Le funzioni della canzone moderna nell'educazione dei giovani



    Daniel Vatel

    (NPG 1968-12-27)



    È un fatto pacifico che i giovani amano le canzoni: ci si ritrovano dentro molto volentieri, lo sentono un po' il loro mondo. Con una scala preferenziale che ha il suo boom nel periodo dell'adolescenza.
    Nessun educatore se ne disinteressa. Il fatto può essere catalogato tra le mode passeggere, demitizzato o combattuto in toni e termini variabili.
    O può diventare una formula per essere noi educatori alla pace con il mondo giovanile, inventandoci saccenti, conoscitori agguerriti dell'ultimo successo.
    Dovrebbe diventare - è questa la proposta che ci fa l'A. - un piano di incontro educativo con il mondo dei giovani.
    Voler penetrare il mondo giovanile è compito arduo e difficile: si tratta di inserirci in una generazione che non è più la nostra. La strada più percorribile è di mettersi all'ascolto dei giovani, osservare il più imparzialmente possibile ciò che costituisce la loro vita.
    La canzone moderna segna un po' il ritmo dei fermenti del mondo giovanile odierno. E' una via aperta: a largo respiro. Non è solo mezzo per incontrare i giovani, ma diventa mezzo per far loro incontrare la salvezza pasquale del Cristo.
    L'articolo ha questa preoccupazione: non tratta del come possiamo formarci un gusto estetico, artistico, letterario, musicale e neppure morale-valutativo. Viene invece sottolineato come possiamo penetrare nel cuore stesso delle preoccupazioni dei giovani d'oggi, per meglio comprendere la loro vita, i loro centri d'interessi, raggiungere i loro valori, sentire le loro speranze.
    L'A. - un sacerdote francese che ha trascorso molto dal suo ministero gomito a gomito con giovani di ogni estrazione sociale della grande periferia parigina - ci ha promesso di riprendere in un prossimo articolo in termini di preciso impegno pastorale i discorso iniziato qui in prospettive piuttosto psicosociologiche.

    Una premessa

    È bene dirlo subito: in questo studio non si farà distinzione tra la «buona canzone» e quella cosiddetta di «consumo». Non ci si pone quindi dal punto di vista artistico riguardo alla melodia, né dal punto di vista letterario quanto alle parole, né da quella dei limiti, del contenuto insignificante o frivolo. Prenderemo la canzone in blocco, tale quale è ascoltata abitualmente dai giovani. In altre parole, la nostra intenzione non è principalmente quella dell'etica culturale, ma quella dell'enucleazione socio-psicologica dell'influenza della canzone. Si tratta di prendere il fenomeno bruto, tale quale si impone ai giovani del nostro tempo.
    Il lavoro sembra allora molto difficile, poiché la canzone stessa, in ciò che la costituisce, è un complesso di elementi diversi di cui il più importante non è quello verbale. L'opinione dei giovani è pressoché unanime, le parole non sono percepite come primo elemento, ma come un insieme indiviso. Parole - tema melodico - ritmo - arrangiamento musicale: cui bisogna aggiungere l'attrattiva dell'interprete e del ballo.
    Ci interessiamo soprattutto della canzone «commerciale» proprio perché tutta questa corrente di canzoni apparentemente insipide ci permette di capire meglio ciò che interessa il giovane. La canzone commerciale è quindi una forma autentica di avvicinamento ai giovani. Notiamo anche che la riproduzione degli stessi temi e degli stessi motivi permette a questo studio di risultare valevole per un certo tempo. È pressoché sicuro che si canterà sempre la rivalità genitori-figli, il primo incontro, l'amicizia, la guerra, la noia del lavoro scolastico, il tempo libero, le vacanze, la natura... questa o quella situazione difficile... un dato avvenimento della vita quotidiana. I bisogni più semplici, i più ordinari, le domande abituali che l'adolescente si pone sono messi in forma: la canzone dà voce ai loro problemi.

    Funzione di diversione

    Immaginiamo una adolescente che rientra dal proprio lavoro o dalla scuola, con lo spirito ancora ribollente delle proprie preoccupazioni matematiche o appiattito dall'automatismo e la noia di un apprendistato poco esaltante. Entra in casa, mette un disco sul giradischi, si siede su una sedia comoda ed ascolta beatamente il suo disco preferito. Per lei si tratta veramente di una distensione, di un momento di rilassamento, di distrazione che la libera. Ella dimentica per un momento i problemi della sua vita quotidiana.
    Al limite, questa funzione di diversione, di riposo potrebbe divenire un'evasione. Numerose sono infatti le canzoni che trasportano nel paese del sogno, languide canzoni delle isole, evocazione del principe azzurro, tutta una parte di folk songs, il neo folklore incarnato nel tipo della vagabonda chitarra a tracolla.
    Il giovane d'oggi ha paura del silenzio. È sempre vissuto nel fracasso. L'assenza di un fondo sonoro è da lui colta come una mancanza e crea in lui una specie di squilibrio.

    «In ogni caso per me le parole delle canzoni non hanno grande importanza. Dalle 5 alle 7 metto il mio transistor su «Salut les copains», etc..., non ascolto assolutamente più nulla. Faccio il compito di matematica. Ho bisogno di un fondo sonoro, è tutto...».
    (Jean, 16 anni)

    Molti giovani non amano la campagna. Non sono familiarizzati con i rumori della natura. Ecco perché i cittadini si credono in dovere di gridare, di cantare, di portare i loro transistors nel bosco o al mare. In fondo si sentono inquieti in un mondo sconosciuto. Non sono abituati ad ascoltare il mormorio dell'acqua, il soffio del vento sulle cime degli alberi, il canto degli uccelli, le grida degli animali che salgono dalla vallata, il frinire degli insetti nei prati, d'estate. Il fondo sonoro che la radio dispensa loro con generosità li rassicura in qualche maniera.
    Ecco perché spesso è difficile chiedere a dei giovani un raccoglimento nel silenzio, un corso di esercizi «chiusi». Il silenzio è necessario, pensiamo, per una riflessione profonda. Attualmente per i giovani lo è realmente? Molto probabilmente.
    Ma rimane il fatto che i giovani si sono creati l'abitudine, molto più di noi, al «sottofondo» sonoro. Non è raro vedere dei giovani chini sul loro problema di algebra o sul loro tema, accompagnati da un tam-tam assordante di trombe di jazz, di chitarre elettriche e di drums. Ci pare quindi opportuno, partendo da queste considerazioni, far entrare i giovani nel silenzio con una certa progressione. In una celebrazione, per esempio, converrà scegliere il commento sonoro partendo dal più rumoroso fino al più dolce.
    Per contrasto i tempi di silenzio per essi saranno tempi estremamente «forti». Così una messa di giovani: troppo silenzio non dispone necessariamente alla pietà, ma ad un sentimento di vuoto, di grande insicurezza, propizia alla reazione dello scatto del riso senza motivo.

    La funzione catartica

    Accanto alla funzione di diversione, la funzione catartica è anche una funzione di riposo, ma quasi incosciente. Ha luogo sul terreno psico-fisiologico. Essa opera in due tempi: prima la canzone può apportare una sollecitazione violenta degli istinti, delle emozioni, un desiderio sessuale, di libertà, di aggressività, di evasione, di affettività, di movimento. Poi, in un secondo tempo, la loro liberazione successiva: come un fenomeno di decompressione, di rilassamento della tensione nervosa, dell'emozione intellettuale o semplicemente fisica. Il ritmo gioca qui un ruolo preponderante. Questa funzione della canzone si potrebbe paragonare con quella dello sport nella nostra società moderna.

    «Quando sono molto innervosito, molto affaticato, molto scoraggiato, non c'è niente di meglio per me che ascoltare un buon rock. Ascoltandolo lascio che i miei nervi facciano ciò che vogliono, o quasi. Forse è un metodo un po' matto, ma in tre minuti io sono in piedi e il magone è passato...».
    (Gérard, 17 anni)

    Lo scatenamento del rock-and-roll, la decontrazione del jerk, del monkiss, scaricano le tendenze represse. Ecco perché talvolta esse possono apparire come aberranti. Dobbiamo constatare che le forme attuali del ritmo e della danza sono più liberatorie di certe forme di danze e ritmi latino-americani 30 o 40 anni fa, perché i giovani vi si abbandonano soprattutto fisicamente.
    È vero che la distinzione è spesso difficile. Fino a qual punto la danza e la canzone liberano? Non restano forse al primo stadio della sollecitazione violenta? A che punto sono sollecitazione di passione, o al contrario rimedio dalle passioni? Un patito della boxe va a vedere un match per veder colare il sangue, per immergersi nella violenza? All'uscita il suo istinto di aggressività si è rafforzato o liberato? All'uscita dal cinema dove, per un'ora e mezzo il giovane ha vissuto le violenze di un film poliziesco, egli si trova più o meno violento? La forza dell'esempio la vincerà sulla forza della sazietà?
    Il ballo, o semplicemente il fatto di segnare il ritmo con la testa, la gamba o il dondolio del corpo, apporta appunto il derivato fisico necessario, la valvola di sicurezza in certo senso. Ma la canzone stessa, con la sua melodia, il suo testo, il suo arrangiamento sta all'orecchio come lo spettacolo sta agli occhi. L'ascoltatore si trova, per così dire, nella disposizione di spirito dello spettatore: è investito da una situazione. Il fatto di averla vissuta in modo assai passivo, come un telespettatore davanti ad un match di lotta libera, può anche diventare una «liberazione», la sua purificazione. Non è strettamente necessario giocare una partita di rugby, basta il fatto di assistere alla partita settimanale per liberarsi dagli istinti combattivi.
    La reazione di sollecitazione o di liberazione degli istinti dipenderà in gran parte dalla canzone, secondo il suo grado emozionale e dall'ascoltatore, secondo il suo temperamento e la possibile coincidenza di una situazione già vissuta e descritta in questa canzone. Allo stesso modo una canzone ad alto potenziale affettivo, sia per il testo sia per la melodia l'arrangiamento musicale o l'emozione dell'interprete, rischia di sollecitare tanto imperiosamente un uditorio femminile già sensibilizzato al riguardo, da impedire a questo uditorio di distendersi e calmarsi.
    Dal punto di vista morale, ci accorgiamo bene come certe canzoni che descrivono crudamente situazioni intollerabili rischiano di far salire i livello emotivo tanto in alto da divenire pressoché impossibile riportare la calma in seguito. Il campo coscienziale resta bloccato, ci vorrà un lungo tempo di silenzio o un diversivo importante per riprendere in mano la situazione.
    Preparando una celebrazione o qualsiasi forma di catechesi è necessario preoccuparsi quindi non solo dello choc che deve portare un messaggio impegnativo e vigoroso, ma anche, in un secondo momento, della necessaria distensione, attraverso un appropriato commento o una canzone più tranquilla.

    La funzione tecnica

    Uno dei modi migliori per smorzare una canzone, per demitizzarla, è di considerarla soltanto come oggetto tecnico. Il razionale, l'estetico, l'intellettuale hanno il sopravvento sul lato emozionale. Si tratta di studiare una canzone come si può studiare un qualsiasi oggetto d'arte: esaminare come il tema trattato è stato valorizzato dal paroliere (critica letteraria), dall'orchestratore (critica musicale), dagli effetti particolari (critica del timbro, del fraseggio, del canto), dal compositore (critica melodica)... Questa specie di analisi che blocca o disintegra una canzone, è fatta apposta per disilludere i giovani. Ma se si spinge troppo in avanti questo atteggiamento critico, i giovani non tardano a rivoltarsi ed a scambiarci per dei maniaci dell'analisi, dei chirurgi che feriscono inutilmente e tagliano per sadismo!... È evidentissimo che ogni analisi uccide la vita e che parecchie canzoni di consumo non resisterebbero ad un trattamento troppo spinto. Pur educando l'adolescente, si deve stare attenti a non disilluderlo troppo. Si troverà bloccato se noi demoliamo sistematicamente ciò che egli avrà creduto di percepire come una canzone «formidabile». Non dimentichiamo mai che l'adolescente vive in un mondo affettivo: egli accetta o rifiuta in blocco, per procedimenti istintivi. La funzione tecnica deve dunque essere usata soprattutto nei casi favorevoli, quando costruisce positivamente. Lasciamo all'adolescente la cura di applicarla da solo alle altre canzoni. L'essenziale è di procurargli un metodo e degli elementi di critica, per permettergli di non essere del tutto passivo di fronte ad una canzone, od esclusivo nei confronti di un interprete, uno stile, un ritmo, un genere. Un giovane cristiano dev'essere libero per poter fare sempre la scelta che costruisce la sua persona.

    La funzione di idealizzazione e di sublimazione

    Succede talvolta che l'adolescente cade in ammirazione davanti ad una canzone. «È bello», dice, senza sapere troppo perché. Si perde nei suoi pensieri per qualche momento. Forse la nobiltà dei sentimenti espressi si è alleata con una melodia particolarmente espressiva; la perfezione dell'interpretazione può loro conferire ancor più vita. Non è più l'evasione dal basso, ma quella dall'alto: la sublimazione, l'idealizzazione. L'amore, la morte, la speranza, il richiamo ad un mondo più giusto, più fraterno, costituiscono i supporti tematici di molte canzoni che possono raggiungere questo risultato; non si tratta più allora, di una situazione precisa che trattiene l'attenzione, ma è lo spirito dell'uditorio a conferirvi un valore superiore con cui comunica. Esso è toccato dalla bontà, dalla nobiltà, dalla grandezza reale delle idee o dei sentimenti espressi. È la reazione abituale davanti a una buona canzone espressiva alla canzone con un buon testo poetico o carica di un messaggio significativo.
    Tale funzione è del tutto relativa alla personalità dell'uditorio. Dipende in gran parte dal grado di ricettività del valore in questione. In un gruppo numeroso e culturalmente eterogeneo, alcuni si fermeranno alla funzione di diversione se sono distratti, altri alla funzione catartica se sono poco intellettuali, altri alla funzione tecnica se sono troppo critici e se il valore in gioco non li riguarda direttamente. Per raggiungere il più estensivamente possibile il gruppo, si dovrebbe dunque compiere una specie di sensibilizzazione, aprire il campo della coscienza sul valore da percepire. Una breve introduzione sarà la benvenuta. È necessario che essa sia semplicemente indicativa, e non esplicativa o analitica; perché sarebbe subito percepita come catalizzatrice ed obbligante. La sublimazione, l'idealizzazione devono compiersi da sole: esse sono proprie a ciascuna persona. Il commento che ne seguirà, invece, potrà essere più preciso e dimostrativo per ottenere il consenso comune. In ogni caso, sarà bene che ognuno possa esprimersi, anche confusamente, per controllare che il valore sia stato ben percepito.
    In catechesi sembrerebbe che il culmine del messaggio possa essere raggiunto da una canzone di questo tipo. Beninteso: in base a ciò che abbiamo detto, non è mai certo che tale culmine sia raggiunto: lo sarà con molta differenza, a seconda degli individui. Dal punto di vista del metodo, il suo inserimento deve, da una parte, applicarsi al tema sviluppato; d'altra parte, essere condotta al momento più favorevole.
    Ciò spiega come si possa fortemente dubitare che una sola canzone possa far raggiungere un'idea così alta, un valore così assoluto come quello di Dio. La canzone propriamente religiosa è quanto mai pericolosa: essa non ha raggiunto, artisticamente parlando, un grado di perfezione sufficiente. I simboli che essa mette a nostra disposizione non sono abbastanza puri né abbastanza forti.

    La funzione di rafforzamento e di ripetizione

    «Sono attirata dalle «vedettes» perché nelle loro canzoni, ritrovo me stessa ed ho l'impressione che queste canzoni siano la copia di ciò che mi è successo o che mi succede».
    (Lucette)

    Questa riflessione è tipica dell'animo giovanile di fronte ad una canzone. La adolescente-narcisista ama ritrovarsi davanti allo specchio, ama ritrovarsi nelle confidenze della sua amica intima, ama rivivere i suoi problemi attraverso una canzone. Lasciate un gruppo di ragazzine con una pila di dischi e un giradischi, e constaterete rapidamente che la scelta si sposterà verso le canzoni di questo genere. Potrete così ascoltare Adamo, Sheila per ore e la stessa facciata sarà usata innumerevoli volte a seconda che l'una o l'altra tra di esse si trovi in una situazione descritta. Se la situazione è la stessa per l'insieme del gruppo, non vi saranno proteste. Ma se le età sono appena un po' diverse, e quindi anche i problemi, si giungerà presto ad una disputa per sapere quale disco mettere. Inevitabilmente la discussione si inasprirà ed ognuna vanterà il suo interprete preferito...
    Tocchiamo qui una delle funzioni più interessanti del nostro argomento, poiché si tratta di ritrovare i giovani al loro livello, di cogliere la corrente esistenziale della loro vita quotidiana. La canzone appare come il momento privilegiato in cui i giovani scoprono i loro sentimenti, i loro problemi. Ne prendono coscienza, li enunciano nei termini cantati dai cantanti preferiti. Essi adottano, in certo modo assumono, questa canzone che li esprime pienamente. Ciò che sentono confusamente in se stessi, diviene evidente. Le loro emozioni, i loro problemi emergono alla superficie del loro incosciente con raddoppiata insistenza.
    Questo indugiare rinnovato (la possibilità di rimettere il disco quante volte si vuole) porterà il problema, l'emozione ad un tal grado di evidenza che sarà importante ed inevitabile prenderne coscienza.

    «Credo che se una ragazza od un ragazzo si ritrova in una canzone cantata dal suo idolo, sia incoraggiato e si dica ''non sono solo'' e questo è molto importante, perché quando si ha il morale a zero, può essere un aiuto a farglielo rialzare».
    (Marie-Louise)

    Si opera una autentica rivelazione. Rivelazione che non potrà più lasciare indifferente la persona. La tensione prodotta sfocerà necessariamente nell'azione. Ciò che il giovane avrà vissuto interiormente nell'intelletto, nell'affettività, vorrà riviverlo in atteggiamenti, in gesti, in atti. Ci richiamiamo alle due funzioni precedentemente definite; la funzione catartica: vi può essere un rilassamento nella danza, o semplicemente l'ascolto senza eccessiva tensione; e la funzione di sublimazione, per il superamento di una situazione concreta, esigente, con una specie di idealizzazione, di proiezione mistica.
    L'impiego di questa funzione in catechesi appare importante, anche se non facile, per il fatto della personalizzazione intima delle situazioni proprie a ciascuno. Tuttavia l'esperienza mostra che esiste in un certo gruppo una serie di interessi comuni, una priorità conferita a questa o quella situazione. Una canzone scelta con opportunità può costituire una buona introduzione in catechesi. Può raggiungere i giovani in un problema concreto, che susciterà immediatamente il loro interesse. Può servire da «captatio benevolentiae». Può anche porre il problema, il tema, il soggetto da trattare. Come abbiamo detto, essa lo mette in evidenza con forza ed intensità...
    Rimangono altri grossi problemi.
    Una difficoltà consiste nell'agganciare il discorso o la discussione. Il passaggio canzone-esposizione richiede una certa abilità: ci si trova infatti di fronte a due generi di diversa intensità. Altra difficoltà è il passaggio da un mondo della canzone rivendicato dai giovani, ad un mondo di idee, che essi considerano stabilito dagli adulti. È il classico problema della comunicazione dei valori.

    La funzione di comunione

    La canzone è fattore di raggruppamento: è facile constatazione. Ci si riunisce, tra amici, per ascoltare canzoni.
    Si organizza una festa, una serata danzante, una cena: sempre con sottofondo di canzoni.
    Si discute, si ragiona, ci si esprime attorno ad una canzone.
    La canzone lega anche per protestare: ha costruito un clima di amicizia, in opposizione al mondo degli adulti.
    Contro l'eccesso dei conforts si sono sollevati i beatniks; contro la violenza sono spuntati gli hippies ed i loro «loving party».
    Così la canzone estende la propria influenza dall'individuo al piccolo gruppo: si fa bandiera comune entro i confini linguistici e spesso li supera per raggiungere il mondo intero (il commercio della canzone e dei ritmi di danze diventa ormai internazionale). Molti giovani attualmente apprezzano e cantano canzoni inglesi e americane, anche se non ne comprendono la lingua.
    È importante quindi prendere coscienza di questo elemento catalizzatore di cui è pregna la canzone.
    Può facilmente diventare il punto di partenza o l'elemento esteriore di legame per il sorgere di gruppi d'amicizia o per incontrare clubs altrimenti refrattari, di giovani.
    E, del resto, ogni esperienza di Chiesa nasce necessariamente - almeno nei termini embrionali - da una forte esperienza d'amicizia.

    Conclusione

    Questo studio rapido e tutt'altro che esaustivo, non ha certo la pretesa di aver espresso tutto quanto può derivare da un campo - ricco e ben poco conosciuto - come è quello della canzone nel mondo giovanile.
    Abbiamo solo cercato di dimostrare che la canzone deve essere considerata come un momento privilegiato, durante il quale i problemi della vita dei giovani si svelano, si esprimono, si affermano, possono essere trasformati e, forse, sublimati. Per questo la pastorale giovanile non può disinteressarsene. Dobbiamo incontrare i giovani così come essi sono: e la canzone - ce ne accorgiamo facilmente tutti - è profondamente radicata nella vita dei giovani.
    Ed incontrarli partendo dal loro mondo, parlando la loro lingua, non per essere all'altezza della moda, ma per coerenza evangelica: e la canzone è il linguaggio vivo dei giovani d'oggi.