(NPG 1970-05-63)
CHE COSA LEGGONO I RAGAZZI?
«Biblioteca per minori di anni 16: quali sono, come sono fatti, in che cosa sono cambiati i libri per ragazzi» è il titolo – ambizioso – di una specie di inchiesta apparsa su L'Epresso - colore del 22 febbraio 1970. Abbiamo detto «una specie di inchiesta»: infatti, a nostro parere, l'articolo non dà quel che il titolo promette.
Con tutti i limiti che può avere, il rilevamento statistico è il migliore mezzo per ottenere informazioni del genere; invece in questo articolo le statistiche sono poche, a raggio molto limitato e poco significative. Anche le persone intervistate sono poco numerose, anche se esperte.
Con tutto questo, non mancano spunti interessanti.
Innanzi tutto, l'avvenuto mutamento delle necessità del ragazzo nei confronti del libro: oggi come oggi, egli non ha tanto bisogno di informazioni, che riceve in misura anche eccessiva dai mass-media e soprattutto dal fatto di vivere in una società molto aperta, quanto di una serie di spunti per discutere queste informazioni.
Ciò appare anche dal mutato gusto nelle letture. In una biblioteca di avanguardia, accanto ai soliti Verne, Salgari, Walt Disney, i minori di 18 anni si orientano verso i contemporanei (Milani, Calvino, Hemingway, anche Schultz col suo Peanuts); gli studenti medi da 14-15 anni scoprono sociologi e politici: Marx, Russell, Marcuse, Lenin, Trotzky.
Altro fatto interessante è la scoperta delle biblioteche. Con la moda delle ricerche diffusasi dopo l'avvento della nuova scuola media, i genitori, spesso disperati perché culturalmente inferiori ai figli, si sono buttati a corpo morto sulle enciclopedie, di qualunque genere e grado, credendo così di risolvere il problema. In poco tempo però il ragazzo, per poco che sia intelligentemente guidato, scopre che la biblioteca è una fonte di informazioni molto più ampia e anche divertente della enciclopedia. «Perché hanno scoperto, per un misterioso sistema di comunicazione da formiche, che il lavoro collettivo svolto in un ambiente nuovo come quello della biblioteca pubblica, molto più divertente delle quattro mura di casa, diventa un gioco appassionante e più fruttifero» (p. 10).
Un ultimo rilevo: il fattore economico. I libri per ragazzi hanno sovente prezzi proibitivi; ma questo non riveste gravità estrema, tenuto conto anche che le biblioteche, bene o male, si vanno diffondendo. Quello che ci preoccupa maggiormente è che anche questo settore della vita di ogni giorno viene strumentalizzato a fini economici: come è successo per esempio quando, in seguito all'impulso dato alla lettura dai nuovi ordinamenti scolastici, molti editori hanno lanciato sul mercato libri di qualunque genere, purché avessero quel tanto di «presentabilità» o di pubblicizzazione da poter essere venduti. Senza alcun rispetto per le esigenze vere dei futuri lettori.
(Umberto Bardella)
CONVEGNO NAZIONALE DEI CAPI E ASSISTENTI SCOUT
CHE OPERANO NELLA CONGREGAZIONE SALESIANA
Per iniziativa del Gruppo A.S.C.I. Torino 17°, che ha sede presso l'Oratorio Salesiano Agnelli, con il concorso dei Gruppi To. 40° S. Paolo e Rebaudengo e To. 24° Crocetta e Leumann, è indetto per i giorni sabato 16 e domenica 17 maggio, alla Casa Madre Salesiana di Valdocco in Torino, il Convegno Nazionale di tutti i Capi ed Assistenti ecclesiastici delle unità A.S.C.I. che agiscono negli oratori e nelle comunità salesiane.
Il motivo che ha determinato questo convegno è da ricercarsi in esigenze ben precise che si sono delineate nel corso di tanti anni di coesistenza più o meno pacifica tra lo scoutismo e la dinamica giovanile salesiana.
È sorto spontaneo da quanti, Capi scouts, Assistenti ecclesiastici, Direttori di opere salesiane, Dirigenti ecc. sentono l'onesta necessità di meglio operare e collaborare, nel campo della gioventù.
È sorto per «iniziare un dialogo», per «chiarire degli equivoci» che da anni suscitano perplessità e sono fonti di disagio.
L'Assistente Ecclesiastico, assorbito dai numerosi impegni che lo scoutismo richiede ed avvinto dalle grandi possibilità educative del «Grande giuoco», troppe volte sente che i suoi diretti Superiori considerano il suo lavoro non inserito in un quadro operativo generale, ma come un hobby personale.
I Direttori degli oratori, abituati da anni ad altri sistemi educativi, seppure con presupposti uguali, non abituati alla presenza del laico-responsabile, non usi ad una programmazione a lunga scadenza, ma ad una interpretazione personale dei metodi e delle finalità, molto spesso (e talvolta con ragione) hanno finito col considerare lo scoutismo come estraneo.
Troppi Capi scouts hanno considerato per anni il loro lavoro fine a se stesso e perciò non inserito nel quadro più vasto del loro quartiere. Essere ospiti e indipendenti, talvolta faceva loro anche comodo. Comodo, ma non giusto: non si può più, oggi, ignorare tutta una problematica sociale che preme e ci pone ogni giorno interrogativi più urgenti. Non si può più pensare ad uno scoutismo non inserito in un quadro generale (quando questo esiste), e nel caso che questo non ci fosse bisogna battersi a fondo per crearlo.
Da tutti questi problemi scaturisce l'esigenza del convegno, che è stato ben visto da tutti, perché è onesto, perché da esso non dovranno emergere responsabilità, difficoltà o colpe ma bensì delle idee più chiare e linee programmatiche per tutti. È per questo che il convegno chiama a raccolta tutti «gli educatori di buona volontà».
(Luciano Ferraris)

