(NPG 1969-05-47)
In Note di Pastorale Giovanile 1968/12 è stata pubblicata, sul tema delle «Messe per i giovani», una nota congiunta di tre Commissioni dell'Episcopato Francese. Aggiungiamo ora, a documentazione, due autorevolissimi interventi: un accenno, per inciso, del Papa ed un testo ufficiale per la Diocesi di Torino.
Il documento del Card. Pellegrino è accompagnato da una comunicazione dell'Ufficio Liturgico, che presenta «riflessioni e orientamenti» sull'argomento.
PAOLO VI
... Ci riferiamo alle Messe dei Giovani, iniziative ottime e da incoraggiare cordialmente, ove siano prive di ispirazione polemica nei confronti di altre Messe, e lontane da novità che snaturino la celebrazione, indebolendola nel rito, nei testi, nelle musiche, e nei canti, nella durata, nell'omelia col pretesto di adattarla alla mentalità moderna.
(Paolo VI, Ai membri delle comm. liturgiche diocesane, Oss. Rom., 8 feb. 69)
UFFICIO LITURGICO DIOCESANO - TORINO
MESSE PER I GIOVANI
Da varie parti, per diversi motivi, è stato chiesto un intervento dell'Arcivescovo per dare norme sulle cosiddette «Messe per i giovani». Si tratta di un problema complesso, tuttora in fase di studio tanto nella nostra diocesi quanto in altre comunità ecclesiali. Ignorarlo sarebbe tradire le attese dei giovani e di tutti quelli che ne hanno la diretta responsabilità. D'altra parte, è normale che il Vescovo porti un giudizio sulle realizzazioni in corso e stimoli tutti alla riflessione e all'azione.
Per questo, affinché la nostra comunità diocesana conduca avanti «insieme» la ricerca di soluzioni pastorali sempre più adeguate, sentito il parere della Commissione liturgica diocesana, si ritiene utile indicare alcune linee di condotta:
a) Nelle messe destinate a tutta una comunità di fedeli, ma con notevole presenza di giovani, sembra opportuno che questi possano esprimersi secondo modalità più adatte a loro, all'interno di una celebrazione che per sé raccoglie persone di ogni età e formazione. Con questo si ammette un pluralismo di espressione musicale e di preghiera che ogni gruppo propone e accetta per una maggiore ricchezza e varietà dell'assemblea stessa.
Da una parte, dunque, si darà modo ai giovani di esprimersi con canti e musiche a loro più adatte; dall'altra si cercherà che il modo di esecuzione non disturbi eccessivamente la sensibilità degli altri.
Le comunità nelle quali matura la coscienza di questa esigenza dovranno studiare accuratamente l'impostazione generale della celebrazione e le modalità esecutive dei brani musicali e degli strumenti loro adeguati; quindi si intenderanno con l'Ufficio liturgico in vista di una migliore realizzazione. A suo tempo la Commissione liturgica dovrà approvare testi e musiche in uso e, se è il caso, raccomandarne la diffusione: perciò si trasmetta all'Ufficio liturgico la documentazione (scritta e possibilmente sonora) del proprio repertorio.
b) Nelle messe per comunità giovanili (sia stabili, sia occasionali), con eventuale presenza di adulti, l'esigenza della partecipazione attiva potrà suggerire di impostare la celebrazione specificamente secondo la sensibilità dei giovani, sia nei gesti che nei riti.
Poiché si tratta di esperienze impegnative – che oltrepassano la competenza dei singoli – si richiede da parte della Commissione liturgica un intervento responsabile, anche direttivo e non solo di controllo, che permetta, mediante la celebrazione in una o alcune determinate chiese sotto la guida e la responsabilità di sacerdoti specializzati e di esperti, di arrivare alla formulazione di modelli specifici seppur non vincolanti.
È importante inoltre che queste esperienze non determinino fratture nella comunità o incapacità da parte dei gruppi giovanili di inserirsi in una assemblea più vasta e meno omogenea.
In entrambi i casi raccomanda insistentemente a tutti i responsabili che l'adozione di forme «giovanili» nella Liturgia non sia concepita come un espediente per attirare comunque i giovani alla celebrazione eucaristica, bensì come una forma di rispetto verso espressioni di cultura tipiche e come un mezzo pedagogico per l'educazione della fede, nonché come un impegno comunitario che richiede chiarezza, solidità teologica, immaginazione e continuità.
Nell'ambito delle indicazioni postconciliari per il rinnovamento liturgico non ci sono prevenzioni circa determinati repertori o strumenti, ma solo la preoccupazione pastorale che tutta l'assemblea ne percepisca i valori di sincerità e di immediatezza espressiva e possa partecipare senza essere distratta da una mancata preparazione catechistica o da un comportamento divistico degli esecutori o da una rumorosità ingiustificata. Il primato dell'attenzione va dato alla celebrazione nel suo insieme, e non alle modalità espressive, ad essa subordinate; al clima di fraternità, di fede e di preghiera; al giusto ritmo di ascolto e di risposta, di parola e di silenzio, di interiorità e di gesto espressivo.
Torino, 31 gennaio 1969, nella festa di S. Giovanni Bosco
Michele card. Pellegrino, arcivescovo
RIFLESSIONI E ORIENTAMENTI SU «LA MESSA PER I GIOVANI»
Premessa [1]
Contrariamente a quanto si dice o sottintende spesso, il problema delle messe per i giovani non è musicale, ma pastorale.
Certe domande come: «che canti suggerite?» oppure «che strumenti posso usare?», rivelano un'impostazione estetizzante, o empirica, o legalistica. Di fatto però un certo imbarazzo si esprime anche negli studi e documenti più recenti, poichè la realtà delle «messe per i giovani» o «messe dei giovani» non è affatto univoca.
Spesso su riviste e giornali, e talora con cattiva intenzione, si identifica la messa dei giovani con un particolare stile musicale, parlandone indifferentemente come di «messa beat» o di «messa yè-yè».
Di solito però si parla di messe frequentate in tutto o in parte da elementi giovani, o di messe adattate ai giovani, o in stile «giovane».
Forse l'elemento qualificante deve proprio essere trovato in un certo adattamento alla sensibilità giovanile, sia nei testi e nei ritmi dei canti, sia nei riti, letture e preghiere, sebbene con sfumature diverse; l'uso di certi ritmi non sembra indispensabile, mentre lo sembrano il clima, lo stile.
1. Giustificazioni
All'interno della comunità cristiana, una celebrazione eucaristica particolarmente destinata ad un'assemblea giovanile è giustificata da ragioni pedagogiche e da ragioni più generali.
Difatti è normale che un gruppo, unito da interessi culturali e sociali, possa trovare nell'Eucaristia una coesione anche sacramentale, restando inteso che il suo punto di riferimento per comprendersi e vivere è l'ecclesia locale e l'assemblea aperta a tutti.
D'altra parte una celebrazione eucaristica più adatta ai giovani – e cioè sentita anzitutto come libera, come un affare del gruppo, come una costruzione viva, una azione comune da realizzare sul momento – ha un eccezionale valore formativo per la fede.
Il desiderio di realizzare celebrazioni più «vive», più «giovani», manifesta la maturità di certe comunità, che non s'accontentano di eseguire una liturgia standardizzata, ma sentono la necessità di qualificare le diverse assemblee, di intensificare la partecipazione, di trovare uno stile di verità e di autenticità, di camminare verso la creazione di testi liturgici più vicini alla sensibilità contemporanea. Tra tutti, i giovani sono più sensibili a questi valori, e perciò si sentono a disagio nelle celebrazioni
cosiddette «normali», che in realtà sono spesso abitudinarie o devono tenere conto di diversi livelli di cultura e di fede.
Non si tratta dunque, come si vede, di attirare i giovani alla celebrazione eucaristica con una specie di lenocinio, per cui si danno loro indiscriminatamente ritmi e gesti ritrovabili nella loro cultura profana, non sufficientemente purificati e filtrati per servire da segni del mistero. Del resto i giovani stessi li rifiuterebbero abbastanza presto, sentendone l'incompatibilità con la purezza della Parola e con la dignità del rito. Si tratta invece di realizzare quell'adattamento alle diverse culture, che la Costituzione Liturgica (art. 37-40) considera normale e augurabile per i diversi popoli e regioni, con un criterio che vale per le diverse assemblee e che è postulato dalla natura stessa della liturgia come azione della chiesa locale in comunione con tutte le altre comunità ecclesiali.
Queste sommarie considerazioni portano ad alcune conclusioni, del resto già efficacemente illustrate da chi si è occupato in precedenza del problema:
• Le «messe per i giovani» vanno situate nel problema più ampio del posto dei giovani nella Chiesa – analogamente a quanto si verifica nella società civile – con la costituzione, nel suo interno, di una specifica società giovanile che rivendica una sua fisionomia e funzione, una sua responsabilità almeno per ciò che la riguarda direttamente, una partecipazione ai progetti e alle realizzazioni della società adulta.
• Le «messe per i giovani», d'altra parte, rappresentano il culmen et fons dell'azione pastorale a loro riguardo. Tanto è importante che la celebrazione eucaristica sia il momento forte della vita di una comunità giovanile riunita per motivi diversi (ritiri, esercizi, campeggi...) e venga ricordata come una simpatica esperienza, quanto s'impone, a livello di parrocchie e di istituzioni, un programma di lavoro centrato sul servizio della Parola (evangelizzazione, catechesi), che conduca ad una Eucaristia sempre meglio compresa e vissuta. In altre parole, il gruppo dei giovani si può considerare una comunità catecumenale che riscopre i valori della fede, della preghiera, della carità, del servizio; che si lascia mettere in questione dalla parola di Dio con tutta lealtà, che è disponibile alla guida dello Spirito.
• Le «messe per i giovani» possono diventare lo stimolo, all'interno della più vasta comunità parrocchiale, di un ripensamento della celebrazione eucaristica destinata a tutti i fedeli, in primo luogo quella domenicale, nello spirito di festa, di partecipazione attiva, di autenticità. Esse potrebbero così avere un valore profetico ed esemplare. Ma questo implica da parte di tutti i responsabili il senso della tradizione di preghiera ecclesiale e la sensibilità alle attese dei giovani; il rispetto delle strutture e il coraggio di rischiare i necessari adattamenti; la capacità di esprimere in modo sempre nuovo l'oggi della celebrazione concreta e quella di riflettere insieme sui vari aspetti del problema, così da evitare l'arbitrarietà, le soluzioni presuntuose e affrettate, l'assoluzione e l'usura delle soluzioni.
2. Orientamenti pratici
L'assemblea
Le situazioni sono molto diverse: dalla messa parrocchiale a cui sono invitati specialmente i giovani, alle messe di istituzioni (collegi, classi scolastiche, case di ritiri, ecc), ai piccoli gruppi spontanei. Di conseguenza varieranno le soluzioni pratiche nella disposizione dello spazio, nella scelta dei canti, nel ritmo e stile della celebrazione.
• Molta importanza ha l'ambiente, il «clima», la preparazione e l'accoglienza. È necessario un gruppo di animazione per la preparazione dei canti, delle preghiere, dei gesti dell'assemblea; per discutere insieme le letture e il tema della predicazione; per accogliere gli altri man mano che arrivano, metterli a loro agio, distribuire libri o foglietti. La celebrazione eucaristica sarà meglio partecipata se non inizierà «a freddo», ma dalla riunione familiare dei partecipanti in un altro ambiente da cui si va gioiosamente verso la chiesa. Sempre, anche in chiesa il momento dell'arrivo deve essere gioioso e amichevole: si può suonare o fare qualche prova dei canti. Conviene pure insistere perché non ci siano strascichi di arrivi, ma si possa fare una buona partenza insieme. Quando è possibile, è bene organizzarsi nel luogo della celebrazione secondo il duplice ritmo della liturgia della Parola e di quella eucaristica: seduti, con al centro l'ambone, nella prima parte; intorno all'altare nella seconda. Non si accetti la dispersione individualista.
• Si dia senso ai gesti comunitari: processione di comunione (eventualmente di entrata), accompagnata dal canto; gesto della pace (stretta di mano o altre forme spontanee); in qualche circostanza presentazione dei doni; ed altri che l'opportunità può suggerire. Occorre però che siano sempre preparati da una catechesi o che almeno risultino accettabili nel clima della celebrazione concreta. È il caso di ricordare come una piccola assemblea accetta più facilmente modifiche e novità nei suoi comportamenti comunitari, mentre in una assemblea più numerosa ci saranno necessariamente delle resistenze ed incomprensioni, per cui non bisogna aver fretta di cambiare né cercare la novità per la novità.
• In ogni gruppo sono presenti, in momenti diversi, degli «animatori» che polarizzano sulla loro azione l'attenzione di tutti i partecipanti. Nell'assemblea liturgica questo ruolo è svolto anzitutto dal sacerdote presidente, la cui personalità umana e cristiana è determinante. La sua fede viva, il senso degli altri, il rispetto per le diverse mentalità, la capacità di suscitare atteggiamenti di fede, di coagulare i molti in una sola voce e in un solo cuore, devono esprimersi nella predicazione, nelle monizioni, nelle preghiere e nei gesti.
Nel corso della celebrazione intervengono altri: il lettore o i lettori, uno o più solisti, uno o più animatori della preghiera comune. Tutti devono ricordare la loro funzione di servizio nell'azione comunitaria (succede qualche volta che il punto focale diventi l'orchestra o l'animatore-commentatore o un celebrante invadente che assume tutti i ruoli).
Letture e preghiere
La seconda Istruzione per la riforma liturgica Tres abhinc annos (nn. 1-3) ha dato alcune norme per la scelta dei formulari nei giorni di terza e quarta classe. Pur trattandosi di un primo passo, si ha qui una notevole apertura verso l'adattamento alle varie assemblee. L'esclusione dei giorni di prima e seconda classe (comprese le domeniche) ci indica che in questi giorni prevale per le letture e la preghiera ciò che è comune a tutte le comunità eucaristiche, anziché il legittimo particolarismo devozionale o pedagogico: non sceglieremo dunque le letture in funzione di un tema, ma piuttosto il tema in funzione delle letture.
Invece un'Eucaristia celebrata nei giorni feriali, essendo un «avvenimento», cioè un particolare incontro di salvezza per il gruppo, permette od esige una scelta più accurata dei testi destinati a nutrirne ed esprimerne la fede.
Per rispondere alle necessità di una pedagogia della fede, si dovrà essere attenti ad esplorare le molteplici dimensioni del mistero cristiano e a non limitare la scelta a un numero troppo ristretto di brani secondo il criterio della «facilità», né l'interpretazione a sviluppi moraleggianti o troppo didattici.
Il «Lezionario feriale», nei suoi quattro volumi, offre molte possibilità. Quando sarà pubblicato il nuovo «Lezionario festivo», avremo tra mano il meglio della Bibbia.
Per le preghiere, conviene tener presente che il principio della scelta enunciato al numero 3 della citata Istruzione potrebbe, con discrezione, essere esteso alle orazioni di tutto il messale, in vista di un miglior servizio dell'assemblea concreta. Non sempre, infatti, quelle «del giorno» (festa di un santo ignoto) o feria corrispondono alla situazione per cui il gruppo celebra l'Eucaristia. Escludiamo sempre, ben inteso, i giorni di prima e seconda classe nei quali si celebra più direttamente il mistero della salvezza e che perciò interessano tutte le comunità ecclesiali.
Vi è anche spazio per la creazione, soprattutto nella «preghiera dei fedeli»: monizione del sacerdote e orazione conclusiva, intenzioni preparate o spontanee. I formulari proposti nel 1965 dal messale festivo e quelli del «Lezionario feriale» non si possono ripetere indefinitamente, pena la formalizzazione di uno dei momenti più attivi e più sentiti nella liturgia: ma bisogna averne ben appreso la struttura e lo spirito. Le grandi categorie della «preghiera universale» (Chiesa, società, sofferenti, assemblea) si devono ritrovare sostanzialmente nelle formule proposte, sebbene sia accettabile una maggior elasticità nei giorni feriali; d'altra parte bisogna che ci sia una concordanza con la liturgia della Parola e con la vita dell'assemblea.
Si possono collocare qui alcuni possibili interventi del presidente per mettere l'assemblea «in situazione», soprattutto all'inizio (generalmente dopo il canto di entrata e prima del «Signore, pietà»), prima della preghiera eucaristica, eventualmente prima del Padre Nostro e della comunione: essi esigono brevità, cordialità, senso del mistero. Gli interventi di un animatore (non tanto «commentatore») possono collocarsi nella medesima linea; provenendo da uno dell'assemblea, devono evitare ogni formalismo ed essere espressi in modo semplice e caldo.
Canti e strumenti
L'espressione musicale (canto e suono) ha nell'assemblea un valore «sacramentale»: esprime e fa che questo raggruppamento sia assemblea, chiesa.
Cantare insieme è segno della fraternità in Cristo, della gioia, della speranza: la realtà profonda di questo gesto, lo spirito con cui è posto dai partecipanti, è capace anche di riscattare un minor valore testuale o musicale dei pezzi, o una interpretazione tecnicamente difettosa. Quando tutta l'assemblea canta, non sta ad ascoltarsi: l'importante è prendere tutti parte al gesto comunitario (quando il canto è riservato alla schola, le esigenze «musicali» sono di certo maggiori).
Anche qui si può invocare il principio di un certo «catecumenato» nell'espressione musicale.
Ma sarebbe segno di scarsa cultura e di poco rispetto all'assemblea il contentarsi indefinitamente di ciò che è mediocre, orecchiabile, ma privo di sostanza testuale e musicale e soprattutto inadatto al momento proprio della celebrazione (come, per esempio, un canto qualunque invece del Santo, che ha una fisionomia ben precisa nell'azione liturgica).
• Si deve «crescere» e diventare sempre più esigenti circa il testo, a causa del messaggio che porta e del suo rapporto con l'azione. I testi generici vanno bene per i momenti generici (inizio, fine) e come ricambio; ma è preferibile comporne di adatti ai tempi liturgici e al momento della messa. A queste condizioni sono accettabili e si possono dire «liturgici» (è la prospettiva che fa intravvedere la Istruzione sulla musica nella liturgia, n. 36).
I testi di qualità letteraria mediocre e convenzionale non sono tollerabili, perché falsano la verità della preghiera e della lode.
• Quanto alla musica, si esigono dei valori tali per cui possa diventare espressione comunitaria di preghiera. Non basta qualunque motivetto di un cantautore. Si eviti il genere urlato, «frenetico», sentimentale: in una parola, tutto ciò che porta verso sentimenti deteriori o comportamenti orgiastici.
• Gli esecutori – solisti, suonatori – siano all'altezza del compito loro affidato: non mestieranti di locali notturni, ma testimoni della fede; dei dilettanti, purché preparati, servono egregiamente. In ogni caso, è normale che essi provengano dal gruppo o partecipino stabilmente ad un'assemblea di elezione; le esecuzioni durante la messa di complessi itineranti a titolo dimostrativo o la partecipazione a più messe di uno stesso complesso sembrano continuare una tradizione divistica, inaccettabile in un clima di partecipazione attiva, mettendo in primo piano le musiche anziché la celebrazione.
L'assemblea potrà inoltre partecipare interiormente all'espressione musicale, se i responsabili avranno cura di inserire i canti in tutto il contesto celebrativo mediante monizioni che li preparino e li giustifichino. Senza di queste, sembrerà che si voglia soltanto passare il tempo, anziché «esprimere il mistero».
• La varietà dei generi musicali è da raccomandare, soprattutto nel caso di assemblee non totalmente composte di giovani, per rispettare diverse sensibilità e anche per incoraggiare all'accettazione di un certo pluralismo all'interno di una stessa assemblea. Nel caso di assemblee composte interamente di giovani, l'uso di generi diversi permetterà loro di prendere parte attiva ai canti del repertorio diocesano.
L'assemblea, specialmente nel caso delle celebrazioni parrocchiali, dovrà essere preparata per tempo a sentire come autentica espressione di preghiera anche un linguaggio musicale diverso da quello convenzionale a cui è abituata. A questo scopo possono servire celebrazioni di preghiera meno «impegnative» della messa.
Per l'uso degli strumenti si ricordi quanto raccomanda l'«Istruzione sulla musica nella liturgia»:
– nell'introdurli e nel modo di adoperarli si deve tener conto del giudizio della comunità nazionale o locale;
– devono «servire» l'azione sacra;
– devono «servire» la parola.
Ciò che può disturbare non è tanto il fatto che si adoperi l'uno o l'altro strumento, quanto un abuso di sonorità o una «presenza» eccessiva o l'uso di ritmi ossessivi. È constatato che strumenti (come le chitarre) non sono percepiti come disturbanti, anzi nemmeno avvertiti, quando svolgono la loro funzione di accompagnare il canto e mantenere il ritmo. È una questione di progressività e di buon gusto.
Tutta l'assemblea deve poter partecipare – non soltanto con gesti ritmici, ma veramente con il canto – almeno nei momenti rituali più intensi, come il «Santo», la comunione, l'alleluia. La partecipazione fondamentale dell'assemblea avviene attraverso forme che a torto si direbbero elementari, esse sono anzi costitutive dell'azione. Esse sono «le acclamazioni, le risposte ai saluti del sacerdote e dei ministri e alle preghiere litaniche; le antifone e i salmi, i versetti intercalari o ritornelli, gli inni e i cantici» (Istruzione sulla musica nella liturgia, n. 16 a).
Conclusione
Siamo agli inizi della riflessione: è importante procedere insieme – sia all'interno dei gruppi, sia nell'ambito della nostra diocesi e delle altre diocesi italiane – comunicandosi esperienze e proposte, difficoltà e successi.
La Commissione liturgica e l'Ufficio liturgico si propongono perciò di essere il luogo di scambio, di promozione e di controllo delle esperienze, per conciliare tempestività e gradualità. A questo punto della riforma liturgica certe istanze che stanno prendendo forma non possono essere soddisfatte interamente, ma ciò non giustifica né l'ignavia né l'imprudenza. Più che le vedute personali conta il bene spirituale dei giovani, la loro maturazione ed espansione nella Chiesa.
(nota dell'Ufficio Liturgico di Torino)
[1] Non si parla qui delle messe di ragazzi e bambini, che richiedono uno studio specifico. Ma i principi generali e alcune indicazioni pratiche potranno servire anche ai responsabili di queste messe.

