Giuseppe Clementel
(NPG 1969-04-29)
Si parla insistentemente di Pastorale organica, anche per le vocazioni; alle volte con ansietà, altre con impazienza.
L'argomento è affrontato sistematicamente, e non senza polemiche, un po' in tutti gli incontri tra persone impegnate nella Pastorale delle vocazioni.
Questa dovrebbe essere organica, prima di tutto, nel definire il concetto stesso di vocazione; di quella cristiana, che è di tutti; e delle sue specificazioni, corrispondenti alle funzioni essenziali nella Chiesa: il Laicato, il Sacerdozio, la Vita Religiosa, con tutti i riferimenti alla sociologia ed alla psicologia della situazione esistenziale dei giovani d'oggi, nei confronti della Chiesa d'oggi; e dell'avvenire.
Deve essere organica per realizzare un'intesa sui criteri, un coordinamento dei metodi, una collaborazione sistematica, per attuare quelle convergenze, quegli interventi necessari alla azione concertata del Popolo di Dio, secondo i princìpi e gli ordinamenti di ogni azione pastorale.
A che punto siamo, rispetto ai disorientamenti ed alle differenze, denunciati al I Congresso dei Direttori Nazionali dei Centri delle Vocazioni dei Paesi d'Europa, nel dicembre del 1966?
A CHE PUNTO SIAMO?
La risposta a questo interrogativo è stata uno degli interessi di fondo, anche al recente Convegno alla «Domus Pacis» su «il ruolo dei Laici nella Pastorale delle vocazioni»; di quei Laici, cioè, che assieme ai Religiosi, alle Religiose, si sono dichiarati disponibili, sotto la guida della Gerarchia, per una Pastorale organica delle vocazioni.
Tanto più che questa volta, e per la prima volta con una mozione propria, hanno partecipato al Convegno ed al dialogo, quasi una trentina tra i più preparati ed impegnati Delegati Diocesani per le Vocazioni, da tutte la parti d'Italia; per portare la loro adesione e per chiedere alla CEI l'istituzione ed il funzionamento del Centro Nazionale delle Vocazioni.
LA RISPOSTA DI UN VESCOVO
A che punto siamo? Lo ha indicato il Vescovo di Verona, S. E. Mons. Giuseppe Carraro, con la sua personale competenza e con l'autorità di cui è investito, come Presidente della Commissione CEI per il Clero e i Seminari, introducendo i temi di quel Convegno.
La Pastorale – egli ha spiegato – è l'autocostruzione della Chiesa: operazione impossibile senza il «sensus Ecclesiae».
Perciò deve essere una Pastorale comunitaria, senza riserve, preclusioni, accaparramenti. Permangono delle difficoltà. Sarebbe illusorio ritenere che sia una Pastorale semplice. Ma non occorre ampliare ed esasperare le difficoltà. Il Concilio non è passato invano.
È necessario incontrarsi, conoscersi, parlarsi. Sarà un dialogo difficile ancora, perché siamo agli inizi. Ma è necessario arrivare ad un'unità sostanziale di voci e di voti.
È essenziale fare una scelta di alcune linee di fondo.
♦ La prima è il risveglio della coscienza della vocazione battesimale, che diventando adulta può specificarsi in una mirabile varietà di doni e di ministeri. Occorre cioè approfondire l'ecclesiologia della Lumen Gentium. Sarebbe una Pastorale delle vocazioni fittizia ed inconcludente senza questa base.
♦ Un'altra linea è un'azione orientativa, comune, sui giovani e sulle giovani dai 15 ai 18-19 anni – l'età delle scelte definitive –, indicando soluzioni pluralistiche, con un impegno che non sia relativistico, adottando un criterio ed un metodo pedagogico, che sia adatto, rapportato a quell'età.
♦ Un'ultima linea di fondo è una catechesi vocazionale concorde. È necessario un testo di Religione per i giovani, oltre i 17-18 anni, con un capitolo sull'orientamento; ma questo testo non è previsto per ora, tra quelli annunciati per le varie età, da derivare dal catechismo-base. D'altronde, tutti i testi di Religione secondo l'età, devono contenere una catechesi vocazionale essenziale: anche per questo occorre collaborare, intensificare il dialogo, la ricerca dei punti in comune; giungere ad un direttorio della catechesi vocazionale.
Occorre arrivare a mezzi comuni, per una sensibilizzazione della gioventù e degli adulti, degli educatori: senza sfasature.
♦ Avvertiamo senz'altro l'esigenza di concretare queste intese nell'ambito dei Centri della Pastorale delle vocazioni.
Questi hanno strutture essenziali ed ausiliarie.
Le essenziali sono il collegio episcopale, la cui responsabilità e competenza si estendono a tutte le vocazioni; quindi le conferenze episcopali e gli incontri a livello regionale, diocesano ed anche parrocchiale: per intendersi, coordinarsi, collaborare; per procedere uniti, e realizzare quelle strutture ausiliarie per l'incontro, non casuale, ma organico, di tante forze; cominciamo dalla famiglia.
Così Mons. Carraro.
LA RISPOSTA DI UN LAICO
L'intervento di Ugo Sciascia, che i convegnisti hanno salutato con riconoscenza e simpatia, come uno dei Laici oggi più preparati ed appassionati ai problemi dell'orientamento vocazionale – ai convegni e nei
programmi televisivi – ha fatto, quasi come risposta, una sintesi del punto di vista dei Laici.
Ha detto che c'è una situazione e vi sono delle previsioni, che impongono misure eccezionali; quando addirittura la stessa diminuzione di vocazioni sacre non sia essa stessa una manifestazione di un piano di Dio, per spingerci a restaurarci.
♦ Restaurarci nelle strutture e nella catechesi vocazionale.
Oggi infatti l'ordine è dinamico, non statico; e la Chiesa deve muoversi verso la realizzazione di sé come Corpo Mistico, in una umanità che tende alla comunità, alla valorizzazione dell'individuo, come unità.
♦ Occorre dare ai Laici le mansioni ecclesiali proprie dei Laici Inoltre oggi la catechesi deve alimentare il senso della Chiesa e della presenza nella Chiesa dei Laici, da chiamare ad operare in fase ideativa, ancora prima che in fase esecutiva, anche nella Pastorale delle vocazioni.
Come realizzare questa unità di idee, di voci e di voti; fare queste scelte unitarie di alcune linee di fondo; intendersi, coordinarsi, collaborare, in strutture ausiliarie a quelle essenziali, con l'apporto di Laici, accanto ai Religiosi, alle Religiose, ai Sacerdoti Diocesani sotto la guida dei Vescovi?
UNITÀ DI IDEE, DI VOCI E DI VOTI
Rileggo da alcune osservazioni fatte, specialmente ai punti relativi alla Pastorale delle vocazioni, nella prima traccia di «Lineamenti per una Ratio Institutionis Sacerdotalis» di iniziativa della CEI.
Non è una questione di termini, di una Pastorale fatta di parole; ma già anche queste hanno la loro importanza per la chiarezza e la concretezza del dialogo pastorale.
Vocazione
È una parola molto usata, anche perché ha un'amplissima accezione, specialmente nei Documenti Conciliari, che la identificano nella «Comunione con Dio» (G. S., n. 19).
Si parla di vocazione cosmica, umana, cristiana; di un'unica vocazione cristiana, la quale, comunque, comporta alcune specificazioni, per funzioni diverse, in stati di vita diversi.
Le principali funzioni sono: il matrimonio, il sacerdozio, la vita religiosa. La predicazione, la catechesi, la Pastorale delle vocazioni, per quanto unitarie debbano essere, non possono essere generiche e disimpegnarsi dalla necessità di essere anche specifiche.
La presentazione della vocazione, delle vocazioni, nei Documenti ConciIiari, è unitaria, generica e specifica; quasi tutti i Documenti trattano della comune vocazione cristiana alla santità ed all'edificazione del Corpo Mistico; ma alcuni Documenti parlano delle vocazioni specifiche, come Lumen Gentium, Apostolicam Actuositatem, Optatam Totius, Perfectae Caritatis, ecc.
È vero, oggi, la Pastorale delle vocazioni deve impegnarsi, ancora prima che in un servizio specifico, in quest'opera di sensibilizzazione generale su tutto il popolo cristiano: a far comprendere ed accettare la dimensione vocazionale di ogni esistenza; e soprattutto dell'esistenza cristiana (E. de Miscault, La Pastorale des vocations et la Pastorale de la Vocation, in «Vocation», ott. 1968).
Allo stesso tempo, tutto questo non permette di misconoscere ciò che ha di totalmente originale la ricerca di un giovane di fronte alla chiamata di Dio, le esigenze che comporta, l'aiuto spirituale che esige, sia da parte degli educatori Laici, che da parte dei Sacerdoti della comunità cristiana, nella quale il giovane è inserito (M. Delabroye, Vocation, expérience spirituelle du chrétien, C.N.V.. 1968, Paris).
Vocazioni sacre
Per precisare la vocazione sacerdotale ministeriale rispetto a quella laicale ed alla vocazione religiosa, sarebbe meglio, più che le espressioni tradii i (mali e qualche volta convenzionali, come «divina», «di perfezione», «di elezione»..., usare la parola «sacra» – la più adatta, anche su base teologica, per la consacrazione a Dio che comporta –; usata non prima della parola vocazione, perché perderebbe in forza di definizione; ma dopo, proprio perché traduca meglio la specificazione.
Circa l'espressione, che ricorre anche nella Ratio: «la chiamata al Sacerdozio in tutta la sublime bellezza», vorrei osservare che tale chiamata è meglio presentarla, oltre che alla luce della bellezza, che è uno dei valori primari, anche alla luce della verità, della bontà, dell'amore di Dio e delle anime; della storia della salvezza; delle esigenze della Chiesa...
Così si esprimono i Documenti Conciliari.
Con l'unica espressione «vocazioni sacre» si semplifica la catechesi della presentazione generica; si includono le vocazioni religiose, maschili e femminili (per la catechesi delle vocazioni sacre: P. Babin, Il tuo domani, testo e schede, L.D.C., Torino-Leumann).
Vocazioni ecclesiastiche
Sulla base della Lumen Gentium appare un controsenso, un'espressione inesatta, o meno felice, indicare con la parola «ecclesiastiche» soltanto le vocazioni sacerdotali, per distinguerle da quelle laicali e religiose. Infatti, tutte le vocazioni nella Chiesa, e specialmente quelle sacre, sono «ecclesiastiche», cioè hanno la loro funzione e destinazione ecclesiastica (anche per coloro che attribuiscono la parola ecclesiastica alle strutture, la parola ecclesiale alla comunità cristiana: quasi che la vocazione coniugale non appartenga come quella sacerdotale alle strutture del Popolo di Dio); perciò sarebbe più chiaro e coerente con la dottrina conciliare dire: vocazioni sacerdotali, laicali; e religiose – maschili e femminili –: tutte ecclesiastiche, tutte ecclesiali.
Così dovrebbe essere riveduta la nomenclatura delle due Opere per le Vocazioni: «Pontificia Opera Vocazioni, l'una Ecclesiastiche, l'altra Religiose». Sostituendo nella prima la parola «ecclesiastiche» con «sacerdotali», a tutti i livelli, nazionale, regionale e diocesano; o meglio eliminiamo l'una e l'altra specificazione.
Per esempio, nella Diocesi: Centro Diocesano Vocazioni; e Opera Vocazioni (se proprio devono restare l'uno e l'altro o non debbano piuttosto unificarsi, come osserverò in seguito).
Questa unificazione dovrebbe realizzarsi come operazione di base, o di vertice? Comunque concorrerebbe a realizzare l'unità delle idee, delle voci, dei voti.
SCELTA DI LINEE FONDAMENTALI
Una di queste linee fondamentali da scegliere e da definire meglio mi sembra la collocazione della Pastorale delle vocazioni, non rispetto alla Pastorale generale di cui è dimensione necessaria, ma nei confronti delle istituzioni seminaristiche.
La Ratio ad un certo punto spiega come, dopo aver messo in luce le mete e le vie dell'educazione nei Seminari..., si debba vedere il ruolo, che occupa l'Educatore; e più oltre, alla conclusione della trattazione, descrive come deve essere organizzata la Pastorale delle vocazioni, in funzione, appunto, ancora, delle mete dei Seminari.
Ho notato questa disposizione della materia pastorale in fatto di vocazioni in altri documenti, in altri studi.
Non fa però altrettanto il Documento Conciliare fondamentale, l'Optatam Totius, il quale dopo il proemio, al n. 2, affronta l'argomento della corresponsabilità del Popolo di Dio, degli Educatori, delle Famiglie nell'azione pastorale di risveglio, scoperta e coltura delle vocazioni.
Quello della Ratio è un ordine logico, deduttivo: il Sacerdozio, il Seminario, la comunità cristiana organizzata per far affluire adolescenti, con i dovuti requisiti, nei Seminari...
È una impostazione da «cristianità costituita» più che da «cristianesimo in diaspora» (per stare alla distinzione di Cristianesimo e Cristianità del Balducci).
Comunque, l'ordine pastorale, naturale, induttivo – con tutti i migliori autori – indica la vocazione sacra come sviluppo e specificazione della comune vocazione battesimale, cristiana; e perciò richiede che la presentazione della Pastorale delle vocazioni preceda, non segua, la trattazione della pedagogia seminaristica.
Infatti tutta l'analisi della natura della chiamata-risposta, nella vocazione sacra, conduce ad individuare tutta una linea socio-psico-pedagogica e pastorale, che deve portare ciascun uomo a sviluppare il germe iniziale, fino ad orientarsi al destino «propostogli dal suo Creatore» (Populorum Progressio, n. 15).
È l'orientamento vocazionale, dal primo germe... fino alla maturazione, alla decisione, all'autenticazione della Chiesa.
Ma è un orientamento che è assimilato da tutto l'ambiente, e molto presto, nella stessa infanzia; ed è per questo che il Documento Conciliare Optatam Totius al n. 2, e la Lettera Enciclica Sacerdotalis Coelibatus, dal n. 62 in poi, sollecitano che ci si avvalga, nella diagnosi e nella pedagogia degli elementi della vocazione, del contributo delle moderne scienze sociologiche e psicologiche.
♦ Infatti, è un orientamento che incomincia con il «primo seminario», la famiglia; e dopo quella, continua in tutti gli altri ambienti educativi, che la integrano; e d'altronde non è richiesto – teoricamente – che l'azione educativa ed orientativa, iniziata nella famiglia, debba sfociare subito nel Seminario, perché la Institutio Sacerdotalis sia realizzata. Infatti dalla Ratio, per tutto l'arco dell'adolescenza, si chiede una fondamentale pedagogia cristiana, che si sviluppi, a suo tempo e gradualmente, in una pedagogia sacerdotale.
♦ Il Seminario per gli adolescenti – per tutto il periodo degli studi medi, fino ai 18 anni, definito Minore dalla Ratio – di questa azione educativa ed orientativa, di questa coltivazione e sviluppo dei germi vocazionali, fino alla loro maturazione... è certamente, nell'attuale situazione italiana, un «luogo privilegiato», un «tempo forte»; però sarebbe meno coerente, oggi, identificare tutta la Pastorale delle vocazioni, in tutta la sua accezione, come un problema di afflusso, di popolamento, di vita del Seminario.
Ci saranno infatti, in proporzione, sempre più giovani disposti al compromesso psicologico di dichiarare a chi li guida spiritualmente la loro tendenza ad una vocazione sacra; ma sempre meno giovani disposti al compromesso sociologico di appartenere, dai primi anni dell'adolescenza, ad una istituzione seminaristica.
Inoltre, nell'attuale clima socio-psicologico-religioso, altro è indicare agli Educatori di ispirazione cristiana, cui i Documenti Conciliari fanno così esplicito riferimento, le loro responsabilità, compiti, attività per l'orientamento vocazionale, altro è dar loro l'impressione che si voglia strumentalizzare la loro azione in funzione seminaristica.
♦ Se la famiglia è «il primo seminario», la scuola, l'associazione, il gruppo, la comunità giovanile parrocchiale o studentesca od operaia o universitaria... sono altrettanti ambienti, ove un'azione educativa ed orientativa, sviluppata nelle prospettive della fede, molto «verticali» per essere molto «orizzontali», può portare dei giovani alla specificazione vocazionale sacerdotale o religiosa; cioè direttamente al Seminario Maggiore.
Non sono utopie, o ipotesi di lavoro; sono realtà pastorali, che potrebbero moltiplicarsi anche in Italia.
Allo stesso tempo in Italia, in Spagna ed anche in Francia, nella situazione attuale, il Seminario Minore, purché sottoposto ad una profonda revisione di struttura e di ruoli, può essere considerato per tanti adolescenti, l'ambiente più adatto ad accettare e realizzare la propria personale vocazione, sia essa una vocazione sacra, sia, per alcuni o per la maggior parte di essi, una vocazione laicale.
STRUTTURE ESSENZIALI ED AUSILIARIE
Le affermazioni dei Documenti Conciliari Optatam totius, n. 2, Perfectae caritatis, n. 24, Christus Dominus, n. 15... sono esplicite nell'indicare queste strutture, essenziali ed ausiliarie: «Ai Vescovi spetta stimolare il proprio gregge e favorire le vocazioni e curare a questo scopo lo stretto collegamento di tutte le energie, di tutte le iniziative»... perché queste siano condotte avanti con la dovuta prudenza e nell'osservanza delle norme stabilite dalla S. Sede e dall'Ordinario del luogo «... per incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, ed in modo particolare quelle missionarie».
I Vescovi
I Vescovi sentono questa responsabilità; e chiamano a condividerla i Superiori, le Superiore Religiose; e questi, attraverso i loro Segretariati nazionali e regionali per le vocazioni, promuovono convegni di studio ed intese per il coordinamento e la collaborazione su piano diocesano e parrocchiale, con l'adesione delle Associazioni Cattoliche dei Laici.
II Centro Diocesano
Mentre il «collegamento» si concretizza sempre più e si estende a varie diocesi, a varie regioni, e si afferma nella realtà della pratica pastorale, dalla base al vertice – anche in Italia – … diventa sempre più urgente l'organizzazione del Centro Diocesano Vocazioni – senza alcuna altra specificazione –, guidato da un Delegato del Vescovo, assistito da altre persone, sia in fase di elaborazione sia in fase di attuazione dell'azione pastorale; e che possa contare su Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Laici, uomini e donne, specialmente insegnanti, catechisti, dirigenti di istituzioni, associazioni, gruppi giovanili; tutte le persone addette all'apostolato giovanile... purché siano preparate, animate, disponibili. La Ratio indica l'attività, la responsabilità e i compiti, di questi Centri di azione pastorale, ai vari livelli.
I Religiosi
Nelle prospettive di un'azione pastorale sempre più incisiva ed efficace, diventa ancor più necessario chiarire la posizione e le funzioni dei Sacerdoti Religiosi, dei Laici Religiosi e delle Religiose.
Essi non sono o non operano in Diocesi solo per svolgere un'attività che favorisca l'incremento di vocazioni per il proprio Istituto, secondo diritti e doveri, che sono indicati al n. 24 del Documento Conciliare Perfectae caritatis.
Perciò essi possono e debbono svolgere in Diocesi un'attività, in proprio od in collegamento con altri; ma che entri sempre ordinatamente nelle strutture e nei programmi diretti dal Centro Diocesano; evidentemente non come «autorizzati» (una parola che contrasta con i loro diritti e con i loro doveri, e con lo spirito della pastorale organica), ma come «cooptati», in condizione paritaria, nella direzione del Centro, con i loro rappresentanti; nella Diocesi, con la loro attività.
La Ratio, in più parti, indica questo tipo di inserimento dell'attività dei Religiosi e delle Religiose, ai vari livelli, compresa l'attività locale in una Parrocchia.
I Parroci
Spetta ai Parroci, infatti, in collegamento con i Vescovi, come responsabili della comunità cristiana, organizzare l'attività pastorale per le vocazioni – per tutte le vocazioni – nell'ambito della Parrocchia; e perciò definire criteri, metodi; tempi e luoghi; categorie di persone, cui indirizzare l'attenzione e l'impegno pastorale; e con iniziative parrocchiali, e con l'adesione a quelle diocesane, o regionali.
Religiosi e Religiose potrebbero prestare la loro collaborazione con il loro intervento, con conferenze e dibattiti, in riunioni del Clero, di Dirigenti, di Insegnanti, di Genitori; e negli incontri, conferenze, ritiri di orientamento, per tutti, dalla fanciullezza alla gioventù: infatti la Predicazione della Giornata Mondiale Vocazioni (nella II domenica dopo Pasqua) non può che essere un momento.
... in senso unitario
Dovrà essere un'operazione in senso unitario: la catechesi della sensibilizzazione della vocazione cristiana e delle vocazioni sacre nella Chiesa, incominciando dal valore essenziale del sacerdozio secolare; ed allo stesso tempo della vocazione religiosa, proposta come esemplificazione, dal Religioso, dalla Religiosa che parlano alla gioventù; respingendo la tentazione della propaganda, della ricerca e del reclutamento, per rispetto del progetto di Dio, e della libertà di ciascuno.
I.a Ratio, trattando delle strutture, descrive ampiamente la costituzione ed i compiti del Centro Nazionale Vocazioni, riferendosi largamente alla traccia allo studio del CIVER (per i rapporti Vescovi-Religiosi).
Intervenendo al Convegno alla «Domus Pacis» S. E. Mons. Pangrazio, Segretario della CEI, preannunciando la costituzione del Centro, ha raccomandato di saper vedere gli aspetti globali, di saper aderire ai princìpi essenziali; ma a tutti i livelli, e da parte di tutti.
È necessario. Perché, per riprendere la conclusione di Mons. Carraro alla Settimana di Studio di Verona, anche per la Pastorale delle vocazioni «o vivremo assieme, o moriremo assieme!».
Ma né l'istituzione del Sacerdozio Secolare né gli Istituti Religiosi devono morire: né da soli né assieme: ma vivere insieme per la vita della Chiesa.

