Notiziario



    (NPG 1969-04-78)

    I giovani operai e la contestazione

    Al Congresso nazionale di Gioventù Aclista, svoltosi a Viareggio dal 3 al 6 gennaio scorso, il tema della «contestazione giovanile» si può dire fosse all'ordine del giorno. Gli stessi lavori del Congresso, anzi, si sono svolti secondo lo stile caratteristico delle «assemblee studentesche» che hanno sperimentato – con clamore se non proprio con successo – i metodi della «democrazia diretta». È quindi logico che gli osservatori esterni, presenti a Viareggio, siano rimasti dapprima sconcertati dal modo confuso di portare avanti il dibattito e in ultimo sorpresi dalle conclusioni a cui l'assemblea dei giovani aclisti di fatto è pervenuta.
    Lo stile e i metodi della «contestazione giovanile» sono certamente contagiosi e non c'è giovane che rinunci volentieri a sposare così suggestivi atteggiamenti di lotta e di protesta. Ma i giovani operai, riuniti a Viareggio, avevano in più il «profetismo» proprio della specificazione cristiana della loro organizzazione e quell'ardore profondo di chi si sente parte integrante del movimento operaio. Il motivo di come collegare i fermenti giovanili alle tradizioni di lotta delle classi lavoratrici e al rinnovamento in atto nel mondo cattolico ha perciò costituito il filo conduttore del dibattito.
    Lungo questa linea, la discussione ha lentamente spostato il suo interesse dalle tesi di una estemporanea contestazione, di cui soltanto può vantarsi il movimento studentesco, a quell'autentica «rivoluzione» di cui si è reso protagonista il movimento operaio nella storia. Una rivoluzione che è costata sangue e tragedie immense, il cui prezzo i lavoratori di tutto il mondo continuano a pagare così nella quotidiana lotta nelle fabbriche per difendere la loro dignità di uomini come quando preoccupanti eventi internazionali li spingono a lottare per difendere la libertà del loro popolo. Non a caso a Viareggio si è parlato molto di Avola e della Cecoslavacchia.
    Coerenti con una siffatta impostazione, che sottintende una proiezione «storica» del loro discorso e che è cosa ben diversa da una mera proiezione «politica», i giovani aclisti hanno finito con lo stabilire una sorta di priorità per la «promozione delle coscienze» contro il criterio di una lotta fine a se stessa. Il trionfo di questa tesi è sembrato a qualcuno un tornare indietro, un riscoprire per la Gioventù Aclista un volto più «tradizionale» e ormai superato.
    Ma nella necessità di distinguere tra «momento formativo» e «momento politico», più che un ritorno alla tradizione, si può scoprire la volontà di sottoporre la propria azione al metodo della verifica, identificando una misura umana per i propri obiettivi e commisurandoli alla concreta realtà in cui si è chiamati ad operare. In questo atteggiamento, che richiama semmai la famosa «triade jocista» del vedere, giudicare e agire, vi è la coerente affermazione dell'autonomia e dell'originalità del movimento operaio cristiano, arricchito dello slancio rinnovatore delle nuove generazioni e che si avvia a collocarsi – per continuare la sua lotta e la propria testimonianza – sulla nuova frontiera «storica» del socialismo dal volto umano.
    (Giuseppe Valli)

    Una Enciclopedia della Bibbia a servizio della pastorale

    Tra i tanti benefici recati dal Concilio, uno dei più grandi e immediati è quello di aver messo in mano ai cattolici la Bibbia che per quattro secoli era stata privilegio di pochi.
    «Perché la mensa della Parola di Dio – dice la Costituzione sulla Liturgia –sia preparata ai fedeli con maggior abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia» (Art. 51). Il sacro testo torna così ad essere il libro per eccellenza, il fondamento della fede e della cultura religiosa. «Le sacre Scritture contengono le Parole di Dio e perché sono ispirate, sono veramente Parola di Dio; sia dunque lo studio delle sacre pagine come l'anima della teologia» (Costituzione sulla Rivelazione, Art. 24).
    II Libro di Dio torna a essere nuovamente la sorgente inesauribile e feconda dell'azione pastorale, della catechesi e della predicazione che devono attingere «alle fonti della sacra Scrittura e della Liturgia, quasi annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia nel mistero di Cristo, mistero che è in noi sempre presente e operante, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche» (Costituzione sulla Liturgia, Art. 35).
    Più ancora la Parola di Dio, che per secoli è stata segno di lotta e di divisione tra le diverse confessioni religiose: cattolici, protestanti, ortodossi; ebrei, è diventata oggi il simbolo e la piattaforma per l'unità di tutti i credenti. Così il Libro più antico, torna ad essere il più moderno e il più attuale, il Libro per eccellenza che racchiude la storia passata, presente e futura dell'uomo, di ogni uomo, a qualsiasi gruppo etnico o confessione religiosa appartenga, perché solo nella Parola di Dio può trovare la risposta esauriente e convincente a tutti i suoi problemi.
    Assistiamo oggi a un fervore di studi biblici che ha raggiunto una tale ampiezza e profondità mai conosciuti finora.
    Per questo si sentiva la necessità di un'opera agile, vasta, moderna ed esauriente che passasse in rassegna i valori acquisiti nei secoli e li presentasse, vagliati alla luce delle più recenti scoperte, all'interesse generale.
    È stato questo il motivo che ha guidato la benemerita Elle Di Ci a varare la prima Enciclopedia della Bibbia italiana, riunendo in modo armonioso e utile, ai fini dello studio e dell'apostolato, tutte le diverse forme con le quali sono enunciate le più svariate conoscenze bibliche.
    Per conseguenza l'opera che esce in sei grossi volumi, comprende l'onomastica, la toponimia, la linguistica, la letteratura biblica, come pure la storia, la geografia, l'archeologia per il motivo che queste discipline illustrano e precisano i dati biblici; né si prescinde dalle conoscenze etnografiche e giuridiche e nemmeno dalle scienze naturali, richieste per i libri biblici e, come termine e coronamento di tutti gli sforzi, si dà il massimo rilievo agli studi sul pensiero liturgico, filosofico e teologico delle sacre Scritture, aggiornati alle direttive del Concilio Ecumenico Vaticano II.
    Necessario complemento di questo vasto nomenclatore, sono le questioni attinenti alle vicissitudini del sacro Testo e ai diversi sistemi e scuole di interpretazione. Le carte geografiche, i disegni, le fotografie, le illustrazioni hanno lo scopo di illuminare conoscenze e problemi, e la ragione della loro selezione è stata eminentemente scientifica e pastorale insieme, nonostante le difficoltà che il lavoro implicava.
    L'Enciclopedia uscita in prima edizione in lingua spagnola, è stata completamente riveduta e rinnovata nell'edizione italiana. Essa è l'unica attualmente in commercio e riveste un'altissima importanza, sia per il suo complesso generale, sia per l'impegno e il numero di oltre 300 specialisti e studiosi di 22 nazioni, appartenenti alle tre confessioni: cattolici, protestanti, ebrei, che vi hanno generosamente collaborato offrendo il meglio delle loro ricerche e dei loro studi.
    La presentazione in forma di dizionari, corredati da un ampio indice analitico, la rende un facile strumento di consultazione e di lavoro per quanti sono chiamati a presentare il «messaggio della salvezza» all'uomo moderno che nell'era della tecnica e delle conquiste spaziali sente come non mai il richiamo ai supremi valori dello spirito.
    Sarà soprattutto utilissima agli insegnanti di Religione nelle scuole superiori e a tutti gli uomini di cultura desiderosi di approfondire e risolvere i vari problemi che la lettura della Bibbia suscita, alla luce delle più recenti indagini e scoperte archeologiche, filologiche e scientifiche.
    Non ci rimane pertanto che ringraziare l'Editrice per lo sforzo compiuto e tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di quest'opera eccezionale, augurando alla medesima il miglior successo.
    (a.m.a.)

    I giovani di fronte alla politica

    Vittorio Ghetti, direttore della rivista «Servire» scrive: «Qualcosa di nuovo e di insolito sta succedendo accanto a noi ed in noi»...; si riferisce alla crisi che travaglia nell'attuale momento le ideologie di tutto il mondo, si riferisce al crollo dei miti vecchi e superati, si riferisce allo spirito nuovo che aleggia nei giovani.
    Ai giovani è infatti dedicato il numero 3/68 della Rivista «Servire», ed il discorso – afferma Ghetti – non vuole essere e non può essere programmatico, intende invece costituire uno stimolo ed una presa di coscienza dalla quale scaturiscano posizioni ideologiche ed operative libere e responsabili.
    «Con i giovani e per i giovani constatiamo la frattura, sempre più larga e profonda, tra essi ed i centri del potere politico. Poniamo cioè l'accento sulla crisi, diffusa ed evidente, dello stato di diritto nel quale il cittadino, dopo aver manifestata la sua preferenza per un partito o per un uomo, viene escluso da ogni ulteriore possibilità di intervento e di espressione.
    Indicare l'inadeguatezza del sistema, metterne in luce l'incompatibilità con le esigenze di una società più matura e più responsabile non significa avversare la democrazia ma credere nella sua crescita di fronte a nuove pressanti esigenze».
    (Gioventù Italiana)

    Quanti sono i liceali che si agitano?

    Il 50 per cento degli studenti liceali italiani è stato coinvolto negli ultimi due mesi nei fenomeni di agitazione e di protesta. Dal primo ottobre 1968 si sono avuti 1125 giorni di astensione dalle lezioni. Ciò risulta da un rapporto sull'entità della contestazione scolastica elaborato dalla direzione generale della scuola media secondaria su disposizione del ministro Sullo.
    Sotto l'elencazione rapida delle cifre riguardanti la protesta c'è la spinta studentesca che individua nelle attrezzature scolastiche, nei metodi di insegnamento e nella mancanza di autogoverno i segni più vistosi dell'inadeguatezza delle strutture della scuola italiana. Ma il punto nodale sul quale si continua a polemizzare è il diritto dell'assemblea e implicitamente l'estensione e il significato che a tale diritto si dovrebbe attribuire, una volta riconosciuto. Secondo Maurizio Ferrara, che ha affrontato l'argomento in un editoriale di «Rinascita», tutto il discorso degli studenti sull'assemblea verrebbe concepito da Sullo «in termini chiusi, di "parlamentino" nel quale gli studenti si esercitino al gioco della democrazia formale restando ben chiaro che solo di un gioco deve trattarsi e del quale, per di più, si fa conto che prima o poi gli studenti si stufino».
    Ma un atto di fiducia ed un augurio della funzione non formale delle assemblee studentesche vengono ribaditi dallo stesso Sullo che, sulla «Domenica del Corriere» afferma che le assemblee scolastiche non costituiscono, con certe cautele, un pericolo per la nostra società, né per la scuola. È da augurarsi anzi – afferma – che le assemblee funzionino in maniera tale che i giovani non debbano buttarle via tra qualche anno come un giocattolo. Secondo Sullo, se si riuscirà a fare in un paio d'anni alcune delle cose serie richieste dagli studenti, si vincerà la battaglia della scuola.

    La FIDAE sui giovani nella comunità educativa

    «I giovani e la comunità educativa oggi» è stato l'argomento di studio scelto dalla FIDAE (federazione istituti dipendenti dall'autorità ecclesiastica) per la XXII assemblea generale che si è tenuta a Roma, all'istituto superiore di magistero «Maria assunta» dal 28 al 30 dicembre.
    L'importanza del tema è stata sottolineata da Paolo VI che nell'udienza generale del mattino 28 dicembre si era, tra l'altro, rivolto ai 500 dirigenti e responsabili degli istituti e scuole cattoliche, guidati dal presidente generale padre Bianchini.
    «Nonostante le reali e a noi ben note difficoltà che oggi la scuola cattolica deve superare, aveva detto il Papa, voi avete la possibilità di svolgere una azione preziosissima in mezzo a un terreno fertile, aperto, generoso. Abbiate fiducia nei giovani, aveva proseguito il santo padre. Se ben illuminati e posti di fronte alle proprie responsabilità e ai propri talenti, essi sanno rendere al cento per uno quel seme che oggi gettate nella loro mente avida di sapere, nella loro volontà impaziente di agire e di impegnarsi, nel loro cuore bisognoso di amore, di incoraggiamento, di comprensione».
    Nella prima relazione del pomeriggio, il salesiano don Gianola ha analizzato le cause della contestazione giovanile, mettendola in rapporto con la crisi di crescenza della società, che è crisi di strutture e di istituzioni, di valori e di ideali. Come risposta alle nuove tensioni spirituali, sociali e culturali ha delineato una comunità costituita da educatori, genitori e alunni.
    L'opportunità di distinguere una scuola cattolica nell'ambito di una società pluralistica è stata dimostrata dal prof. Parucci, il quale ha affermato che la scuola cattolica è sempre un arricchimento della comunità nazionale. «Ma pluralismo, egli ha spiegato, non deve intendersi come qualunquismo, presuppone nei singoli e nelle comunità educatrici piena coscienza e responsabilità».
    Il sottosegretario Buzzi ha portato il saluto del governo e ha evidenziato le linee direttive della politica scolastica che oggi è tutta orientata verso la autonomia istituzionale della scuola, la partecipazione e il diritto allo studio. Successivamente sono stati premiati alcuni docenti benemeriti della scuola cattolica: ecclesiastici, religiosi e laici comprese otto religiose: due canossiane, due dorotee, due marcelline e due suore della carità.
    Nei giorni seguenti l'assemblea si è divisa in quattro gruppi di studio per approfondire le relazioni e venire ad alcune conclusioni concrete. Riguardo ai problemi di rinnovamento didattico che sorgono dal problema generale dei giovani d'oggi, come partecipi della comunità scolastica, si è constatata la necessità di opportune profonde revisioni nel ripensamento della stessa attività didattica e precisamente dei valori, dei metodi, dei contenuti e delle strutture che inquadrano questa attività.
    Inoltre il convitto come comunità educativa si dimostra ancora valido, quando viene postulato da ragioni oggettive o contingenti, ma esige una scelta di educatori qualificati, una adeguata organizzazione interna e una maggiore apertura sul mondo esterno.
    Lungamente discusse e alla fine votate dall'assemblea, le conclusioni formeranno oggetto di studio nel corso di quest'anno nelle sedi regionali e locali da parte degli istituti federati.
    (Ancilla Domini)