Libri e cultura pastorale



    (NPG 1969-01-94)

    ♦ Giovanni Barra
    Come presentare la castità ai giovani d'oggi
    Collana «Biblioteca della Gioventù» n. 2
    Gribaudi, pp. 144, L. 600

    Nell'ampia letteratura sull'argomento ci pare questo un libro destinato a chiarire molte idee, sia agli educatori che ai giovani. Agli educatori in primo luogo: l'Autore parte infatti dalla constatazione che è inutile parlare di castità ai giovani quando questo problema non sia stato radicalmente risolto da parte dell'educatore; in caso contrario questi rifletterà sui giovani i propri atteggiamenti errati dando origine a quei metodi educativi – il metodo dell'angelismo, dell'ossessione sessuale, del moralismo gretto – che vengono qui descritti e che si riscontrano ancora in molti ambienti educativi. Chiarito questo punto fondamentale, il libro affronta le tematiche dell'educazione sessuale, evidenziandone il significato, i limiti e le modalità. Un capitolo a parte, che rappresenta una vera novità, è dedicato alla coeducazione, vista come un elemento positivo per un'autentica maturazione umana del giovane e sussidio ad una vita di purezza; vengono citati i recenti documenti dell'episcopato tedesco sull'argomento ed i pareri di educatori, sacerdoti, giovani. Ma è l'atteggiamento della comprensione e della fiducia quello che più di tutti favorisce il sereno sviluppo del giovane verso la castità; ecco quindi – sempre sulla base di una documentazione aggiornata ed autorevole – una serie di orientamenti per gli educatori e di sussidi naturali per i giovani atti a. sdrammatizzare e inquadrare il problema nella sua effettiva portata.
    Ma la purezza va inquadrata in una visuale superiore, per acquistare tutte le sue dimensioni: solo in un incontro personale con Cristo, alla luce del mistero pasquale e in una intensa vita sacramentale il giovane saprà dare al proprio sacrificio il suo vero significato. Allora – come viene documentato nelle ultime pagine del libro – la sua vita di purezza sarà una vita di gioia e di incontro con i fratelli. Una ricca bibliografia per argomenti chiude queste pagine. Ci pare che esse portino un contributo notevole a inquadrare il problema della castità – sovente visto a sé stante – nel più ampio contesto della maturazione umana e spirituale del giovane.

    ♦ André Arthus
    Adolescenza
    Testo di educazione sessuale e psicologica per ragazzi dai 14 ai 18 anni.
    Torino, Borla, 1968, p. 167

    No, caro editore, nonostante le esigenze del lancio commerciale, il libro non è proprio «adatto a tutti gli adolescenti», né «si raccomanda agli insegnanti come testo di educazione sessuale», come si vorrebbe.
    Se badiamo al contenuto del volume del Dott. Arthus, la parte anatomico-fisiologica iniziale è ottima per educatori e per quei giovani (difficilmente adolescenti) che avessero bisogno di precise nozioni in materia.
    Ma che siamo di fronte a un manuale di «educazione sessuale», no, assolutamente, ed è una barzelletta presentarlo come tale in ambiente cattolico da parte di un editore cattolico (e relativi consulenti).
    Dopo lavori ben più centrati come quelli di Le Moal, Chauchard, Goffi, ecc. non è più concepibile definire «educazione» sessuale un manuale di pura istruzione. In Danimarca e Svezia i giovani sanno tutte queste cose e non si comportano per nulla da adolescenti «educati» sessualmente, ma da allegri e prudenti (per lo più) libertini.
    Il libro di Arthus manca di qualsiasi inquadramento della realtà sessuale in una concezione spiritualistica dell'uomo. Ecco perché non risolve il suo discorso nel tema dell'amore. Non basta scrivere «Uomo» e «Donna» con le iniziali maiuscole! Essi non sono nulla se non inseriti in un sistema di riferimento sociale, o religioso, se non vogliamo dire cristiano.
    I l discorso di Arthus è totalmente insufficiente dal punto di vista della interpretazione dei significati della realtà sessuale; perciò manca di criteri di valore, di giudizi rigorosi di bene e male. Non offre motivazioni convincenti alla forza delle inclinazioni interne e delle suggestioni esterne.
    Caro editore, siamo nell'equivoco. Alla stragrande maggioranza degli adolescenti italiani il libro non è «adatto», non darebbe che nozioni; offrirebbe un peso di informazioni e di immagini che il resto del contenuto non aiuta a regolare, a inquadrare, a sostenere. E gli educatori adotterebbero un testo che li illuderebbe allegramente.
    Ce ne sono già tanti di illusi, di ingenui. Dico queste cose con tranquillità, perché personalmente utilizzo da tempo tutto il materiale e figurativo e nozionistico del libro, e forse anche di più. Ma ho la convinzione che l'educatore sessuale dei giovani da noi esiga un discorso che nel libro non è neppure alluso. Né valgono gran che le pagine psicologiche, prive di mordente. Nè le considerazioni più che moralistiche intese a dissuadere i giovani dalle condotte deviate.
    Ci vuol ben altro per il brio fisico e psichico dei nostri giovani.
    Quindi il libro doveva essere stampato, indirizzato agli educatori che ne facessero un uso intelligente e responsabile, limitato alla prima parte, entro contesti di ben altro respiro psicologico e morale e cristiano.
    Con buona pace di qualche francese, se egli si accontenta di questi «testi».
    (Pietro Gianola)

    ♦  A. L'Arco
    Il più cortese dei Santi e il suo messaggio
    Edizioni Cooperatori Salesiani Roma, 1968

    Il volumetto si inserisce nella serie degli scritti e studi pubblicati nello scorso anno in occasione del IV centenario della nascita di San Francesco di Sales. Chi conosce don L'Arco comprenderà subito come egli si sia rivolto a quanto è essenziale nella vita di questo Santo, insigne per dottrina non meno che per zelo e carità. Ne tratteggia, con lo stile agile, svelto, pulito che gli è proprio, le linee principali della vita, presentandoci soprattutto del santo la sua bontà e cortesia: di qui il motivo del titolo. Tra le pagine biografiche le più belle sono quelle dedicate alla fondazione dell'Ordine della Visitazione e alla amicizia del santo con la Chantal: è tutta una freschezza di primavera nella quale doveva spuntare quel fiore che è nella Chiesa l'Ordine della Visitazione. Ma, perché i frutti crescano e siano duraturi, è necessario che sopravvengano l'autunno e l'inverno. Così fu per la storia di queste due anime, per le quali – come scrive don L'Arco – «il volto dell'Amore fu la rinuncia».
    Quindi l'autore, volendo specialmente parlare alla larga schiera dei Cooperatori salesiani, dopo le notizie biografiche, tratta largamente del concetto e sviluppo della spiritualità salesiana. Ecco il motivo del sottotitolo del libro: San Francesco di Sales presenta la spiritualità del Concilio.
    E questa mi sembra la caratteristica dello studio di don L'Arco: darci la dottrina del Dottore di Sales come l'espressione più completa di quella umanità che- Cristo venne a salvare non solo, ma a consacrare, con la sua vita e il suo amore, volendo che i fedeli, per le stesse vie, riuscissero a dare «un'anima cristiana» a tutta la realtà creata. Francesco di Sales e il Concilio percorrono la stessa strada: il santo dando nella vita una eccezionale testimonianza di amore a Dio e alle anima e il Concilio, per mezzo soprattutto di Papa Giovanni, – e il capitolo nel libro di don L'Arco che accomuna le due figure di San Francesco di Sales e Papa Giovanni, è uno dei più belli e commoventi – offre al mondo questa spiritualità, che non vuole essere semplicismo, ma umile e perenne dedizione a Dio «di quanto si è, ma con amore».
    I lettori, anche se giovani, potranno trovare nella lettura di queste pagine un programma di spiritualità, semplice, schietto, ricco di bene, nelle forme più comuni di vita che ad ogni creatura offre il Signore. Così, semplicemente, com'era solito dire il Santo: Fare il bene; ma farlo allegramente è un doppio bene.
    (Ivo Paltrinieri)