Messe per gruppi particolari



    Ferdinando Dell'Oro

    (NPG 1970-03-48)

    Questi appunti per la preparazione della celebrazione nella linea della «Institutio Generalis Missalis Romani» dànno una risposta ad un problema scottante: come e fino a che punto è possibile «costruirsi» la messa, nei gruppi giovanili? Nello spirito del nuovo «Ordo», la risposta è ancora molto dialogica.

    PREMESSA

    Per gruppi particolari qui intendiamo gruppi giovanili (con un numero ristretto di partecipanti), i quali – per tale configurazione – dovrebbero presentarsi come gruppi abbastanza omogenei (per cultura, formazione ed espressione di vita associativa e di vita di fede). In occasione di esercizi spirituali o di un breve ritiro (come, ad esempio, per una Revisione di Vita) o anche di giornate di studio a carattere formativo o di animazione cristiana, questi gruppi sono soliti porre al centro della loro giornata la celebrazione dell'Eucaristia.
    Tale celebrazione è parte integrante della giornata organizzata in un certo modo, sovente guidata da un tema-chiave che dovrebbe (o vorrebbe) trovare poi la sua piena espressione di santificazione e di culto nella celebrazione comunitaria della Messa o Cena del Signore. In altre parole: la giornata del gruppo domanda (o propone) alla celebrazione medesima un tema che il più delle volte è al di fuori del giorno o del tempo liturgico scandito dal calendario della Chiesa, sia locale che universale. Per esprimersi come celebrazione, il tema dovrebbe guidare o strutturarsi in un formulario di Messa che, mediante i suoi elementi costitutivi (letture, orazioni, canti), caratterizzerebbe l'azione sacra nella linea del tema. A sua volta, il gruppo che si colloca su questa modalità, nella celebrazione dell'Eucaristia è (o sembra) portato a sottolineare (oppure a riscoprire) con forme, per così dire, giovanili la dimensione «conviviale» della Messa «Cena del Signore – Convito pasquale», riducendola soprattutto (non intenzionalmente, forse) ad un «convito fraterno» nel quale l'accento viene posto sul «gruppo» che si raduna attorno ad una «mensa» per creare e approfondire quella «fraternità» che ci viene dal fatto di nutrirci dello stesso Cristo. Questa «fraternità» viene così a costituire per il gruppo il momento culminante e la forma piena che rende possibile a chi partecipa l'entrare in sintonia con il «tema» della Messa mediante una certa qual compartecipazione. A che livello, con quale incidenza nella vita pratica di ciascuno, in che rapporto con il sacrificio della Chiesa nel quale essa offre Cristo Signore e con lui si offre, non è facile a dirlo: entriamo cioè nella problematica delle Messe «a tema», che, specialmente negli ambienti giovanili, oggi si manifestano come una esigenza e trovano una certa sperimentazione (non esente da una certa impreparazione e faciloneria).
    Questa riflessione mette in luce un problema che esula da quello del tema che ci è stato proposto: il problema però esiste, è oggetto di attenta riflessione e discussione da parte di molti (vedere, ad esempio, Rivista liturgica 56, 1969, pp. 368-388); è sufficiente questo accenno.

    ASSEMBLEE, CELEBRAZIONI E GRUPPI PARTICOLARI

    Una seconda riflessione. Per questi singoli «gruppi particolari», anche se diversamente configurati, quando si radunano insieme, «sotto la presidenza del sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore», «per quanto riguarda la riunione locale della santa Chiesa» – anche se qui manifestata in un modo sui generis – «vale la promessa di Cristo:
    "Là dove si trovano due o tre radunati nel mio nome, io mi trovo in mezzo a loro" (Mt 18,20)» (IG 7). Nella celebrazione della Messa questi gruppi giovanili – ciascuno nella sua configurazione – formano «la gente santa, il popolo di acquisto e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio e offrire la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui, offrendo se stessi» (IG 62). Perciò si può legittimamente dire che, in rapporto alla celebrazione, essi costituiscono assemblea, anche se questa non manifesta pienamente l'azione «del popolo di Dio gerarchicamente ordinato» (IG 1) nella «diversità di ordine e di compiti» (IG 58). Forse è per questa sua struttura e manifestazione sui generis che i gruppi particolari non sono stati presi in considerazione nel capitolo IV della Institutio Generalis Missalis Romani (IG), dove ai numeri 74-76 vengono descritti tre tipi di assemblee alle quali corrispondono tre forme di celebrazione, praticamente riducibili a due: «Messa con il popolo» e «Messa senza il popolo». Ne consegue che i «gruppi particolari», qualunque sia la loro configurazione, la circostanza che li riunisce per la sacra azione e il loro livello di fede, nel fare la Cena del Signore, cioè la Messa, essi dovranno situarsi nella forma celebrativa di «Messa con il popolo» secondo le modalità della «forma tipica» descritta nello stesso capitolo IV della Institutio. Questa forma tipica però è stata disposta in correlazione alle esigenze di un'assemblea che «ha una struttura organica e gerarchica, che si esprime nei vari compiti o ministeri e nel diverso comportamento secondo le singole parti della celebrazione» (IG 252).
    La struttura dei gruppi particolari invece non si configura pienamente a queste assemblee – nei tre tipi presi in considerazione dalla Institutio – per cui il rapporto di interdipendenza tra detti gruppi e questa forma di celebrazione (Messa con il popolo) talora viene a mancare del giusto equilibrio e della sua vera espressione.
    Si pone allora il problema del rapporto tra assemblea ( = gruppi particolari) e celebrazione ( = Messa con il, popolo). Fino a quale punto i gruppi particolari possono condizionare la forma di celebrazione e questa, a sua volta, è in grado di adattarsi alle esigenze e alle possibilità dei singoli gruppi? «Anche se ci troviamo, in pratica, di fronte ad un unico Ordo Missae – osserva giustamente P. Falsini – al suo interno sono ammesse e proposte diverse modalità di celebrazione che ci portano ad un pluralismo, dettato non dalla generosità del legislatore, ma dalla realtà dei nessi e dei ministeri dell'assemblea. Ciò non significa che sia facile precisare i confini e determinare con esattezza il margine consentito» (cfr. Rivista Liturgica 57, 1970, p. 122). Ma quali «ministeri» (e in che misura, in quale forma) potrà pienamente esercitare un'assemblea costituita da un «gruppo particolare»?
    Alcune osservazioni possono aiutare a verificare la convergenza concreta tra assemblea ( = gruppi particolari) e celebrazione; queste si possono leggere con frutto – soprattutto le riflessioni sulle «celebrazioni per gruppi» – nella citata rivista, al titolo Diversità di assemblee e forme di celebrazione.

    PARTECIPAZIONE ATTIVA, PIENA E CONSAPEVOLE

    Nella linea delle riflessioni per cogliere la natura e le caratteristiche dei «gruppi particolari» diversamente configurati, un elemento determinante è dato dal livello e dalla forma di partecipazione alla celebrazione medesima. Anzi, tale partecipazione – sul piano pastorale – dovrebbe portare i gruppi particolari a quella maturazione di fede e di impegno di vita cristiana che li rende poi capaci di inserirsi vitalmente in assemblee più numerose – come, ad esempio, un'assemblea domenicale di una parrocchia – ed essere in rapporto a tale assemblea una forza di coesione e di animazione. La preoccupazione pastorale di portare i fedeli a un'attiva, piena e consapevole partecipazione alla Messa (cfr. SC 14; IG 2) è alla base delle forme di celebrazione proposte dalla Chiesa e delle possibilità di scelta delle parti della Messa.
    Richiamiamo, in breve, alcuni princìpi pastorali.

    • Affinché i ministri e i fedeli, «partecipandovi ciascuno secondo la propria condizione», possano trarre dalla celebrazione dell'Eucaristia «abbondanza di quei frutti, per il conseguimento dei quali Cristo Signore ha istituito il sacrificio eucaristico» (IG 2), è necessario che tutta la celebrazione – «tenuto conto della natura e delle altre caratteristiche di ogni assemblea» – sia ordinata in modo da portare a quella consapevole, attiva e piena partecipazione dei fedeli, esterna ed interna,... richiesta dalla natura stessa della celebrazione...» (IG 3);

    • «...poiché la celebrazione dell'Eucaristia, come tutta la Liturgia, si compie per mezzo di segni sensibili..., bisognerà avere la massima cura nello scegliere e nel disporre quelle forme e quegli elementi proposti dalla Chiesa che, considerate le circostanze di persone e di luoghi, favoriscano più intensamente la partecipazione attiva dei fedeli, e rispondano più adeguatamente al bene spirituale dei fedeli» (IG 5);

    • «L'efficacia pastorale della celebrazione aumenta se il testo della lettura, delle orazioni e dei canti corrispondono il meglio possibile alle necessità, alla preparazione spirituale e alle capacità dei partecipanti. Questo si ottiene usando convenientemente di una molteplice facoltà di scelta» (IG 313) di cui tratta il capitolo VII della Institutio medesima. Dall'insieme delle riflessioni proposte, che meriterebbero certo un più ampio sviluppo e un più approfondito esame, il problema delle Messe per gruppi particolari – qui visto singolarmente come «momento di celebrazione» – assume una notevole importanza, ma lascia sul tappeto altri problemi, alcuni dei quali sono già stati presentati trattando delle «Messe dei giovani» (cfr. Rivista Liturgica, n. 3-4, 1969).

    Al margine delle riflessioni proposte in questi paragrafi, e per maggior completezza, dobbiamo dire che la Institutio accenna ai «gruppi particolari» nel numero 242 § 10 (comunione sotto le due specie) e nel numero 319, dove si dice che «nelle Messe per gruppi particolari, il sacerdote potrà scegliere tra le letture della settimana quelle più adatte alla catechesi del gruppo». Questa indicazione, se è bene intesa nella sua formulazione, apre molte possibilità a chi sa preparare con intelligenza la Messa di gruppo.
    Vediamo ora quali possibilità sono indicate dalla Institutio per la preparazione e la celebrazione delle Messe per gruppi giovanili, ad esempio, durante gli esercizi spirituali o giornate di ritiro e di riflessione.

    PREPARAZIONE DELLA MESSA IN «ÉQUIPE»

    Si tratta della preparazione pratica della celebrazione fatta «di comune intesa fra tutti coloro che sono interessati rispettivamente alla parte rituale, pastorale e musicale» (IG 73), sotto la direzione del sacerdote responsabile del gruppo, con la collaborazione dei giovani medesimi (cfr. IG 313).
    Non si tratta di creare ex novo un formulario di Messa, né di strutturare un formulario-idea o «messa a tema», a proprio servizio o come a sviluppo di argomenti di studio e di catechesi; per tale circostanza vi sono altri momenti o altre possibilità – come, ad esempio, le celebrazioni della Parola di Dio – in cui gli interventi del gruppo sono resi più frequenti e con modalità diverse, secondo la maturazione e le esigenze del gruppo medesimo.

    ♦ La preparazione della Messa dovrebbe compiersi nel quadro delle riflessioni sopra esposte, utilizzando intelligentemente e adeguatamente tutte le possibilità che la Institutio propone nella scelta delle letture, delle orazioni e dei canti (cfr. IG 313,317,327). Queste non potranno soddisfare le molteplici esigenze del gruppo; alcune di esse potranno forse maturare all'interno stesso della celebrazione, che si rivelerà inadeguata alle necessità di un determinato gruppo.
    Una simile situazione di fatto può accadere; è latente nel rapporto «gruppi particolari – forma di Messa», accennato sopra; tale situazione, però, è risolvibile seguendo due linee di azione: «Evitando la tendenza alla ritualizzazione e insieme opponendosi alla de-ritualizzazione. In altre parole: scavalcando il fissismo senza cadere (si noti bene!) nel personalismo, o peggio ancora nell'anarchia» (Falsini, in Rivista Liturgica 57, 1970, 124).
    Va da sé che l'équipe (o chi ne è a capo) nello scegliere il formulario della Messa, o nello scegliere le parti per strutturare il formulario medesimo, deve già conoscere – e tale catechesi è quanto mai necessaria e urgente! – la struttura generale della Messa, gli elementi costitutivi e le singole parti di essa; la funzione che queste parti hanno nella dinamica della celebrazione (comprese le parti di canto), per non correre il rischio che nella scelta dei testi per un formulario che abbia maggior efficacia pastorale e sia più aderente al bene spirituale dei gruppi particolari (cfr. IG 313), venga compromessa la struttura generale della celebrazione e l'equilibrio delle singole parti nel dinamismo stesso della celebrazione mediante la quale il gruppo dovrebbe venire a contatto con il «mistero della fede» ri-presentato nella Cena del Signore; diversamente anche quella «catechesi del gruppo» (cfr. IG 318) che è all'origine della scelta medesima non viene raggiunta.

    IL FORMULARIO DELLA MESSA

    La diversa configurazione dei «gruppi particolari» e le esigenze proprie all'interno dei medesimi, non permettono di addentrarci in particolari e in dettagli; ci limitiamo a illustrare le possibilità e le modalità che la Institutio offre all'équipe liturgica nel «pregare la Messa» secondo le esigenze di questi gruppi. Nella preparazione della Messa, al sacerdote col suo gruppo è offerta, in determinati casi e circostanze, una duplice possibilità:
    • scegliere il formulario della Messa;
    • scegliere le varie parti che costituiscono il formulario medesimo.

    La scelta della Messa

    Tale scelta non è possibile: nelle solennità, nelle domeniche, nelle ferie di Avvento e Quaresima, e nelle memorie obbligatorie. Per questi giorni il formulario è proprio, viene assegnato dai libri liturgici (Messale e Lezionario); praticamente è indicato dal calendario della chiesa in cui si celebra (cfr. IG 314,315).

    ♦ Una certa possibilità di scelta e di adattamento è offerta dai canti collegati con la celebrazione (di ingresso, di offertorio, di comunione), che possono essere scelti dal repertorio diocesano o regionale «approvato per l'uso liturgico» (come per la regione piemontese, triveneta, dell'Emilia) o in uso nelle assemblee domenicali (parrocchiali o giovanili).

     I canti tra le letture sono strettamente connessi con le letture medesime (cfr. IG 36-39); principalmente il salmo responsoriale, «che è parte integrante della Liturgia della Parola» e dipende nella scelta dalle letture (cfr. IG 36). Per facilitare la partecipazione del gruppo con il ritornello salmodico, è possibile scegliere da un ristretto repertorio di «ritornelli e brani di salmi per diversi tempi dell'anno e per le diverse categorie di santi, che si possono utilizzare al posto del testo corrispondente alle letture, ogni volta che il salmo viene cantato» (IG 36). Maggiori possibilità di scelta offrono invece le acclamazioni al Vangelo: sia prima (cfr. IG 37b) che dopo (cfr. IG 95) la lettura.

     Per la preghiera dei fedeli, salva la sua struttura (cfr. IG 46-47), non vi sono testi fissi e obbligatori; è preferibile che venga preparata dal gruppo, sotto la guida del sacerdote. Qui il gruppo ha la possibilità di esprimersi e di rendere «preghiera» i problemi che maggiormente sente o sui quali è stato invitato a riflettere.

     Nei giorni con memoria facoltativa o nelle ferie ordinarie (cioè fuori del tempo di Avvento e Quaresima) è possibile scegliere un formulario di Messa. Questo potrà essere: o della memoria facoltativa, o di uno dei santi di cui si fa la memoria, o di un santo ricordato nel Martirologio in quel giorno; oppure della feria o la Messa «per diverse circostanze» o anche «di devozione o votiva» (cfr. IG 327-334).
    Riguardo alla Messa «per diverse circostanze» oppure «di devozione o votiva» il nuovo Messale (ma anche l'attuale, per chi sa usarlo) offre diversi formulari e un repertorio di orazioni redatte secondo le motivazioni di principio date al numero 326 della Institutio medesima. In quest'ampia possibilità di scelta, a volte, potrà essere il gruppo a proporre al sacerdote un formulario piuttosto che un altro (o viceversa); sarà anche facile poter far affiorare un tema o alcuni aspetti di un tema (la cui evidenziazione è possibile soltanto nella Liturgia della Parola, compresa l'omelia) che nella giornata di ritiro o di studio è stato maggiormente sentito dal gruppo medesimo.

    Nella scelta si devono tener presenti due indicazioni della «Institutio»:
    • «Il sacerdote si preoccupi anzitutto del bene spirituale dei fedeli ( = del gruppo), evitando di imporre i propri gusti» (IG 316);
    • «Soprattutto stia attento di non omettere troppo spesso e senza motivo sufficiente le letture assegnate per i singoli giorni dal Lezionario feriale» (IG 316 e sua motivazione).
    Il «motivo sufficiente», nel contesto del gruppo, potrà essere, ad esempio, una «catechesi del gruppo» più appropriata e consona alle esigenze dei partecipanti: e ciò è previsto al numero 319 della Institutio medesima.
    Per i canti (non esclusi quelli fra le letture) e la preghiera dei fedeli vale quanto è stato detto sopra.
    Le modalità della celebrazione potranno essere studiate dal gruppo medesimo; devono essere «segno» della loro fede e della loro capacità di partecipazione. A volte, invece, è opportuno che circa tali modalità si consulti anche una persona competente (cfr. IG 69).

    La scelta delle parti della Messa

    Invece di scegliere un «formulario» già precostituito, è possibile anche – nei giorni sopra elencati e secondo modalità da osservare con spirito aperto – «costruire» o «mettere insieme» un formulario di Messa, scegliendo opportunamente le parti che costituiscono il formulario nel suo insieme. Queste sono: le letture, le orazioni presidenziali e i canti (cfr. IG 9-19).
    I libri dai quali scegliere questi testi sono: il Lezionario (domenicale, festivo, feriale), il Messale (nella nuova edizione; per adesso quello di san Pio V) e il repertorio dei canti (come si è detto sopra). Per una intelligente utilizzazione di questi libri occorre conoscerli adeguatamente nel loro insieme, nelle singole parti e nel loro contenuto.
    Nella ricerca delle singole parti del formulario – secondo le modalità e le possibilità offerte dalla Institutio – i «gruppi particolari» potranno realizzare buona parte delle istanze e delle esigenze loro proprie, sia a livello di gruppo, sia nella concretizzazione del tema centrale che dovrebbe caratterizzare la loro celebrazione, senza dover ricorrere abitualmente al «nuovo» situato fuori dal tempo o dal momento liturgico che la Chiesa, sia locale che universale, vive e celebra con tutti i fedeli. Si eviterà il compromettere il giusto e necessario equilibrio che la dinamica della celebrazione comporta nella sua linea verticale e orizzontale.
    In concreto:

     Le letture. «Alla domenica e nelle feste vi sono tre letture: il Profeta, l'Apostolo e il Vangelo» (IG 318 e sua motivazione); queste letture sono strettamente collegate con la Messa propria del giorno, il cui formulario non è soggetto a scelta alcuna.
    Nei giorni feriali vi sono due letture «prescritte per ogni giorno della settimana lungo tutto il corso dell'anno»; di solito queste letture «vengono usate nei giorni in cui sono assegnate, a meno che non coincidano con una solennità o una festa» (IG 319 e norme per l'utilizzazione).
    Con riferimento diretto alle letture del Lezionario feriale, va capita e
    attuata con intelletto e senso pastorale la norma (generica nella sua formulazione) per l'adattamento delle letture «nelle Messe per gruppi particolari» (IG 319); tale norma, pensiamo, non ignora i diversi Lezionari particolari, debitamente approvati (cfr. IG 328).

     Le orazioni presidenziali. La loro scelta e utilizzazione è guidata dal numero 323, da leggersi con attenzione (come anche i numeri 321-322). Con il nuovo Messale il repertorio sarà di molto aumentato, principalmente le orazioni feriali, quelle per diverse circostanze e di devozione.

     I canti. Il numero 324 rimanda alle «norme stabilite nel capitolo che ne tratta», cioè ai singoli canti e al modo di eseguirli. Qui, più che un insieme di norme, si deve tener presente la possibilità del gruppo medesimo e la capacità di entrare nella celebrazione stessa attraverso modalità, forme e tipi diversi di canto, in modo che non costituisce un riempitivo o un momento collaterale della celebrazione, o un «a sé» nel rito medesimo, ma è parte integrante della stessa celebrazione.

     Per l'omelia, che «fa parte della Liturgia» (IG 41), non vi sono indicazioni particolari al capitolo VII della Institutio; il sacerdote che presiede la celebrazione (e tale ministero non può essere ceduto ad altri; ad esempio, nella omelia compartecipata toccherà al presidente introdurre e concludere la riflessione comune) e il gruppo medesimo sapranno utilizzare questo momento del rito nel modo e nelle forme che possono meglio aiutare i presenti a «vitalizzare» e a «sintonizzare» la loro vita con la Parola di Dio e il suo messaggio di salvezza in essa contenuto.

    CONCLUSIONE

    Le «riflessioni» e le «indicazioni» qui presentate hanno carattere di «provvisorietà» e di «note»; il problema, nel suo insieme e nelle sue diverse realizzazioni, è complesso e richiede studio, particolari attenzioni ed anche esperimentazioni, prudenti ma aperte, che il tempo e lo Spirito che anima questi «gruppi particolari» porterà a maturazione. Le assemblee domenicali, nelle parrocchie di città o di paesi, attendono dai «gruppi particolari», che l'Eucaristia celebrata insieme ha reso capaci di «essere Chiesa» e «testimoni della Parola», un valido e positivo contributo; solo così questi gruppi eviteranno «ogni apparenza di individualismo e di divisione, avendo presente che essi (come le grandi assemblee) hanno un unico Padre nei cieli, che perciò tutti sono tra loro fratelli (IG 62).

    APPENDICE

    Riportiamo le citazioni di testi biblici utilizzabili per «Messe a tema».

    Il riposo:
    Entrata: Gn 1,31; 2,1-3.
    Epistola: Ebr 3,7-19; 4,1-11.
    Graduale: Sal 22.
    Alleluia: Mt 9,36.
    Vangelo: Mc 6,30-44.
    Comunione: Mt 11,28-30.

    La partenza:
    Entrata: Sal 126,5-6.
    Epistola: 2 Piet 1,13-15.
    Graduale: Is 38,12.
    Vangelo: Gv 13-16 (passi scelti).
    Comunione: 2 Tini 4,6-8.
    Canto finale: Sal 121.

    Il corpo:
    Entrata: Sal 8,4-7.
    Epistola: 1 Cor 6,13-20;
    oppure 2 Cor 12,12-27;
    oppure 4,6-18;
    ovvero 5,1-10;
    o anche Rom 8,18-25;
    oppure FU 3,17-21.
    Vangelo: Gv 3,1-6;
    oppure Mt 27,55-56; 28,1-8.
    Comunione: 1 Cor 10,16-17;
    Rom 8,11; Col 3,15.

    La fame:
    Entrata: Sal 12,6; 72,12.
    Prima lettura: Is 58,6-12.
    Graduale: Sal 41,2-3.
    Secomda lettura: Giac 2,14-17.
    Graduale: Sal 10,12-14.
    Alleluia: Sal 33,18-19.
    Vangelo: Mc 6,30-44.
    Comunione: Tob 4,16.

    Il lavoro:
    Entrata: Sal 90,16-17; 8,5-7.
    Prima lettura: Prov 31,10-31.
    Seconda lettura: Giac 2,14-24.26.
    Graduale: Sal 104,22a-24.
    Vangelo: Gv 16,20-22;
    oppure 13,1-5.12-15;
    o anche 17,4.11-20;
    oppure 9,4-5;
    o anche 6,27-35.
    Comunione: Sal 138,7.

    Relazioni genitori-figli:
    Entrata: Is 49,14-16;
    Sal 27,9b-10.
    Letture: Col 3,20-21; Ef 6,1-4; Ebr 12,5-13.
    Graduale: Eccli 7,27-28.
    Vangelo: Lc 2,39-52.

    Accoglienza:
    Letture: Tess 2,13; Rom 15,17.
    Vangeli: Lc 2,25-32;
    oppure 9,46-48;
    o anche Mc 10,13-16;
    o ancora 9,33-37.
    Comunione: Gv 13,20.

    La non-violenza:
    Entrata: Sal 140,2.5.9.
    Lettura: Gen 4,2-15;
    oppure Atti 7,51-60.
    Graduale: Sal 55,10; Ger 2,32-34.
    Vangelo: Mt 23,29-38.
    Comunione: Sal 59,2-3.

    La libertà:
    Entrata: Lc 4,18.
    Epistola: Gal 5 (passi scelti);
    oppure Rom 6,16-23.
    Graduale: Sal 16,3.
    Alleluia: Sal 142,8.
    Vangelo: Gv 8,31-36.
    Comunione: Sal 91,14-15.

    La fedeltà:
    Entrata: 1 Tess 5,23.
    Epistola: 2 Tim 4,6-8.
    Graduale: Sal 40,11.
    Alleluia: Os 2,21-22.
    Vangelo: Mt 25,14-23.
    Comunione: 1 Cor 8,6.

    La gioia:
    Entrata: Sal 94,1; 104,31.33.34.
    Prima lettura: Is 34,1-10.
    Graduale: Sal 125.
    Seconda lettura: 1 Piet 1,3-9.
    Vangelo: Gv 15,11; 16,5-7.20-24.
    Comunione: Sal 16,7-9.11.
    (da Rivista liturgica, 1969, 3-4)

    Argomento: Presentazione del mistero cristiano nelle sue esigenze totalizzanti.

    Prima lettura:
    Giosuè 24,1-27: rinnovazione dell'alleanza a Sichem - proclamazione delle opere divine e proposta di una scelta.
    Giuditta 5,1-21: la storia del popolo eletto e le iniziative di Dio.
    Geremia 31,23-34: Dio ricostruisce Israele e annuncia il nuovo patto.
    Ezechiele 36,16-28: Dio purifica il suo popolo e stringe una nuova alleanza.

    Seconda lettura: 
    Atti 2,14-20: Pietro annuncia il mistero di Cristo e invita alla fede e alla conversione.
    Atti 13,146-48: Paolo annuncia il mistero di Cristo - posizioni contrastanti nella risposta.
    Colossesi 1,3-23: rendimento di grazie per la salvezza - contemplazione del mistero di Cristo - invito alla fedeltà. Efesini 1,3-23: l'opera divina nella elezione e nella salvezza - la vittoria di Cristo e l'azione divina trasformante.

    Salmi responsoriali: 
    Salmo 15.
    Salmo 53.
    Salmo 97.
    Salmo 99.

    Vangelo:
    Matteo 22,1-13: le nozze regali - l'invito e il rifiuto - la veste nuziale.
    Marco 8,27-38: confessione di fede in Cristo - annuncio di morte e risurrezione - condizioni per seguire Gesù.
    Luca 14,25-34: esigenze di totalità nella sequela di Cristo.
    Giovanni 3,1-21: colloquio con Nicodemo - salvezza o giudizio per chi crede o non crede in Gesù.

    Argomento: La conversione evangelica a Cristo e agli uomini come «Chiesa»

    Prima lettura:
    2 Samuele 12,1-14: Natan fa scoprire a Davide la gravità della sua colpa -pentimento del re.
    Amos 5,1-15: invito a «cercare il Signore», abbandonando le sicurezze umane e l'agire ingiusto.
    Isaia 1,10-20: Dio ha disgusto per la pratica religiosa disgiunta dalla giustizia – invito alla conversione e promessa di perdono.
    Geremia 7,1-12a: vana fiducia nel tempio e nel culto – Dio vuole dal suo popolo opere di giustizia.

    Seconda lettura:
    Galati 4,13-26: nella libertà dataci da Cristo vivere secondo lo «spirito», «essendo servi gli uni degli altri».
    Efesini 4,17-32; 5,1-21: essere «uomo nuovo» in Cristo, rinnovando lo stile nei rapporti sociali e nella vita di comunità.
    Pietro 1,3-25: rigenerati nel Cristo – essere santi perché Colui che ci ha chiamati è santo – amore fraterno.

    Salmi responsoriali:
    Salmo 24.
    Salmo 50.
    Salmo 118.

    Vangeli:
    Matteo 25,31-46: siamo giudicati da Dio sulle azioni che compiamo verso gli altri – in essi è il Signore che attende.
    Marco 7,1-23: Gesù condanna le interpretazioni e le applicazioni farisaiche della legge – bontà delle azioni comuni e necessità di purificare il «cuore».
    Luca 13,1-31: la pecorella smarrita – la dramma ritrovata – il figlio prodigo.
    Giovanni 15,1-25: nell'unione a Cristo la fecondità della vita – fedeltà alla legge dell'amore e amicizia di Gesù – prospettive di persecuzioni per i discepoli del Signore.

    Argomento: Il discernimento concreto della volontà di Cristo nella propria vita.

    Prima lettura:
    Genesi 12,1-9: la vocazione di Abramo.
    Esodo 3,1-12: Dio conferisce a Mosè la missione di salvare il suo popolo.
    Isaia 6,1-8: la vocazione del profeta –.missione verso il popolo.
    Isaia 43,1-7: Dio ha scelto Israele – lo assiste perché sia degno di compiere la missione affidatagli.

    Seconda lettura:
    1 Corinti 7,17-24: la chiamata del Signore ci raggiunge e ci lascia nella particolare condizione umana in cui ci troviamo.
    1 Corinti 12,1-31a: i carismi e i servizi nella Chiesa – ciascuno trovi il suo posto nella comunità e collabori con carità.
    Romani 12,1-18: ciascuno offra se stesso a Dio, compia nella carità il servizio corrispondente al dono ricevuto.
    1 Pietro 2,1-9: per il battesimo siamo membri del popolo sacerdotale – impegno di annunciare le opere divine di salvezza.

    Salmi responsoriali:
    Salmo 86.
    Salmo 104.
    Salmo 110.
    Salmo 149.

    Vangelo:
    Matteo 25,14-30: parabola dei talenti.
    Marco 10,17-31: il giovane ricco declina l'invito di Gesù – il Regno di Dio non è per i ricchi – ricompensa ai discepoli del Signore.
    Luca 9,57-62; 10,1-11: alcune vocazioni – il discorso missionario ai discepoli.
    Giovanni 17,1-26: preghiera di Gesù per 
    i discepoli – situazione e missione nel mondo dei discepoli del Signore.
    (da Presenza Pastorale, 1968, 8-9)