(NPG 1969-04-84)
Paolo Giuseppe Hoffer
Ruolo pastorale della Scuola Cattolica
L.D.C., Torino 1968, pp. 120, L. 750
Il lavoro di P. Giuseppe Hoffer, Superiore Generale dei Marianisti, non vuole affrontare tutto il complesso problema della Scuola Cattolica, ma offrire un motivo di «aggiornamento» alla stessa scuola, dopo il Concilio Vaticano II.
Anzitutto, sulla base dello stesso Concilio, l'autore ribadisce il concetto che l'azione di insegnante «è un apostolato, nel senso proprio della parola, del tutto adatto e nello stesso tempo necessario alla nostra epoca» (Gravissimum educationis).
Soltanto se il sacerdote-insegnante ha la persuasione di esercitare nella scuola una missione di bene, oltre che svolgere una attività sociale, egli sarà indotto a cercare i mezzi per rendere più proficua la sua missione apostolica.
Il libro di P. Hoffer vuol indicare, se pur brevemente, le linee di questa pastorale della scuola.
Per prima cosa «creare nella comunità scolastica una atmosfera animata di spirito evangelico di libertà e carità» (Gravissimum educationis).
Paolo VI, che sente il problema della scuola cattolica come uno dei «doveri» della Chiesa in questo nostro tempo (Messaggio all'Assemblea Generale dell'«Office International de l'Enseignement Catholique», Oss. Rom., 29 maggio 1968), parlando il 31 marzo u.s. agli alunni del Collegio Arici di Brescia, ricordava «la dedizione, lo spirito di sacrificio, il disinteresse personale, con cui – gli insegnanti – esercitavano la loro funzione; erano buoni, credevano alla loro missione, amavano non solo l'Istituto, ma altresì gli alunni; e cercavano di farsi amare...»; e ancora sottolineava il Papa: «Crediamo che questo criterio pedagogico sia ottimo e tuttora valido per ogni scuola, ove il professionismo non soverchi il rapporto umano ch'essa produce» (Oss. Rom., 22 marzo 1968).
Questo «rapporto umano» deve farsi più vivo e attento, quando l'azione scolastica sembra svolgersi su piani di fredda amministrazione: un dare secondo precetti fissi di programmi e di nozioni, un controllare se l'apprendimento è sufficiente o meno, un selezionare secondo il criterio della capacità, intesa solo come conoscenza di quanto insegnato. Allora sì, che il prete-insegnante non si sente a suo agio e vuole disertare la scuola per altre forme di apostolato, ove la pastorale è più aperta al profitto spirituale delle anime.
Ma la scuola cattolica, dice P. Hoffer, deve essere aperta alle realtà del nostro tempo, soprattutto di «questi giovani», i quali desiderano «partecipare» all'andamento della scuola, desiderano «il dialogo» con i propri insegnanti. Allora la scuola deve aprirsi alle più moderne didattiche, deve saper «collaborare» con gli alunni, con le famiglie, con gli altri insegnanti, nell'unico in. tento che l'allievo possa scoprire se stesso, tutte le doti della propria personalità, per potersi inserire con profitto al «suo» posto nella società, senza esserne uno sbandato o ai margini.
Ma esiste ancora un impegno più grande di azione pastorale di apostolato: quella indicata dal documento conciliare: «Orientare l'intera cultura umana verso l'annuncio della salvezza, in modo che la graduale conoscenza che gli alunni ricevono del mondo, della vita e dell'uomo, sia illuminata dalla fede» (Gravissimum educationis).
A questo scopo le pagine centrali del lavoro di P. Hoffer, là soprattutto ove egli indica il modo di dare un senso cristiano ai valori del mondo profano, anzi di incorporarli nel cristianesimo stesso. Lavoro non certo facile, che vuole tutta l'attenta azione del docente, per non forzare quei limiti di libertà, che vanno sempre rispettati anche nei giovani. Ma il risultato sarà tanto più assicurato – spiega l'autore –, se l'educatore sarà «maestro» nel pieno significato della parola: se quanto insegna è «il punto di equilibrio» della sua esistenza (G. Garrone, Fede e pedagogia).
Concludendo, P. Giuseppe Hoffer con questo volumetto vuol aiutare quanti lavorano nella scuola cattolica a rispondere alle attese del Concilio, della Chiesa, del Papa.
Soprattutto si augura che la scuola cattolica non sia tale «perché affianca ai corsi profani un corso più nutrito di istruzione religiosa», ma proprio perché si sforza nella presentazione delle materie profane non solo di rilevarne i valori umani, ma di cogliere in esse i segni di quella Verità che è unica, perché Essa stessa è Dio.
Soltanto se l'allievo della scuola cattolica sarà posto nella condizione di saper operare la sintesi dei valori, onde poter scegliere, in convinta azione libera, il vero dal falso, il retto dal seducente, l'eterno dal fallace, possiamo non solo dire realizzato il fine della nostra scuola, ma sentire la consapevolezza di aver recato un contributo stesso alla nostra società, la quale troverà nella scuola cattolica, quella «scuola che si proponga – in tanto pluralismo di idee e di forme sociali – di infondere nei suoi alunni un'educazione logica e organica, derivata dai principi chiari, forti e sapienti, quali sono quelli del cattolicesimo, asse della tradizione nazionale e sorgente sempre viva di energie intellettuali e morali» (Paolo VI, Discorso all'Assemblea Generale della FIDAE, 30 dic. 1966).
(Ivo Paltrinieri)
Huub Oosterhuis
Tu sei un difficile amico
Cittadella, 1968, pp. 159, L. 800
Contenuto
Si inserisce bene nella collana «Spiritualità del nostro tempo», accanto a pensieri di Evely, Rétif, Albanese, Charles de Foucauld, questo libro un po' insolito e quanto mai suggestivo. Sono poesie e preghiere distribuite nel quadro dell'anno liturgico: molte di esse sono state effettivamente usate nella celebrazione liturgica, come l'Autore afferma a pag. 159 e come appare, per esempio, dall'attualità delle intenzioni di preghiera. I titoli dei capitoletti e le indicazioni per l'uso, quali appaiono dall'indice, risultano più poetici e più ricchi di possibilità di quanto si potrebbe pensare.
Valutazione
Scopriamo con gioia un contenuto profondamente biblico nella sua ispirazione, elaborato secondo una teologia esistenziale, con una sensibilità poetica raramente in difetto. Il grande tema è il dialogo (ricerca-ascolto-domanda) col Dio della creazione e della storia sacra, il Dio inaccessibile che si è rivelato in Gesù Cristo, il Padre che veglia sulla nostra vita di adulti liberi e responsabili nel mondo che ci ha affidato.
Gli aspetti più semplici della nostra vita quotidiana, come i grandi avvenimenti del mondo: la solitudine e la sofferenza, la vita e la morte, l'ingiustizia e l'amore, sono la materia inesausta del colloquio con Dio, del ringraziamento e dell'intercessione, su tutte le lunghezze d'onda. La riforma delle preghiere liturgiche ha tutto l'interesse a guardare da vicino questi tentativi di linguaggio nuovo.
Se il discorso poetico dell'Autore ci entusiasma, la lingua della versione non sempre convince: mancanze di ritmo, inversioni ingiustificate, troncamenti eccessivi (aver, esser, abbiam...), divisioni dei versi difficoltose, scarsa sottolineatura di certe parole chiave, banalità di qualche soluzione. Tuttavia si può dire che la traduzione, nel suo insieme, è leggibile e scorrevole, anche se un po' grigia e non ripensata per una preghiera ad alta voce.
Utilizzazione
Per adulti e giovani maturi, meglio se di una certa cultura. Da valorizzare anzitutto la splendida introduzione, sul senso e l'interiore movimento della preghiera. Un educatore attento saprà facilmente trovare una preghiera adatta ai temi e situazioni e imparare a creare preghiere nuove più vive ma non perciò meno esigenti, collegate con l'annuncio della Parola. L'utilizzazione strettamente liturgica è più problematica: tutto il materiale va bene per celebrazioni di preghiera, mentre nella messa bisognerà limitarsi – al di fuori di alcuni ambienti ben preparati – a tutte o a parte delle intercessioni. Inoltre c'è da augurarsi che qualche poeta o paroliere provi a ripensare almeno gli inni, per offrire ai musici testi meno arcaici e sentimentali, e più «cristiani» in senso pasquale.
(Giuseppe Sobrero)
J. Dankelmann
Cristiani oggi
Marietti, Torino, 1968
2 voll., pp. 230 e 286, L. 1.700 e 2.200
Gli olandesi hanno il dono di «innestare» la religione cristiana nel tessuto vivo delle situazioni più comuni dell'esistenza: il prendere il tram per andare al lavoro al mattino, il sentire la radio, discutere di affari, fare una gita domenicale.
Questa arte dell'innesto è uno dei maggiori pregi di questo libro che è un vero e completo catechismo che alcuni non esitano ad anteporre al catechismo olandese per l'impostazione, l'organicità, gli sviluppi e le prospettive.
L'impostazione è situazionale, cioè considera l'uomo e il gruppo in quanto si mettono in rapporto con la realtà circostante e cercano di darvi un ordine e scoprirvi un senso. Le situazioni in cui viviamo, prese sotto l'obiettivo successivamente, sono sette: i tempi in cui viviamo; la fede nella quale viviamo; il mondo in cui viviamo; l'alleanza in cui viviamo; la infedeltà in cui viviamo; la fedeltà di Dio nella quale viviamo; l'attesa in cui viviamo.
A differenza del catechismo olandese che imposta il discorso sul concetto di via, questo catechismo prende l'impostazione dell'alleanza da cui nascono logicamente i discorsi sull'infedeltà e sulla fedeltà. La scelta è felice perché l'uomo tende sempre di più al dialogo, al rapporto interpersonale che è espressione moderna dell'alleanza ed è inoltre sulla linea della comunione.
L'insieme poi delle «situazioni» identificate è completo e ricco: si parte dai fenomeni dei tempi, dai «segni dei tempi» nelle loro linee generali tentando di definire un atteggiamento al riguardo; segue poi la fede che sorprendentemente è presentata come realtà vissuta, come «situazione», il che è possibile data l'esistenza dei credenti; segue la «situazione» che è il mondo come realtà più profonda della cultura di cui si era parlato prima, il mondo come realtà cosmica; segue come logico sviluppo la «situazione» chiamata alleanza, dove tutto il piano di Dio ed i suoi interventi sono inseriti nella situazione precedente; ed allora logicamente si parla della situazione di peccato (l'infedeltà) della situazione storica e dialogica determinata dalla ripresa per iniziativa divina dopo ogni peccato, il che costituisce anche l'altra situazione: l'attesa di un ordine del reale che sarà definitivo e diverso per stabilità e libertà. Con questo non si riesce a dire la ricchezza del testo: torniamo a sottolineare l'innesto perché in ogni riga del libro ciò che sorprende è la capacità di giungere logicamente alle cose più comuni partendo dai dogmi più astratti apparentemente e viceversa di raggiungere questi stessi dogmi a partire dalla vita. Ne nasce un discorso teologico sul filo della significatività del cristianesimo nella vita, anche se ciò non permette analisi teologiche precise. Il testo è per adulti e di tipo divulgativo, popolare, quindi ben attento a non indulgere ad elucubrazioni scientifiche che sarebbero qui fuori luogo.
Anche l'organicità del discorso, tipograficamente rilevabile per la ricca suddivisione in punti e sottopunti, permette una vera quadratura mentale ed una maturità di rapporto con tutto il reale colto nelle sue dimensioni più vere e comuni e nel suo carattere di «situazione».
La facilità del testo lo rende preziosissimo per giovani, per corsi di teologia a laici, anche se occorrono qua e là integrazioni e sviluppi più fondati su documenti della Chiesa.
(Giancarlo Negri)

