Proposte di cinedibattiti sul tema «Cinema e contestazione»



    Angelo Schwarz

    (NPG 1969-10-59)

    In uno dei tanti vocabolari della lingua italiana, alla voce contestazione si può leggere più o meno quanto segue: notificare formalmente all'imputato che gli viene attribuito un fatto costituente reato. In effetti, la «contestazione» tra virgolette è nata come una denuncia-condanna di una società che molti, i giovani in generale e gli studenti in particolare, non condividono né nelle sue finalità né nei veicoli o cose che la costruiscono. La contestazione quindi è il momento primo di un discorso rivoluzionario, che contiene già in sé alcune caratteristiche della rivoluzione vera e propria: violenza verbale e fisica; orchestrazione della massa da parte di un gruppo di intellettuali; velleitarismi; proposte tendenti a una democrazia di base, senza che la base esista; manicheismo in cerca di una purezza che riscatti; evasione dalla realtà e soprattutto immaturità generale.
    Parlando di «cinema e contestazione» dovremmo fare una distinzione tra quello che è il problema storico di questi anni in generale e il problema della contestazione cinematografica in particolare. Il secondo fenomeno, in un certo senso, fa parte del primo, in quanto nasce dalla stessa matrice socio-culturale, ma è anche specifico in quanto tende a modificare una realtà particolare, qual è quella del mondo del cinema. Esso nacque in conseguenza dei fatti del maggio francese e si definì meglio sia nella fase contestataria del Festival di Cannes sia nel duplicato «tutto italiano» della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dello stesso anno. La contestazione di Cannes, e ancor più quella di Venezia, più non furono tanto tentativi di rinnovamento di linguaggio e contenuti, ma piuttosto lotte di potere, tendenti, a detta dei contestatari, a fare del cinema commerciale un cinema di intelligenza da proporre alle masse. In altre parole si chiedeva che gli autori detenessero un potere diretto sui loro lavori per mezzo di finanziamenti di stato o consimili da parte dei produttori. Molti critici e spettatori hanno visto gli esempi concreti ed essi bene si possono riassumere in film tipo Partner, Summit o nell'opera prima di un allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia Sul davanzale fioriva una magnolia.
    I film in questione non sono che sproloqui, scopiazzature mal fatte del «divino» Jean Luc, che solo la confusione del discorso contestatario poteva salvare; per lo spettatore normale e non necessariamente sprovveduto non sono che soliloqui, divagazioni caratterizzate da un evidente razzismo intellettuale. Per trovare un discorso veramente nuovo nel mondo del cinema, e questa volta sì chiaramente contestatario di una produzione all'insegna del pressapochismo e del cattivo gusto, non avremmo che da rivedere alcuni film particolarmente significativi della storia del cinema come Entr'acte o A me la libertà di René Clair, film certamente non recentissimi, visto che il primo è datato 1924 e il secondo 1931. Volendo quindi in un programma di cineclub inserire una rassegna dedicata al tema «Cinema e Contestazione», ritengo che si possano raccogliere tutti quei film che non solo per i loro significati, ma anche per la loro forma possano veramente «contestare» una certa realtà cinematografica. Non credo sia il caso di formalizzarsi perché i film in questione escludono alcuni dei più accesi contestatori, magari nostrani, altrimenti anche noi saremmo vittime di una moda perfettamente contestabile.

    PRIMA DELLA RIVOLUZIONE

    Come ho vinto la guerra
    reg. di Richard Lester
    La guerra molte volte è una buffonata, tanto più tragica quanto più la morte è inutile. È dalla guerra che escono gli interrogativi della pace, le frustrazioni che la rivoluzione non riuscirà a superare, perché non sono le cose ma è l'uomo che deve cambiare.

    Lontano dal Vietnam
    reg. di Godard, Resnais, Lelouch, Marker, Varda, Klein, Ivens
    Chi, dopo Guevartt, ripete «uno., due, tre... tanti Vietnam» si chieda se questo è un uomo. Se la rivoluzione è anche sangue e violenza, perché tanti Vietnam?

    LA RIVOLUZIONE

    Marat Sade
    reg. di Peter Brook
    La rivoluzione è fatta dal rivoluzionario e questo lo potrebbe dire anche il cavaliere Lapalisse. Ma che cosa c'è dietro quest'uomo che fa la rivoluzione? Un intellettuale che crede nella perfettibilità del genere umano e che la realizza, se è il caso, attraverso il sangue di una massa... di proletari?

    La cinese
    reg. di Jean-Luc Godard
    Il principio della rivoluzione è di solito l'insofferenza politica dei giovani.

    RIVOLUZIONE IN CRISI

    Uccellacci e uccellini
    reg. di Pier Paolo Pasolini
    Dopo la chiarezza dei giorni rivoluzionari, subentra anche per i puri dell'ideologia la stagione delle piogge: e allora è la crisi. Come conciliare verità che si consideravano assolute con il naturale divenire della realtà?

    La Cina è vicina
    reg. di Marco Bellocchio
    Se la rivoluzione è una realtà di masse, un risultato corale di popolo, questo film ci dimostra quanto la Cina è lontana. Chi sono i rivoluzionari di partiti? Solo borghesi arrivisti con complessi di colpa? O piuttosto tutto il film è il complesso di colpa di un giovane regista borghese?

    DIVAGAZIONI SULLA RIVOLUZIONE

    I cento cavalieri
    reg. di Vittorio Cottafavi
    Dopo tonnellate di film impegnati, può essere piacevole trovare in un film in costume qualcosa di serio sulla rivoluzione. L'uomo è sempre se stesso con gli stessi ideali e gli stessi eroismi. E il più piccolo si deve sempre difendere dall'invadenza del più grande, anche al tempo mitico dei mori in Spagna.

    Tepepa
    reg. di Giulio Petroni
    Questo film è uno dei tanti famigerati western all'italiana. A ben guardare, ci chiediamo se questo Tepepa non sia poi, alla fine dei conti, una delle figure più autentiche di rivoluzionario che il cinema ci ha dato, cinema sovietico incluso. Rivoluzione messicana.

    LA RIVOLUZIONE CULTURALE NON È UNA NOVITA

    Entr'acte
    reg. di René Clair
    1924. Chi crede che il cinema impegnato e di ricerca anche formale sia nato oggi, vada a vedere questo film girato «qualche» anno fa.

    Sciopero
    reg. di S. M. Eisenstein
    Ecco qui l'ultima, vera, grande rivoluzione del ventesimo secolo. Inquadrature e sequenze magistrali ci fanno vedere una rivoluzione bella e pulita, come mai a nessuno capiterà di vedere. Questa è epica, ma in questo caso chiediamoci se questa è tutta la realtà della rivoluzione.

    A me la libertà
    reg. di René Clair
    L'eterna lotta tra l'uomo e la macchina, tra il lavoro in serie moderno e l'esigenza di esistere. Un discorso difficile che non si può risolvere con gli operai che giocano a bocce e le macchine che vanno da sole.