La protesta giovanile a livello scolastico



    A cura della Commissione
    «Azione educativa e problemi della scuola»

    (NPG 1969-02-30)

    Attraverso un attento lavoro collegiale, i membri della Commissione «Azione educativa e problemi della scuola» della Consulta generale dell'Apostolato dei laici, hanno studiato e preparato questo documento.
    Indica una parola meditata ed equilibratrice nell'acceso mondo della contestazione giovanile: il discorso che nasce dalla analisi dei fatti, riportati alle comuni matrici di origine, si apre in prospettive operative, con proposte concrete di intervento educativo, nei settori «contestati».
    Per questo, per la vivissima attualità del tema, lo pubblichiamo quasi per intiero, pur trasbordando i limiti di spazio che la Rivista abitualmente riserva alla rubrica «Documenti».
    Lo studio che P. Gianola ha iniziato il N.P.G. 1969-1 e che continuerà in numeri successivi, ne sarà uno sviluppo: di commento, di integrazione, di eventuale critica, di indicazioni e approfondimento nel momento dell'intervento educativo.

    PREMESSA 

    La Commissione premette che intende sottolineare «alcune motivazioni che valgono a chiarire una realtà tanto complessa» come è la contestazione
    giovanile, piuttosto che fermarsi a considerare i fatti di cui tutti ormai siamo spettatori.
    Vengono indicate le seguenti linee:
    1. «La protesta giovanile di per sé è sempre esistita ed è un fatto positivo («il giovane che si affaccia alla vita, rivendica per sé uno spazio vitale, un suo personale modo di valutare persone, fenomeni e situazioni»).
    2. Non può essere condannata in blocco, ma va ricondotta entro spazi di autenticità, «espressione nel mondo giovanile in sé» evitando ogni strumentalizzazione politica (il cui rischio, purtroppo, è molto facile: «L'utilizzazione del fenomeno da parte del partiti politici appare più che evidente ad uno sguardo obiettivo e disinteressato»).
    3. La constatazione che «la protesta giovanile è portata a contestare e a sovvertire anche strutture di per sé valide», richiede, accanto ad un atteggiamento di «necessaria comprensione», anche la scelta di

    Criteri di giudizio

    Bisogna obiettivamente distinguere nel fenomeno in questione gli aspetti negativi dagli aspetti positivi: mentre i primi, infatti, vanno denunciati alla pubblica opinione ed il più possibile neutralizzati, gli altri devono essere riconosciuti come fermenti densi di significato.
    Fra gli aspetti negativi sono indubbiamente da enumerare la violazione della libertà e degli interessi di molti studenti, spesso perpetrata nel corso delle agitazioni, le sopraffazioni e le violazioni dei diritti personali e dell'ordine pubblico niente affatto giustificate in un paese democratico in cui si debbono esperire tutte le vie legittime attraverso gli organi competenti, il tentato sovvertimento delle espressioni democratiche della vita studentesca, la strumentalizzazione di qualsiasi tipo che è ricorsa, per farsi valere, a mezzi deteriori e illegali, l'insieme delle rivendicazioni abnormi rispetto alla prassi universitaria e scolastica.
    Fra gli aspetti positivi più caratteristici si possono individuare l'aspirazione ad una società nella quale ciascuno possa esprimersi come persona, il desiderio di una effettiva collaborazione fra le generazioni e le classi sociali, il rifiuto dell'utilitarismo pragmatico in nome dell'affermazione di ideali per i quali valga la pena di spendere la vita.
    Pertanto, ciò che più conta è accogliere e valutare le motivazioni profonde che, a prescindere dalle intemperanze e dalle esasperazioni di singoli o di gruppi nonché dalle orchestrazioni di correnti ideologiche e di partito, stanno alla base delle agitazioni studentesche.

    PARTE I
    ANALISI DEL FENOMENO 

    1. ESISTENZA DI UN PIÙ ACCENTUATO
    CONFLITTO FRA GENERAZIONI

    La protesta giovanile assume più vaste e più acute proporzioni oggi che per il passato in dipendenza sia della celerità con la quale le condizioni di vita degli uomini si modificano e si trasformano, sia del più rapido maturare di consapevolezza circa il compito da svolgere entro la storia umana.
    Le generazioni giovanili si trovano, più che nel passato, a coesistere con più generazioni adulte che per più lungo tempo restano alla ribalta della storia umana. Questa situazione offre maggiori difficoltà quando sia stato trascurato il dialogo fra le generazioni, necessario perché si possa giungere a una positiva integrazione in termini di responsabilità e di collaborazione.
    Il conflitto tra generazioni risulta esasperato da questo stato di cose: da un lato il mondo adulto tende ad attestarsi su posizioni di difesa possessiva e egoistica, dall'altro il mondo giovanile tende a ricorrere ad una contestazione globale, tanto più violentemente quanto più forte è la sua condizione di disadattamento almeno soggettivo entro le strutture sociali.

    2. LA PROTESTA A LIVELLO STUDENTESCO

    Ci si può giustamente chiedere come e perché la protesta giovanile si sia manifestata in modo più vivace, in Italia e in altri paesi, particolarmente a livello studentesco universitario e secondario.
    In primo luogo questa vivacità è determinata dalla esplosione quantitativa della popolazione scolastica, cui non ha corrisposto un conveniente adattamento delle strutture, dei programmi, dei contenuti e dei metodi educativi: di qui un primo, potente incentivo a reazioni, particolarmente là dove la comunità per situazioni di difficoltà non ha potuto prendere in esame tempestivamente il problema e adottare le idonee soluzioni. Inoltre, indubbiamente, la categoria studentesca resta più a lungo «giovane» e risente con maggiore durezza dei contraccolpi del conflitto fra generazioni: essa si inserisce più tardi della categoria operaia nella società adulta ed è destinata ad incontrare sempre maggiori difficoltà (il progresso culturale e scientifico e quello tecnologico esigono, infatti, una preparazione via via più accurata e specifica).
    La categoria studentesca dovrebbe, per la sua stessa condizione, essere in grado di riflettere con un certo potere critico sulla società e sui suoi sviluppi: spesso, però, proprio per un suo mancato inserimento in essa, tende ad esprimere giudizi unilaterali.
    Non deve, infine, essere sottovalutata l'influenza dei mezzi di comunicazione sociale, che facilitano il trasmigrare di fenomeni, di reazioni, di valutazioni da un paese all'altro.
    La crisi che coinvolge gli studenti di molti paesi europei e non europei, è stata certamente favorita da un più rapido e uniforme scambio di informazioni e di suggestioni. Si veda ad esempio, come il messaggio di Marcuse si sia diffuso rapidissimamente e come sia stato in genere assunto acriticamente.
    Questa situazione espone più facilmente i giovani al rischio di esprimere aspirazioni non autentiche, ma indotte da forze più o meno palesi, più o meno interessate a determinare movimenti insurrezionali o rivoluzionari. Anche questo aspetto deve essere tenuto presente non tanto per condannare «in toto» il fenomeno quanto per aiutare gli stessi giovani a riconoscere le loro rivendicazioni e a separare la loro azione da quella di forze politiche non bene identificate.

    3. NECESSITÀ DI DISTINGUERE IL FENOMENO UNIVERSITARIO DA QUELLO SECONDARIO

    Le agitazioni degli studenti determinatesi a livello universitario si sono in alcuni casi estese anche a livello di scuola secondaria superiore, rivelando così un mondo studentesco insoddisfatto in tutto l'arco che si estende al di là dell'istruzione obbligatoria.
    Alla Commissione è sembrato necessario operare una distinzione fra i due fenomeni, sia per quanto riguarda la loro natura e le loro motivazioni, sia per quanto riguarda l'atteggiamento da assumere nei loro confronti. Un primo criterio di distinzione è suggerito dall'età dei giovani: anche se si tende a una più estesa responsabilizzazione è indubbio che verso i giovani che frequentano le scuole secondarie superiori i rispettivi genitori e, per loro delega, i docenti scolastici e gli educatori non scolastici hanno una più accentuata responsabilità educativa.
    Inoltre un secondo criterio di distinzione è offerto dal grado di capacità critica dei giovani stessi discendente a sua volta dal livello di formazione. Pertanto le agitazioni a livello universitario e quelle a livello di scuola secondaria superiore, nonostante si siano presentate le seconde come continuazione delle prime, postulano una distinta considerazione in ordine alla diversità degli interventi educativi come delle soluzioni e riforme da proporre.

    PARTE II
    LA PROTESTA GIOVANILE
    COME ESPRESSIONE DI UNA CRISI EDUCATIVA
    DELLA SOCIALITÀ,
    DELLA FAMIGLIA,
    DELLE ASSOCIAZIONI E DELLA SCUOLA 

    1. LA CRISI EDUCATIVA
    COME CARENZA DI «OFFERTE DI ESPERIENZA»
    E COME ESPRESSIONE DI IMMOBILISMO

    La protesta giovanile si manifesta con tanta maggiore violenza quanto più essa è il frutto di una profonda crisi educativa che investe la società, la famiglia, le associazioni giovanili e la scuola, ossia le comunità nelle quali i giovani crescono e nelle quali dovrebbero trovare le condizioni per il loro sviluppo personale, intellettuale, affettivo, etico, sociale, religioso.
    Quando si parla di crisi educativa della società o degli ambienti in cui il ragazzo vive, si intende chiaramente denunciare una carenza di «offerte di esperienza», cioè di vita, in tali ambienti.
    Questo non sempre e non necessariamente nasce da una cattiva impostazione di principio, ma assai spesso da una pericolosa incoerenza nel comportamento; infatti, mentre da un lato la società afferma di credere in alcuni valori, dall'altro non ritiene che tali valori possano venir presentati anche al ragazzo nell'età evolutiva. Da ciò consegue – ad esempio – che mentre in linea di principio la società adulta sostiene che la partecipazione dell'individuo deve essere, in ogni ambiente e momento, partecipazione responsabile, nella pratica – sovente anche nella teoria – tale ruolo responsabile si nega all'educando.
    La crisi educativa è, quindi, essenzialmente insita nel mondo adulto e le agitazioni giovanili l'hanno messa in particolare rilievo.
    In questo contesto si comprendono molte delle istanze giovanili non come sterile protesta, ma come condanna di una incoerenza che, per il fatto stesso di essere inavvertita, probabilmente non volontaria, è doppiamente colpevole.
    Si comprende appieno la gravità di questa prima osservazione se si considera che l'uomo è persona fin dalla prima età e che, quindi, la Fase normalmente chiamata educativa non è preparazione ad un futuro remoto, ma è già essa stessa momento di vita: in altri termini l'offerta della società e della scuola, ma ancor più della famiglia e delle associazioni, deve essere ad ogni momento offerta di vita.
    Accanto a questa incoerenza va posto un altro difetto non meno significativo e tipico di una società che a fatica ha conquistato alcuni valori: cioè il fine per cui si è lottato sembra essere punto d'arrivo, mentre ogni traguardo – proprio nel momento in cui ci si muove in un mondo perfettibile – è solo passaggio per un traguardo successivo.

    2. CENNI SULLA CRISI EDUCATIVA NEI VARI SETTORI:

    a) Della società
    b) Della famiglia
    c) Delle associazioni giovanili
    d) Della scuola
    Si passa a questo punto, ad un'analisi sommaria dei principali aspetti della crisi della società, della famiglia e della scuola.

    La società

    I giovani si trovano a vivere in una società in cui si sono verificati i seguenti passaggi socio-culturali:
    – passaggio da una società unitaria e gerarchica a una società pluralistica, democratica e libera;
    – passaggio da un esercizio «monarchico» dell'autorità ad un'era di organi di governo;
    – passaggio da una società aristocratica e piramidale a una società equalitaria e di base quando non di massa;
    – passaggio dalla trasmissione di tradizioni sociali alle motivazioni e alle decisioni responsabili.
    Grazie anche al progressivo instaurarsi nella società attuale del tipo di istituzioni socio-culturali sopradescritte, è cresciuta nei membri della società e soprattutto nei giovani, che raccolgono i frutti di questo lavoro passato e sono più aperti ai mutamenti futuri, la sensibilità rispetto ad esigenze di libertà e di giustizia per tutti, di un maggior desiderio di responsabilità personale.
    Per contro l'evoluzione in senso positivo intervenuta nell'ambito della società si è molto spesso limitata agli aspetti formali e non ha prodotto corrispondenti effettivi mutamenti di mentalità e di costume: di modo che, per esempio, a strutture democratiche si oppongono atteggiamenti individualistici, autoritari, o disimpegnati.
    Elemento notevole di crisi è anche la non pienamente raggiunta acquisizione da parte dei singoli del valore della persona umana e del significato del bene comune: tali carenze investono sia l'ordine metafisico sia l'ordine etico e si ripercuotono gravemente sull'ordine sociale.
    Si deve anche notare che le strutture sociali hanno generalmente assunto proporzioni ed evidenze macroscopiche le quali spesso coartano le possibilità di espressione dei singoli.
    Sono altresì maggiormente sentiti i limiti che la società stessa pone al realizzarsi dei nuovi ideali: limiti la cui radice sta in modo prevalente nella struttura economico-produttiva quando diventi oppressiva delle libertà personali.
    L'evoluzione tecnologica, realizzatasi in modo tanto imponente, dalla fine del 1800 ad oggi, all'interno del sistema politico-economico capitalistico, come all'interno del sistema politico-economico marxista, può diventare strumento di oppressione per l'uomo, il quale finisce per essere finalizzato agli interessi del meccanismo economico-produttivo. Un quadro dettagliato di questo processo di alienazione insito nella società cosiddetta dei «consumi» ci viene offerto da Marcuse, quando analizza la società del Nord-America: ad una maggiore agiatezza, che per altro è ancora lontana dall'essere agiatezza di tutti (se non altro una più diretta conoscenza di alcuni paesi asiatici, africani e sud americani non ce lo può far pensare) sembra far riscontro, secondo il filosofo tedesco, la mancanza di un ordine di valori che ponga l'accento sulla «pacificazione dell'esistenza» e sulla possibilità di «libero sviluppo» dei bisogni e delle facoltà umane.
    Peraltro, molto spesso, anche le istituzioni che avrebbero tra i loro compiti quello di indirizzare ad una educazione a tali valori, sembrano troppo legate agli interessi già stabiliti della società in cui sono inserite. Il che rende ancor più acuta la crisi della società e della scuola che ne è un'istituzione fondamentale.
    La situazione del nostro paese, pur non essendo caratterizzata da un notevole sviluppo industriale, nè da condizioni di povertà e sfruttamento, non sfugge alla crisi generale le cui cause vanno ricercate nelle particolari situazioni economiche, scelte politiche, e strutture istituzionali, naturalmente senza trascurare l'incidenza del contesto internazionale esercitata su di esse.
    In generale comunque la protesta giovanile, che al contempo è effetto ed è rivelatrice della crisi sociale, ha in comune pur in contesti sociali diversi, l'insofferenza nei riguardi delle strutture sociali vigenti, la quale può essere confusa (non solo da chi osserva ma anche da chi partecipa) col rifiuto delle conquiste della tecnica, di un certo benessere raggiunto, di strutture politiche.
    Il problema in effetti rimane quello di vedere come queste conquiste e qualsiasi tipo di struttura politica possono essere valide per una vera crescita di tutti gli uomini, invece che per il loro asservimento.

    La famiglia

    Il rapido sviluppo tecnologico e le trasformazioni sociologiche hanno ridotto la incidenza educativa della famiglia: dalla famiglia patriarcale, protettiva, organicamente costituita, si è passati alla famiglia isolata, nucleo a se stante entro il più complesso organismo sociale, caratterizzata, altresì, molto spesso dall'impegno lavorativo extra-domestico di entrambi i genitori, posti in tal modo, in una situazione di ridotta presenza allo sviluppo e alla maturazione dei figli.
    In particolare:
    • i genitori spesso si trovano impreparati pedagogicamente ad affrontare i problemi proposti oggi dai figli, quando anche non ignorano gli stessi fini dell'azione educativa; i genitori meno provveduti sono costretti da un accelerato processo di culturizzazione (di cui peraltro si sottolineano tutti gli aspetti positivi) in situazione di inferiorità nei confronti dei figli;
    • il prepotente influsso suggestivo dei mezzi di comunicazione sociale tende a sostituire in efficacia ogni altro fattore educativo;
    • la famiglia soffre di un più o meno generalizzato scadimento di autentica vita religiosa e, pertanto, dimentica i valori etici e si lascia travolgere spesso dall'ansia per il benessere;
    • la famiglia stessa sembra abdicare ai suoi diritti in sede sociale e civica ed appare rinunciataria.
    Accanto a questi dati di fatto, indici di una ridotta efficienza educativa, si inseriscono altri elementi non trascurabili, quali i seguenti:
    • incoerenza educativa (o crisi di autorità) della famiglia testimoniata in una evidente disarmonia fra i principi affermati e la condotta pratica;
    • scarso processo di responsabilizzazione dei figli, lasciati spesso dalla famiglia in una situazione di passività e di non partecipazione alla loro maturazione personale.
    Entrambe queste situazioni determinano nei giovani quel disadattamento che si manifesta nei rapporti con le strutture sociali e con i valori sui quali esse dovrebbero fondarsi.

    Le associazioni giovanili

    Non si può non accennare in questa sede alla crisi educativa delle associazioni responsabili della presenza cristiana nel mondo giovanile. Alla Commissione, che ha attentamente vagliato la situazione, anche con l'apporto dei rappresentanti delle associazioni interessate, è sembrato opportuno segnalare due aspetti situazionali:
    • il primo si può definire una crisi strutturale delle associazioni stesse;
    • il secondo un nuovo atteggiamento critico dei giovani nei confronti delle associazioni.
    Infatti le associazioni soffrono in primo luogo del loro essere strutture pensate da adulti per i giovani e risentono di questo segno di origine, in quanto molto spesso esse rischiano di diventare luoghi di formazione astratta anziché di educazione integrale delle persone.
    Ne consegue, altresì, un peso eccessivo dato alle strutture associative che divengono, talvolta, super-strutture fine a se stesse, non più accolte e comprese dai giovani che finiscono coll'avvertire la noia per un andamento a normale amministrazione, mentre essi esigono costantemente ritmi di entusiasmo, di scoperta, di rischio, di proiezione verso il futuro, e, soprattutto, verso il «loro» futuro.
    Peraltro, sussiste l'esigenza di strutture organizzative capaci di garantire il raggiungimento del fine educativo per cui l'associazione è sorta: e, quindi, non sembrano rinunciabili le strutture razionali e i relativi contenuti educativi se non si vuole che le associazioni rinunzino alla loro funzione entro il mondo giovanile e si limitino ad essere un passivo luogo di incontro.
    A questa situazione di difficoltà nella quale sono generalmente venute a trovarsi le associazioni giovanili, fa riscontro un forte atteggiamento critico dei giovani nei confronti delle forme associative istituzionalizzate: essi, infatti, sentono fortemente la tensione ad associarsi ma in forme spontaneee.
    Essi richiedono associazioni in cui ritrovarsi insieme, non costretti in formule rigide, bensì in condizioni e possibilità di scegliere spontaneamente temi e modi di attività.
    Nei confronti delle associazioni tende a prevalere un atteggiamento di rifiuto dell'impegno da esse proposto, anche quando esso sia ridotto al minimo, e di dubbio sull'apporto che esse possono offrire allo sviluppo personale della cui piena autonomia si è forti assertori, quasi che la collaborazione entro una associazione incapsuli le persone entro un sistema e le strumentalizzi ad altri fini.
    Per contro i giovani danno entusiasticamente la loro adesione a movimenti o a gruppi nei quali pensano di poter trovare la possibilità di esprimere pienamente la loro personalità e di contribuire a costruire situazioni nuove.

    La scuola

    Nonostante taluni rinnovamenti, la scuola secondaria ed universitaria è profondamente in crisi e pertanto disorienta i giovani. Purtroppo – e questo convalida quanto già detto – a portare alla universale conoscenza la inadeguatezza della scuola quanto ai fini e quanto ai mezzi non è stata la società degli adulti se non in misura limitata e circoscritta a taluni gruppi di punta anche cattolici.
    Questi gruppi, e in primo luogo quelli degli educatori cattolici (maestri e professori), hanno antiveduto la portata della crisi, ma solo il mondo giovanile è riuscito, con la sua protesta, a portare il problema dinanzi agli occhi di tutti.
    La Commissione ha ritenuto necessario dedicare alla scuola la più grande parte della sua analisi della situazione, per i riflessi che la sua crisi ha avuto ed ha sulle reazioni giovanili.
    Si può, infatti, pacificamente riconoscere che la scuola in Italia è stata solo parzialmente adeguata alle nuove esigenze di formazione personale: la riforma non è andata oltre la III classe della scuola media mentre i suoi effetti sociali operano inevitabilmente nei successivi livelli come è dimostrato nell'aumento della popolazione scolastica, dalla conseguente inadeguatezza, anche quantitativa, delle strutture, e dalle incongruenze programmatiche fra scuola secondaria inferiore, superiore e universitaria. L'esplosione scolastica ha prodotto fra i suoi effetti la immissione nella scuola di personale insegnante non sempre rigorosamente selezionato e qualificato per i compiti educativi richiesti.
    Infatti le carenze più gravi della scuola secondaria sembrano riguardare la sua efficacia educativa, ridotta, peraltro anche da fattori esterni, come ad esempio dalla influenza dei mezzi di comunicazione sociale che sopravanzano tutto l'apparato scolastico sul piano della informazione. La Commissione ha sottolineato come spesso nella prassi scolastica siano sottaciuti i valori ai quali educare i giovani; donde il disimpegno dei giovani rispetto ai valori permanenti e la ricerca di valori nuovi al di fuori dell'ambiente culturale scolastico.
    La Commissione ha anche individuato nella mancanza di un effettivo dialogo fra le varie componenti dell'istituto scolastico una delle cause più evidenti della crisi educativa ed ha, in modo particolare, rilevato come sia particolarmente grave l'assenza della famiglia dal discorso educativo scolastico.
    Sembra pure rilevante una certa discrasia fra la formazione data in sede scolastica e la formazione richiesta dalle trasformazioni socio-culturali, politiche, ecclesiali e la conseguente disistima verso la istituzione che non riesce ad aprirsi sulle esigenze vitali del mondo moderno.
    Non sono da sottovalutare le difficoltà che la scuola incontra nella sua azione educativa quando propone ideali di vita che il costume sociologico contemporaneo a torto condanna come sorpassati o arcaici.
    La situazione è ancora più tesa a livello universitario sia a causa della assoluta mancanza di interventi legislativi per adeguare le strutture alle nuove esigenze, sia a causa dell'accresciuto potere critico dei giovani in rapporto alla loro età e alla loro cultura.
    Il disagio si è manifestato in forme anche gravi sulle quali non è ancora possibile dare un giudizio definitivo.
    Siamo di fronte a una crisi di crescita o di disgregazione?
    Gli studenti e molti sociologi – oltre che i partiti – sono per la crisi di crescita, l'università e anche l'opinione pubblica è per la crisi della disgregazione.
    Da tutte e due le parti la crisi è però capita come totale e globale: infatti, da una parte, i giovani non si riconoscono nella tradizione culturale e politica del passato e, dall'altra parte, si rifiuta una gioventù che non accetta di avvalersi degli strumenti classici della rivendicazione: partiti, sindacati, rappresentanze, ecc.
    Tale crisi, a livello universitario, si è realizzata, con vera e propria escalation, passando successivamente attraverso questi stadi:

    • massimo impegno soggettivo per il perseguimento di traguardi parziali;
    • lotta «corporativa» affidata ai vari organismi rappresentativi;
    • rivendicazioni riformistiche perseguite «sindacalmente»;
    • contestazione che esce dall'ambito dell'università per diventare presenza e protesta sociale (Vietnam, per es.);
    • rifiuto di tutti i tradizionali canali di discussione e di rivendicazione;
    • affermazione del potere studentesco come «unico» strumento di contestazione;
    • ridimensionamento del potere assembleare.

    ln questo processo gli studenti universitari sono stati posti in grado di percepire le difficoltà e le carenze della scuola in tutto il suo arco, dalla scuola secondaria a quella universitaria e di attribuirne la causa alle disarmonie esistenti nella società.
    È evidente che, piuttosto presto che tardi, idee e metodi della lotta universitaria si travaseranno per osmosi tra le masse studentesche più giovani ove già serpeggiano tanti stati d'animo di scontento.
    Già attualmente in alcuni istituti secondari superiori la contestazione si è estesa anche alle strutture sociali assumendo temi, linguaggio e metodi abbastanza simili a quelli degli studenti universitari ed ha assunto, inoltre, forme organizzative che si sono estese al di là del singolo istituto a livello cittadino talvolta entrando in collegamento col Movimento Studentesco universitario.
    Anche a questo livello si tende a proporre le varie istanze a tutti gli organi responsabili nell'ambito scolastico e politico, affinché siano prese dovunque in considerazione e in ogni settore siano studiate ovvie soluzioni.
    Anche se le suddette aspirazioni e richieste non sempre sono state esplicitate con sufficiente chiarezza dalla massa degli studenti e talvolta sono state sopraffatte dal clima di emotività proprio delle agitazioni o da temi marginali, si può affermare che esse fermentino vivamente nell'anima dei giovani del nostro tempo.
    Può darsi che gli studenti domani propongano gli stessi contenuti e gli stessi metodi educativi della generazione che contestano e che li contesta; ma oggi essi non accettano nè la discussione in commissioni paritetiche né le proposte presentate da un potere che non sia quello studentesco; e da un potere studentesco riunito in assemblea permanente. È quindi difficile dire che i giovani chiedono qualcosa o che attendono qualcosa dall'attuale tipo di società: essi offrono. La loro offerta non è dialogica ma piuttosto imperativa: ed è su questo punto che si deve innestare il discorso pedagogico di una generazione adulta che crede di aver qualcosa da dire.

    PARTE III
    CONTENUTI E METODI DELL'UNIVERSITÀ
    E DELLA SCUOLA SECONDARIA POSTI SOTTO ACCUSA DAI GIOVANI 

    Il mondo giovanile contesta alla scuola in genere la validità educativa sul piano dei contenuti e dei metodi. Per la delineazione di queste contestazioni ci si è riferiti ad alcuni documenti elaborati dai giovani ed alle esperienze dirette raccolte dai membri della Commissione.
    Si riporta distintamente quanto riguarda il livello universitario e quanto si riferisce invece al livello secondario superiore.

    I. I CONTENUTI EDUCATIVI CONTESTATI

    A livello universitario

    ♦ Autoritarismo e autorità. Le richieste dei giovani per una diversa strutturazione della società partono da, o approdano a, una spietata critica di tutto il sistema d'autorità considerato dapprima nella famiglia poi soprattutto nella scuola per arrivare sino alle varie articolazioni sociali. Essi hanno buon gioco perché richiedono prepotentemente valori che sono stati loro presentati dall'autorità stessa come diritti e doveri: libertà, responsabilità, democrazia, autogoverno, produttività, ecc.

    ♦ Cultura accademica. Non molto tempo fa i giovani avrebbero ancora discusso sulle «due culture» rimanendo nell'ambito della cultura accademica. Oggi essi sembrano preferire altri obiettivi in quanto si sforzano di innervare il loro discorso sul più vasto rapporto esistente tra cultura-società-professione.
    Altre richieste riguardano la revisione dei piani di studio delle singole facoltà, soprattutto al fine di eliminarne discipline ritenute meno valide in ordine alla qualificazione professionale. I documenti studenteschi così si esprimono: «La qualificazione che noi chiediamo all'università è quella di intellettuali la cui produzione possa porsi in alternativa alle scelte del potere politico ed economico. Questa diversa qualificazione che noi rivendichiamo all'università implica la richiesta di una diversa collocazione professionale, ed il problema di creare una diversa richiesta di intellettuali da parte della società» (Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, in Documenti della rivolta universitaria, Laterza, p. 101).
    La lotta condotta contro la cultura accademica presenta un aspetto positivo, seppur polemico, di grande valore: la nuova generazione ha maturato o sta velocemente maturando una dimensione sociale critica e più dinamica della cultura e dei suoi studi da molti chiamata «politicizzazione della cultura», in ordine a un migliore servizio diversamente da quella del passato.

    ♦ Trasformazione delle strutture sociali. Ogni generazione fa questo discorso. Questa volta il criterio di trasformazione non pare essere, per esempio, politico, economico, patriottico e professionale, a se stante, ma investe il valore stesso della società e magari della vita.
    Sul piano delle strutture sociali le forme più radicalmente contestate sono le seguenti:
    • il criterio parlamentare o rappresentativo per delega (v. Documenti della rivolta universitaria, p. 93);
    • il criterio sindacale di contrattazione per categoria o per argomento (id. p. 23);
    • il criterio professionale che prevede degli impiegati a vita nel mondo del lavoro (id. p. 101) e, quindi li subordina alle esigenze della produzione;
    • il criterio didattico di trasmissione della cultura e delle tecniche specializzate. Tale criterio deve diventare invece generatore di contestazione, di cultura e di progresso (id. p. 94-95).
    Notiamo che, nell'intenzione degli studenti, tale contestazione è fatta non solo all'università e per l'università ma alla e per la società. Infatti rimane chiarissimo nei loro documenti che tutte le strutture sociali debbono essere rifiutate perché espressione di un sistema che crea l'«uomo a una dimensione».

    A livello di scuola secondaria superiore

    ♦ Nozionismo. I giovani rifiutano una «cultura scolastica» fondata prevalentemente su un bagaglio di nozioni e di dati che non assolvono a una vera funzione formativa.
    ♦ Assenteismo storico-esistenziale. I giovani che si sentono protagonisti della storia presente al pari degli adulti, non ne vogliono esclusi i problemi proprio nella sede che promuove la loro formazione culturale: essi chiedono un'azione educativa che investa più da vicino gli interessi specifici della loro età e li prepari validamente ad assumere le loro responsabilità nella vita sociale e professionale.
    ♦ Discriminazione. Non teorica, ma pratica, a motivo di strutture che favoriscono una selezione di base col criterio dell'ambiente sociale e non sempre del diritto alla promozione della persona.
    ♦ Cristallizzazione delle strutture. I giovani avvertono che le attuali strutture scolastiche – ordinamenti e programmi – non sono più adeguate alle nuove esigenze sia in ordine all'orientamento personale sia in ordine alle richieste della vita sociale. Particolarmente criticata è la mancata riforma della scuola secondaria superiore, più volte condizionata da motivi politici che hanno costretto all'immobilismo o a rischi di compromesso in questo settore.
    ♦ Inadeguatezza delle infrastrutture. I giovani lamentano la mancanza degli impianti di base per attività che pure teoricamente sono programmate (doposcuola, biblioteche scolastiche funzionanti, laboratori, palestre, ecc.).
    ♦ Scuola ripiegata su se stessa. Gli studenti rifiutano una scuola che non dimostra di essere trasmettitrice di valori, che si presenta finalizzata a se stessa piuttosto che porsi a loro totale servizio, che è pronta a idolatrare il passato più che ad essere presente al mondo contemporaneo.

    2. METODI EDUCATIVI DISCUSSI

    A livello universitario

    ♦ Programmi di studio. I programmi di studio elaborati dal potere accademico e ministeriale e imposti indistintamente a tutti gli studenti vengono contestati sino alla richiesta di «un personale curriculum, pur sotto la necessaria verifica e il controllo da parte della direzione dell'istituto» (Istituto universitario di scienze sociali di Trento, in Documenti..., p. 15).

    ♦ Lezione accademica. La lezione, per gli studenti universitari, non solo deve perdere il suo carattere accademico ma deve essere proposta in gruppi di studio e seminari.

    ♦ Inamovibilità dei professori. Il professore, e con lui tutto il corpo docente, non deve più «essere presente come un dato di natura basato o sulla inamovibile presenza o su incarichi dati burocraticamete e per motivi personalistici di potere» (Istituto universitario di architettura di Venezia, l.c. p. 185).
    Inoltre va «rotto il monopolio detenuto dal professore di cattedra sulla materia che istituzionalmente gli compete» (Facoltà di lettere, legge, magistero di Torino, l.c. p. 254).

    ♦ Sistema selettivo degli esami. Il concetto degli esami deve essere superato: ad es. si richiede la «eliminazione di tutto l'attuale sistema selettivo – esame a catenaccio – e l'istituzione del seminario di scrutinio (a commissione unica) in cui il consuntivo e il giudizio integrato delle attività del singolo o del gruppo durante l'anno siano al tempo stesso occasione di proposta e discussione circa gli sviluppi del curriculum di studi» (Facoltà di architettura del Politecnico di Milano, 1.c. p. 158).

    A livello di scuola secondaria superiore

    ♦ Programmi di insegnamento. Gli studenti secondari rivendicano il diritto a partecipare alla elaborazione dei programmi di insegnamento. «Si ritiene che qualunque argomento o programma di studio sia oggi inaccettabile se elaborato senza consultare gli studenti» (Lavori della Commissione n. 3 del Liceo Berchet di Milano).

    ♦ Lezione scolastica. Si richiede che la lezione sia svolta col metodo attivo, avvalendosi del lavoro di gruppo. I giovani vogliono conquistare il sapere con la ricerca animata da chi per esperienza e per cultura è più avanti di loro e non ereditare meccanicamente libri da stampare a memoria. «Lo studio non sarebbe più individuale ma sarebbe svolto dalla classe divisa in gruppi di studio che l'insegnante coordina e assiste con la sua esperienza della materia» (Documento policopiato del Liceo Panini di Milano).

    ♦ Impreparazione pedagogica e metodologica degli insegnanti. Si chiede che il professore abbia una formazione pedagogica adeguata, che sia persona disponibile al servizio educativo, capace di dialogo e di adeguata comprensione dell'evolversi delle situazioni giovanili e che abbia scelto la sua professione non per «ripiego». Ci interessa in questa sede fare accenno a quelle che chiamiamo «condizioni di insegnamento»... «Si pensi al problema di una formazione pedagogica rigorosa di chi sceglie la carriera didattica che non dovrebbe più essere una carriera di «ripiego» come avviene oggi per donne di famiglia e uomini con poco «tempo libero» (Lavori della Commissione n. 3 del Liceo Berchet di Milano).

    ♦ Interrogazioni ed esami. Si pongono sotto accusa i metodi in vigore per l'accertamento del profitto: le interrogazioni, i voti, i criteri di giudizio definiti burocratici, autoritari, paternalistici, incontrollabili, gli scrutini e gli esami, gli attuali mezzi e metodi a servizio dell'educazione o della formazione scolastica sono rifiutati.

    ♦ Autoritarismo. Si lamenta che tutta l'impostazione della scuola secondaria sia autoritaria ed escluda a priori o ignori le istanze studentesche tendenti a migliorare strutture e programmi. In questo senso si denuncia la mancata istituzionalizzazione di apposite forme rappresentative attraverso le quali gli studenti possano attuare una piena partecipazione alla vita scolastica. Si denuncia inoltre che l'istituto scolastico non sia una effettiva comunità educante e che, quindi, non lasci spazio alle esperienze di vita comunitaria degli studenti.

    ♦ Burocraticismo. La scuola secondaria ha un'impostazione eccessivamente centralizzata che non permette sufficientemente l'adeguamento alle situazioni locali e alle esigenze che via via si presentano. Peraltro il corpo docente spesso assume atteggiamenti di funzionarismo e di conformismo che si ripercuotono negativamente nei rapporti con gli studenti, con le loro famiglie e con le autorità scolastiche.
    L 'autogoverno scolastico, che pure è riconosciuto giuridicamente, non è reso operante sul piano dell'assunzione delle responsabilità collegiali.

    PARTE IV
    IL MOMENTO EDUCATIVO 

    Compiuta l'analisi della situazione, la Commissione è passata a ricercare i criteri di intervento.
    La quarta parte del documento pone le premesse delle linee operative conclusive (parte V).

    1. Da parte dei giovani 
    il documento precisa che essi «non solo rivendicano questa o quella libertà, questo o quel metodo d'azione; essi mettono sotto accusa la capacità educativa delle generazioni adulte nei loro confronti».

    2. Da parte delle generazioni adulte
    il documento sottolinea l'urgenza di non ritenersi mai «indesiderati dai giovani sino ad essere dispensati dall'intervenire, assorbiti da un "giovanilismo" che i giovani stessi rifiutano – salvo le strumentalizzazioni provvisorie – perché innaturale».
    La linea di soluzione è quella del dialogo, della partecipazione: «Al posto dell'autoritarismo desiderano anche sul piano educativo lo sviluppo dei rapporti interpersonali»; sentono una esigenza impellente di «libertà, di giustizia, di onestà, di moralità, di solidarietà», valori dei quali non chiedono agli anziani un «rispetto formale», ma che siano veramente «testimoniati e vissuti».
    Questo richiede agli educatori «di essere orientati verso i cambiamenti e le innovazioni».

    3. Da parte degli educatori scolastici
    che devono essere «presenti a quanto avviene, per aiutare i giovani a risolvere i loro problemi nell'attuale momento storico», il documento sottolinea gli atteggiamenti che gli insegnanti devono assumere per rispondere con autenticità alle attese dei giovani d'oggi:
    – rivedere «secondo capacità autocritiche, il comportamento nei loro riguardi»;
    – ridimensionare «in termini di pedagogia personalistica, contenuti e metodi dell'opera educativa»;
    – impegnarsi «per la riforma delle strutture scolastiche, su piano locale e nazionale».

    PARTE V
    CONCLUSIONI OPERATIVE 

    1. VALUTAZIONE POSITIVA DEL FENOMENO

    La Commissione, preso in esame il fenomeno della protesta giovanile a livello studentesco secondario e universitario, ha ritenuto di poter dare di tale fenomeno, per quanto riguarda la scuola, una valutazione positiva in quanto esso manifesti una presa di coscienza dei problemi da parte degli studenti ed assuma il valore di una denuncia e di una ricerca di rimedi per una crisi della scuola giudicata crisi di crescenza e di adeguamento della scuola stessa alle esigenze della società moderna e dello sviluppo delle persone. Tale giudizio la Commissione ha espresso considerando altresì che se è un diritto oltre che un preciso dovere dei giovani discutere sulla scuola, sui suoi contenuti, sui suoi metodi, sulla sua struttura e sulla sua efficacia educativa, questo impegno è per i non più giovani un preciso dovere.

    2. PROPOSTE OPERATIVE A LUNGO TERMINE

    La Commissione ha quindi formulato le seguenti proposte operative da presentare agli Enti e alle Associazioni aderenti alla Consulta Generale che possono intervenire presso i giovani nel momento educativo.
    Nella delineazione delle conclusioni ci si è preoccupati di distinguere quanto impegna ad un'azione a tempi lunghi da quanto esige invece interventi immediati.

    a) Rinnovamento dei contenuti educativi

    Nel primo capitolo rientrano interventi in ordine al rinnovamento dei contenuti e dei metodi educativi.
    Il rinnovamento dei contenuti è complesso e arduo ed esigerebbe una intensa collaborazione di tutte le associazioni impegnate a livello educativo, ivi comprese quelle giovanili.
    Sembrano da verificare i contenuti dei seguenti aspetti educativi:

    ♦ L'educazione religiosa. La crisi dei giovani è anche crisi di valori religiosi. La Commissione è consapevole di non aver potuto approfondire questo aspetto ma ne sottolinea l'importanza, ritenendolo momento fondamentale di un discorso sui problemi dei giovani, oggi. Invita perciò la consulta generale a studiare i modi di una presa di coscienza a livello di tutte le Commissioni interessate, per un approfondimento organico del tema. In relazione all'educazione religiosa, è molto facile che essa si limiti ad essere semplice istruzione religiosa; è altresì facile che sfugga in questo momento l'educazione ad inserire nella propria vita la dimensione del sacro, il rapporto interpersonale con Dio. In questo senso è auspicabile una presenza molto attenta agli sviluppi della catechesi in Italia.

    ♦ L'educazione morale. La crisi della nostra epoca a tutti i livelli investe anche l'ordine etico: è indubbio che alcune applicazioni e alcune formulazioni sono superate e che è urgente ricercare le applicazioni alle nuove situazioni e ai nuovi sviluppi.

    ♦ L'educazione storica. Molte reazioni giovanili sono il frutto di una educazione storica incompleta o parziale: ci sembra che la generazione giovanile abbia reagito in modo unilaterale ad una informazione storica cronachistica e nozionistica, rifiutando di inserirsi in un contesto storico animato dall'apporto delle persone. In questo senso potranno portare un serio contributo anche gli educatori non scolastici.

    ♦ L'educazione civica, sociale e politica. Premesso che questa educazione non deve più oltre essere trascurata dalle varie sedi educative, si riconosce la necessità di approfondire l'indagine sul rapporto fra la persona e la società statuale per individuare il significato del contributo personale e responsabile di ciascuno alla vita sociale, nel quadro dei reciproci diritti e doveri ed attraverso le forme più idonee. In particolare, sembra da esplicitare il valore dell'impegno personale e della collaborazione sociale, il concetto di sviluppo sociale, la funzione delle varie strutture, la portata dello stesso concetto di democrazia.

    b) Rinnovamento dei metodi educativi

    Le Associazioni rappresentate nella Commissione sono consapevoli dell'esigenza di far emergere chiaramente anche le linee del rinnovamento dei metodi educativi e concordano sulle seguenti indicazioni di carattere generale:

    a) instaurazione a livello educativo, familiare, scolastico e associativo di rapporti educativi con i giovani fondati sul rispetto per la persona, sulla fiducia e sulla gradualità e tali da prescindere da qualsiasi forma autoritaristica e impositiva;
    b) adozione permanente del metodo del dialogo e della partecipazione attiva dell'educando al processo educativo;
    c) costante attenzione a cogliere i segni dei tempi;
    d) individuazione in ogni momento educativo degli, impegni operativi da proporre ai giovani affinchè la loro formazione personale possa compiersi in modo integrale.
    In questi filoni – e su altri che potranno essere individuati – le Associazioni rappresentate nella Consulta possono trovare materie ad operare un decisivo chiarimento con iniziative autonome o prese in collaborazione, al centro o nelle varie sedi provinciali, diocesane, comunali.

    c) Priorità del problema educativo

    La Commissione riafferma inoltre, anche in relazione ai problemi emersi dall'esame della presente situazione, che il problema educativo deve essere costantemente inserito in piani pastorali per la famiglia, per la scuola, per le Associazioni giovanili.

    d) Dialogo permanente con i giovani

    Non si può, però, in questo lavoro prescindere da un dialogo continuo con i giovani: sembra giunto, anzi, il momento di impegnarli ad esprimere chiaramente le loro istanze per studiare, in collaborazione con loro, la riforma delle strutture attuali sia sul piano ecclesiale che su quello sociale e statuale.

    e) Chiarimenti sulla funzione delle Associazioni giovanili

    La Commissione ha sottolineato, in particolare, l'esigenza di chiarire la funzione delle Associazioni giovanili cattoliche nei confronti dell'ambiente giovanile ed auspica che la corrispondente Commissione della Consulta per i problemi dei giovani prenda in esame la situazione al fine di chiarire, in termini di corresponsabilizzazione, i doveri che ad esse spettano.
    Si ritiene che le Associazioni giovanili debbano trovare una loro area di intervento proprio nel momento educativo; occorre infatti evitare il rischio che tali Associazioni si limitino ad offrire solamente occasioni d'incontro, mentre è necessario che raggiungano pienamente i loro scopi, che sono anche educativi o autoeducativi.

    f) Presenza cristiana nella scuola

    La Commissione ritiene che vada impostato a tutti i livelli, secondo le peculiari caratteristiche di ogni organizzazione, il discorso di una presenza cattolica nella scuola quale testimonianza del messaggio cristiano nella sede in cui la società trasmette e affida ai suoi nuovi componenti il suo patrimonio etico e culturale e, attraverso la educazione, le energie umane si rinnovano ed apprestano gli strumenti del civile progresso.
    A tal fine si auspica il potenziamento delle Associazioni professionali cattoliche di insegnanti (UCIIM - AIMC) ed una proficua, continua collaborazione dei docenti cattolici con gli insegnanti di religione per svolgere un apostolato di gruppo in ambiente scolastico con la collaborazione fra i docenti, gli alunni e le famiglie (al riguardo si invitano l'UCIIM, i Movimenti studenteschi della gioventù maschile e della gioventù femminile di A.C. e le altre Associazioni giovanili cattoliche a collaborare intensamente).

    3. PROPOSTE OPERATIVE IMMEDIATE

    Il documento si conclude con alcuni cenni relativi ad interventi immediati cui sono invitati i vari Movimenti in seno alla Consulta generale dell'Apostolato dei Laici:
    – «dialogo permanente in seno alla Commissione»;
    – «sostegno alle proposte di trasformazione strutturale degli istituti scolastici»;
    – «sostegno alla famiglia»;
    – «iniziative per la presenza cristiana nel mondo universitario»;
    – e soprattutto una vera pastorale d'insieme, a livello diocesano e parrocchiale, «per l'assunzione di iniziative il più possibile convergenti per l'esame della protesta giovanile, per una maturazione dell'opinione pubblica al riguardo» e per intese operative concrete.

    Questo è quanto ha cercato di analizzare la Commissione, pur limitando la sua indagine «ai problemi educativi proposti dalla protesta giovanile, rinviando ad un altro momento l'indagine sugli aspetti politici della questione».