I giovani e la fede



    (NPG 1970-04-31)

    II Consiglio Pastorale della diocesi di Brescia ha recentemente stilato un documento sul mondo giovanile odierno, che è stato pubblicato nel numero di giugno 1969 della Rivista Diocesana. Il documento si articola in tre parti:
    • nella prima, si fa un esame del mondo di oggi e della sua incidenza sulla fede dei giovani;
    • nella seconda, si traccia l'abbozzo di una visione completa ed organica della fede, da presentare ai giovani;
    • infine, nella terza parte, si offrono orientamenti più concreti per interventi a livello diocesano.
    Qui riportiamo integralmente le prime due parti, tralasciando la terza che, evidentemente, ha un interesse molto localizzato. Il pregio più evidente del documento forse è non tanto di dire delle cose nuove, ma di raccogliere, in forma autorevole, idee, istanze e anche critiche che da tempo circolano negli ambienti cattolici, ma che raramente hanno trovato accoglienza in documenti ufficiali. Ci pare molto significativo il tono ampiamente ottimista con cui viene affrontato l'argomento «giovani «. Il Consiglio Pastorale di Brescia ha voluto parlare più dei lati positivi, che degli aspetti problematici e dei «pericoli». Indice, questo, di un atteggiamento di effettiva e leale fiducia nei confronti di coloro che domani saranno chiamati a portare avanti il mondo.

    Parte prima
    I GIOVANI D'OGGI E LA FEDE 

    LA CRISI DI FEDE

    I giovani sono l'incarnazione, il pegno di un passaggio, di una novità, da cui è caratterizzato il nostro tempo. Il loro apparato nella società e nella Chiesa è decisivo. Essi peraltro non sempre sfuggono alle caratteristiche del nostro tempo. «Esso è caratterizzato da una crisi di fede quale mai si verificò nel passato. Lo proverebbero sia il corso di gran parte del pensiero moderno, sia una diffusa mentalità che non fa posto alcuno ai valori della fede nelle vicende quotidiane della vita, sia infine l'indifferenza e il crescente abbandono della pratica religiosa. Le interpretazioni della crisi sono numerose e diverse. Non manca, tuttavia, chi preferisce parlare non di crisi, ma di trasformazione, intendendo che l'umanità, anche per la fede, va oggi cercando nuovi equilibri e rinnovata coscienza» [1].
    Questa affermazione dei Vescovi lombardi vale anche per la crisi di fede presente nei giovani d'oggi. In essi infatti è evidente l'attenuarsi e talvolta il venir meno della pratica religiosa e il sorgere di una mentalità critica che investe anche le verità della dottrina cattolica, il magistero della Chiesa, le tradizioni custodite dalla fede popolare. E tuttavia spesso questo rifiuto è sorretto da una sentita esigenza di autenticità e di coerenza, dal bisogno di scoprire e possedere una fede adulta, cosciente, impegnativa. Noi pensiamo che i giovani d'oggi per lo più non respingano la fede in se stessa, ma certe deformazioni di essa: cioè la fede che non è frutto di scelta personale, ma puramente patrimonio ereditario; la fede che si riduce a devozione, a sentimentalismo, a moralismo; la fede che chiude l'anima in se stessa, nell'egoistica ricerca di una salvezza puramente individuale, e non spinge al servizio degli altri, all'amore degli uomini e delle cose.

    ALCUNE CARATTERISTICHE DEL NOSTRO TEMPO

    Volendo sommariamente considerare le possibili cause del fenomeno che ci interessa e le sue più comuni manifestazioni, dobbiamo innanzitutto richiamare alcune caratteristiche del nostro tempo che maggiormente hanno incidenza su di esso: il processo cosiddetto di secolarizzazione, il pluralismo ideologico, la crisi dei concetti di verità e di autorità, la mentalità tecnico-scientifica, le condizioni di benessere economico, il rapido fenomeno di industrializzazione, di inurbamento e di mobilità sociale,
    il tramonto dell'autoritarismo in campo sociale e familiare; la diffusa esaltazione edonistica, per dire solo degli aspetti più salienti, molti dei quali in sé positivi, ma che tuttavia rendono più ardua la crescita dei giovani nella fede.

    CONDIZIONI AMBIENTALI

    Uno sguardo alle condizioni ambientali nelle quali generalmente vengono a trovarsi i giovani d'oggi, ci pone davanti a realtà che vanno attentamente meditate.
    La famiglia, la parrocchia, le associazioni giovanili, la scuola, il mondo del lavoro, i mezzi di comunicazione sociale e di impiego del tempo libero, sono altrettanti campi di esperienza nei quali, intenzionalmente e non, la fede dei giovani viene favorita o minacciata, rafforzata o corrosa.

    La famiglia

    In una parte sensibile della gioventù si nota un atteggiamento di costruttivo approfondimento della tematica familiare. Si va delineando fra i giovani un modo di pensare la famiglia diverso da quello tradizionale cosiddetto borghese e patriarcale. In particolare acquistano rilievo:
    – i concetti della libertà della scelta del coniuge;
    – di una più esatta valutazione del concetto di una equilibrata e serena sessualità umana;
    – di famiglia intesa come comunità d'amore e di totale reciproca integrazione;
    – di fecondità responsabile;
    – di parità di diritti e di doveri e-di valore dei due individui di sesso diverso, di rivalutazione della spiritualità coniugale;
    – di necessità di una conveniente preparazione alla famiglia.
    Si nota per altro una certa tendenza a mantenere tutto ciò sul piano prevalentemente naturalistico.
    Così pure si manifesta la tendenza a concepire i rapporti tra i fidanzati od i coniugi prevalentemente sul piano individualistico personale o di coppia, mentre vengono talvolta misconosciuti i legami che l'individuo e la coppia hanno con il resto della società.
    Si possono inoltre fare le seguenti considerazioni:

    • Risultano anticipate notevolmente rispetto al passato, le diverse fasi e i diversi tempi nei quali ai giovani si pone il problema della sessualità. Pertanto risulta una situazione in cui è come se l'adolescenza iniziasse anticipatamente. A tale precocità non risulta per altro fare sempre riscontro una corrispondente precocità psicologica, culturale e morale; ne derivano evidenti squilibri. Inoltre si nota che l'età in cui si contrae il matrimonio tende generalmente ad essere anticipata rispetto al passato.

    • D'altra parte la famiglia non esercita più sulla religiosità dei figli, la rilevante influenza di un tempo. Si è attenuato e in certi casi è scomparso il tradizionale fervore di vita religiosa (preghiera in comune, abbandono alla Provvidenza divina, ecc.); la fede professata dai genitori, anche quando è sincera, non rappresenta più, spesso, per i giovani d'oggi un valido «modello», possedendo solo raramente quelle caratteristiche di autenticità che metteremo in evidenza nella seconda parte. Del resto, le difficoltà di dialogo fra genitori e figli, fra anziani e giovani, che oggi si manifestano con particolare acutezza ovunque, non possono non ripercuotersi, aumentando di intensità, in una sfera così delicata come quella della fede religiosa. Ad esempio l'autoritarismo e il lassismo che sono due difetti sempre gravi nell'azione educativa della famiglia, sono particolarmente nocivi alla promozione della fede nei figli.

    La parrocchia

    C'è ancora un largo settore dei giovani ai quali la parrocchia interessa, e dai quali la parrocchia è sentita, sia pure a livelli diversi che vanno dal fatto che vi si abita, al sentire una personale responsabilità. Manca, però, nella maggior parte dei casi la comprensione integrale della parrocchia: per lo più è vista come ripartizione amministrativa della Chiesa, come distributrice di sacramenti, come conforto e guida. E una visione piuttosto esteriore. Sono pochi i giovani che avvertono la realtà della parrocchia come comunione con Dio e con i fratelli uniti nel corpo mistico di Cristo. Elevato tuttavia è il numero dei giovani che affermano di sentirsi responsabili della parrocchia (anche quando non ne hanno una comprensione approfondita) e che desiderano che tale corresponsabilità sia effettivamente riconosciuta non solo a livello dottrinale conciliare ma a livello di vita concreta parrocchiale.
    Elevato talvolta è l'interesse per l'istruzione religiosa, sia pure, anche qui, a livelli diversi, che vanno da un interesse vagamente sentito (anche se poi trascurato) a un autentico bisogno e desiderio di più approfondita istruzione religiosa. E sono i più quelli che desiderano un'istruzione approfondita.
    La partecipazione dei giovani all'istruzione religiosa è caratterizzata
    da forte spirito critico: essi condannano inesorabilmente e rifiutano una istruzione che sia insufficiente sia per quanto riguarda i contenuti che i metodi.
    I rilievi negativi più frequenti a proposito della parrocchia sono i seguenti:
    – assenza di apertura (agli altri, ai nuovi problemi del mondo d'oggi);
    – tradizionalismo;
    – assenza del dialogo, strumentalizzazione del Vangelo ai fini politici;
    – incapacità di affrontare i problemi concreti della vita;
    – eccessiva simpatia per i «benestanti»;
    – autoritarismo del parroco.

    L'associazionismo giovanile

    Anche le associazioni giovanili cattoliche (GIAC, GF, Oratori, Circoli giovanili, Conferenze di S. Vincenzo, ecc.) sono in una fase di profonda trasformazione, data la tendenza dei giovani del nostro tempo a dar vita a piccole comunità non regolate da strutture rigide e sottratte all'ipoteca degli adulti. Non ci troviamo, in genere, di fronte a un rifiuto totale dell'associazionismo, ma alla ricerca di nuove forme di vita comunitaria più rispondenti alla psicologia della gioventù d'oggi. È un voler stare insieme che, per la verità, sembra talvolta esaurirsi in se stesso per mancanza di chiare tensioni ideali, ma che tuttavia rappresenta un dato fondamentale della nuova condizione giovanile e non può essere eluso
    in sede educativa [2].
    Possiamo d'altra parte annotare alcune deficienze delle associazioni cattoliche in genere quali:
    • risulta scarso l'impegno dei laici nel sentirsi parte viva ed attiva della Chiesa (anche a causa di un certo atteggiamento di sfiducia di taluni sacerdoti nei riguardi dei laici);
    • tendenza dei laici e del clero a formare circoli chiusi estraniandosi dalla massa dei giovani, nella quale si tende ad agire «per» gli altri e non «con» gli altri. Ne consegue, ciò che si può costatare anche nella diocesi di Brescia, che «gli altri» rifiutano o ignorano la Chiesa stessa;
    • presentazione della fede in chiave tendenzialmente pessimistica e della morale in chiave prevalentemente negativa;
    • scarso uso nella pastorale dei giovani delle moderne tecniche di comunicazione (tecniche di relazione, tecniche motivazionali, lavoro di gruppo, dinamica di gruppo, personalizzazione).

    La scuola

    La scuola, a sua volta, è travagliata da una crisi profonda e complessa, che ne investe le strutture, i metodi didattici ed educativi, i contenuti programmatici. I giovani la trovano lontana dai loro più acuti problemi, estranea alla loro esperienza, incapace di dare una risposta alle loro inquietudini. In tale contesto, anche la dimensione religiosa della personalità giovanile resta emarginata, mentre si apre la strada al relativismo morale, all'agnosticismo, all'ateismo.

    • Esiste, è vero, la possibilità di portare agli studenti, anche nelle scuole statali, la Parola di Dio e il messaggio della Chiesa, mediante l'insegnamento della religione. Ed in realtà è questa una forma di catechesi giovanile che ha grande importanza e che può costituire per molti un'occasione unica di incontro con la verità cristiana.
    Dobbiamo tuttavia riconoscere che non sempre l'insegnamento della religione nelle scuole è preparato e condotto con la dovuta serietà, con il necessario impegno, con il metodo più opportuno; non sempre l'insegnante di religione cerca di avviare e coltivare con gli studenti un dialogo sereno e fiducioso, che possa prolungarsi, approfondendosi, anche fuori della scuola.

    • E dobbiamo anche osservare che la presenza dei gruppi organizzati di studenti e insegnanti cattolici nella scuola, specie in questo momento di acute tensioni, si rivela piuttosto scarsa e incerta, come pure ci sembra che manchi un loro deciso impegno a impostare e sperimentare su nuove
    basi il dialogo tra le diverse componenti della realtà scolastica comunitaria.

    • I giovani studenti peraltro sentono oggi molto intensamente il bisogno di vita comunitaria.
    In particolare si nota la tendenza a lavorare insieme – maschi e femmine – a parità di impegno e di responsabilità.
    Sono questi elementi positivi, dai quali il discorso di una comunità di vita di fede potrebbe essere impostato o almeno avviato, portando nella comunità scolastica l'animazione cristiana, pur nel pluralismo ideologico, (che del resto non è solo della scuola).

    Il lavoro

    Nel mondo del lavoro è a tutti nota da tempo l'esistenza di condizioni ambientali che creano ostacoli, talvolta apparentemente insormontabili, non solo alla crescita della fede, ma alla sua sopravvivenza. I giovani vi respirano, fin dal periodo di apprendistato, idee, schemi di giudizio, stati d'animo, abitudini morali che mettono alla prova le loro convinzioni religiose, generalmente ancora fragili e non possedute criticamente. Situazione fortemente aggravata dall'atteggiamento, sovente inadeguato nei compagni dei lavoratori, dei sacerdoti o laici «impegnati» i quali dimostrano troppo scarsa comprensione e stima verso gli operai, i conta dini, riservando, perlomeno apparentemente, altri tipi di rapporti nei confronti delle classi privilegiate. D'altra parte la spiritualità del giovane, che si accinge ad entrare nelle leve del lavoro, è talvolta ancora quella dei nostri padri e dei nostri nonni. Impostata su una netta separazione fra il «momento» religioso e quello profano, viene misurata pressoché unicamente dal numero delle pratiche religiose e della morale «esterna». La parabola dei talenti, intesa come valorizzazione delle proprie capacità a vantaggio della società è, nella pratica, ignorata. La presa di coscienza del valore religioso degli atti «profani» della vita non è sufficientemente compresa e pertanto il giovane si avvia al lavoro con una carica religiosa ed un entusiasmo generalmente modesti.
    La stessa condizione operaia, tendente al concreto e al particolare, all'intuizione più che all'analisi dei fatti e delle idee, può rendere difficile al giovane la difesa della propria fede al di là dei singoli episodi che a lui sembrano dimostrarne l'inutilità o l'infondatezza.
    Viene a crearsi in tal modo quella frattura, o quella «artificiosa opposizione» [3] tra la fede religiosa e la presenza attiva nel mondo del lavoro che purtroppo è oggi assai frequente e che si deve cercare urgentemente di ricomporre, ricordando che la condizione operaia, per la sua concretezza, per la sua tendenza solidaristica, per la continua incertezza della propria situazione, può essere perfettamente recepita dal messaggio evangelico.

    Il tempo libero

    Vi sono poi le varie forme di impiego del tempo libero, che nell'ora presente hanno raggiunto tale diffusione e potere di attrazione da porsi tra i fattori che esercitano la maggior influenza sui costumi e le credenze degli uomini d'oggi. In questo campo appare a tutti molto evidente l'affermarsi di una mentalità di evasione, che può risultare nociva alla salvaguardia dell'autentico spirito cristiano; in modo speciale risulta minacciato il rispetto della morale sessuale, a causa dell'esaltazione erotica prodotta soprattutto dagli spettacoli, dalle riviste illustrate, e dalla narrativa contemporanea. Fenomeno aggravato dalla sostanziale impreparazione della famiglia, della parrocchia, della scuola a svolgere un vero ruolo educativo per ottenere nei giovani il crescere equilibrato di una sessualità veramente umana.
    Ciononostante siamo convinti che il tempo libero rappresenta un'occasione preziosa di elevazione culturale, morale, sociale e religiosa, ed i giovani, se ben orientati, possono giungere ad una positiva, benefica fruizione di esso. I giovani d'oggi, sentono il bisogno di apprendere dalla società vaste esperienze in molte e diverse direzioni per avere non uno ma molti gradi di libertà che gli consentono molteplici possibilità di comportamento.

    • Il tempo libero diventa quindi per i giovani un momento essenziale per affermare questa ricerca di autonomia, attraverso una scelta personale di impegno, dopo aver adempiuto ai propri obblighi e alle necessità più immediate della vita. E si può senz'altro affermare che accedere ad una civiltà del tempo libero significa accedere a nuove possibilità di dispiegare le proprie libertà. Necessita, dunque, un impegno comune delle famiglie, degli enti pubblici, degli operatori culturali, dei responsabili dello sport, del turismo, dello spettacolo, inteso a promuovere forme di impiego del tempo libero che rispondano alle esigenze profonde della personalità giovanile in via di maturazione. Solo così potranno trovare una positiva utilizzazione le energie vitali resesi disponibili dal cessare od affievolirsi della lotta per l'esistenza quotidiana.

    CRISI DI CRESCENZA

    In sintesi, e concludendo queste rapide annotazioni d'ordine descrittivo, ci sembra di poter affermare che la crisi di fede nei giovani è piuttosto una crisi di crescenza, che se presenta qualche aspetto preoccupante ed indicativo di qualche regresso, contiene tuttavia anche spinte positive verso il raggiungimento di una fede religiosa più matura e solida di quella tradizionale. Si può infatti frequentemente notare come i giovani siano pronti a seguire anche oggi le orme di Cristo quando il Vangelo viene loro presentato nella sua sconvolgente autenticità e quando riescono a scoprire la Chiesa come la vera comunità dei figli di Dio, adunati nell'amore per realizzare nei secoli la salvezza alla quale tutti siamo chiamati (vedansi a tal proposito ad esempio le applicazioni pratiche dei «Campi Emmaus», delle spedizioni del Mato Grosso ed in Kiremba, e le nuove esperienze comunitarie quali «Viva la gente» ecc. ecc.).

    Parte seconda
    LA CHIESA E LA PROMOZIONE DELLA FEDE NEI GIOVANI

    LA CHIESA È UNA REALTÀ DINAMICA

    C'è chi afferma che la Chiesa non ha più nulla da dire all'umanità e, particolarmente, non ha nulla da dire ai giovani del nostro tempo, essendo ormai tagliata fuori dalla storia, chiusa entro i rigidi schemi della sua plurisecolare tradizione, incapace di muoversi secondo i dinamismi propri della nostra epoca. Qualcuno è giunto a parlare di «età post-cristiana», volendo intendere il definitivo superamento e forse anche la totale liquidazione dell'esperienza cristiana. Sono affermazioni, queste, possibili solo in chi concepisce la Chiesa come una realtà statica ed uniforme, prigioniera di un tipo di civiltà. Mentre noi sappiamo che essa è inviata a tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni nazione, ed ha il dovere «di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto» [4].

    CRISTO, L'UOMO NUOVO

    Anche ai giovani dell'epoca presente la Chiesa ha un messaggio da offrire. E questo messaggio è Cristo, l'uomo nuovo, «il punto focale dei desideri della storia e della civiltà» [5]. Cristo è perennemente giovane, è contemporaneo ad ogni uomo in qualunque momento della storia, è messaggio vivente di salvezza per tutte le generazioni.
    Una solida educazione dei giovani alla fede trova il proprio fondamento in questa certezza e pertanto si propone, prima d'ogni altra cosa, di far incontrare i giovani con Cristo, far loro scoprire la giovinezza perenne della sua parola e della sua testimonianza; far nascere in loro l'amicizia con il Risorto, in modo che sappiano centrare la loro vita nel mistero pasquale. Si tratta, cioè, di offrire non «qualcosa» da credere, ma «qualcuno» in cui credere. Si tratta di proporre una fede viva e personale, centrata sulla persona del Dio vivente.

    LA CHIESA È UNA COMUNIONE

    Allora anche la Chiesa potrà essere dai giovani creduta ed amata. Essi dovranno essere aiutati a scoprirla come continuatrice dell'opera di Cristo fino alla consumazione dei secoli, come comunità di tutti coloro che nello stesso battesimo, hanno incontrato Cristo ed hanno stabilito un'amicizia con lui. Noi sappiamo quanto molti giovani cattolici d'oggi insistano perché la Chiesa si presenti sempre più come «Popolo di Dio», ponendo in risalto i legami di comunione fraterna che uniscono i suoi membri prima che i rapporti di subordinazione gerarchica. Essi domandano anche che la Chiesa si realizzi sempre meglio come «Chiesa dei poveri», non essendo costituita «per cercare la gloria della terra, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione» [6]. Sono aspirazioni pienamente legittime, in linea con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, che vanno incoraggiate e inquadrate nel contesto di una sempre più matura coscienza ecclesiale.

    LA FEDE È UNA SCELTA RADICALE

    L'incontro con Cristo e con la Chiesa farà sì che la fede, seppure gradualmente e faticosamente, assuma la sua più vera fisionomia, i suoi più autentici connotati. «Di fronte alla realtà che lo circonda, alla personale rivelazione di Dio, avvenuta mediante gesti e parole, culminante in Cristo e vivente oggi nella Chiesa, nella esperienza del proprio divenire interiore aperto al vero, al bene, alla felicità, sotto la misteriosa azione dello Spirito santo, l'uomo è chiamato a mettersi in ascolto e a prendere più chiara coscienza di ciò che lo circonda, del proprio vivere e destino. S'incontra così con il primo interlocutore della sua esistenza, si decide, s'impegna davanti a lui, con lui» [7].
    La fede non è atto soltanto intellettuale: è una scelta radicale, una opzione di fondo che investe l'intera personalità. Nulla vi è di più personale della fede: essa si sottrae a qualsiasi costrizione esterna. Nasce unicamente nella libertà e nella intimità delle coscienze. Ricordino gli educatori dei giovani che è assai nocivo, oltre che inutile, tentare di forzare il sorgere e lo svilupparsi della fede con interventi che soffochino, anziché alimentare, la libera e responsabile scelta della coscienza.

    DIMENSIONE ECCLESIALE DELLA FEDE

    Se la fede è un atto personale, tuttavia non è un atto privato, ma possiede un'intrinseca dimensione comunitaria. La fede del cristiano è sempre di natura ecclesiale, non solo perché trova conferma nella fede della Chiesa, ma anche perché si realizza nella carità. Non crede in Dio chi non lo ama. Non ama Dio chi non ama il proprio fratello.
    Sappiamo come i giovani sono particolarmente sensibili a questo vincolo di coerenza tra fede e impegno di amore, di servizio agli uomini, di promozione dei valori fondamentali su cui si basa la convivenza umana: la pace, la giustizia, l'uguaglianza, la solidarietà universale, ecc. Il giovane respinge la proposta di una fede individualistica ed estranea tanto ai problemi del mondo, quanto a quelli della comunità ecclesiale, mentre abbraccia la fede che implica necessariamente la lotta contro la miseria, contro tutte le ingiustizie, contro la guerra, la lotta per far migliorare le condizioni di vita dell'umanità e portare l'uomo ad «avere» di più per «essere» di più; abbraccia la fede che impone l'impegno missionario per l'evangelizzazione degli uomini e per la crescita di tutta la Chiesa nell'amore di Cristo. In questa prospettiva si scorge anche lo stretto legame tra l'adesione del giovane alla fede cristiana e il suo impegno nell'apostolato. Come afferma il decreto conciliare sull'apostolato dei laici, i giovani «col maturare della coscienza della propria personalità, spinti dall'ardore della vita e dalla loro esuberanza, assumono le proprie responsabilità, e desiderano prendere il loro posto nella vita sociale e culturale: zelo questo che, se è impregnato dello Spirito di Cristo e animato da obbedienza ed amore verso i Pastori della Chiesa, fa sperare abbondantissimi frutti. Essi debbono divenire i primi ed immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi l'apostolato fra di loro, tenendo conto dell'ambiente sociale in cui vivono» [8].
    Sarebbe male impostata e oltretutto condannata alla sterilità un'educazione alla fede che non stimolasse una sempre più intensa e consapevole partecipazione del giovane all'apostolato della Chiesa, sia individualmente che comunitariamente.

    FEDE ED EUCARISTIA

    L'esigenza, radicata profondamente nei giovani che hanno incontrato Cristo e la Chiesa, di dare un respiro comunitario alla loro fede, trova la risposta più completa nella liturgia e particolarmente nella celebrazione
    dell'Eucaristia. È infatti soprattutto nella Messa che viene rappresentala ed effettuata l'unità del popolo di Dio. Non si partecipa all'assemblea eucaristica se non si è disponibili ai vincoli di carità con gli altri; vincoli che sono rafforzati e purificati dalla partecipazione stessa.

    CONCLUSIONE

    La Chiesa, dunque, per la sua propria natura e per la ricchezza del suo messaggio, sebbene non sia mai esente da colpe e debolezze, è in grado di dare una risposta ai problemi più profondi dei giovani e di offrire loro un'esperienza religiosa appagante sotto tutti gli aspetti: perché fondata sulla libera adesione personale, aperta ai rapporti comunitari, dinamizzatrice e non soffocatrice dell'impegno nella realtà temporale, in armonia con tutti i valori autenticamente umani. D'altra parte la Chiesa aspetta dai giovani il loro specifico apporto di coraggiosa aderenza agli ideali, di schiettezza e sincerità, di capacità di critica, di aggiornato consiglio e di sano ottimismo, onde risolvere insieme con essi gli innumerevoli problemi che le si pongono.

    NOTE

    [1] La nostra fede, Lettera Pastorale dell'Episcopato lombardo per la Quaresima 1968, n. 4.
    [2] Cfr. PIERRE BABIN, Opzioni, ed. LDC, Torino-Leumann, pp. 99ss.
    [3] GIOVANNI XXIII, Mater et magistra, IV, 15.
    [4] Gaudium et spes, n. 4.
    [5] PAOLO vi, Allocuzione del 3 febbraio 1965. 1968, n. 23.
    [6] Gaudium et spes, n. 8.
    [7] La nostra fede, Lettera Pastorale dell'Episcopato lombardo per la Quaresima 1968, n. 23.
    [8] Apostolicam actuositatem, n. 12.