Paolo VI
(NPG 1969-04-40)
LA GIOVENTÙ D'OGGI
Noi sappiamo che sono presenti a questa Udienza molti giovani: sono gruppi significativi, per il loro numero, per la loro provenienza, per le istituzioni e per le attività ch'essi promuovono, per lo scopo che qua li conduce, quello cioè di professare la loro fede sincera in Gesù Cristo, nostro Signore e di confermare la loro adesione filiale alla santa Chiesa. Noi saluteremo oggi questi giovani in modo particolare, sicuri che quanto a loro si riferisce a tutti può, in misura analoga, essere riferito. I giovani sono rappresentativi; tutti vorremmo essere giovani; essi sono la vita nella sua freschezza, nella sua pienezza; essi sono, rispetto al passato, la modernità, l'attualità; rispetto all'avvenire gli scopritori, gli innovatori; sono la speranza. Così è sempre stato; ma oggi la gioventù riveste caratteri ancora più importanti nel contesto sociale, perché sono padroni, cioè sono subito messi in possesso dei beni, di cui la vita moderna dispone, gli strumenti della tecnica, la cultura, il benessere, il giudizio sopra ogni cosa e ogni valore; il vincolo della obbedienza, della norma comune, della dipendenza, nella famiglia, nella società, nella tradizione è allentato fino a diventare quasi inesistente; sono liberi e arbitri di se stessi e tendono ad esserlo anche degli altri; la moda della «contestazione» li seduce, la smania del cambiamento supplisce spesso in loro la consapevolezza dei fini da raggiungere; essi non temono alle volte d'arrivare ad esplosioni di follia; vi è fra loro chi ama la violenza, come segno di virilità e di abilità, come uno sport del coraggio, o come un'avventura generosa di un film-western. Sono giovani! Noi non intendiamo ora parlare delle recenti sommosse estremiste, i cui eccessi non possono non incontrare comune deplorazione. Limitiamoci adesso a dare uno sguardo alla consueta opposizione giovanile.
QUALE RAPPORTO TRA I GIOVANI E LA CHIESA?
E allora per Noi sorge qui una grossa questione: quale rapporto può esistere fra questi giovani e la Chiesa? La Chiesa è un'istituzione tradizionale: come può essere capita e accettata da una certa gioventù che istintivamente rifugge dalla storia passata, dalla tradizione? Tutto ciò ch'è di ieri è «matusa» per essa; e questa facile qualifica è una condanna senza appello presso i giovani d'oggi. La Chiesa è una società estremamente ordinata, è gerarchica, è organizzata, è moralista; tutto vi è previsto, classificato, determinato; come può essere compresa ed amata da chi ama la libertà, talora fino alla licenza, fino all'anarchia? La Chiesa è una scuola severa, predica la mortificazione, la padronanza di sé, l'austerità, la croce: potrà mai essere ascoltata da una generazione tutta rivolta all'esperienza degli istinti, delle passioni, del piacere, e sempre abituata al «confort», alla esclusione dello sforzo, alla rimozione della disciplina e del sacrificio? La Chiesa predica il «regno dei cieli», un mondo spirituale, una verità invisibile, un fine al di là del tempo; vuole la fede, vuole l'amore: come la ascolterà quella gioventù che fosse educata soltanto all'esperienza sensibile, al ragionamento scientifico, al calcolo dell'utilità temporale, alla logica dell'egoismo e dell'interesse, al culto dell'uomo e non al culto di Dio?
UNA DIAGNOSI INCOMPLETA E
NON CORRISPONDENTE ALLA REALTÀ
Potremmo continuare questo sconcertante confronto fra la Chiesa e certa odierna gioventù, dal quale confronto sembrano essere confermate le conclusioni di quelli che condannano la Chiesa come una forma di pensiero e di vita assolutamente inammissibile da gran parte della gioventù del nostro tempo. Potremmo anche esaminare fino dove sia accettabile il tentativo di quelli che vogliono cambiare strutture e spirito della Chiesa per modellarla secondo le aspirazioni e le dimensioni dei giovani d'oggi. Ma il discorso si farebbe lungo assai, ed esigerebbe analisi accurate e documentate. Non Ce lo consentono i limiti strettissimi di queste semplici parole. A Noi basta ora fare un'osservazione d'indole generale, una Nostra contestazione (se così vi piace) circa la diagnosi dell'animo giovanile, alla quale abbiamo testé accennato: ed è questa: quella diagnosi è incompleta, estremamente incompleta; la potremmo dire «globalmente» falsa, se essa pretende darci una descrizione integrale e onesta della gioventù degli anni sessanta (o settanta se più vi piace); sarà parzialmente esatta, forse, ma non è corrispondente alla realtà, a tutta la realtà giovanile odierna.
Perché? perché trascura alcune caratteristiche importantissime del giovane d'oggi; caratteristiche, che, inquadrate nel disegno fedele del suo volto autentico, ci danno di lui, del giovane d'oggi, un'immagine molto diversa. Anche qui, a volere studiare bene le cose, troppo vi sarebbe da dire. Accenniamo appena, quasi ad esempio, con qualche domanda.
CAPACITÀ DI SUPERIORE DEDIZIONE
E DI SACRIFICIO
Non è forse vero che oggi la gioventù è appassionata di verità, di sincerità, di «autenticità» (come ora si dice); e ciò non costituisce un titolo di superiorità? Non vi è forse nella sua inquietudine una ribellione alle ipocrisie convenzionali, di cui la società di ieri era spesso pervasa? E nella reazione, che sembra inesplicabile ai più, che i giovani scatenano contro il benessere, contro l'ordine burocratico e tecnologico, contro una società senza ideali superiori e veramente umani, non vi è forse un'insofferenza verso la mediocrità psicologica, morale e spirituale, verso l'insufficienza sentimentale, artistica e religiosa, verso l'uniformità impersonale del nostro ambiente quale la civiltà moderna va formando?
E perciò non vi è in questa insoddisfazione giovanile un segreto bisogno di valori trascendenti, il bisogno d'una fede nell'Assoluto, nel Dio vivente? Ancora: è poi vero che i giovani d'oggi sono individualisti ed egoisti, quando non sanno più vivere se non in compagnia d'altri giovani, quando hanno un istinto, perfino eccessivo, dell'associazione, del conformismo collettivo? E chi oserà sostenere che i nostri giovani sono incapaci di abnegazione e di amore per il prossimo, quando sono proprio essi che spesso, nei momenti di pubblico bisogno, o nelle situazioni socialmente insostenibili, danno lezione a tutti di prontezza, di dedizione, di eroismo, di sacrificio? Non conoscono i giovani coloro che non vedono quale capacità di rinuncia, di coraggio, di servizio, di eroico amore essi hanno nel cuore; e oggi forse più di ieri. E che cos'è quella loro impazienza d'entrare subito, e come uomini adulti non come fanciulli minorenni, nell'arringo della vita reale, se non una rispettabile e spesso encomiabile ansia di partecipazione alle comuni responsabilità?
L'INCONTRO PRODIGIOSO
E STUPENDO CON CRISTO
Dunque l'esame dello spirito giovanile contemporaneo è da rifare; esso è delicato e complesso; e a Noi offre fin d'ora questa certezza: il rapporto fra gioventù e Chiesa, al quale accennavamo, non è affatto un rapporto definitivamente negativo, non è un rapporto d'opposizione, di estraneità; è un rapporto positivo; quello di una scuola, dove la verità e lo spirito si aprono, si svelano e s'incontrano; quello d'una comunità organica, dove l'unità non crea oppressione, né uniformità, ma reciprocità, rispetto ed amore; quello d'una singolare pienezza, d'una impensata felicità; la pienezza degli autentici valori umani e spirituali; la felicità della certezza, della carità; quello d'un incontro prodigioso e stupendo, l'incontro con Uno, il Quale sta tra la Chiesa che lo introduce e la gioventù che lo scopre, anzi che vi scopre l'unico vero amico, l'unico vero maestro, l'unico vero e sommo eroe, l'unico vero prototipo di Uomo, che valga la pena di cercare e di integrare per sempre alla propria vita; voi capite Chi è; è Cristo, è Dio fatto uomo. È il segreto, è il dono della Chiesa. Essa lo offre alla Gioventù!
Vi sarebbe ora da dire come la Chiesa, quella d'oggi, quella del Concilio, sappia, pensi, voglia e adempia questa sua missione di dare Cristo alla gioventù. Ma concludiamo con una sola parola-ricordo, a voi giovani, a voi tutti fedeli che Ci ascoltate: entrate nella Chiesa (entrate: intendiamo nel suo cuore, nel tesoro nascosto della sua fede, della sua speranza, della sua carità); entrate, e troverete che là Cristo vi aspetta!
Vi auguriamo di fare questa esperienza; con la Nostra Benedizione Apostolica.
(Oss. Rom., 26 sett. 1968)

