La carta europea dell'insegnamento



    Ivo Paltrinieri

    (NPG 1969-04-19)

    Dal 9 all'11 aprile 1968 si è tenuto a Bruxelles il IV Congresso della Associazione Europea degli Insegnanti (AEDE): un organismo che, per quanto volontario e privato, è in collaborazione, nel campo della istruzione, con le Comunità Europee ed è pure ammesso a far parte dell'UNESCO.
    Al termine del Congresso è stato votato un documento che, nelle sue quattordici dichiarazioni, costituisce la «Carta europea dell'insegnamento».
    È un fatto di particolare interesse non solo ideologico, ma storico e pedagogico. Infatti negli articoli 1 e 4 è riaffermata l'esigenza federale dell'Europa, da cui si fa discendere tutta la nuova impostazione educativa proposta negli articoli seguenti, come elemento non solo importante ma preliminare ed essenziale per la costruzione della nuova Europa.
    Inoltre di importanza storica, perché è il primo documento internazionale che affronti in modo particolareggiato il fatto educativo nelle sue applicazioni scolastiche; anche se la dichiarazione trova un suo precedente nell'art. 2 del «Protocollo addizionale» alla Convenzione europea per la tutela dei diritti dell'uomo (Parigi 1950 - Roma 1952), in cui si accenna al «diritto all'istruzione» che non può essere rifiutato a nessun cittadino.
    Ma è specialmente per l'aspetto pedagogico che è importante, se non addirittura rivoluzionario, il nuovo documento.
    Per questo, ad un commento che sottolinea gli aspetti più nuovi e più impegnativi, mediante un'analisi attenta e approfondita, facciamo seguire il testo integrale della «Carta», anche se molti articoli sono già stati citati, alla lettera, nel corpo dello studio.

    FINALMENTE, UNA SCUOLA NUOVA

    Per la prima volta in un documento si sostituisce alla visione classista o individualista, cui si sono ispirate le dottrine pedagogiche del passato, una visuale sovranazionale europea, fondata sulla comune cultura e sul destino futuro della società europea:
    Art. 3 – «... l'istruzione deve rispettare le diversità dei nostri popoli e le loro molteplici componenti, culturali e spirituali che, nel loro insieme, costituiscono il nostro patrimonio europeo».
    Quanto più vivo e moderno c'è nell'aspettativa dei pedagogisti di oggi si trova inserito nel documento che acquista così una particolare importanza metodologica. Scuola rinnovata nei metodi e nei contenuti, in cui anzitutto viene considerata la completa personalità dell'alunno, il quale cessa di essere così un «intelletto» da imbottire di nozioni, ma è «un uomo» da preparare, nella libertà primariamente di se stesso, ad assumere «tutte» le sue responsabilità di cittadino:
    Art. 3 – «Per noi europei, la formazione e la promozione della persona umana permangono lo scopo principale dell'educazione: questa deve mettere l'uomo in condizione di compiersi nella libertà attraverso l'assunzione delle responsabilità professionali, civiche e morali che conferiscono significato e dignità alla sua vita».
    Scuola viva, non disancorata dalle realtà in cui l'allievo deve inserirsi, ma impegnata per prepararlo ad essere artefice e propulsore degli obiettivi cui tende la società in cui vive:
    Art. 3 – «la Scuola deve consentire ai giovani di acquistare una precisa coscienza del loro tempo, in modo che, da adulti, siano in grado di stabilire gli obiettivi della società futura e di approntarne i mezzi per realizzarli».
    Perciò i programmi non possono essere statici. Stabilito quanto di autentico c'è nella cultura passata che possa ancora accordarsi con la formazione dell'uomo di oggi, occorre una larga disponibilità per inserire nello insegnamento quanto di volta in volta appare più urgente e più necessario, perché la scuola si possa collegare alla società nella quale opera:
    Art. 3 – «... pertanto la scuola deve continuamente modificarsi in funzione delle condizioni sociali e degli orientamenti in direzione dei quali la comunità decide d'impegnare il proprio avvenire».
    Scuola aperta a tutti i cittadini. Mai come oggi l'uomo sente il bisogno di istruirsi: vede che i mezzi di comunicazione e d'informazione si fanno sempre più ampi, che la tecnica progredisce con un ritmo vertiginoso, quindi capisce che solo in una maggiore istruzione egli avrà la possibilità di allinearsi con il ritmo della vita moderna, perciò vuole leggere e sapere, aggiornarsi, imparare sempre di più e allora...
    Art. 3 – «... il primo dovere della società, dunque, è di soddisfare alla sempre più dilatata e più intensa richiesta di istruzione a tutti i livelli e a tutte le età».
    E ancora si insiste, perché la scuola non sia più per una sola categoria di persone, eviti di essere selezionatrice, ma si renda capace, con strutture adatte, a promuovere l'elevazione scolastica di tutti, fino ai più alti gradi della cultura:
    Art. 5 – «Le nuove strutture scolastiche, in tutti i paesi europei, dovranno offrire a tutti uguali possibilità di accesso ad ogni ordine e grado di istruzione».
    Fra le strutture più urgenti nella scuola, devono trovare il primo posto quelle che favoriscono l'orientamento professionale degli allievi. Oggi ci sono validi mezzi di diagnosi dell'individuo e delle sue capacità. La scuola deve organizzarsi per aiutare gli alunni a capire se stessi, a conoscersi, a perfezionarsi:
    Art. 5 – «Tale democratizzazione dell'istruzione deve congiungersi ad un permanente ed organizzato sistema di osservazione e di orientamento, capace di aiutare l'allievo ad indirizzarsi verso le carriere che gli consentiranno di far valere le sue capacità».

    UNA SCUOLA-COMUNITÀ

    Ma la «Carta europea dell'insegnamento» non si ferma soltanto su queste nuove realtà pedagogiche, ma è decisamente per un ampio rinnovamento della scuola. Essa è vista non tanto come un «istituto», quanto come una «comunità».
    La scuola-istituto è quella del passato (fatte pochissime eccezioni); quasi esclusivamente un fatto amministrativo, voluta dalla legge e da essa regolata: i collegamenti tra le persone, al suo interno, sono basati sulla gerarchia degli uffici, sulle funzioni che ognuno esercita, sui fini prefissati del programma; è essenzialmente «selettiva» e strumentalizzata a mantenere inalterato il nesso numerico tra classe dirigente e classe diretta. «Perché fa studiare il suo figliolo?» chiedeva a mia mamma la nostra padrona di casa. E nella domanda c'era tutta una teoria condivisa dalla classe dirigente, che i figli dei poveri non dovevano essere avviati agli studi. Il massimo dono che la classe liberale ha fatto alla scuola è stato quello di una scuola di avviamento al lavoro, che tante volte si risolveva in uno «sviamento».
    La scuola-comunità, invece, è un sistema socio-culturale, collegato in un rapporto di collaborazione con altre istituzioni, soprattutto la famiglia, che, per prima, nella società, ha il diritto e il dovere alla educazione e istruzione dei figli.
    La scuola-comunità è aperta a tutti e di conseguenza è principalmente orientativa, perciò non ordinata al condizionamento sociale, bensì a rendere vitali le capacità, che tutti portano in se stessi.
    La scuola-comunità si basa sulla interazione dinamica dei componenti la comunità, quindi, insegnanti, alunni, genitori sono i primi protagonisti del lavoro educativo:
    Art. 6 – «La scuola è una comunità nella quale gli alunni imparano a diventare cittadini: essi potranno compiervi l'apprendistato della democrazia, nella misura in cui essi stessi, gli insegnanti e i genitori, in un clima di autonomia, acquisteranno coscienza delle loro comuni responsabilità».

    UNA SCUOLA
    CHE FACCIA DEI CITTADINI

    Nell'articolo 6 è sottolineato il contenuto nuovo che deve avere la scuola: non solo di fare degli «eruditi», ma specialmente dei «cittadini»: il ruolo quindi della educazione civica non è più collaterale o in dipendenza dalla storia, ma diviene materia a sé stante e direi principale, prendendo dalla storia le idee ampie della civilizzazione, dello sviluppo di tutte le culture, e non i fatti particolari, individualistici di singoli stati, che il più delle volte rappresentano episodi di soprusi e di guerre.
    Anche il discorso sulla partecipazione dei genitori alla vita scolastica è pressoché nuovo. Tuttavia i genitori oggi sono sensibilizzati sempre più e comprendono di avere il diritto-dovere di entrare «costituzionalmente» nell'ambito di governo degli istituti scolastici. Questa loro tensione deve essere dagli educatori favorita al massimo:
    Art. 7 – «Il contributo dei genitori, in campo educativo, è estremamente importante: quindi, pensiamo che occorra incoraggiare quanto può favorire i contatti tra insegnanti e famiglia».
    La personalità di un individuo, è stato detto, è in continua maturazione. Quindi la sua educazione non si esaurisce nel tempo della istruzione scolastica. Dinanzi ad un continuo e rapido progredire delle scienze e della tecnica, è necessario all'uomo un costante aggiornamento:
    Art. 8 – «Ma l'istruzione non si limita alla scuola. Il grande evolversi delle scienze e delle tecniche e l'ampio raggio di coscienza e di responsabilità che competono all'uomo moderno lo costringono ad imparare di continuo. Oggi, dunque, bisogna ampliare il concetto di istruzione in modo che si estenda e alla formazione della gioventù e alla istruzione permanente degli adulti. In altre parole, nel moderno sistema scolastico bisogna integrare anche quegli organismi che, nell'àmbito del lavoro e della cultura, provvedono all'aggiornamento della istruzione e alla promozione dell'uomo».
    Ma è ancora necessario che nella nuova scuola l'insegnante sia capace di promuovere e stimolare la vita culturale negli allievi. Non può essere solo il divulgatore di una dottrina, chiusa in un programma immutabile, ma deve creare nella volontà dell'alunno uno slancio per la ricerca e la scoperta e inoltre dargli la possibilità di critica e di revisione, perché la cultura si innesti negli interessi e realtà sociali:
    Art. 9 – «La scuola, oggi, non può più pretendere di fornire all'alunno un condensato enciclopedico del sapere, perché il sapere si rinnova continuamente e si allarga con rapidità. Ferme restando le esigenze di una formazione di base, prospettiamo la necessità che in tutte le discipline, dopo l'impostazione delle grandi linee generali, ci si debba concentrare su alcuni problemi specifici, lo studio dei quali stimolerà le facoltà riflessive ed inventive. La funzione essenziale della scuola è sempre più quella d'insegnare ad imparare, anzi d'insegnare a desiderare d'imparare».
    La «Carta europea» insiste su questo specifico ruolo dell'insegnante per promuovere sempre più la vita culturale negli allievi, dando alla sua azione educativa un carattere di validità e certezza di metodo scientifico, il più ampio possibile:
    Art. 10 – «Ormai è tempo, in tutti i paesi europei, di attribuire il ruolo eminente che loro spetta agli insegnamenti che consentiranno all'alunno di affrontare le sue responsabilità di uomo e di cittadino. A tale scopo è anche di importanza fondamentale iniziarlo alle tecniche di ricerca e d'azione che gli facilitino l'assunzione dei suoi impegni.
    Nessun giovane dovrebbe lasciare la scuola senza aver ricevuto gli elementi essenziali di una cultura economica, sociale e civile che lo renda idoneo a capire le dimensioni regionali, nazionali ed europee dei suoi vitali problemi e a situarli nel contesto mondiale.
    Senza una riflessione obiettiva al riguardo, si immettono nella vita spiriti infantili, incapaci di assolvere i loro obblighi di cittadini e inclini ai luoghi comuni del nazionalismo, del razzismo, e della demagogia».

    LA SCUOLA PARALLELA

    Infine, il documento rileva che la scuola non è più la sola fonte di istruzione e di formazione: al di fuori di essa esiste una «scuola parallela» formata dai mezzi di comunicazione di massa, dai viaggi e dagli incontri, da tutta una serie di eventi che offrono al giovane non solo svago e distrazione, ma vera e propria informazione e istruzione. La scuola non solo non può disconoscere tali mezzi, ma deve essere la prima promotrice di tali attività specialmente per offrire strumenti di critica e di verifica, per ordinare e volgere questi mezzi al fine proprio delle istituzioni scolastiche, cioè della educazione:
    Art. 11 – «L'educazione moderna deve altresì tener conto del fatto che la scuola non costituisce più il mezzo d'informazione pressoché esclusivo dell'infanzia e dell'adolescenza. Stampa, radio, televisione, cinema, circoli giovanili, case di cultura, viaggi, incontri internazionali costituiscono una scuola parallela, l'attrattiva e l'influenza della quale occorre utilizzare a scopo di coordinazione ed armonizzazione.
    Pertanto, bisognerà ridurre gli orari ín modo da salvaguardare i tempi necessari a tali attività parascolastiche.
    Particolari esercitazioni dovranno acconsentire agli alunni di trarre da questi nuovi mezzi un autentico vantaggio culturale e di acquisire, nei loro confronti, un sicuro spirito critico».

    UN DOCUMENTO DAVVERO RIVOLUZIONARIO

    Concludendo, il documento non poteva essere più chiaro e progressista e certamente sarà accettabile da quanti hanno della scuola una idea nuova, più consona alle finalità del nostro tempo.
    Negli altri articoli viene auspicata l'armonizzazione dei sistemi scolastici nazionali (art. 2), la libera circolazione degli insegnanti su tutto il territorio europeo (art. 13), la creazione di un Consiglio superiore europeo dell'istruzione (art. 12), l'interesse per il progresso culturale nei paesi sottosviluppati (art. 14).
    Il valore del documento non sfuggirà, in un momento di particolare crisi dell'insegnamento, a chiunque (insegnante, genitore, studente o cittadino) sia persuaso che è tempo ormai di operare un ampio rinnovamento della scuola, soprattutto in relazione alla convinzione che solo nella Europa unita è la ragione di sussistere di questa nostra civiltà occidentale.

    IL TESTO DELLA "CARTA"

    Articolo 1. – L'edificazione economica e politica degli Stati Uniti d'Europa deve necessariamente congiungersi ad un concomitante rinnovamento della istruzione che consenta di preparare, per la comunità europea, cittadini idonei a recepirla.

    Articolo 2. – Le riforme già attuate o in corso di attuazione nella maggior parte dei paesi europei, si basano essenzialmente su motivazioni e si realizzano secondo procedure strettamente nazionali. Pertanto rischiano di aumentare le divergenze nell'àmbito della scuola in Europa e rendono più difficile tanto la necessaria armonizzazione dei nostri sistemi scolastici quanto la formazione europea della gioventù.
    Noi chiediamo che, in avvenire, tutte le riforme scolastiche siano concordate tra i paesi europei e che il Consiglio d'Europa e le Comunità vedano finalmente riconosciute effettive competenze scolastiche in corrispondenza del loro campo d'azione.
    Affinché la voce di quanti hanno responsabilità nell'àmbito dei problemi educativi possa essere intesa a livello europeo, noi prospettiamo la creazione, a tale livello, d'un Consiglio Superiore dell'Istruzione europea, collegato agli organismi europei, governativi e parlamentari, della cultura e dell'istruzione.

    Articolo 3. – Per noi Europei, la formazione e la promozione della persona umana permangono lo scopo principale dell'educazione: questa deve mettere l'uomo in condizione di tendere al proprio perfezionamento nella libertà, attraverso l'assunzione delle responsabilità professionali, civiche e morali che conferiscono significato e dignità alla sua vita.
    L'istruzione deve rispettare le diversità dei nostri popoli e le loro molteplici componenti, culturali e spirituali, che, nel loro insieme, costituiscono il nostro patrimonio europeo.
    La scuola deve consentire ai giovani di acquistare una precisa coscienza del loro tempo, in modo che, da adulti, siano in grado di stabilire gli obiettivi della società futura e di approntare i mezzi per realizzarli; pertanto la scuola deve continuamente modificarsi in funzione delle condizioni sociali e degli orientamenti in direzione dei quali la comunità decide d'impegnare il proprio avvenire.
    Il primo dovere della società, dunque, è di soddisfare alla sempre più estesa e più intensa richiesta d'istruzione a tutti i livelli e a tutte le età.

    Articolo 4. – La scuola, inoltre, deve favorire il costante progresso della società e rafforzare gli ideali di pace, di tolleranza e di cooperazione. In tutti i paesi europei, e particolarmente in quelli membri delle Comunità europee o in condizione di diventarlo, la scuola, con obiettiva analisi dei fatti, deve prospettare i princìpi dell'integrazione europea.

    Articolo 5. – Le nuove strutture scolastiche, in tutti i paesi europei, dovranno offrire a tutti uguali possibilità di accesso ad ogni ordine e grado d'istruzione.
    Tale democratizzazione dell'istruzione deve congiungersi ad un permanente ed organizzato sistema di osservazione e di orientamento, capace di aiutare l'allievo ad indirizzarsi verso le carriere che gli consentiranno di far valere le sue capacità.

    Articolo 6. – La scuola è una comunità nella quale gli alunni si preparano a diventare cittadini: essi potranno svilupparsi nella democrazia nella misura in cui essi stessi, gli insegnanti e i genitori, in un clima di autonomia, acquisteranno coscienza delle loro comuni responsabilità.

    Articolo 7. – Il contributo dei genitori, in campo educativo, è estremamente importante: pensiamo, quindi, che occorra incoraggiare quanto può favorire i contatti tra insegnanti e famiglie.

    Articolo 8. – Ma l'istruzione non si limita alla scuola.
    Il rapido evolvere delle scienze e delle tecniche e l'ampio raggio di conoscenze e di responsabilità che competono all'uomo moderno lo costringono ad aggiornare di continuo le proprie cognizioni. Oggi, dunque, bisogna ampliare il concetto d'istruzione in modo che si estenda e alla formazione della gioventù e all'istruzione permanente degli adulti; in altre parole, nel moderno sistema scolastico bisogna integrare anche quegli organismi che, nell'ambito del lavoro e della cultura, provvedono all'aggiornamento della istruzione e alla promozione dell'uomo.

    Articolo 9. – Questa dimensione dell'istruzione impone un ripensamento dei metodi e dei contenuti dell'insegnamento scolastico.
    La scuola, oggi, non può più pretendere di fornire all'alunno un condensato enciclopedico del sapere, perché il sapere si rinnova continuamente e si allarga con rapidità. Ferme restando le esigenze d'una formazione di base, prospettiamo la necessità che in tutte le discipline, dopo l'impostazione delle grandi linee generali, ci si debba concentrare su alcuni problemi specifici, lo studio dei quali stimolerà le facoltà riflessive ed inventive.
    La funzione essenziale della scuola è sempre più quella d'insegnare ad imparare, anzi d'insegnare a desiderare d'imparare.

    Articolo 10. – In tutti i paesi europei ormai è tempo di attribuire il ruolo eminente che loro spetta agli insegnamenti che consentiranno all'alunno di affrontare le sue responsabilità di uomo e di cittadino. A tale scopo è anche d'importanza fondamentale iniziarlo alle tecniche di ricerca e d'azione che gli facilitino l'assunzione dei suoi impegni.
    Nessun giovane dovrebbe lasciare la scuola senza aver ricevuto gli elementi essenziali d'una economia, sociale e civile, che lo renda idoneo a capire le dimensioni regionali, nazionali ed europee dei suoi vitali problemi e a situarli nel contesto mondiale.
    Senza una riforma obiettiva al riguardo, si immettono nella vita spiriti infantili, incapaci di assolvere i loro obblighi di cittadini e inclini ai luoghi comuni del nazionalismo, del razzismo e della demagogia.

    Articolo 11. – L'educazione moderna deve altresì tener conto del fatto che la scuola non costituisce più il mezzo d'informazione quasi esclusivo dell'infanzia e dell'adolescenza. Stampa, radio, televisione, cinema, circoli giovanili, case di cultura, viaggi, incontri internazionali costituiscono una scuola parallela, l'attrattiva e l'influenza della quale occorre utilizzare a scopo di coordinazione ed armonizzazione.
    Pertanto bisognerà ridurre gli orari in modo da salvaguardare i tempi necessari a tali attività parascolastiche.
    Particolari esercitazioni dovranno consentire agli alunni di trarre da questi nuovi mezzi un autentico vantaggio culturale e di acquisire, nei loro confronti, un sicuro spirito critico.

    Articolo 12. – Bisogna coordinare sul piano europeo la ricerca scientifica, teorica e applicata, relativa alla pedagogia.
    A tale scopo dovrà essere fondato un Istituto europeo delle Scienze dell'educazione, affinché promuova, coordini, diffonda e utilizzi le ricerche compiute nei diversi paesi.

    Articolo 13. – La formazione degli insegnanti dev'essere ristrutturata e rivalutata perché soddisfi le attuali esigenze dell'istruzione. L'insegnante europeo, di tutti i gradi e di tutte le discipline, deve ricevere una solida formazione universitaria che gli prospetti i problemi storici, economici, tecnologici e culturali nelle loro dimensioni europee, anzi mondiali.
    Egli dev'essere in grado, nell'ambito delle sue competenze, di intraprendere ricerche pedagogiche, scegliere metodi d'insegnamento, valutare manuali.
    Infine noi chiediamo la promulgazione di uno statuto che consenta la libera circolazione degli insegnanti su tutto il territorio europeo, perché possano compiervi la loro normale carriera e perfezionare la loro formazione professionale e comunitaria.

    Articolo 14. – L'Europa ha il dovere di contribuire al progresso dell'insegnamento nei paesi in via di sviluppo.