Notiziario



    (NPG 1970-04-77)

    GIOVANI AUTENTICI IN RICERCA

    Uno dei motivi oggi più ricorrenti nel mondo dei giovani, che con maggior frequenza e forza ha determinato anche le lotte condotte nella scuola non solo italiana, è la richiesta di corresponsabilità. I giovani vogliono vivere, non lasciarsi vivere. Sanno che i più diretti e più interessati responsabili degli ambienti in cui si trovano – scuola, lavoro, gruppi di qualsiasi genere – sono loro. È evidente però che il primo impegno dev'essere quello di educare alla corresponsabilità. Impegno che tocca tanto ai giovani quanto agli «adulti»: perché – ce la dimostra la vita di ogni giorno – tutti ne abbiamo ugualmente bisogno. La corresponsabilità però, prima di essere un nuovo metodo di gestione, è la riscoperta (o la lettura in chiave nuova, più vera) dei valori di sempre: persona, libertà, comunità, Chiesa.
    Sono, queste, alcune delle idee che il 7-8 dicembre 1969 hanno circolato durante il 1° Convegno Nazionale delle Associazioni Giovanili Salesiane (A.G.S). Erano presenti a Roma 120 giovani, provenienti dai più diversi ambienti educativi di tutte le regioni d'Italia. Essi rappresentavano (il calcolo, per voluta mancanza di rilevamenti precisi, è ovviamente approssimativo) circa 200.000 giovani che, in una forma o nell'altra, gravitano attorno alla Congregazione salesiana in Italia: perché frequentano istituti, oratori o associazioni che si sviluppano con la partecipazione di un animatore salesiano.
    È stato un inizio di dialogo, che, superando lo stadio delle rivendicazioni sindacali, ha voluto impostare un discorso più approfondito e corresponsabile.
    Naturalmente, il tono rivendicativo è affiorato in qualche occasione, sia per l'atteggiamento troppo chiuso e sufficiente di una parte degli «adulti» (in questo caso, superiori ed educatori), sia anche per l'immaturità di alcuni partecipanti.
    L'incontro si è articolato in due momenti distinti: studio sulla corresponsabilità e strutture per la corresponsabilità.

    ♦ Studio sulla corresponsabilità
    Seguendo la traccia di documenti, relazioni e spunti di discussione precedentemente inviati ai partecipanti, si sono scoperti alcuni valori essenziali:
    – il gruppo-comunità come «luogo naturale» di vita dell'uomo, e, in particolare, i suoi rapporti con il giovane (persona-in-costruzione), e l'apporto di maturità e di esperienza dell'adulto;
    – il valore ecclesiale delle comunità salesiane – oratorio, istituto, gruppi spontanei – qualora siano visti nella giusta prospettiva;
    – la presa di coscienza della necessità di varie funzioni all'interno della comunità;
    – l'autocritica di facili difetti (egoismo, indifferenza, disimpegno, sete di potere, verbalismo, estremismo...).

    ♦ Strutture della corresponsabilità
    I gruppi locali devono essere caratterizzati da un impegno educativo minimo, almeno embrionale. L'unico collegamento che permetta di salvare la loro piena autonomia è quello a livello di conoscenza e di catalogazione. Un organo di tipo regionale o nazionale dovrà essere disponibile a servirli in base ad eventuali richieste di studi e sussidi.
    Per gli organi di collegamento e di rappresentanza, il problema è di creare una «struttura» che svolga un reale servizio ai gruppi, evitando di imporsi più o meno apertamente dall'alto. Se vorranno fungere da collegamento e nello stesso tempo da stimoli e da diffusori di idee, i loro membri non solo dovranno avere continui contatti diretti con la base, ma dovranno appartenere ad essa. Non dovranno cioè costituire una specie di supergruppo al di sopra degli altri gruppi e da essi staccato.
    Nella divergenza di idee circa la pratica attuazione di queste strutture (compito che è stato demandato ad un prossimo convegno, quando anche la base avrà potuto essere interpellata), da tutti sentita e riconosciuta è la necessità di un tale organo di servizio, a livello nazionale.

    Naturalmente, i difetti sono stati molti. Due forse i principali:
    – la non-rappresentatività di molti dei partecipanti, scelti, in genere, con criteri soggettivi, senza badare troppo se erano la reale espressione della vita e delle idee di un gruppo;
    – il discorso «chiuso», limitato all'interno della congregazione salesiana. E stato solo sfiorato il grande problema dei rapporti con la Chiesa locale (diocesi e parrocchia) e di un agganciamento, come membri corresponsabili della comunità ecclesiale, alle forze in essa operanti: cioè non si è presa coscienza di tutto intero lo spazio in cui deve esercitarsi la corresponsabilità. Il limite è stato avvertito. Ma, quello che si è fatto, era solo il primo passo. Sono presenti le premesse per superarlo.
    Rimane soprattutto significativo un fatto: a Roma un gruppo di giovani fortemente impegnati, di tutte le regioni d'Italia, ha studiato a fondo il proprio essere all'interno del «carisma salesiano»,
    per non rimanere consumatori passivi ma costruttori attivi;
    per collaborare creativamente alla propria formazione e a quella degli amici di cui erano rappresentanti;
    per affermare che la disponibilità di servizio offerta dai loro educatori accresce in essi l'esigenza già sentita per una responsabilità più condivisa per un maggior impegno di crescita plenaria umana e cristiana.
    Dalla semplice preoccupazione associativa, il convegno ha aperto la via ad un vero impegno di corresponsabilità per una completa pastorale giovanile, oggi nella Chiesa.
    (Umberto Bardella)