(NPG 1968-06/07-90)
Significato di una sigla
Non può nascondersi che l'opinione pubblica è stata scossa dai movimenti studenteschi di questi mesi, dalle agitazioni universitarie, soffermandosi, il più Ile volte, a deplorare i fenomeni dei teppisti che esaminare i significati dell’azione rivoltosa. E la stessa opinione pubblica, nella gran parte, non ha accettato
che a queste dimostrazioni di unirsi tari si unissero gli alunni delle scuole superiori. Sono ben pochi coloro che avevano previsti! (Vedi Note di Pastorale Giovanile N. 5: Notiziario).
Così i più ignorano il significato di una va sigla: M.S. Che cosa significa questo «Movimento studentesco» che alunni partiti han voluto subito tenere a battesimo, trovando però, quasi dappertutto, la più pronta ripulsa?
una «forza sociale in marcia»: la consapevolezza che in questa nostra età supersonica, i giovani non possono essere più considerati dei minorenni, soprattutto in un fatto che li interessa ì da vicino qual è quello della loro cultura.
Esso non è contro l'autorità, ma contro autoritarismo, cioè il potere esercitato ad ogni costo, in nome di una maturità e talvolta è soltanto di anni, ma non capacità, di rettitudine, di onestà.
Non è contro i professori, ma contro il «cattedratico», che pretende di voler insegnare solo ciò che a lui è costato anni di studio, senza badare che oggi molta «cultura» può essere lasciata nei musei, come ricordo del passato.
Bisogna che soprattutto nella scuola si torni ad essere «maestri», nel senso più autentico della parola, cioè «guide», più con l'esempio di sé, che la erudizione, più con lo stimolo della ricerca che le nozioni da impartire, più con il dialogo di chi ama ed ha interesse che l'allievo giunga preparato a trovare la «sua» strada e nel «suo» tempo.
Se non sapremo, specialmente noi della scuola cattolica, inserirci come maestri-fratelli in questo «movimento studentesco», esso ci sfuggirà di mano, e si presenteranno ai giovani, che ardentemente vogliono un'altra forma di educazione, altri maestri, che dentro però saranno «dei lupi rapaci»: come è avvenuto cent'anni fa al sorgere del movimento operaio.
(Ivo Paltrinieri)
Gioventù e tempo libero
Sulla base di un rapporto di due comitati internazionali di specialisti riunii presso l'Istituto dell'UNESCO per la Gioventù di Gauting, Franco Bonacina scrive un lungo articolo su «Educazione e TV» dal titolo «preparazione della gioventù alle attività del tempo libero». Tale articolo prende in esame alcuni aspetti del problema, cercando di approfondire e valutare alcuni significati.
In velata polemica con quanti affermano, tra gli anziani, che la eredità culturale del passato rischia di essere messa in pericolo se si lascia alla gioventù eccessiva libertà, l'autore pone delle condizioni preliminari affinché possa verificarsi la partecipazione dei giovani alla responsabilità ed all'ordine.
Mentre i primi considerano i giovani privi di maturità e di conoscenze e di esperienze che possano giustificare il lasciar loro le mani libere e le responsabilità di organizzare i loro divertimenti, ed auspicano frenare l'impetuosità irresponsabile dei giovani; Bonacina spezza una freccia in favore della libertà di scelta, da parte dei giovani, senza costrizioni finanziarie, economiche, tecniche, intellettuali. Quindi: un luogo di riunione da loro scelto e curato; la possibilità di ottenere un equipaggiamento; un aiuto finanziario; opportune forniture; una adeguata informazione attraverso la stampa ed ogni altro mezzo di comunicazione (radio-tv) su ogni positiva realizzazione dei giovani, proprio in contrapposizione a quanto avviene di solito oggi ove si da più risalto, spazio e pubblicità ai problemi della delinquenza e del disadattamento che investono solo una minoranza dei giovani d'oggi.
Un altro importante punto è quello della qualificazione. E poco ragionevole infatti aspettarsi che i giovani diventino «capi» se non si dà loro la possibilità di imparare il proprio mestiere. Pertanto si raccomanda di dare la possibilità di seguire dei corsi di formazione sotto forma di congedi culturali. Per raggiungere questi obiettivi è necessaria una intensa opera da parte delle organizzazioni giovanili che qui assumono il compito:
– di rappresentare collettivamente i punti di vista dei giovani;
– di permettere ai giovani di acquistare le attitudini e le esperienze richieste dalle complessità della vita associata.
Approfondendo i problemi della informazione ed in riferimento ai mezzi di comunicazione di massa, si giunge a considerare che il cinema esercita sui giovani una grande influenza. Il cinema permette ai giovani di vedere il film scelto da loro, fuori del cerchio familiare, in compagnia di amici. La televisione è indicata come apportatrice di un contributo reale allo sviluppo ed al cambiamento della struttura sociale.
Le trasmissioni televisive permettono anche di stimolare il gusto per l'espressione artistica, come la musica e la danza; possono contribuire a sciogliere i legami tra i differenti gruppi sociali di un paese e, infine, esse possono avere una influenza determinante per una migliore comprensione internazionale. Se, poi, si vuole arrivare ad una migliore integrazione della televisione nelle occupazioni dei giovani bisogna assicurare trasmissioni destinate specialmente a loro, per esempio: lo studio dei problemi che presentano un interesse immediato per le organizzazioni e per i club dei giovani.
La formazione del gusto è primordiale se si pensa che, tra qualche anno, i giovani di oggi formeranno il pubblico adulto che imporrà i suoi gusti nella scelta dei programmi. E questi, a loro volta, influenzeranno una nuova generazione.
Per quanto riguarda l'organizzazione delle attività di tempo libero su vasta scala, essa può realizzarsi attraverso:
– partecipazione di un comitato di giovani alla elaborazione dei programmi di un centro artistico e culturale;
– patronato di associazioni di genitori, di studenti, di consigli di gioventù, di organizzazioni di lavoratori o di datori di lavoro, di organismi pubblici, ecc., in accordo con le manifestazioni culturali;
– laboratori d'arte, aperti a tutti giovani, diretti da artisti specializzati nell'educazione dei giovani;
– organizzazioni di orchestre formate da giovani, di corali, di compagnie drammatiche, di teatri di marionette;
– aumento degli alberghi di gioventù. Per quanto riguarda quest'ultimo punto: alberghi per la gioventù, non bisogna affatto trascurare gli aspetti educativi del turismo. Basta considerare in proposito che i contatti personali determinano nei giovani attitudini favorevoli in modo quasi automatico, anche se resta il dubbio che questi contatti possano risultare sufficienti circa la creazione unica di una vera atmosfera di comprensione e di rispetto reciproco.
Nel lungo articolo, di cui non offriamo che una sommaria presentazione, non sono trascurati alcuni altri problemi di vitale importanza aí fini di una più adeguata preparazione della gioventù alle attività del tempo libero. Tra questi vale accennare appena l'importanza delle nuove possibilità che possono essere offerte ai giovani attraverso le lettere e le arti, nonché dalle scienze e dalle scienze applicate, verso cui i giovani di oggi presentano particolari propensioni; mentre va un po' più esteso il discorso intorno ai compiti degli sports nella educazione extrascolastica della gioventù. Si ritiene infatti importante che tutti i giovani siano avviati agli sport fino dalla più tenera età per poter acquistare l'abilità e le attitudini necessarie per poter continuare – da adulti – le loro attività sportive nelle ore di tempo libero. In tutto il mondo, nei paesi sottosviluppati, in via di sviluppo o molto industrializzato, gli sports occupano un posto tale che è impossibile calcolare il numero dei giovani che spontaneamente partecipano a queste attività.
Naturalmente, per aiutare i giovani a meglio utilizzare il loro tempo libero – pur nel rispetto della libertà di scelta individuale ed in piena autonomia – è necessario formare i quadri. Su quest'ultimo punto l'articolo in esame si sofferma esaurientemente.
(Gioventù Italiana)
Cifre sull'istruzione in Italia
La stampa nazionale ha riportato le dichiarazioni rese in Senato dal ministro della Pubblica Istruzione, On. Gui, a conclusione del dibattito sul bilancio del suo dicastero. Il Ministro ha messo in evidenza come la spesa per l'istruzione abbia conquistato, nel corso di questa legislatura, il primo posto nel bilancio statale. L'incremento per tale spesa registra infatti un rapporto da uno a tre, passando dai 611 miliardi del '62-'63 ai 1635 miliardi del preventivo per il '68, cifra destinata a raggiungere i duemila miliardi con le leggi del piano quinquennale. A livello dell'istruzione secondaria di II grado si è avuta una vera e propria esplosione scolastica con un incremento del 60% ed una popolazione scolastica di circa i milione e 400 mila giovani. Il 96% dei ragazzi frequenta la scuola elementare. Nel numero dei diplomati delle scuole secondarie di II grado, l'Italia è largamente in testa a tutti i Paesi occidentali europei, con 130 mila unità nel 1965 distanziando di gran lunga la Francia, seconda con 86 mila unità. Sempre nel '65, anche il numero dei nostri giovani iscritti al primo anno di università è stato il più alto in Europa con 105 mila unità, seguito dalla Francia con 79 mila. Per quanto riguarda infine la provenienza sociale, la percentuale dei figli di operai è tra le più alte di tutta l'Europa occidentale con il 15,3% (rispetto al 9,5% della Francia, al 14% della Svezia, al 5% dell'Austria, al 6% dei Paesi Bassi) ed è in continua crescita.
Film per giovani?
Severe critiche al cinema d'oggi sono venute dai 100 giovani che hanno partecipato all'«Incontro Nazionale Cinema e Gioventù», organizzato dal Centro Nazionale Film per la Gioventù dell'Unesco e dalla rivista «Vie Assistenziali», che si è svolto a Roma dal 22 al 25 gennaio.
I giovani hanno assistito alla proiezione di sei film selezionati da una giuria presieduta da Roberto Rossellini («Il dottor Stranamore», «Davide e Lisa», «C'era una volta», «Il Vangelo secondo Matteo», «Le stagioni del nostro amore», «Fahrenheit 451») e ad una serie di relazioni tenute dal professor Volpicelli, da studiosi di pedagogia, da esperti della nuovissima scienza «del tempo libero», da sociologi e da uomini politici; quindi hanno discusso a lungo, in gruppi di studio e in sedute plenarie, per tre giorni.
Tra le varie conclusioni: l'indipendenza del cinema non esiste, il prodotto è sempre influenzato da preoccupazioni e ideologie economiche; non si deve parlare di film «per» giovani o «per» ragazzi ma di film «adatti ai» giovani e ai ragazzi; bisogna andare maggiormente incontro alla sete di informazione che contraddistingue la generazione attuale ecc.
I giovani hanno chiesto che le loro conclusioni vengano inviate a tutti i provveditori agli studi perché si tenga conto almeno di tre fatti; 1) che è sciocco continuare a considerare il cinema e la televisione come strumenti «ricreativi» mente sono potentemente formativi; 2) che è dunque necessario venga insegnato a scuola come «vedere» un film o uno spettacolo televisivo; 3) che non si insista lamentosamente sulla mancanza di fondi quando, secondo i giovani, le preziose installazioni audiovisive fornite a gran numero di scuole «marciscono» nei ripostigli perché nessuno è capace di usarle e «i presidi desiderano non avere grane».

