Notiziario



    (NPG 1968-05-76)

    I Giovani e la fede

    Su «Gioventù» del mese di ottobre, il mensile della GIAC, è riportata un'interessante intervista con padre Babin, già conosciuto in Italia per il suo libro «I giovani e la fede». In essa vengono rilevati i due grandi modi di essere dei 'giovani di oggi nei confronti della religione. Gli indifferenti per i quali la religione si presenta come un quadro esteriore, senza presa sulla vita, verso il quale essi si pongono senza complessi e senza rancori; per loro Dio, semplice, mente, non fa problema. Gli insoddisfatti (i «religiosamente inquieti») i quali appartengono a una generazione che porta in sé pressanti bisogni: non già un ideale e un assoluto astratti ma esigenze di solidità, di approfondimento, di senso totale, più che altro cercano, interrogano e si impegnano nei gruppi di azione che colmano il loro bisogno di partecipare a qualcosa che abbia un significato mentre contemporaneamente sono portati a dire: «I riti, le leggi della Chiesa, non rispondono più al nostro bisogno di autenticità».
    Nel loro desiderio di libertà, di ricerca, vogliono vivere da cristiani senza che ciò li faccia appartenere ad una casta. Significativa anche l'affermazione di padre Babin relativa all'educazione moderna che, a suo avviso, tanto come educazione neutra che come educazione religiosa consiste molto meno nel sapere che nel saper scegliere; educazione quindi portata a dare consapevolezza e autenticità.

    L'espansione dei mezzi di comunicazione di massa

    Ogni giorno l'opinione pubblica mondiale viene informata dalla stampa di oltre 314 milioni di esemplari di quotidiani e dall'ascolto della radio e della televisione che hanno rispettivamente 436 e 142 milioni di utenti. Contemporaneamente 212 mila sale cinematografiche concorrono alla diffusione delle idee e delle notizie.
    Nel corso degli ultimi 10 anni, i mezzi di informazione si sono evoluti ed ampliati con una velocità maggiore di quanto non abbia fatto la popolazione mondiale: l'UNESCO precisa, difatti, che la popolazione si è accresciuta del 26%, del 20% il numero delle copie dei quotidiani, del 60% il numero degli utenti radiofonici, mentre è contemporaneamente triplicato il numero di quelli televisivi.
    Anche nel settore delle agenzie di informazione giornalistica si è registrato un robusto potenziamento dei servizi: esistono oggi non meno di 160 agenzie quotidiane di informazione funzionanti in 82 paesi.
    Indipendentemente da questa dilatazione dei mezzi di informazione, l'UNESCO ritiene che, ancora oggi, il 10% della popolazione mondiale sia informata in modo insufficiente o viva in paesi privi o carenti di strutture informative. Mentre in Gran Bretagna 100 abitanti dispongono di 49 esemplari di giornali quotidiani, in Africa 100 persone dispongono di una sola copia.
    Anche per la radio, nonostante la espansione registrata, pur essendo la media mondiale di 13,8 utenti ogni 100 persone, si registrano minimi del 2% in Africa ed Asia e cifre del 30% in Russia e del 70% in America del Nord.
    In Italia, secondo un'inchiesta svolta dalla DOXA, si leggono più giornali che libri: risulta infatti che 14 milioni di italiani, pari al 38% della popolazione, leggono il quotidiano in un giorno «medio» della settimana.
    Nella lettura del giornale, gli uomini superano abbondantemente le donne: sono lettori il 51% degli uomini, mentre la percentuale delle lettrici è del 26,5%. Sono gli italiani di mezza età che dedicano più tempo alla lettura del giornale: dai 35 ai 49 anni, legge il 42,6%. La percentuale dei lettori è più alta fra i giovani dai 18 ai 34 anni che fra gli anziani: è rispettivamente del 40,4% e del 33,7%.
    Secondo la grandezza dei comuni, l'inchiesta rivela Che i giornali più letti nei centri a maggior intensità demografica, con oltre 400 mila abitanti: 66,2% è l'indice di incidenza; nei centri di minor consistenza esso varia da 26,6% a 34,7%.
    Nella distinzione per ceti sociali, il giornale risulta più letto fra i più agiati, reddito superiore alle 110 mila lire: il 57,5% di essi dedica il tempo libero a questo tipo di lettura mentre solo il 18,1% degli italiani a reddito inferiore alle 70 mila lire legge il quotidiano. Inferiori sono le percentuali dei lettori di libri: si dedicano a questa lettura il 22% degli adulti. I libri sono letti – secondo l'inchiesta Doxa – dal 25,8% degli uomini e dal 18,5% delle donne. Leggono molto di più i giovani sotto i 35 anni che le persone di età superiore: rispettivamente il 34,2% e il 14,20%. Per quanto riguarda la condizione sociale, risulta che i libri sono letti dai - più agiati (32,3%), seguiti dalle classi: intermedie (22,1%) e dai meno abbienti (11,6%). Nella ripartizione della' quantità di tempo dedicata alla lettura in genere, il 62% degli uomini legge in media per tre quarti d'ora al giorno; il 12% legge per oltre un'ora; il 22% dedica alla lettura meno di 20 minuti al giorno.
    (Gioventù Italiana)

    La funzione educativa del turismo scolastico

    Il 1° congresso nazionale del turismo' scolastico si è concluso a Rimini con: l'approvazione alla unanimità di una risoluzione finale in cui, riconosciuta al turismo scolastico una funzione educativa e ricreativa, si chiede il suo inserimento fra le attività istituzionali della, scuola, si auspicano il riconoscimento, la definizione e l'incoraggiamento degli organismi e delle persone preposti alla, sua organizzazione, si raccomanda la continuazione della collaborazione fra scuola e Touring Club, attraverso la sezione giovanile di quest'ultimo ente, in accordo con l'organizzazione turistica nazionale e si fanno voti per una revisione del calendario scolastico che cerchi di conciliare le esigenze dell'insegnamento con la possibilità di attuare la più larga e varia attività di turismo scolastico.
    La mozione conclusiva dell'importante convegno dei provveditori agli studi e di funzionari dell'ente turistico nazionale, nonché del ministero del turismo e e dello spettacolo, contiene un'altra raccomandazione che ci sembra opportuno porre in evidenza in quanto costituisce, insieme con la pressante richiesta della riforma del calendario scolastico, uno dei punti nodali di innovazione e di adeguamento alla realtà non soltanto emersi dal congresso, ma che costituiscono l'attualità più impegnativa della problematica scolastica italiana dei nostri tempi. Essa è quella che reca testualmente: «venga studiata la possibilità di attuare una stretta collaborazione fra turismo scolastico e associazioni degli studenti e delle loro famiglie, considerando tale collaborazione tra gli elementi importanti per la migliore riuscita dell'attività turistico-ricreativa nella scuola».
    (da L'Avvenire d'Italia)

    Una ristrutturazione del C.I.S.S.

    È in atto da alcuni mesi all'interno del Centro Italiano Stampa Studentesca il tentativo di delineare gli orientamenti di fondo da seguire per il prossimo futuro.
    È opportuno ricordare che il CISS è nato nel 1955 ad opera del Movimento Studenti della GIAC con l'intento di collegare e potenziare la stampa studentesca considerata come uno degli strumenti più efficaci di presenza cristiana nel mondo della scuola. Titolo di ammissione è stata «la sostanziale ispirazione cristiana» del giornale.
    In questi 13 anni il CISS ha dato vita a numerose iniziative d'incontro e di studio e di anno in anno si è sempre più espanso fino ad arrivare a comprendere oltre cento testate di giornali studenteschi di tutta Italia.
    Recentemente in seguito al notevole sviluppo della stampa di istituto i giornali del CISS che hanno una prevalente diffusione al livello cittadino hanno registrato da un lato una forte contrazione numerica, dall'altro hanno manifestato un crescente interesse per un più consapevole impegno civile e politico.
    Questa tendenza ha indotto ora il Consiglio nazionale CISS a riconsiderare i rapporti tra i giornali aderenti – sempre più propensi alle scelte politiche – con i Movimenti studenti della GIAC e della GF che perseguono finalità religiose pastorali.
    Allo scopo di giungere ad una chiarificazione di fondo e per verificare le reali tendenze dei giornali aderenti verranno organizzati nei prossimi mesi appositi convegni regionali. Verrà presa in esame anche un'ipotesi di una nuova strutturazione del CISS che tenga conto di una maggiore autonomia nei confronti della Azione Cattolica.
    I risultati di tale sondaggio e le eventuali proposte di modifica dello Statuto saranno presentate al Congresso nel novembre prossimo.
    (Gioventù Notizie)

    Diritti-doveri dei genitori nella scuola

    In un dibattito svoltosi a Roma nella sede delle ACLI nel mese scorso, è stato riproposto il tema dei rapporti tra scuola e famiglia: Collaborazione o contestazione?
    Secondo il presidente delle ACLI Labor oggi la famiglia, che troppo ha sofferto del «carattere selettivo della nostra scuola», ha coscienza del proprio «diritto-dovere di contestare l'indirizzo del sistema scolastico, in gran parte strumentalizzato o sottomesso agli interessi e alle posizioni burocratiche e partitiche»: e il poco di fatto in materia scolastica dalla ormai finita legislatura, gliene dà l'occasione.
    Dello stesso parere è stato il professor Gozzer, il quale, dopo aver riconosciuto alla famiglia il diritto di «contestare a fondo il sistema scolastico e i modi in cui esso è coordinato, diretto e mantenuto», ha prospettato la soluzione della crisi della scuola in una «democratizzazione» del sistema scolastico, portandolo ad una sempre più ampia conoscenza del pubblico, soprattutto dei genitori, richiedendo da essi una partecipazione responsabile nell'ambito della scuola.
    «La scuola – statale o non statale – ha concluso la prof. Menapace, assessore provinciale di Bologna, – deve essere realmente scuola pubblica, deve cioè vedere associati alla gestione i genitori e gli studenti, non per graziosa concessione, ma in virtù di un diritto-dovere, che dovrà concedere la prossima legislatura».
    Forse solo così si potranno modificare «l'arroganza e il paternalismo autoritario» della nostra scuola, senza bisogno delle occupazioni e delle barricate degli studenti universitari, ai quali ben presto si uniranno quelli delle scuole superiori.
    (i. p.

    L'alunno compartecipe della vita scolastica

    Durante la Conferenza Nazionale dell'Istruzione Tecnica, tenutasi a Roma nel Palazzo dei Congressi all'EUR dal 26 febbraio al 2 marzo u.s., una intera giornata fu dedicata al tema: L'alunno compartecipe attivo della vita scolastica. Svolse la relazione il Prof. Giovanni M. Bertin, Preside della Facoltà di Magistero dell'Università di Bologna.
    Prendendo lo spunto dalle agitazioni del mondo studentesco, il relatore, da buon pedagogista, ha invitato la scuola a non sottovalutare il fenomeno, restringendolo al tradizionale contrasto di generazioni, bensì a coglierlo nel suo vero significato di esigenza dei giovani alla propria personalità e autonomia: essi cioè non vogliono assistere passivamente al più grave problema della loro vita, quale è quello della propria istruzione e formazione.
    «Come si può operare questo nel nostro sistema scolastico?» – ha proseguito il professore. Anzitutto indirizzare i giovani verso una formazione non finalizzata in senso produttivistico, ma verso-una formazione umanistica integrale, che tenga conto anche dei valori etici, reli-- ziosi, affettivi, estetici. Più che mai il giovane di oggi sente il peso (o il vuoto e la monotonia?) della civiltà dei consumi.
    Inoltre assicurare ai giovani uno spazio maggiore alla loro azione: essi vogliono fare. Bisogna cessare di credere che la scuola soltanto sia oggi via di istruzione e formazione: c'è tutto l'ampio spazio e la vita del giovane si svolge più libera e spontanea che non nella scuola. «Educare significa anche interessarsi di questo spazio», estendendo ad esso la opera dell'educatore, che troverà nel fenomeno dell'associazionismo, nelle ricerche di gruppo, nei seminari, nei giornali di istituto il modo per ottenere dall'allievo non solo una concreta e attiva e, partecipazione alla vita scolastica, ma le indicazioni per una valutazione dei suoi interessi e delle sue capacità ai fini di un più valido orientamento.

    Risultati di una inchiesta 

    Inoltre il prof. Bertin offriva, ai molti partecipanti la riunione i risultati di una inchiesta compiuta fra alunni di Scuole superiori di Bologna. Sono emerse utili indicazioni per la conoscenza dell'animo giovanile.
    E risultato che gli studenti hanno poco interesse per i problemi concernenti i rapporti tra scuola e famiglia (forse perché vedono in essi l'estendersi e il prolungarsi d'un paternalismo autoritario, contro il quale il giovane d'oggi si oppone); i problemi della assistenza (perché spesso si risolve in un giuoco più di fortuna che di merito); il problema dell'esame di stato (gli studenti bolognesi sono contro l'abolizione: forse perché vi trovano l'occasione di una valutazione più valida e forse più facile. Inoltre sono del tutto a favore degli esami di riparazione).
    I temi che interessano i giovani sono quelli vivi della partecipazione loro alla vita della scuola e del tempo libero.
    Per la scuola vogliono una ristrutturazione di programmi e più di metodo; vogliono essere essi il «soggetto» dell'apprendimento e non solo recettori di nozioni, che spesso sentono troppo stantie e morte.
    Per il tempo libero le loro preferenze si rivolgono verso il teatro, la pratica dello sport, l'associazionismo; mentre rifiutano forme più tradizionali quali il ballo e il cinema.
    Il prof. Bertin concludeva auspicando dalla scuola l'accettazione di queste esigenze giovanili, che sono indice di serietà e di maturità.
    Purtroppo nella discussione che ne seguì, si udirono ancora voci di un autoritarismo di classe che fa paura; ma la maggior parte dei professori è per una azione sperimentale di forme più aderenti ai nuovi stimoli della società giovanile, perché gli alunni possano divenire i protagonisti, assieme agli insegnanti, della loro formazione.
    La scuola cattolica dovrebbe essere la prima a cogliere queste istanze e a promuovere queste sperimentazioni.
    Ivo Paltrinieri

    La collaborazione personale e l’iniziativa originale degli alunni, sono oggi reclamate dappertutto dal progredito metodo scolastico.
    (Paolo VI – 21.3.68)