritmo:
– serata con filmine sonorizzate;
– serata con canti e scenette;
– serata con giochi a premio.
NB. Un'iniziativa utile è il «Giornale Radio». Non come serata ricreativa, ma tutt'al più come parte di essa. Meglio se trasmesso durante la cena. Il notiziario è quello della vita di colonia, con tutti i piccoli avvenimenti che la caratterizzano. Frequenza media: una volta alla settimana, per fare il punto dei sette giorni. Tono: umoristico.
FESTA DI CHIUSURA DELLA COLONIA
• Particolare attenzione bisogna riservare ad una giornata che «chiuda la colonia».
• Essa serve a:
– ringraziare il Signore e gli educatori;
– valorizzare il lavoro formativo della colonia;
– premiare i giovani;
– richiamare la simpatia dei «valligiani» e delle «Autorità»;
– fare «Chiesa» tra la gente.
• Farà perno su:
– Santa Messa (confessioni);
– pranzo speciale;
– accademia (all'aperto).
• Viene valorizzata:
– dal lavoro che si è fatto;
– dal «colore»;
– da una mostra allestita con i lavori dei ragazzi;
– dagli invitati (Sindaco, Parroco, Amici);
– dal meglio del repertorio canoro e scenico.
• Curare molto la premiazione del Gran Concorso, che deve assumere un tono di serietà, evitando lungaggini e sciatterie.

