L'Eucaristia nella vita della comunità



    Tema unitario 1968-69

    (NPG 1968-10-66)

    ALCUNE CONSIDERAZIONI

    La C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana) ha proposto ai gruppi associati, come tema di studio e di impegno pratico di attività, per l'anno 1968/69, l'approfondimento della conoscenza del mistero eucaristico, sia in senso personale che pastorale, con particolare attenzione ai seguenti elementi:
    • L'intrinseco rapporto tra Eucaristia e Chiesa (L'Eucaristia come fonte e centro della comunione ecclesiale e perciò di tutta la vita e la missione della Chiesa universale e locale).
    • L'intrinseco legame tra la Parola e l'Eucaristia (tra la Parola che si rivela e la Parola che si fa carne, nell'unico piano di salvezza).
    • Il rapporto della Eucaristia con la Carità (L'Eucaristia come costruttrice di comunità di fede-speranza-carità).
    La proposta, davvero affascinante, è stata presa in attento esame dal Consiglio di Redazione della Rivista: questo invito, rivolto essenzialmente alle Associazioni di Azione Cattolica, per un impegno coordinato e unitario, avrebbe potuto segnare la filigrana di tutta la nuova annata di Note di Pastorale Giovanile. Il tema è certamente di viva attualità: le perplessità suscitate qua e là da contestazioni, da un riformismo esagerato o da un fissismo di formule e strutture, l'avrebbero fatto un problema scottante e urgente. E d'altra parte, un piano organico di azione unitaria, pur elastico e componibile, si impone: per non disperdere nel generico
    e nel marginale ogni intervento educativo. Il Consiglio di Redazione non si è però orientato a offrire, attraverso le pagine della rivista, uno sviluppo dettagliato, continuo, del tema come se si trattasse di «una campagna annuale», da condurre avanti, nel ritmo di ogni numero. Le motivazioni che hanno determinato questa decisione, sono:

    a) la constatazione che tale piano organico e dettagliato per i gruppi associativi che ritengono utile adottarlo, è certamente espresso e sviluppato dalla stampa di A.C., a cui è facile riferirsi direttamente. Non ci è aliena la constatazione di una certa saturazione che appare in molti ambienti educativi, per il moltiplicarsi di stimoli estrinseci, «campagne, giornate, manifestazioni», ben motivati e oggettivi, ma troppo facilmente in contrasto con l'urgenza della situazione educativa locale.

    b) la consapevolezza, in coerenza con quanto affermato parlando della programmazione (cfr. N.P.G. 8/9-1968), che è la realtà concreta di ogni istituto che condiziona i tempi di lavoro e le urgenze: non si può imporre una sovrastruttura esterna a ritmi preordinati: può diventare educativamente controproducente. La programmazione richiede di partire dagli stimoli concreti del momento in cui si opera, dei soggetti su cui si deve intervenire: la capacità dell'educatore saprà coordinare in un piano organico e unitario ogni intervento, anche se forse appare frammentario e dissociato.
    Se in un istituto non esiste, per esempio, l'accordo comunitario, manca una base comune di intesa, è lontano ogni affiato associazionistico, pare più opportuno dimostrare nei fatti la volontà di interesse questi rapporti prima di tutto: con essi, o subito dopo, fiorirà spontanea la rivalutazione del mistero eucaristico.

    c) la constatazione che, normalmente, la «campagna» non viene a sorreggere l'attività normale, ma a sovrapporsi al necessario ritmo di vita programmata dí un ambiente educativo, obbligando:
    o ad un genericismo, che tenta di colorire esteriormente di quel sapore specifico ogni attività, contento del «fare perché bisogna fare»;
    o ad un massimalismo che stanca e pone in stato di urto i giovani non preparati.

    PROGRAMMA DI LAVORO

    Il Consiglio di Redazione ha perciò programmato secondo prospettive che crediamo valide un piano generale ampiamente modificabile a livello locale, da presentare nelle pagine della rivista.
    L'accento è posto sulla necessità di formare comunità (tra i giovani, tra gli educatori e nell'integrazione reciproca):
    L'Eucaristia costruisce la comunità: per questo chiede di essere profondamente inserita nella vita della comunità stessa.
    Per comodità, si presenta anche un certo riferimento alla suddivisione abituale dell'anno in tre trimestri, con punto d'arrivo alla festa rispettivamente di Natale, di Pasqua e di Pentecoste. La suddivisione è puramente indicativa: può segnare una traccia di cammino e convogliare impegni: ogni comunità, ogni gruppo di educatori deve saperla rifiutare o adeguare in base alle esigenze concrete.

    Indicazioni di prospettive

    1968-10-68

    Tecnica di conduzione

    L'aiuto offerto dalla rivista a chi intende attuare il piano proposto, è per la valorizzazione del solito.
    Nella vita di una comunità educativa ci sono tante tappe segnate da orari, da tradizioni, da usanze: sono estremamente valide, quando sono incarnate nella realtà viva del momento, nella necessità di educare attraverso la costruzione di abitudini, nell'opportunità di segnare dei punti di riferimento. Generalmente dovrebbero essere il modo concreto di attuare la programmazione prestabilita, nel ritmo della giornata e nell'arco dell'anno educativo: spesso però cadono nel precostruito, nel banale perchè frequente, nella improvvisazione.
    A questi incontri (brevi conferenzine, saluti, «buona notte», celebrazioni, ecc.) si può dare un tono comune improntato allo sviluppo del tema sopra indicato, se si riconosce utile ed accettato dalla propria comunità.
    Per questo la rivista ha posto in programma:
    • una serie di articoli di studio che analizzino la visione dell'Eucaristia, nella luce suaccennata;
    • tracce per conferenza, che offrano la possibilità di sbocconcellare le analisi più impegnative, presentate negli articoli di studio;
    • sussidi vari (celebrazioni, elenchi audiovisivi, schemi per inchieste-indagini, indicazioni per cineforum, ecc.) per realizzare «in un certo modo» le tante cose che già si fanno.

    Altri suggerimenti pratici

    A tutti, ci permettiamo di presentare una serie di indicazioni pratiche che possono permettere, se attuate, di risolvere alcuni grossi problemi esistenziali di vita cristiana, prendendo lo spunto e l'occasione dalla proposta della C.E.I.

    1. Collaborare all'impostazione di una pastorale del giorno festivo autenticamente imperniato sulla celebrazione eucaristica della comunità

    • proporre la domenica come festa primordiale, mettendo in evidenza i motivi per cui la Chiesa convoca i fedeli per la celebrazione eucaristica;
    • educare i giovani alla partecipazione attiva, personale e comunitaria alla Messa, facendo comprendere il significato dei segni della celebrazione e illuminando la parte che nell'assemblea liturgica e nella celebrazione eucaristica assegna ai laici il loro sacerdozio comune;
    • favorire la partecipazione alla Messa dei nuclei familiari la cui presenza nell'assemblea ha anche valore di segno;
    • curare la celebrazione comunitaria delle Messe infrasettimanali, come vera riunione di gruppo, di classe, di amicizia, per un impegno comune di vita cristiana in donazione;
    • valorizzare la preghiera dei fedeli per far sentire anche il riferimento della celebrazione eucaristica ai problemi della vita della comunità che la celebra;
    • diffondere tra i giovani e i fedeli la convinzione della necessità della Comunione nella Messa, come partecipazione piena al sacrificio, alla Morte e Risurrezione del Signore e alla prospettiva del banchetto escatologico;
    • rivalutare la colletta come simbolo della comunione dei beni, per evidenziare il rapporto tra la celebrazione eucaristica e la carità, rendendo più esplicita la destinazione ai poveri, a chi soffre, ecc.;
    • sottolineare il rapporto essenziale tra le celebrazioni quotidiane della Messa e la celebrazione domenicale;
    • curare e moltiplicare la concelebrazione come vero momento di fede-speranzacarità di tutta la comunità, raccolta attorno alla tavola del Signore.

    2. Collaborare perché l'approfondimento del mistero eucaristico nella sua pienezza possa essere largamente diffuso e vissuto

    • favorire momenti di studio e di approfondimento del tema eucaristico, nei gruppi, nelle associazioni, nei cenacoli di riferimento;
    • favorire la formazione della spiritualità laicale incentrata nel mistero pasquale, facendone tema dei corsi di ritiri, esercizi, incontri di spiritualità;
    • collaborare per la miglior preparazione dei bambini alla prima comunione (prima Messa con partecipazione piena);
    • sollecitare – in tutte le occasioni previste dalla Istruzione Eucaristicum Mysterium – la distribuzione della Comunione sotto le due specie che «relativamente al segno ha forma più piena»;
    • utilizzare le particolari occasioni dei Battesimi, dei Matrimoni, del Viatico agli Infermi, dei funerali, per mettere in rilievo il rapporto tra liturgia e mistero eucaristico;
    • procurare che ogni incontro di un certo rilievo abbia come centro la Messa, esemplare come modo di partecipazione.