Silvio Baitieri
(NPG 1969-02-53)
♦ Al termine di un anno denso di sperimentazioni, è stato inviato ai responsabili pastorali degli Istituti Salesiani italiani, un questionario-inchiesta, per raccogliere le comuni esperienze relative ad un fatto educativo molto importante: le tematiche e la metodologia degli esercizi spirituali.
I risultati, analizzati in chiave pastorale e operativa, meritano un'attenta riflessione, anche oltre il raggio dei diretti interessati.
È un dato di esperienza, facilmente generalizzabile e di immediata applicazione.
♦ Le risposte ottenute furono 122.
È bene notare subito che si tratta di Istituti, non di Oratori oppure di gruppi di giovani parrocchiani.
Nell'analisi delle risposte, è necessario tenere presente questo particolare, che condiziona fortemente l'organizzazione degli Esercizi per giovani collegiali.
È la situazione «ambientale» di chi vive insieme oltre alla vita comune nella scuola, anche il vasto settore parascolastico, molte volte reso assai monotono dalla routine quotidiana.
Ancora si deve tenere presente che molte volte nella massa dei giovani prevale l'atteggiamento della mediocrità, del conformismo, della freddezza. Questi atteggiamenti non sempre possono essere annullati durante il breve periodo di due-tre giorni, anche se ad altissimo livello spirituale.
♦ Dalle risposte dei 122 relatori, emerge una chiarissima nota comune: Io sforzo ammirevole di tutti i sacerdoti impegnati direttamente nella esperienza degli Esercizi, affinché i due-tre giorni non venissero vanificati per mancanza di preparazione, di organizzazione, di stile.
La metodologia con cui furono condotti riflette molto questa preoccupazione, che ha dovuto tenere conto dei vari livelli spirituali, per chiedere quello che i giovani, per quanto stimolati, avrebbero potuto dare.
LA TEMATICA
È il settore dove c'è la più grande dispersione di interessi, come risulta da alcuni esempi.
Teniamo presente le 122 risposte.
Ora ecco un tentativo di catalogazione, secondo il criterio della frequenza del particolare interesse.
• 20 relatori riferiscono che il tema centrale è stato quello dei Novissimi (cui però non sembra sia stata data una presentazione moderna in chiave di escatologia cristiana).
• 23 relatori hanno fatto centro sul tema della Fede e della sua profonda, inesauribile problematica, nel gioco tra libertà e dono, impegno e rifiuto.
• 25 relatori invece hanno presentato come tema centrale la Purezza, ed i problemi collaterali (ma con molte sfumature diverse): amore e sua maturazione; relazione fra i due sessi; fidanzamento e suo svolgersi; famiglia ed amore; rapporti con i genitori; amicizia, moralità (in senso di rispetto del corpo).
• 11 relatori presentano come tema centrale la Vocazione, nella sua accezione più vasta: chiamata di Dio alla vita, alla fede, all'impegno cristiano.
Non sembra emergere un particolare rilievo alla vocazione religiosa o sacerdotale.
Con il tema della vocazione qualcuno ha pure presentato il tema: senso della vita, formazione della responsabilità preparazione ad una professione (intesa come scelta, o, per altri, come dono) – inserimento in società – problemi complessi dei rapporti tra giovani ed adulti nella scelta della professione o vocazione.
• Altri, hanno invece preferito come tema centrale:
– Dio Padre
– Gesù Cristo, il Corpo mistico, la Grazia, il Vangelo, l'amicizia con Gesù
– L'aspetto sociale del cristianesimo
– L'apostolato come impegno concreto di vita
– La Chiesa, come attuazione del piano della salvezza; il sacerdozio; i problemi ecclesiali oggi maggiormente dibattuti
– La Confessione.
VA TUTTO BENE COSÌ?
Sulla tematica penso si possa fare qualche rilievo.
• Si nota una grande varietà di temi, distribuiti secondo un interesse più o meno vivo nel gruppo, ma in genere con un chiaro orientamento a diventare supplemento dell'ora di Religione. Non è sforzo ascetico, proposto secondo una chiara linea di verità della Fede, in forma sistematica.
Indubbiamente, già è stato detto, lo sforzo per superare le difficoltà psicologiche dei giovani, allergici i più alle nostre pratiche ascetiche o devozionali, è stato eroico. Ovunque si nota che si è dovuto «fare come si poteva», con gli elementi che si avevano.
• Anche la scelta del predicatore in genere fa leva su una pregiudiziale di fondo: «il predicatore deve essere uno che fa colpo», per doti d'eloquenza, o che sappia incatenare l'uditorio, possibilmente con qualche punta di esperienza avanzata, progressista.
• Sembra di dover rilevare che forse c'è molto di ricerca umana per quanto riguarda la predicazione.
• Molti giovani chiedono che i giorni siano prolungati, «impostati» seriamente.
Altri chiedono il silenzio: non totale, ma lunghi spazi di silenzio, di ripensamento, di preghiera. Questa nota, della preghiera, ricorre molto sovente, come esigenza sentita dai giovani.
METODOLOGIA: ESPERIENZE E RILIEVI
♦ Forse dobbiamo rilevare che manca una «struttura» dogmatica robusta messa al servizio dell'ascetica, sulla falsariga del Concilio Vaticano II, il quale dall'analisi della tematica proposta nei corsi degli Esercizi presi in esame, sembra che non sia stato neppure celebrato. Forse è il caso di esporre qui un'idea lungamente meditata, nella esperienza.
Dobbiamo giungere a distinguere due iniziative diverse, a livello di giovani (dai 15 anni), nel corso dell'anno, per un approfondimento della spiritualità:
• Esercizi nel senso classico, per un piccolo gruppo maturo, che ne sente il bisogno, ed accetta liberamente un impegno ben preciso, secondo uno schema chiaro e definito prima.
Con giovani scelti, pochi, si può impostare un discorso molto serio.
• Due-tre giorni di spiritualità, di «informazione» (che poi diventerà «formazione»): in altre parole, giorni di studio, di preghiera, di discussioni, di dibattiti.
Con questo metodo, che non si può certo chiamare «esercizi», si raggiunge un grande scopo: non si irritano i giovani con una metodologia che è stata «creata» per un fine ben preciso, e si fa invece opera di penetrazione della dottrina cattolica ed un primo avvio verso una spiritualità più alta, più profonda.
♦ Si dovrebbe giungere ad accogliere alcune tecniche oggi molto diffuse, senza alterare il clima di raccoglimento, di lavorio interiore personale, di meditazione e soprattutto di preghiera.
• Uso dei mezzi audiovisivi, con il loro potente fascino suggestivo. I nostri giovani vivono la «civiltà» delle immagini. Sono più facilmente portati a gustare una proposizione del tema teologico, se presentato tramite un mezzo usuale nella loro vita quotidiana.
• Uso discreto dell'incontro comunitario, per uno scambio di idee sui temi trattati, e sulle esperienze di vita cristiana. Tale scambio di idee non può mai diventare discussione, con il pericolo di cadere in diatribe inutili, ed in amarezze di contrasti ideologici. Deve invece essere un mezzo di vicendevole stimolo e buon esempio.
• La liturgia dovrebbe avere durante gli Esercizi ed i giorni di Ritiro, una parte essenziale.
♦ Dalle relazioni risulta un uso molto diffuso dei mezzi audiovisivi, ma con pericolo di tecnicismo.
Tale pericolo esiste pure per l'uso di schemi di lavoro, indagini, inchieste, che minacciano di soffocare il clima di spontaneità del giovane, in una tecnica a volte non gradita.
COME CONCLUSIONE
• È necessaria l'assoluta libertà giuridica e psicologica, affinché i giovani scelgano gli Esercizi, come punto culminante e richiesto di un lavorio interiore, già in atto durante l'anno o addirittura durante anni precedenti.
• Agli Esercizi conviene partecipino anche solo pochi giovani del medesimo ambiente, insieme con altri di ambienti diversi. L'esperienza religiosa ne trae vantaggi indiscussi.
Prima di tutto si rompe la mediocrità quotidiana, e non si corre il rischio di essere condizionati dai compagni di classe.
Poi, trovandosi con altri giovani, animati da desiderio di vera perfezione, si riceve una spinta molto forte per un'ascesi spirituale più alta.
• Per i Giorni di spiritualità invece si potrebbe adottare la formula dell'impegno-obbligo per tutti, trattandosi di una iniziativa che ha molto in sè dell'informazione, dell'approfondimento, dell'aggiornamento.
• Il frutto migliore per gli Esercizi è la continuità spirituale, rinnovantasi ogni mese nella giornata o mezzagiornata di Ritiro. E voce comune: continuità, possibilmente con lo stesso predicatore.

