Tracce per conferenze sulla fede ai giovani



    Luigi Zulian

    (NPG 1968-01-65)

    3. LA SCIENZA DEI «PERCHÈ»

    Appena comincia a biascicare qualcosa, il bambino, guardandosi attorno, formula i primi «perché», che ad un certo punto diventano il tormento dei genitori poco pazienti: perché questo, perché quello; perché fa così, perché non fa cosà...
    È l'uomo in bocciolo che sente già in sé l'istinto profondo del voler conoscere, che lo differenzia da tutti gli altri esseri.
    Questa sete si svilupperà sempre più: più sarà uomo, più vorrà sapere, darsi ragione; e più vorrà sapere, più si manifesterà veramente uomo.
    Anche lo spirito critico così accentuato nel giovane è una manifestazione di questo bisogno incoercibile. Accanto infatti al senso di ribellione contro tutto ciò che può anche solo apparentemente intaccare la sua personalità (per cui non accetta più se non quanto è filtrato attraverso la sua approvazione) c'è questo desiderio di vederci chiaro, di andare a fondo delle cose; non ci si accontenta più delle risposte vaghe, allo stesso modo che si rifiuta ogni compromesso.
    Questo atteggiamento è ancor più favorito ai nostri giorni, caratterizzati dallo sviluppo della ricerca, dall'incalzare delle scoperte.
    Ma sta proprio qui la crisi ideologica del mondo moderno.
    Ci sono alcune questioni (e sono le più importanti per l'uomo) che non si lasciano ridurre a calcoli matematici o a ricerche di laboratorio. La lunga catena dei «perché», iniziata quando eravamo bambini, cozza contro dei muri insormontabili. Allora, i «grandi» a cui ci rivolgevamo e in cui avevamo fiducia, ci davano risposte che ci appagavano completamente. I «grandi» in cui abbiamo fiducia adesso (la scienza, i nostri strumenti di laboratorio, i libri, i filosofi...) non ci soddisfano più.
    «Perché la sofferenza, il male, la morte, che non riusciamo a eliminare con tutto il nostro progresso? Ma allora cos'è l'uomo? Fino a che punto le cose dipendono da lui? E tutto il resto che esce dalla cerchia del suo controllo, che significato ha? Da chi dipende? E l'uomo stesso ha in sé la spiegazione di se stesso o è costretto a cercarla in altro? Dove trovare la spiegazione del tutto? È possibile a noi uomini una tale spiegazione?...».
    Ecco alcune significative risposte di pensatori moderni: «Io non so cos'è la vita, la coscienza, il pensiero... Cosa sappiamo noi? Cos'è una vita umana?... Sono sicuro che su questi problemi passerò tutta l'esistenza in uno stato di brancolante ignoranza» (J. Rostand).
    «È una cosa troppo sicura che niente e nessuno ci guariranno dalla nostra solitudine... Gli scienziati mi lasciano sempre nello stesso mistero, nelle stesse incertezze riguardo a ciò che veramente mi interessa: la mia vita, io. Così devo rassegnarmi a delle idee vaghe» (J. Guehenno).
    Obiezione: ma ai giovani interessano proprio tutte queste cose? Non stiamo forse trattando una problematica che è totalmente estranea alla loro mentalità?
    I giovani hanno ben altro per la testa: la ragazza, lo sport, il ballo, i dischi, le festicciole...
    È vero. Si dice che i giovani oggi sono molto superficiali. Solo che chi lo dice conosce molto poco i giovani e si ferma alle loro apparenze esteriori.
    Ma i giovani stessi, se vogliono essere sinceri, e coloro che bazzicano coi giovani, sanno che sotto le zazzere o il trucco abbondante, tra il frastuono delle chitarre e lo scatenarsi dei ritmi più indiavolati, spesso si annidano dei problemi angoscianti che non trovano risposta, delle sofferenze intime, ancora più pesanti perché tenute nascoste sotto la maschera della spensieratezza. Una delusione, un amore non corrisposto o tradito, un insuccesso, una contrarietà, ripropongono lo stesso inesorabile «perché»? E allora riprende la catena. E allora dentro rimane un peso, una tristezza infinita, mentre le braccia e le gambe si dimenano e la batteria e le chitarre a pieno volume ti stordiscono.
    Molti giovani, presi in gruppo, ti diranno di non scocciarli con le tue problematiche; che loro vivono tanto bene così, liberi e spensierati. Ma poi presi a uno a uno, specialmente in certi momenti particolari (che sono momenti di grazia) ti si mostrano col loro vero volto, nel nudo della loro anima, coi loro problemi che cercano di nascondere, coi loro «perché» che aspettano con ansia una risposta.
    Lo stesso immergersi nel baccano e nel divertimento sovente è un tentativo di evasione, una fuga. Ma non ho mai sentito che si fugga da ciò che non si conosce o non si percepisce.
    È un fatto però, dobbiamo ammetterlo, che molti giovani fuggono sempre; questi problemi cioè non li affronteranno mai. Di conseguenza può anche darsi che si produca una specie di apatia nella coscienza, come l'intontimento provocato dalla morfina.
    E noi cosa decidiamo? Una fuga continua? O una rassegnazione alla Guehenno?
    Questi «perché» (e la stima che ho per la vostra maturità mentale mi assicura che sono presenti al vostro spirito) vorremo lasciarli senza una risposta? Se pur una risposta è possibile...
    Dalla decisione, personale e responsabile, che ognuno di noi potrà prendere, dipende tutta l'impostazione della nostra vita.

    Questionario

    1) Qual è l'atteggiamento degli autori che studiamo, di fronte ai massimi problemi dell'umanità? (esame concreto delle opere di qualche autore).
    2) I giovani in genere sentono questi problemi?
    3) Quali sono gli atteggiamenti più comuni che essi assumono di fronte ad essi?
    4) Questi atteggiamenti sono sempre costanti oppure si determinano delle variazioni? E quali sono le cause che le determinano?

    4. «TU SOLO HAI PAROLE DI VITA ETERNA»

     

    Le riviste sono piene di ricette che offrono un rimedio o una soluzione sicura per tutte le necessità.
    Ebbene qualcuno metterebbe press'a poco sullo stesso piano questa istituzione vecchia di 2000 anni che pretende di dare una risposta sicura ai problemi più grossi dell'umanità.
    Effettivamente la Chiesa si presenta, umilmente ma senza esitazione, a dire a ogni uomo: «Io posso dare una risposta ai tuoi "perché", giacché io sono la depositaria della verità».
    Presunzione? leggerezza? incoscienza? imbroglio?
    Ognuna di queste qualifiche ha avuto i suoi sostenitori. Ma la Chiesa continua imperturbabile ad affermare: «Io sono la depositaria della verità!».
    Non lo dice con arroganza, con superbia; ma nello spirito del Magnificat della Vergine di Nazareth. In atteggiamento di umile servizio. Non dice cioè: «Io sono l'artefice della verità, io sono la fonte della verità». No. Essa è cosciente di aver ricevuto questo prezioso e tremendo dono da «Colui che è potente», dal suo Dio e sposo. Per tutti gli uomini. Lei ha un solo compito: mantenere intatto questo sacro deposito e trasmetterlo, con la maggior fedeltà che le è possibile, a tutta l'umanità.
    Di fronte a una tale Chiesa e a tali affermazioni quale sarà il nostro atteggiamento? Noi non vogliamo qui fare né apologetica, né scuola di religione, ma le presupponiamo e ad esse rimandiamo come integrazione.
    Il nostro compito è di contribuire a rendere cosciente, viva, operante la nostra fede. Però sarà utile almeno una sintesi del processo che ci porta ad accettare o difendere criticamente la nostra fede.
    Fin da piccoli siamo cresciuti in questa fede; questo, secondo alcuni, pregiudicherebbe l'obiettività del nostro giudizio. È proprio vero? Vediamo.
    Una cosa non possiamo negare: il fatto storico, il fenomeno Chiesa.
    Data la fondamentalità dei problemi che sentiamo in noi e dato che questa Chiesa dice di poterci dare una risposta su questi problemi, è tutto interesse nostro ed è logico vedere se essa ci offre delle garanzie, delle credenziali che ci autorizzino a crederle.
    Ora queste credenziali ci sono e ben solide. Ce lo provano gli studi storici e critici, secondo questa linea: storicità e veridicità dei Vangeli – autenticità della verità trasmessa dal Cristo – conservazione e approfondimento di questo deposito attraverso i secoli fino a noi. (Ognuno di questi punti naturalmente dovrebbe avere il suo sviluppo; è qui che si innesta la scuola di religione). Come vedete la nostra fede non è campata per aria, ma poggia su sicuri fondamenti di ragione. Ora se queste credenziali ci sono, è proprio da incoscienti o da illogici non accettare il messaggio.
    Il rifiuto della verità proposta dalla Chiesa spesso è dovuto a ignoranza o a una inesatta valutazione del perché io credo alla Chiesa stessa. Oppure, mentendo a se stessi, si rifiutano solo perché non sono gradite le conseguenze pratiche che si dovrebbero trarre per la propria vita.
    Spero non sia il nostro caso.
    La nostra sincerità ci induce ad accettare il messaggio della Chiesa, una volta assicuratici delle sue credenziali. E allora si aprono davanti a noi orizzonti meravigliosi. Una luce nuova si irradia sui problemi che più assillano l'umanità:

     

    – Dio. Non un qualche cosa di astratto, di nebuloso, di lontano; non un carabiniere pronto solo a minacciare o a punire; non una maestà che fa tremare e davanti alla quale è giocoforza strisciare servilmente. Ma un Dio Padre amorosissimo, Salvatore e Amico.

     

    – Il Mondo. Non un grande pasticcio, un'incongruenza senza senso, un campo di battaglia, un'assurdità; non un insieme di forze ostili e sconosciute. Ma un Regno meraviglioso affidato incompleto dal Padre ai suoi figli perché lo perfezionino, lo portino alla parusia, con il loro spirito di iniziativa, sotto il suo sguardo amoroso e provvidente.

     

    – Io. Non sono né una nullità, né l'assoluto. Creatura di Dio, a cui tutto devo, chiamato da Lui ad essere suo figlio, occupo il mio posto nel mondo secondo il suo disegno provvidenziale. Contribuendo alla costruzione del Regno, in spirito di fraternità con tutti gli altri uomini, realizzo me stesso; la mia vita terrena è un cammino, a volte assai duro, verso la meta: il possesso dell'eredità che mio Padre mi ha preparato.

     

    Su questi capisaldi posso impostare con sicurezza la mia vita. Le ombre, le zone di mistero che pur rimangono (non possiamo negarlo) non sono più ostacoli insormontabili che frustrano o scoraggiano o fanno piombare nel pessimismo, nell'apatia o nella disperazione. Anch'esse trovano la loro giustificazione in un Dio infinitamente superiore alle mie capacità di comprensione, il quale, dopo avermi dato gli elementi indispensabili, vuole che mi fidi di Lui.
    Sono solo pochi cenni. Ma forse bastano già per farci concludere: la fede è proprio quella assurdità buona solo per le donnette che non capiscono niente, ma inconcepibile per l'uomo moderno; oppure è vera pienezza dell'uomo, risposta soddisfacente ed elevante alle sue esigenze più profonde?

     

    Questionario

     

    1) Che pensa la gente attorno a noi della presunzione della Chiesa di dare una risposta sicura ai problemi più importanti di ogni uomo?
    2) Conosco i motivi razionali che garantiscono la liceità del mio credere alla Chiesa?
    3) Quali passi del Vangelo mi assicurano che la Chiesa è la depositaria dell'insegnamento di Cristo?
    4) Ricerca in gruppo di affermazioni di personaggi attuali che proclamano la loro fede.