(NPG 1968-03-86)
Pacifico Massi
LA DOMENICA
M. D'Auria - Napoli - L. 3.500
Contenuto
La domenica è il microcosmo della historia salutis, poiché è il segno della prima e della nuova creazione, il segno di Cristo risorto e della redenzione, il segno dell'Alleanza nella Chiesa, il segno escatologico del riposo celeste.
L'A. – in un libro di facile lettura anche se ricco di riflessioni approfondite – prende in esame queste realtà. La sua preoccupazione è soprattutto pastorale: da forti premesse teologiche, bibliche e liturgiche, nasce con una sorprendente consequenzialità e logicità tutta l'impostazione a continuo livello di azione, forniscono i numerosi spunti pratici, i suggerimenti concreti.
La domenica – che è un po' il grande sconosciuto della nostra vita ecclesiale – ritorna davvero ad essere «la festa primordiale che deve essere proposta ed inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche come giorno di gioia e di riposo dal lavoro» (Cost. Liturg., n. 106).
Il nucleo della sintesi teologico-pastorale si concentra tutto nel concetto di domenica come pasqua settimanale. Ad esso si agganciano tutti gli altri aspetti:
– giorno dell'assemblea (in cui la chiesa locale si ritrova, per celebrare la pasqua del Signore e per approfondire il proprio impegno missionario)
– giorno della Parola di Dio (in cui la comunità cristiana si nutre della Parola, per revisionare la propria fede e riprendere con slancio il cammino della vita)
– giorno dell'eucaristia (il cap. è ricco di riflessioni sul significato del precetto festivo, sul rapporto Eucarestia-confessione)
– giorno della gioia
– giorno del riposo (gioia e riposo domenicali sono analizzati nella prospettiva escatologica, essenziale per una vita cristiana impegnata. Il cap. contiene un ripensamento e interessanti suggerimenti per una visione attuale del precetto dell'astensione dal lavoro, visto soprattutto nel clima comunitario della famiglia raccolta nella gioia).
Frequenti sono le citazioni bibliche e patristiche che ci riportano al pensiero e alla prassi della chiesa primitiva.
Utilizzazione
Il libro, destinato ai pastori d'anime, di notevole valore per un, personale approfondimento della teologia domenicale, può essere un utilissimo sussidio per una catechesi agli adulti che miri a far riscoprire i valori di salvezza contenuti nel «giorno del Signore».
(r. t.)
Nino Barraco
LE 14 STAZIONI
(presso l’A. - Via Magnolie 3 - Palermo), L. 200
Contenuto
Questo libretto è un commento veramente originale e forte alle azioni finali della Passione di Gesù. Vibra, infatti, in esse, improvvisa e nuova, la coscienza listiana, in una compartecipazione viva, non allontanata dal tempo, di un credente che sa veramente di essere ancora nella con temporaneità di Gesù.
Per cenni, con aspri tocchi mordenti, lutto il dramma umano del Figliuolo di Dio che si dona sino a tanta tragica conseguenza, al di là di ogni immaginazione, soltanto per salvare l'oggetto del Suo amore, l'uomo, è ripercorso, punto per punto, con una sensibilità che tocca il sublime.
Chi ha scritto questo bel commento, e la parola non è giusta, delle 14 Stazioni ha inserito in quel grande evento l'uomo, soprattutto l'uomo di oggi. Lo ha fatto facendo felicemente capire l'universalità delle azioni di Gesù, specialmente quelle che appartengono al momento più alto di tutta la storia umana: la morte di croce. La vita di ogni uomo appartiene a questo momento. Il dramma di Gesù ha per suo destino la continuazione in noi.
E forte e giusto il modo con cui l'Autore ci ridà la coscienza di tutto ciò. Volenti o nolenti, noi dobbiamo fare i conti col Calvario di Gesù. Volenti o nolenti, senza poter sfuggire ad un rapporto che ci mette di fronte al destino cristiano della vita umana. Tutto il lavoro ci obbliga a capirlo in un modo che se, per caso, un lettore non sapesse nulla di Cristo, si affretterebbe a conoscerlo e a stabilirne il significato per la sua vita.
In questo lavoro il centro essenziale è colto: noi siamo chiamati alla santità di Gesù. Per averla, bisogna imitarlo sino al punto in cui siamo posti contro noi stessi. E questa santità non è soltanto sublime, come già sappiamo, ma è ancora necessaria, come ci ricorda questo commento, oggi più che mai.
Virgilio Budini
LA SCUOLA SI DIVERTE - Romanzo Feltrinelli
A pochi mesi di distanza da «Lettera ad una professoressa», un altro libro sulla scuola, che farà scandalo. Sì, perché questo romanzo di Virgilio Budini continua l'atto di accusa sulla nostra
scuola, anzi in una forma più triste che atroce: tanto più triste se si pensa che chi lo scrive è un uomo di scuola. Che cosa allora c'è stato a fare nella scuola? come tanti, solo per assicurarsi uno stipendio, che, se pur modesto, arriva immancabilmente per tredici mesi all'anno e assicura sempre una, se pur piccola, pensione? Possibile che il professore, pur in mezzo ad una burocrazia balorda e a circolari più balorde ancora, non si sia accorto che la scuola si può fare lo stesso, e che, se si ama la propria professione, si trova il modo di donare il meglio di sé, per trasmettere negli alunni qualcosa che serva alla vita, che formi e istruisca, nonostante tutte le difficoltà?
A meno che non abbia voluto il professore divertirsi: ma è un divertimento amaro, che, se pur talvolta ti fa sorridere, lascia a te, che hai vissuto tanto tempo nella scuola, il pensiero triste di aver lavorato invano. Ma se penso ai tanti alunni che mi guardavano con simpatia e si facevano attorno a me, quando mi affacciavo sul viottolo, che portava alla scuola, allora penso di non aver sprecato tutto il mio tempo, come invece vuol far credere l'autore di questo romanzo.
Nella fascetta pubblicitaria è riportato il giudizio di Pasolini sul libro: un «Nuovo Cuore»...
Un «nuovo cuore», ma «cuore» di robot: un mostro meccanico dalla intelligenza fredda, che vede nella scuola solo calcolo, scatti, avvicendamento; dagli occhi vitrei, unidirezionali, che vedono solo quanto interessa vedere o si crede di vedere; e soprattutto un cuore gelido, che per il gusto di dir male, inventa e, ipocrisia della più fine, con l'intento che tutto sembri vero: gli insegnanti sciocchi e interessati, gli scolari ignoranti e arrivisti, i genitori ignari e ingenui e le autorità.. che scrivono circolari e stanno a guardare.
Nessun valore si salva nel romanzo di Budini: la scuola privata è tutta descritta con un tratto di scolorina sopra un risultato che è utile cambiare; la religione che è superstizione e pedanteria; l'amor patrio che è vecchiume e retorica; la famiglia, calcolo e interesse; la vita, che proprio non vale la spesa di vivere: «La mia vita è la storia di una disfatta»!
Budini dice di aver scritto il libro «per raggiungere un certo distacco, per un esercizio di moralità, forse debolezza di carattere».
È tutto qui: un professore che non ha saputo operare il distacco tra ciò che la realtà era e l'altra che poteva essere; non ha saputo affrontare una moralità, perché ha voluto fare della immoralità; una vita resa debole per carattere, quando invece, per chi vuol essere soprattutto maestro, la vita è tutta un impegno, una forza, una volontà.
... Chi siete andati a vedere nel deserto? una canna sbattuta dal vento? No: io vi dico... La scuola non è fatta, per le canne sbattute dal vento!
(Ivo Paltrinieri)

